{"id":36630,"date":"2016-10-23T00:00:00","date_gmt":"2016-10-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/palestina-anno-zero\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:12","slug":"palestina-anno-zero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/palestina-anno-zero\/","title":{"rendered":"Palestina, anno zero"},"content":{"rendered":"<p>La Palestina \u00e8 sempre pi\u00f9 divisa al suo interno, complice la capillare politica di occupazione israeliana e il conseguente spezzettamento delle aree direttamente o parzialmente amministrate dall\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestina, Anp. E ancora pi\u00f9 divisi sono i palestinesi il cui futuro politico \u00e8 incerto.<\/p>\n<p><b>Competizione tra Hamas e Fatah<\/b><br \/>Le istituzioni che storicamente li hanno rappresentati e tenuti insieme &#8211; come l\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Olp, fondata nel 1964 e da allora \u201corganizzazione ombrello\u201d della resistenza palestinese &#8211; appaiono sulla via della disintegrazione e non riescono pi\u00f9 ad esprimere alcuna progettualit\u00e0 politica di contrasto all\u2019occupazione. <\/p>\n<p>Il ruolo conciliatorio di Arafat e di Fatah, che era quello di mediazione tra le varie fazioni palestinesi concorrenti tra loro, non \u00e8 pi\u00f9 assolto n\u00e9 dal suo successore Abu Mazen &#8211; che rincorre un riconoscimento ufficiale all\u2019Onu ed altre iniziative simili che poco o niente influenzeranno la situazione sul terreno &#8211; n\u00e9 da nessun\u2019altra forza politica. L\u2019unico organo elettivo previsto dagli Accordi di Oslo &#8211; il Consiglio Legislativo Palestinese &#8211; non si riunisce pi\u00f9 dal 2007.<\/p>\n<p>Dismessa l\u2019Olp, le due maggiori fazioni palestinesi &#8211; Hamas e Fatah &#8211; sono diventate due corpi reciprocamente estranei che si contendono &#8211; sulla pi\u00f9 complessa e articolata scena palestinese &#8211; la palma della rappresentativit\u00e0 dell\u2019intero popolo palestinese, offrendo i propri servizi al migliore offerente, al soldo delle potenze regionali e di Stati Uniti, Russia e Iran, all\u2019interno di alleanze sempre pi\u00f9 labili e fluide, soggette a rovesciamenti repentini. <\/p>\n<p>Le principali vittime di questo confronto sono proprio i palestinesi della diaspora, rifugiati nei campi profughi ospitati dai Paesi arabi confinanti e ormai del tutto privati di rappresentanza, e quelli interni a Israele, spesso chiamati \u201carabi del\u201948\u201d, che almeno con la creazione della \u201cLista Araba Unificata\u201d e il suo nuovo leader Ayman Odeh hanno tentato di crearsi una propria identit\u00e0 politica indipendente. <\/p>\n<p>I Palestinesi dei Territori occupati, invece, rimangono i pi\u00f9 disillusi sulla possibilit\u00e0 di ravviare un processo politico con Israele, ma anche di assistere ad un rinnovamento interno della dirigenza Anp: secondo un sondaggio del Palestinian Center for Policy and Survey Research (Pcpsr) del settembre 2016, il 61% vorrebbe le dimissioni di Abbas e il 47% considera l\u2019esistenza di un\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese un\u2019istituzione inutile ed un peso, mentre ormai una solida percentuale del 50% rifiuta gli Accordi di Oslo e la soluzione dei due Stati a favore della ripresa di una resistenza armata.<\/p>\n<p><b>Elezioni palestinesi ancora posticipate, con sollievo di Israele  <\/b><br \/>Vittima dello stallo \u00e8 anche la vita politica palestinese, tenuta ostaggio dalle varie fazioni. Le votazioni politiche e presidenziali non si tengono rispettivamente dal 2006 e 2009. Le elezioni municipali previste per questo mese (le ultime risalgono al 2012) sono state posticipate per l\u2019ennesima volta a data da destinarsi nonostante la volont\u00e0 di Hamas di prendervi parte e Israele ha tirato un sospiro di sollievo, dal momento che tutti i sondaggi e i precedenti turni elettorali &#8211; tenutisi nelle maggiori universit\u00e0 palestinesi, come Bir Zeit e il politecnico di Hebron &#8211; avevano dato Hamas vincente.<\/p>\n<p>Fatah, a sua volta, non vuole nuove elezioni perch\u00e9 non accetta di confrontarsi con la sua perdita di popolarit\u00e0 e di centralit\u00e0 politica sullo scacchiere palestinese e perch\u00e9 non \u00e8 d\u2019accordo al proprio interno sull\u2019imminente successione a Abu Mazen. <\/p>\n<p>Il candidato pi\u00f9 probabile alla carica di Presidente &#8211; appoggiato anche dal \u201cQuartetto arabo\u201d formato da Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Giordania &#8211; \u00e8 infatti Mohammed Dahlan, uomo forte della nuova generazione di Fatah, ex capo delle forze di sicurezza dell\u2019Anp poi espulso dalla Cisgiordania nel 2011 proprio per la crescente rivalit\u00e0 con Abu Mazen. <\/p>\n<p>Dahlan, figura politica controversa, ha buoni rapporti con personalit\u00e0 politiche israeliane di estrema destra come Avigdor Lieberman ed \u00e8 appoggiato dagli Stati Uniti, che vorrebbero sostituire Abu Mazen con una leadership pi\u00f9 giovane e pi\u00f9 energica.<\/p>\n<p>In effetti la Presidenza Abbas ha progressivamente logorato Fatah e indebolito l\u2019Anp, la cui capacit\u00e0 di sopravvivenza \u00e8 ormai esclusivamente legata al controllo di istituzioni-chiave come l\u2019immenso apparato burocratico e le forze di sicurezza, nonch\u00e9 agli ingenti finanziamenti del Qatar ed all\u2019appoggio esterno di Israele e Stati Uniti.<\/p>\n<p><b>Hamas elegge il successore di Meshaal<\/b><br \/><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3638\" target= \"blank\"><b><u>Hamas<\/u><\/b><\/a>, dal canto proprio, \u00e8 stabilmente insediato a Gaza e non teme pi\u00f9 il confronto con fazioni rivali di stampo salafita all\u2019interno della Striscia. Si presenta come un\u2019organizzazione pi\u00f9 attiva politicamente e pi\u00f9 democratica al suo interno: ogni quattro anni organizza infatti le proprie elezioni interne per l\u2019ufficio politico e per il Consiglio della Shura.<\/p>\n<p>Entro ottobre elegger\u00e0 il successore di Khaled Meshaal, attualmente a capo dell\u2019ufficio politico, che non pu\u00f2 pi\u00f9 ricandidarsi per limiti di mandato. Le elezioni vedono affrontarsi Ismael Haniyeh, attuale leader di Hamas a Gaza, Musa Abu Marzuq, vice-presidente dell\u2019Ufficio Politico e, meno noto, Yahya Sinwar, uno dei fondatori dell\u2019ala militare di Hamas e vicino a Mohammed Deif, che ne \u00e8 a capo: il primo appoggiato dall\u2019Iran e da Hezbollah, il secondo da Qatar e Turchia e il terzo candidato delle brigate Izz ad-Din al-Qassam. <\/p>\n<p>I dirigenti di Hamas sostengono che, ancora una volta, gi\u00e0 solo per il fatto di tenere elezioni interne regolari e permettere una vivace dialettica politica interna, il Movimento islamico dimostri una maturit\u00e0 politica superiore al concorrente Fatah, che teme qualsiasi test elettorale.<\/p>\n<p>Il profilo di Hamas \u00e8 anche cresciuto internazionalmente, adottando una posizione di equidistanza dalle parti in conflitto in Siria, toni moderati nei confronti di alleati problematici come la Turchia &#8211; che ha recentemente ripristinato le proprie relazioni diplomatiche con Israele rinunciando a rimuovere l\u2019assedio e costruire un porto a Gaza &#8211; e di vicini ostili come l\u2019Egitto, con il quale Hamas d\u00e0 prova di forte pragmatismo.<\/p>\n<p>Tuttavia la vera sfida per Hamas e Fatah non \u00e8 pi\u00f9 quella che dieci anni fa si poneva allo storico leader Arafat, ovvero come sfruttare meglio le rivalit\u00e0 interne agli Stati arabi per far avanzare la causa palestinese, ma piuttosto quella di non esser trascinati, come fazioni e attraverso la strumentalizzazione della questione palestinese tout court, nella guerra regionale in corso tra l\u2019\u201dasse iraniano\u201d e l\u2019 \u201casse saudita\u201d, che rischia di mettere in secondo piano la questione palestinese dall\u2019agenda internazionale nel XXI secolo. <\/p>\n<p>Il tutto mentre il nemico per eccellenza, Israele, sembra guadagnare tra i nuovi equilibri regionali una sorprendente legittimazione grazie al profilarsi dell\u2019alleanza con l\u2019Arabia Saudita e all\u2019intensa cooperazione con il Cairo, che sostanzialmente accreditano il Paese ebraico a pieno titolo come un attore regionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Palestina \u00e8 sempre pi\u00f9 divisa al suo interno, complice la capillare politica di occupazione israeliana e il conseguente spezzettamento delle aree direttamente o parzialmente amministrate dall\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestina, Anp. 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