{"id":36540,"date":"2016-10-17T00:00:00","date_gmt":"2016-10-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-sempre-piu-delusa-dallue\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:15","slug":"italia-sempre-piu-delusa-dallue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/italia-sempre-piu-delusa-dallue\/","title":{"rendered":"Italia sempre pi\u00f9 delusa dall\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Siamo nuovamente i primi. Il forte contenimento dei flussi destinati alla Grecia avvenuto nella seconda parte del 2016 &#8211; frutto anche dell\u2019<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3619\" target= \"blank\"><b><u>accordo<\/u><\/b><\/a> tra l\u2019Unione europea, Ue, e la Turchia &#8211; ha fatto riguadagnare all\u2019Italia il primato di Paese con il pi\u00f9 alto numero di sbarchi.<\/p>\n<p>Infatti, mentre l\u2019Europa si congratula per la quasi totale chiusura della rotta balcanica, il flusso mediterraneo non si arresta: secondo i dati dell\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, fino al 25 settembre 2016 in Italia vi sono stati pi\u00f9 di 130mila arrivi, rispetto ai 153mila dell\u2019intero 2015.<\/p>\n<p>Dopo <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3615\" target= \"blank\"><b><u>Bratislava<\/u><\/b><\/a> il premier Matteo Renzi ha ripetutamente biasimato l\u2019Europa che promette ma non fa, dichiarandosi insoddisfatto per le politiche economiche e soprattutto d\u2019immigrazione. Ha ribadito, che per frenare i flussi nei Paesi di origine e transito, bisogna dare priorit\u00e0 all\u2019Africa. Se questo continente non verr\u00e0 seriamente preso in considerazione dall\u2019Europa, \u201cl\u2019Italia far\u00e0 da sola\u201d.<\/p>\n<p>In attesa del summit del Consiglio europeo del 20-21 ottobre, in cui verr\u00e0 discussa anche la questione migratoria, c\u2019\u00e8 da chiedersi se la minaccia della disintegrazione Ue sia veramente l\u2019opzione pi\u00f9 convincente. Sarebbe forse pi\u00f9 opportuno che l\u2019Italia si facesse promotrice di un\u2019Europa a geometria variabile, con un nucleo di stati membri impegnati in un processo di maggiore integrazione. Ma non pu\u00f2 farlo da sola.<\/p>\n<p><b>Lo strappo di Bratislava, apice del tira e molla sull\u2019immigrazione<\/b><br \/>Se Ventotene per Renzi aveva simboleggiato il sogno di una \u2018nuova Europa\u2019, guidata dalle tre grandi potenze, Bratislava ha rappresentato l\u2019ennesimo colpo basso nella relazione italo-europea sulla questione migratoria. Il breve capitolo su migrazione e frontiere esterne, contenuto nelle conclusioni della riunione, si concentra esclusivamente sui Balcani e sulla Turchia, richiamando la necessit\u00e0 di chiudere le frontiere esterne dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Nessun accenno invece alla dimensione mediterranea. Sembra scomparso, il \u2018piano africano\u2019 &#8211; che prevede finanziamenti e investimenti strutturali ed imprenditoriali ai fini del contenimento dei flussi &#8211; presentato da Renzi nel <i>Migration Compact <\/i>e apparentemente ripreso nei mesi successivi dalla Commissione.<\/p>\n<p>Stesso destino sembra spettare alle promesse di solidariet\u00e0 e di equa ripartizione degli oneri della \u2018crisi migratoria\u2019. Al contrario, la Cancelliera Angela Merkel ha ritenuto \u2018positiva\u2019 la proposta di un approccio di <i>solidariet\u00e0 flessibile<\/i> dei quatto Paesi di Visegrad, proposta che consente a quest\u2019ultimi di non accogliere rifugiati, ma di contribuire economicamente o mediante altri strumenti. Le proposte di un sistema permanente di ricollocazione dei richiedenti asilo sembrano essere tramontate definitivamente.<\/p>\n<p><b>2015, l\u2019anno della svolta mai arrivata <\/b><br \/>Dopo le rivoluzioni arabe del 2011, quando la rotta mediterranea ha assunto un\u2019importanza fondamentale nei flussi migratori, l\u2019Italia \u00e8 stata il principale porto per coloro che volevano raggiungere l\u2019Europa dall\u2019Africa. Paradossalmente, l\u2019Italia, per la maggior parte dei migranti, non \u00e8 mai stata la destinazione ultima, ma semplicemente un Paese di transito verso il nord. Per tanti anni, Roma ha tentato di attirare l\u2019attenzione su questa problematica, ma senza successo.<\/p>\n<p>Il 2015, anno di un rinforzato dialogo europeo sulla questione migratoria, pareva aver segnato una svolta. La fattuale sospensione del regolamento di Dublino, il programma di ricollocazione e il patto Ue-Turchia &#8211; che, pur se criticato, rappresenta il primo accordo di ampio raggio che realizza la dimensione esterna delle politiche europee di migrazione &#8211; hanno dato l\u2019impressione di una svolta in senso sovranazionale.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 ha per\u00f2 solamente evidenziato come l\u2019attenzione degli Stati membri rispecchi l\u2019interesse nazionale: solo alla luce dei flussi sempre pi\u00f9 consistenti nei Paesi fin allora protetti dalla <i>buffer zone<\/i> italo-greca, si \u00e8 finalmente parlato di migrazione a livello europeo.<\/p>\n<p>La sostanziale chiusura della rotta balcanica sembra per\u00f2 aver sancito anche la chiusura della stagione delle politiche europee. E il risultato per l\u2019Italia \u00e8 deludente: il meccanismo di ricollocazione sta funzionando a rilento: dei 40mila rifugiati che dovevano essere ricollocati dall\u2019Italia ad altri paesi europei, ad oggi ne sono stati ricollocati meno di 1.200 e la rotta mediterranea continua ad essere attiva, mantenendo flussi praticamente identici all\u2019anno passato.<\/p>\n<p><b>Unione a geometria variabile?<\/b><br \/>L\u2019Italia ha fissato una <i>dead line <\/i>simbolica: il 25 marzo 2017, data che segna i 60 anni dalla ratifica dei Trattati di Roma. Qualora non vi fossero dei risultati per questa scadenza, l\u2019Italia minaccia la disintegrazione. A suon di \u2018faremo da soli in Africa\u2019, Roma avverte che operer\u00e0 autonomamente e al di fuori dagli schemi europei.<\/p>\n<p>Invece di agire come lupo solitario, il nostro Paese potrebbe accettare la realt\u00e0 dei diversi valori e mirare ad un nucleo di Stati Membri che si facciano portatori di un processo di maggiore integrazione. Un\u2019Europa a geometria variabile rappresenterebbe in fin dei conti una formalizzazione e un rafforzamento dello <i>status quo<\/i>. Contrariamente alle recenti prese di posizione sarebbe per\u00f2 necessario che Germania e Francia includessero l\u2019Italia nel nucleo forte, riconoscendola come partner fondamentale.<\/p>\n<p>Da molti anni si era detto che la questione migratoria avrebbe decretato il successo o il fallimento di un\u2019Unione dei valori, capace di andare oltre agli accordi di natura commerciale. Se non vi sar\u00e0 un radicale cambiamento di approccio nel breve periodo, che metta in secondo piano le lotte politiche interne, vivremo non solo il tramonto di un\u2019Europa pi\u00f9 sovranazionale, ma anche il fallimento in partenza di un\u2019Europa a geometria variabile.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo nuovamente i primi. Il forte contenimento dei flussi destinati alla Grecia avvenuto nella seconda parte del 2016 &#8211; frutto anche dell\u2019accordo tra l\u2019Unione europea, Ue, e la Turchia &#8211; ha fatto riguadagnare all\u2019Italia il primato di Paese con il pi\u00f9 alto numero di sbarchi. 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