{"id":36360,"date":"2016-10-03T00:00:00","date_gmt":"2016-10-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/referendum-ungherese-ora-di-far-rispettare-i-principi-ue\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:21","slug":"referendum-ungherese-ora-di-far-rispettare-i-principi-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/referendum-ungherese-ora-di-far-rispettare-i-principi-ue\/","title":{"rendered":"Referendum ungherese: ora di far rispettare i principi Ue"},"content":{"rendered":"<p>Il 2 ottobre i cittadini ungheresi sono stati chiamati dal loro governo a votare in un referendum per contrastare il programma europeo di ricollocamento dei migranti.<\/p>\n<p>Come previsto, il 98% dei votanti ha risposto \u2018no\u2019 al quesito elettorale che, in maniera tendenziosa chiedeva agli elettori:\u201cVolete autorizzare l\u2019Unione europea a decidere il ricollocamento in Ungheria di cittadini non ungheresi senza l\u2019approvazione del Parlamento ungherese?\u201d <\/p>\n<p>Sebbene il governo avesse promosso una grande campagna per il voto, solamente il 40% degli aventi diritto si \u00e8 recata alle urne: l\u2019esito del referendum \u00e8 pertanto risultato formalmente invalido, non essendo stato raggiunto il quorum minimo del 50% indicato dalla legge come condizione di validit\u00e0 della consultazione popolare.<\/p>\n<p>Tuttavia, nonostante il mancato raggiungimento del quorum, l\u2019esito del referendum, e <i>a fortiori <\/i>il suo svolgimento, richiedono di non derubricare quanto accaduto in Ungheria ad evento di secondaria importanza. Al contrario.<\/p>\n<p><b>Orban non si arrende<\/b><br \/>Innanzitutto perch\u00e9 il Primo ministro ungherese Viktor Orban ha gi\u00e0 fatto capire che intende comunque fare leva sul risultato del referendum ai fini di rafforzare la propria opposizione al meccanismo europeo di ricollocazione dei migranti. Come noto, l\u2019Ungheria aveva votato contro (assieme agli altri paesi del Gruppo di Visegrad) alle decisioni prese dal Consiglio Ue nel settembre 2015 che stabilivano il ricollocamento obbligatorio di 160 mila richiedenti asilo dalla Grecia e dall\u2019Italia.<\/p>\n<p>In aggiunta, come testimoniato da Amnesty International, nel corso dell\u2019ultimo anno Budapest ha adottato una durissima politica d\u2019impedimento all\u2019immigrazione legale. Lo scopo del referendum era quindi aumentare la pressione nei confronti delle istituzioni europee e internazionali. E Orban ha gi\u00e0 affermato che, nonostante il mancato raggiungimento del quorum nella consultazione, egli si far\u00e0 garante della volont\u00e0 schiacciante del 98% dei votanti, forse tramite un emendamento costituzionale che vieta il ricollocamento in Ungheria dei richiedenti asilo.<\/p>\n<p><b>Un grave precedente<\/b><br \/>In secondo luogo, il referendum ungherese rappresenta un gravissimo precedente in grado di minare la stabilit\u00e0 dell\u2019Unione europea, Ue, quale comunit\u00e0 di diritto. <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3557\" target= \"blank\"><b><u>Avevo qui gi\u00e0 sostenuto<\/u><\/b><\/a> che la decisione dell\u2019Ungheria di indire una consultazione popolare sul meccanismo europeo di ricollocamento rappresentava nei fatti il tentativo da parte di uno stato membro dell\u2019Ue di nullificare all\u2019interno del proprio territorio norme giuridiche validamente adottate dalle istituzioni europee.<\/p>\n<p>Come autorevolmente argomentato dal Presidente emerito Giorgio Napolitano in occasione del conferimento del Premio Degasperi a Mario Draghi, infatti, il referendum costituiva un\u2019iniziativa illegale in contrasto con i principi di diritto dell\u2019Ue. Il fatto che il referendum abbia avuto luogo costituisce perci\u00f2, indipendentemente dal suo risultato, un\u2019avvenimento grave, al quale potrebbero fare appello in futuro altri governi euroscettici i quali siano desiderosi di svincolarsi dal rispetto di normative europee politicamente sgradite.<\/p>\n<p>In questo contesto, sarebbe stato auspicabile avviare in via preventiva un procedimento di infrazione contro l\u2019Ungheria. Tuttavia, poich\u00e9 n\u00e9 la Commissione n\u00e9 altri stati membri hanno richiesto un\u2019ingiunzione alla Corte di Giustizia dell\u2019Ue, \u00e8 necessario procedere ora.<\/p>\n<p><b>Riaffermare il rispetto dello stato di diritto e delle norme Ue<\/b><br \/>Lo svolgimento del referendum in Ungheria dovrebbe essere l\u2019occasione per mettere in moto un pi\u00f9 rigoroso scrutinio sul rispetto dello Stato di diritto in quel Paese (e potenzialmente, in altri stati membri dell\u2019Ue). Com\u2019\u00e8 noto, la Commissione europea ha negli ultimi anni aumentato gli strumenti a propria disposizione per monitorare il rispetto della <i>Rule of Law<\/i>: gli strumenti di <i>soft law<\/i> delineati nella Comunicazione del marzo 2014 (COM(2014)158) hanno per\u00f2 mostrato tutti i loro limiti.<\/p>\n<p>Alla luce del recente referendum ungherese sembra perci\u00f2 arrivato definitivamente il momento di ricorrere all\u2019art. 7(1) Tue il quale afferma che: \u201cSu proposta motivata di un terzo degli Stati membri, del Parlamento europeo o della Commissione europea, il Consiglio, deliberando alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previa approvazione del Parlamento europeo, pu\u00f2 constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all\u2019articolo 2\u201d.<\/p>\n<p>La procedura di cui all\u2019art. 7(1) Tue \u00e8 di natura preventiva, ovvero si pu\u00f2 attivare laddove vi sia un <i>rischio <\/i>di involuzione autoritaria, e non richiede l\u2019unanimit\u00e0 degli stati membri. Seppure la maggioranza di 4\/5 non sia facile da raggiungere, l\u2019assenza di un potere di veto impedisce che, ad esempio, il governo ungherese sia impunemente protetto dal governo polacco.<\/p>\n<p>Tenuto conto delle perplessit\u00e0 sul rispetto dello stato di diritto in Ungheria ripetutamente sollevate sia dal Parlamento europeo che da diversi stati membri dell\u2019Ue, il referendum sulla <i>relocation <\/i>potrebbe rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso &#8211; e che infine spinge a ricorrere all\u2019art. 7(1) Tue.<\/p>\n<p>Sebbene sia difficile prevedere l\u2019esito di una tale procedura, e per quanto gli effetti pratici dell\u2019attivazione dell\u2019art. 7(1) Tue siano limitati, una mossa in tale direzione aumenterebbe la pressione su un Paese che calpesta le regole giuridiche &#8211; ed i valori costituzionali &#8211; sui quali si fonda l\u2019Ue. Specialmente in un momento in cui l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019Unione \u00e8 messa in discussione dalla scelta del Regno Unito di secedere, sembrerebbe istituzionalmente opportuno per i Paesi comunitaristi difendere la coesione, anche assiologica, dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>In conclusione, il referendum ungherese rappresenta una sfida grave al processo di integrazione europea &#8211; indipendentemente dal fatto che il quorum elettorale non sia stato formalmente raggiunto. Alla luce della pi\u00f9 generale involuzione autoritaria in atto in Ungheria, il Parlamento europeo e quella maggioranza di stati membri che hanno a cuore il futuro dell\u2019Ue dovrebbero prendere le iniziative opportune per riaffermare il rispetto dello stato di diritto e delle norme europee, ora anche tramite l\u2019uso dell\u2019art. 7(1) Tue.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2 ottobre i cittadini ungheresi sono stati chiamati dal loro governo a votare in un referendum per contrastare il programma europeo di ricollocamento dei migranti. 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