{"id":36640,"date":"2016-10-24T00:00:00","date_gmt":"2016-10-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/difesa-cerano-un-francese-un-tedesco-un-italiano-e-uno-spagnolo\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:12","slug":"difesa-cerano-un-francese-un-tedesco-un-italiano-e-uno-spagnolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/difesa-cerano-un-francese-un-tedesco-un-italiano-e-uno-spagnolo\/","title":{"rendered":"Difesa: c\u2019erano un francese, un tedesco, un italiano e uno spagnolo\u2026"},"content":{"rendered":"<p>I ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna hanno recentemente presentato ai colleghi degli altri Paesi Ue un documento congiunto contenente alcune proposte, abbastanza concrete e ambiziose, per una maggiore cooperazione e integrazione europea nel campo della difesa.<\/p>\n<p><b>Un, due, tre stella<\/b><br \/>Dopo un\u2019estate a geometria variabile che ha visto diverse iniziative unilaterali, a due o a tre, sembra ora delinearsi quel \u201cnucleo aggregatore\u201d che intende integrare maggiormente le proprie forze armate, fermo restando la possibilit\u00e0 per altri stati membri di aggiungersi all\u2019iniziativa in corso d\u2019opera. <\/p>\n<p>Con Londra avviata verso l\u2019uscita dall\u2019Unione europea, Ue, il quartetto Parigi-Berlino-Roma-Madrid rappresenta le maggiori potenze militari dell\u2019Ue, sia in termini di bilancio della difesa che di impegno nelle operazioni all\u2019estero. <\/p>\n<p>Da notare che i quattro Paesi hanno avuto una storia di relazioni con la Nato e l\u2019Ue che \u00e8 partita da posizioni differenti, si pensi all\u2019anti-americanismo francese e all\u2019atlantismo tedesco, e si \u00e8 fatta via via pi\u00f9 convergente. Una convergenza che coincide ampiamente con la tradizionale posizione italiana, attenta a bilanciare europeismo e atlantismo e ad impostare una maggiore cooperazione europea come elemento positivo per le capacit\u00e0 militari Nato e le relazioni transatlantiche.<\/p>\n<p>Inoltre, elemento non marginale, tra le quattro capitali vi \u00e8 una serie di cooperazioni industriali incrociate, a partire ovviamente dal forte asse franco-tedesco (vedasi Airbus, ma non solo), a cooperazioni bilaterali italo-francesi (ad esempio nello spazio e nella cantieristica navale) e italo-tedesche. <\/p>\n<p>Vi sono anche importanti triangoli, come quello tra Germania, Italia e Spagna sul velivolo da combattimento Eurofighter (anche con la Gran Bretagna), o quello franco-germano-italiano sulla missilistica (con anche Londra parte di Mbda).<\/p>\n<p>Il primo esempio di cooperazione militare e industriale che ha visto i quattro Paesi tutti insieme, e senza altri partner, si \u00e8 concretizzato nel 2015-2016 con il progetto congiunto per sviluppare un drone europeo entro il 2025.<\/p>\n<p><b>Quartier generale Ue s\u00ec, esercito europeo no<\/b><br \/>Quali sono dunque le proposte concrete avanzate dal documento congiunto? Si propone di costituire a Bruxelles una \u201ccapacit\u00e0 permanente per pianificare e condurre\u201d le missioni Ue, con i relativi \u201crobusti meccanismi di finanziamento\u201d per sostenere il dispiegamento delle forze europee all\u2019esterno dell\u2019Ue. In pratica, un quartier generale a tutti gli effetti, cui manca solo il nome nella speranza di superare vecchie opposizioni di principio a tale bandiera.<\/p>\n<p>Viene invece detto chiaramente che \u201cun esercito Ue non \u00e8 l\u2019obiettivo\u201d dei quattro Paesi, cosa abbastanza ovvia agli addetti ai lavori in quanto il punto non \u00e8 creare un elefante militare europeo inefficace ed inefficiente, ma al contrario mettere a sistema le capacit\u00e0 nazionali rilevanti per farle funzionare meglio.<\/p>\n<p>Proprio in quest\u2019ottica funzionalista si propone anche un \u201ccomando medico europeo\u201d che dovrebbe appunto integrare i servizi medici militari dei Paesi Ue, ed un \u201chub logistico europeo\u201d per razionalizzare e rendere pi\u00f9 efficienti i supporti logistici riducendo cos\u00ec duplicazioni e costi.<\/p>\n<p><b>Cooperazione strutturata permanente: quo vadis?<\/b><br \/>L\u2019elemento politicamente pi\u00f9 ambizioso \u00e8 l\u2019ipotesi, cauta, di attivare le disposizioni del Trattato di Lisbona riguardo alla Cooperazione Strutturata Permanente (Permanent Structured Cooperation \u2013 Pesco) per attuare le suddette proposte nel caso, probabile se non certo, che si riveli impossibile realizzarle a 28 o a 27 stati membri. <\/p>\n<p>Una Pesco che integrerebbe le capacit\u00e0 militari dei Paesi partecipanti sulla base di impegni legalmente vincolanti, e di un meccanismo di valutazione che coinvolgerebbe anche istituzioni Ue come l\u2019Agenzia Europea per la Difesa. L\u2019ancoraggio istituzionale europeo dell\u2019intero documento \u00e8 sancito sin dal suo incipit, con il riferimento forte all\u2019attuale lavoro sul piano di attuazione della EU Global Strategy presentata dall\u2019Alto Rappresentante Federica Mogherini lo scorso giugno.<\/p>\n<p>I contenuti di una possibile Pesco sono ancora tutti da definire, ma gi\u00e0 si segnalano perplessit\u00e0 rispetto a questa ipotesi da parte di altri Paesi Ue quali Polonia, Lituania, Portogallo, Svezia e Olanda. Se l\u2019obiezione dei primi due stati dell\u2019Europa orientale era un po\u2019 prevedibile, data la priorit\u00e0 attribuita alla Nato per la difesa nazionale dai Paesi confinanti con la Russia, stupisce la freddezza da parte di Stoccolma e Aia che sono invece state tradizionalmente favorevoli a una maggiore cooperazione e integrazione europea in quest\u2019ambito.<\/p>\n<p>Quale che siano le motivazioni degli stati ora contrari, \u00e8 importante lavorare diplomaticamente per spiegare le ragioni della Pesco ai Paesi scettici, anche in vista della sua attivazione che necessita di una maggioranza qualificata in Consiglio Europeo. <\/p>\n<p>Ragioni che vanno dalla maggiore efficacia nel condurre missioni internazionali alle economie di scala e al risparmio sulle duplicazioni inutili, alla possibilit\u00e0 di mantenere insieme come europei il (costoso) vantaggio tecnologico sugli avversari militari che nessun Paese Ue pu\u00f2 permettersi pi\u00f9 da solo. <\/p>\n<p>Il tutto, come esplicitato dal documento, a beneficio non solo della sicurezza dell\u2019Ue, ma anche del contributo europeo alla Nato, anzi con un maggiore impegno sulla cooperazione Nato-Ue sulla base della dichiarazione di Varsavia dello scorso luglio. <\/p>\n<p>Altro elemento da sottolineare \u00e8 il carattere trasparente, aperto ed inclusivo della Pesco, fermo restando che i Paesi che vogliono aderire devono essere anche in grado di dare un contributo concreto, e non solo l\u2019appoggio politico.<\/p>\n<p>Sullo sfondo, occorre considerare una Gran Bretagna che resta ferocemente contraria alla Pesco, ma deve gestire la sua opposizione alla luce dei prossimi negoziati sull\u2019uscita dall\u2019Ue che sono la priorit\u00e0 del governo di Sua Maest\u00e0. <\/p>\n<p>Il documento congiunto si augura che Londra resti un partner stretto, ma sulla Manica c\u2019\u00e8 ancora nebbia ed il percorso per attuare la Brexit avr\u00e0 un impatto tutto da capire sulle dinamiche europee in corso nel campo della difesa.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna hanno recentemente presentato ai colleghi degli altri Paesi Ue un documento congiunto contenente alcune proposte, abbastanza concrete e ambiziose, per una maggiore cooperazione e integrazione europea nel campo della difesa. 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