{"id":36330,"date":"2016-10-02T00:00:00","date_gmt":"2016-10-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-egitto-occhi-puntati-su-collaborazione-migratoria\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:21","slug":"italia-egitto-occhi-puntati-su-collaborazione-migratoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/italia-egitto-occhi-puntati-su-collaborazione-migratoria\/","title":{"rendered":"Italia-Egitto: occhi puntati su collaborazione migratoria"},"content":{"rendered":"<p>A seguito del passaggio del cosiddetto &#8220;emendamento Regeni&#8221; &#8211; ovvero la decisione del nostro parlamento di bloccare l&#8217;esportazione di pezzi di ricambio di F-16 verso l\u2019Egitto &#8211; il Cairo ha minacciato di riconsiderare la cooperazione bilaterale in materia di immigrazione irregolare.<\/p>\n<p>Ricordando scenari tutt&#8217;altro che remoti, l&#8217;Egitto ha messo pressione all&#8217;Italia, agitando lo spauracchio di un nuovo flusso di migranti pronti a salpare le coste egiziane in direzione italiana.<\/p>\n<p><b>Italia-Egitto: <i>gentlemen\u2019s agreements<\/i> sui flussi migratori <\/b><br \/>\nLe minacce egiziane si basano sulla consapevolezza che negli ultimi vent\u2019anni, in Italia come in Europa, il desiderio di porre un freno ai flussi migratori \u00e8 divenuto una priorit\u00e0 ogni anno pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p>La collaborazione di polizia avviata a livello bilaterale tra Italia-Egitto negli anni 2000 si \u00e8 concentrata sul controllo delle frontiere (attraverso formazione, equipaggiamento e scambio di informazioni con le forze dell\u2019ordine locali) e su accordi di riammissione che rendano possibile il rimpatrio o l\u2019allontanamento di migranti privi dei requisiti per soggiornare nel nostro Paese. Per queste ultime pratiche Roma \u00e8 stata anche richiamata dal Consiglio d\u2019Europa.<\/p>\n<p>La collaborazione bilaterale \u00e8 divenuta pi\u00f9 urgente durante la stagione delle &#8220;primavere arabe&#8221;, quando l\u2019immigrazione verso il nostro continente \u00e8 cresciuta esponenzialmente. Soprattutto a seguito del ritorno al potere dei militari nell\u2019estate 2013, Italia ed Egitto hanno stretto <i>gentlement\u2019s agreements <\/i>che hanno avuto un significativo impatto sulla gestione delle frontiere.<\/p>\n<p>Le minacce avanzate all\u2019indomani del passaggio dell\u2019emendamento Regeni rischiano per\u00f2 di agitare le acque. Dobbiamo quindi preoccuparci?<\/p>\n<p><b>Nessun travaso dalla rotta balcanica a quella egiziana<\/b><br \/>\nI flussi egiziani sono particolarmente preoccupanti a causa della loro composizione, in prevalenza donne e bambini, maggiormente soggetti allo sfruttamento da parte di trafficanti di esseri umani e associazioni criminali.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019Organizzazione internazionale delle migrazioni, l\u2019Egitto \u00e8 il Paese da cui provengono il maggior numero di minori non accompagnati. Solo in Italia, nel 2015, ne sarebbero arrivati 1.711.<\/p>\n<p>Ma se questo \u00e8 motivo di preoccupazione, meno serie sono le minacce prettamente numeriche che provengono dalla chiusura della rotta balcanica.<\/p>\n<p>Mentre il ministero degli Esteri egiziano si \u00e8 detto preoccupato in primis per il flusso di siriani (500 mila secondo i dati del Cairo, 114.911 per l\u2019Unhcr) i numeri del 2016 mostrano che ad aumentare, in Egitto, sono sempre gli stessi migranti, quelli provenienti dall\u2019Africa sub-sahariana che non hanno mai preso in considerazione la rotta balcanica.<\/p>\n<p>Non solo non si pu\u00f2 parlare di un travaso dalla rotta balcanica a quella egiziana, ma le percentuali riguardanti i Paesi di partenza delle imbarcazioni sono rimaste pressoch\u00e9 invariate nel corso degli anni, mantenendo la Libia in una posizione di assoluta prevalenza.<\/p>\n<p>L\u2019Egitto ha certamente visto un incremento nel 2016, ma se rappresenta un\u2019alternativa ai rischi di un passaggio per la Libia &#8211; viaggio ormai famoso per i sequestri e i ricatti organizzati dalla mafia delle migrazioni &#8211; percorrere la rotta egiziana resta comunque pi\u00f9 impegnativo perch\u00e9 richiede un tragitto di 750-900 miglia, un viaggio di 10-15 giorni che si svolge in un mare poco monitorato e lontano dalla costa, aumentando la possibilit\u00e0 di naufragi e morte.<\/p>\n<p>Tesi tristemente confermata dall\u2019affondamento di un barcone di 450 migranti partiti dall\u2019Egitto per l\u2019Italia il 21 settembre.<img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/migrobis.jpg\" border=\"0\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/><\/p>\n<p><b>Interessi economici e cooperazione migratoria <\/b><br \/>\nNonostante le minacce, anche dopo l\u2019inizio della crisi bilaterale, l\u2019Egitto ha continuato a controllare le sue coste. Pur lamentando la mancanza del sostegno europeo, fra marzo e giugno vi sono stati pi\u00f9 di 5 mila arresti per tentate partenze irregolari.<\/p>\n<p>Al-Sisi ha anche parlato di un ulteriore rafforzamento dei controlli frontalieri e della lotta all\u2019immigrazione irregolare in seguito al recente naufragio che ha attirato l\u2019attenzione sulla rotta egiziana. E a continuare sono stati anche centinaia di rimpatri dall\u2019Italia.<\/p>\n<p>Roma, principale mercato per le esportazioni egiziane e primo partner commerciale dell\u2019Egitto fra i Paesi europei e terzo a livello globale, \u00e8 infatti considerata il fondamentale interlocutore europeo dell\u2019Egitto.<\/p>\n<p>Il fatto che il Cairo abbia un forte interesse nel mantenimento di un rapporto di collaborazione con l\u2019Italia si intuisce anche dai recenti tentativi di contenimento delle minacce, confermati da alcuni dibattiti parlamentari durante i quali \u00e8 stato rivolto un invito alla calma.<\/p>\n<p>Per evitare che la minaccia attuale diventi reale, il premier Matteo Renzi sembra per\u00f2 intenzionato a spingere sin da ora l\u2019Unione europea a replicare in tutta l\u2019Africa accordi simili a quello siglato con la Turchia, come del resto fatto in Libia.<\/p>\n<p><b>Cercasi strategia a lungo termine<\/b><br \/>\nAl posto dell\u2019esternalizzazione del controllo migratorio, strategia a breve termine e a volte incoerente con i valori fondanti dell\u2019Unione, \u00e8 necessaria una strategia a lungo termine che preveda la possibilit\u00e0 di raggiungere l\u2019Europa in modo regolare per richiedenti asilo, un potenziamento della migrazione economica e una politica che miri alla creazione di possibilit\u00e0 economiche e stabilit\u00e0 nella regione Mena.<\/p>\n<p>Soprattutto per\u00f2, le partnership non devono pi\u00f9 essere euro-centriche, ma bilaterali, rispondendo ai bisogni e alle politiche degli Stati con cui vengono stretti i patti. La politica dei ricatti deve cedere il passo ad un dialogo fondato su comprensione e fiducia reciproche.<\/p>\n<p>Che l\u2019Egitto sia il primo a saperlo, \u00e8 dimostrato dal suo tentativo di ridare credibilit\u00e0 al rapporto con l\u2019Italia. Questo passa per\u00f2 anche dal caso Regeni. Dopo i goffi e ripetuti tentativi di depistaggio egiziani, solo un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 per la morte di Giulio potrebbe risanare la relazione bilaterale che sembra ripartire come le rotte aeree verso il Mar Rosso.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A seguito del passaggio del cosiddetto &#8220;emendamento Regeni&#8221; &#8211; ovvero la decisione del nostro parlamento di bloccare l&#8217;esportazione di pezzi di ricambio di F-16 verso l\u2019Egitto &#8211; il Cairo ha minacciato di riconsiderare la cooperazione bilaterale in materia di immigrazione irregolare. 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