{"id":36550,"date":"2016-10-17T00:00:00","date_gmt":"2016-10-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/mediterraneo-orientale-la-nuova-frontiera-del-gas-e-dei-conflitti\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:15","slug":"mediterraneo-orientale-la-nuova-frontiera-del-gas-e-dei-conflitti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/mediterraneo-orientale-la-nuova-frontiera-del-gas-e-dei-conflitti\/","title":{"rendered":"Mediterraneo orientale, la nuova frontiera del gas (e dei conflitti)"},"content":{"rendered":"<p>Zohr, Leviathan, Aphrodite: queste le tre maggiori scoperte di gas nel Mediterraneo orientale che potrebbero trasformare alcuni Paesi da importatori a esportatori (Israele), soddisfare una domanda di energia crescente e fornire stabilit\u00e0 all\u2019economia nazionale di altri (Egitto) o potenziare il posizionamento geopolitico di altri ancora (Cipro).<\/p>\n<p>Questo, se il pericoloso crocevia di irrisolte questioni territoriali, tensioni storiche o nuovi contrasti &#8211; che saranno discussi in una <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sites\/default\/files\/iai-cipmo_161019.pdf\" target=\"blank\"><b><u> conferenza<\/u><\/b><\/a> organizzata dallo IAI &#8211; non impediranno lo sviluppo e lo sfruttamento di risorse che rappresentano in effetti una novit\u00e0 per il Mediterraneo orientale, e un\u2019opportunit\u00e0 per la sicurezza energetica europea.<\/p>\n<p><b>Da Leviathan ad Aphrodite e Zohr<\/b><br \/>\nIsraele, ad esempio, ha scoperto negli ultimi quindici anni tre grossi giacimenti nel Mediterraneo, di dimensioni crescenti: Mari-B, con circa 28 miliardi di metri cubi (bcm) di gas; <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2479\" target=\"blank\"><b><u>Tamar<\/u><\/b><\/a>, circa 280 bcm, da solo al momento capace di soddisfare il 40% della generazione elettrica israeliana; Leviathan, con circa 620 bcm, ma la cui produzione partir\u00e0 non prima del 2019.<\/p>\n<p>Risorse importanti, ma su cui pende l\u2019incertezza su circa 854 miglia quadrate al confine marittimo con il Libano, vicine alle scoperte di cui sopra, e su cui Beirut ha gi\u00e0 cercato di mettere all\u2019asta ipotetiche concessioni.<\/p>\n<p>Una situazione in realt\u00e0 che \u00e8 pi\u00f9 critica a Cipro, autore della scoperta nel 2011 di Aphrodite, una riserva di gas che potrebbe contenere dagli 80 ai 140 bcm, la prima nel Paese e che potrebbe portare forse a numerose altre.<\/p>\n<p>Nonostante sia posizionata alla punta a sud della Zona economica esclusiva, Zee, del Paese, questo non ha per\u00f2 fermato le rivendicazioni della Turchia, che nel 2014 ha inviato due navi da guerra nelle aree dove Eni e Kogas effettuavano le proprie esplorazioni.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 grande scoperta \u00e8 stata per\u00f2 egiziana, con il giacimento Zohr scoperto nel 2015 da Eni pochi chilometri a sud di Aphrodite. Si tratta probabilmente del pi\u00f9 grande giacimento nel Mediterraneo, 850 bcm, capace da solo di soddisfare il 40% del fabbisogno energetico annuale egiziano.<\/p>\n<p>Immune da rivendicazioni territoriali grazie alla definizione delle rispettive Zee con Cipro gi\u00e0 nel 2003, lo sviluppo del gas egiziano, cos\u00ec come quello degli altri Paesi, potrebbe per\u00f2 andare incontro ad altri problemi.<\/p>\n<p><b>Israele, Cipro ed Egitto e la gestione delle risorse energetiche<\/b><br \/>\nIn questo complesso scenario, un punto appare chiaro: nessuno di questi Paesi ha le competenze per sviluppare, da solo, le risorse energetiche di cui \u00e8 dotato, in parte per la limitata esperienza, come per Cipro e Israele, o per la sua inefficiente struttura, come nel caso dell\u2019Egitto.<\/p>\n<p>Attrarre per\u00f2 compagnie e investimenti stranieri richiede una stabilit\u00e0 che oggi \u00e8 minacciata tanto dai conflitti esterni, che da problematiche domestiche.<\/p>\n<p>Israele, ad esempio, impiegher\u00e0 almeno nove anni per passare dalla scoperta di Leviathan al suo sfruttamento, pi\u00f9 del doppio rispetto al Tamar. Un problema nato dalla ristrutturazione del settore voluta a partire dal 2010 dal governo di Benjamin Netanyahu per ridurre i profitti delle compagnie di idrocarburi ed evitare un monopolio del duo Noble-Delek, autore della scoperta di Leviathan, il cui ritardo potrebbe costare al Paese fino a 26 miliardi di dollari.<\/p>\n<p>L\u2019Egitto, invece, affronta una domanda domestica senza controllo che potrebbe assorbire le proprie risorse e impedire un\u2019esportazione utile sia alla sua economia, che ad attrarre ulteriori investimenti esteri.<\/p>\n<p>Crescita economica e demografica, maggiore consumo dovuto all\u2019uso crescente di aria condizionata ed elettronica, e un sistema di sussidi pubblici per l\u2019energia spesso fuori controllo hanno aumentato la domanda di energia del paese del 5,6% dal 2000 al 2012, con un +8,7% nel settore gas.<\/p>\n<p><b>Mediterraneo orientale, alla ricerca di una governance energetica<\/b><br \/>\nNonostante alcune aperture sul fronte cipriota e il miglioramento delle relazioni tra Turchia e partner regionali come Israele ed Egitto, la creazione di meccanismi di cooperazione regionale totalmente inclusivi appare ancora difficile.<\/p>\n<p>Alternative parziali, che non comprendano cio\u00e8 tutti i Paesi del Mediterraneo orientale, potrebbero per\u00f2 funzionare, come dimostrato dal recente accordo tra il Cairo e Nicosia, o sulla convergenza tra Israele, Cipro e Grecia sul gasdotto East Med. Un\u2019infrastruttura che potrebbe gi\u00e0 prendere il via dopo il trilaterale tra Alexis Tsipras, il presidente cipriota Nicos Anastasiades e Netanyahu il prossimo dicembre.<\/p>\n<p>Ad oggi, la composizione di queste <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3610\" target=\"blank\"><b><u>collaborazioni sub-regionali<\/u><\/b><\/a> \u00e8 per\u00f2 legata a doppio filo alla destinazione finale di questo gas. La partecipazione di Cipro di fatto escluderebbe la Turchia come mercato di riferimento &#8211; nonostante le ottime prospettive di domanda e l\u2019interesse di Ankara a diversificare rispetto al gas russo &#8211; favorendo in alternativa la \u201cvia europea\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Egitto potrebbe invece agire da catalizzatore pi\u00f9 neutrale per la cooperazione regionale, visti i suoi rapporti generalmente positivi con i Paesi dell\u2019area: resta per\u00f2 aperto il nodo di Israele, con il quale i vicini arabi commerciano con difficolt\u00e0, ma che soprattutto vede con sospetto la totale dipendenza da infrastrutture egiziane per le sue esportazioni.<\/p>\n<p>In generale, una governance energetica regionale mutualmente vantaggiosa potrebbe contribuire a stemperare tensioni geopolitiche vecchie di decenni. Potrebbe anche essere per\u00f2 che la scoperta di maggiori risorse, e in aree contese, scaturiranno ulteriori conflitti per la loro attribuzione, di fatto prevenendone lo sviluppo, come nel Mar Cinese Meridionale per i continui scontri tra Vietnam e Cina.<\/p>\n<p>Una sfida tra una ratio politica e una economica, su cui forse solo il tempo potr\u00e0 dare una risposta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Zohr, Leviathan, Aphrodite: queste le tre maggiori scoperte di gas nel Mediterraneo orientale che potrebbero trasformare alcuni Paesi da importatori a esportatori (Israele), soddisfare una domanda di energia crescente e fornire stabilit\u00e0 all\u2019economia nazionale di altri (Egitto) o potenziare il posizionamento geopolitico di altri ancora (Cipro). 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