{"id":36570,"date":"2016-10-19T00:00:00","date_gmt":"2016-10-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/etiopia-le-ragioni-dello-stato-di-emergenza\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:14","slug":"etiopia-le-ragioni-dello-stato-di-emergenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/etiopia-le-ragioni-dello-stato-di-emergenza\/","title":{"rendered":"Etiopia, le ragioni dello stato di emergenza"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019origine della decisione del governo di Addis Abeba di proclamare, il 9 ottobre, lo stato di emergenza vi sono gli scontri che hanno opposto manifestanti e militari soprattutto nello stato regionale dell\u2019Oromia, ma anche in quello dell\u2019Amhara. Il bilancio complessivo \u00e8 pesante: molti i morti durante le proteste degli ultimi mesi (almeno 500 secondo alcuni osservatori) e ingenti i danni causati.<\/p>\n<p><b>Oromo contro i Tigrini?<\/b><br \/>La linea interpretativa prevalente mette all\u2019origine degli scontri esasperate contrapposizioni etniche. In sostanza: una rivolta degli Oromo contro i Tigrini, dato che questi ultimi hanno dato vita all\u2019Ethiopian People&#8217;s Revolutionary Democratic Front, coalizione che governa l\u2019Etiopia dal 1991, cio\u00e8 da quando ha sconfitto il regime militare filosovietico del colonnello Menghistu Haile Mariam.<\/p>\n<p> Del resto un\u2019analoga linea interpretativa godette di molto credito anche ad inizio degli anni novanta, quando diversi osservatori, riflettendo sulla caduta del regime militare, lo identificarono come espressione dell\u2019egemonia Amhara sul Paese. \u201cVista\u201d cos\u00ec la policy etiopica, ma pi\u00f9 in generale africana, appare abbastanza statica, un susseguirsi di conflitti per l\u2019egemonia e per il potere contrassegnati da dinamiche etniche e tribali. <\/p>\n<p>Sul fatto che gli scontri siano stati particolarmente frequenti e cruenti nello stato regionale dell\u2019Oromia non vi sono dubbi, cos\u00ec come non ve ne sono sul fatto che in questo stato regionale risiede circa un terzo della popolazione etiopica, stimata in poco pi\u00f9 di 90 milioni di persone. <\/p>\n<p>Lo stato regionale copre peraltro territori tra loro molto differenziati, dalla zona pastorale meridionale di Borana, al confine con il Kenya, alle montagne del Bale a sud del fiume Awash. Identificare l\u2019insieme della popolazione di lingua oromo come caratterizzata da un\u2019omogeneit\u00e0 culturale, religiosa, socio-economica \u00e8 molto complesso e in ultima analisi non corretto.<\/p>\n<p> Analogia interpretativa a parte, ci sono per\u00f2 significative differenze con quanto accaduto negli anni novanta. Quando il regime di Menghistu Haile Mariam croll\u00f2, non lo fece in seguito ad un\u2019esasperazione del conflitto etnico anti Amhara (per inciso, il regime stesso si caratterizz\u00f2 anche per una certa propaganda contro questo gruppo linguistico, associato alla precedente dinastia imperiale), ma per l\u2019effetto congiunto di eventi internazionali (il crollo dell\u2019Unione Sovietica in primo luogo) e interni (la strutturale vulnerabilit\u00e0 alimentare del paese e la frequenza e gravit\u00e0 delle carestie). <\/p>\n<p>Oggi il contesto \u00e8 del tutto diverso, sotto i profili istituzionale (l\u2019Etiopia \u00e8 dal 1995 una repubblica federale), macro economico (il Paese registra una crescita economica del 10,9% nel decennio 2004-2014 senza essere produttore di petrolio ed essendo caratterizzato da almeno due dei fattori che secondo Paul Collier ostacolano lo sviluppo, cio\u00e8 l\u2019assenza di sbocchi al mare e l\u2019avere ai confini stati fragili e instabili) e demografico. Anche la mappa del Paese \u00e8 diversa dal 1991, laddove l\u2019Eritrea \u00e8 a tutti gli effetti, a partire dal referendum celebrato nel 1993, uno stato indipendente.<\/p>\n<p> <b>La coesistenza di crescita e povert\u00e0 estrema<\/b><br \/> Tuttavia una costante rimane: la strutturale esposizione alle carestie. Nel 2015 la carestia, originata da una forma particolarmente violenta del fenomeno El Nino, ha colpito direttamente pi\u00f9 di 8,2 milioni di etiopici, traducendosi in insicurezza alimentare o dipendenza per l&#8217;approvvigionamento di cibo dal governo o dalle associazioni umanitarie internazionali. <\/p>\n<p>\u00c8 a nostro avviso su questa coesistenza tra crescita e povert\u00e0 estrema che si deve guardare per capire cosa sta davvero accadendo in Etiopia. Crescono le tensioni parallelamente alle diseguaglianze. La stessa capitale Addis Abeba &#8211; che in alcune aree assomiglia ad una moderna metropoli occidentale e in altre si caratterizza per assenza di servizi ed infrastrutture &#8211; esprime questa crescente divaricazione. Si innalza la crescita economica, ma si abbassa il livello di coesione sociale e di stabilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Cooperazione con l\u2019Etiopia, come e perch\u00e9<\/b><br \/> Un\u2019evoluzione traumatica degli eventi in Etiopia rappresenterebbe un dramma. Per la sua popolazione, in primo luogo, ma anche per la stabilit\u00e0 dell\u2019intera regione. <\/p>\n<p>\u00c8 sufficiente uno sguardo alla carta geografica: Eritrea, Sudan, Sud Sudan, Somalia, Gibuti e Kenya sono i Paesi confinanti. Da alcuni di questi provengono centinaia di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo che risiedono nel territorio etiope (nel marzo 2016 i rifugiati e richiedenti asilo in Etiopia ammontano a 735.165 persone, la grande maggioranza delle quali dalla Somalia, dal Sud Sudan e, in misura minore, dall\u2019Eritrea). <\/p>\n<p>L\u2019Etiopia va aiutata e sostenuta, con intelligenza e visione. \u00c8 un ideale e impegnativo banco di prova anche per la nuova architettura della cooperazione italiana, basata su un rafforzato legame tra politica estera, partenariato per lo sviluppo, sostegno a sistemi di governance moderni e democratici. <\/p>\n<p> Programmi centrati sul protagonismo delle societ\u00e0 civili, internazionale ed etiopica, e sull\u2019inclusione sociale dei gruppi che finora neanche hanno sentito il \u201cprofumo\u201d della crescita economica possono segnare una direzione, ispirare correttivi ad un modello di sviluppo oggi caratterizzato da una crescita non sostenibile, perch\u00e9 disattenta nei confronti dei bisogni dei gruppi pi\u00f9 vulnerabili, indipendentemente dalla loro base etnica o linguistica. <\/p>\n<p>Dialogo sulle politiche economiche e sociali e azione umanitaria e a sostegno dello sviluppo sostenibile: sono i due ideali pilastri di un\u2019incisiva politica di cooperazione con l\u2019Etiopia. Occorre fare in fretta, anche attivando, in Italia, una consultazione strategica tra istituzioni, Ong e imprese presenti nel Paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019origine della decisione del governo di Addis Abeba di proclamare, il 9 ottobre, lo stato di emergenza vi sono gli scontri che hanno opposto manifestanti e militari soprattutto nello stato regionale dell\u2019Oromia, ma anche in quello dell\u2019Amhara. 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