{"id":36660,"date":"2016-10-25T00:00:00","date_gmt":"2016-10-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/elezioni-giordane-fratelli-divisi-ma-in-parlamento\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:11","slug":"elezioni-giordane-fratelli-divisi-ma-in-parlamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/elezioni-giordane-fratelli-divisi-ma-in-parlamento\/","title":{"rendered":"Elezioni giordane, Fratelli divisi ma in Parlamento"},"content":{"rendered":"<p>Inclusione e frammentazione: ecco le parole-chiave per comprendere le elezioni politiche recentemente svoltesi in Giordania. Tra bassa affluenza e persistenza del voto tribale, la strutturazione del sistema multipartitico giordano \u00e8 ancora lontana.<\/p>\n<p>Tuttavia, grazie anche alla riforma della legge elettorale in senso proporzionale (con l\u2019introduzione di liste distrettuali), i Fratelli Musulmani hanno detto no al boicottaggio e si sono presentati alle elezioni, seppur divisi in tre formazioni rivali: saranno ora rappresentati in Parlamento. La strategia attribuita al sovrano Abdullah II si \u00e8 cos\u00ec rivelata efficace: il campo dell\u2019Islam politico \u00e8 pi\u00f9 frammentato che mai, ma \u00e8 al tempo stesso tornato nel gioco elettorale e istituzionale.<\/p>\n<p><b>Nuovo Parlamento<\/b><br \/>\nQuesta legge elettorale ha abolito il discusso principio \u201cun uomo, un voto\u201d (<i>al-sawt al-wahid<\/i>), ma il debuttante Parlamento \u00e8 ancora legatissimo sia al voto per appartenenza tribale, determinante per circa il 50% degli eletti, che al ruolo degli indipendenti, che rappresentano circa l\u201980% dei deputati.<\/p>\n<p>La Camera bassa giordana \u00e8 stata eletta con un\u2019affluenza ancora pi\u00f9 ridotta (37% degli aventi diritto) rispetto alle ultime elezioni del 2013 (40%). Un dato che conferma la crescente disaffezione dei giordani verso le istituzioni elettive: perch\u00e9 la sensazione \u00e8 che il processo decisionale avvenga altrove, nonostante le riforme, circoscritte, volute dal Re dopo le rivolte arabe.<\/p>\n<p>Le aree rurali e a maggioranza beduina, molto fedeli alla monarchia, continuano a essere sovra-rappresentate in termini di seggi se comparate ai centri urbani (dove islamisti e liste di sinistra raccolgono invece pi\u00f9 consensi), ma sono anche le meno toccate dall\u2019astensione: a Karak, nel sud beduino che costituisce l\u2019ossatura dell\u2019esercito, l\u2019affluenza \u00e8 stata del 60%, mentre nella capitale Amman e a Zarqa la partecipazione si \u00e8 attestata intorno al 20%.<\/p>\n<p><b>Fratelli (musulmani) rivali<\/b><br \/>\nLa nuova legge elettorale ha s\u00ec favorito l\u2019aggregazione in liste, ma ha anche stimolato le candidature \u2018tattiche\u2019 di personalit\u00e0 capaci di attrarre consensi sul territorio, indebolendo cos\u00ec l\u2019affiliazione partitica e massimizzando quella tribale. In questo contesto, l\u2019<i>Islamic Action Front<\/i>, Iaf, braccio politico tradizionale degli <i>Ikhwan<\/i>, ha dato prova di buona tenuta, ottenendo il risultato migliore tra le formazioni che si rifanno alla Fratellanza Musulmana.<\/p>\n<p>Presentatosi sotto l\u2019insegna della <i>National Alliance for Reform<\/i>, lo Iaf ha messo tra parentesi i tradizionali slogan islamici e vinto dieci seggi, mentre gli altri cinque sono da attribuire alla lista (che includeva esponenti tribali, nonch\u00e9 la quota destinata alle minoranze cristiana, cecena e circassa).<\/p>\n<p>L\u2019alleanza fra Zamzam e la Societ\u00e0 dei Fratelli Musulmani (oggi la sola riconosciuta), cos\u00ec come il Muslim Centre Party, esce ridimensionata dal confronto con le urne, vincitori di circa tre seggi ciascuno. Laddove questi movimenti si sono presentati da soli in lista la performance \u00e8 stata deludente: Zamzam, da solo a Irbid, non ha vinto seggi, mentre la Societ\u00e0 dei Fratelli Musulmani ne ha vinto uno ad Aqaba.<\/p>\n<p>L\u2019ennesima conferma che l\u2019Islam politico pi\u00f9 contiguo alla monarchia non viene premiato dall\u2019elettorato giordano, ma necessita dell\u2019appoggio di voto tribale e indipendenti.<\/p>\n<p>Il prossimo Parlamento dovr\u00e0 affrontare i molti temi irrisolti (crisi economica e occupazionale) che alimentarono le proteste iniziate nel 2011: la capacit\u00e0 delle opposizioni, anche islamiste, di incidere nel processo legislativo dipender\u00e0 soprattutto dalla tessitura di coalizioni parlamentari.<\/p>\n<p>Di fronte all\u2019intrecciarsi di minacce interne (malcontento sociale) e regionali (<i>jihadismo<\/i>), lo Stato di sicurezza giordano ha operato un\u2019ulteriore stretta securitaria. In questo contesto iper-controllato, stanno quindi emergendo nuove forme di attivismo giovanile, pi\u00f9 lontane dalla <i>street politics<\/i> del recente passato (come fu il Movimento 24 Marzo), ma tese a orientare il dibattito pubblico, insistendo sull\u2019<i>accountability<\/i> di programmi e promesse elettorali dei candidati.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso di Shagaf (<i>Youths for an Active Tomorrow<\/i>), movimento giovanile fondato nel giugno 2016, che punta a superare differenze ideologiche e territoriali per promuovere consapevolezza e partecipazione politica.<\/p>\n<p><b>Fratelli Musulmani nel Golfo<\/b><br \/>\nIl ritorno dei Fratelli Musulmani in Parlamento, dopo i boicottaggi elettorali (2013 e 2010), contraddice la politica di stigmatizzazione degli Ikhwan perseguita da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, tra i principali <i>donors <\/i>delle esangui casse statali di Amman.<\/p>\n<p>Tuttavia, la strategia inclusiva di Abdullah II nei confronti della Fratellanza non dovrebbe generare frizioni con Riyadh e Abu Dhabi: oltre alla specificit\u00e0 giordana, la rivalit\u00e0 intra-sunnita \u00e8 da tempo secondaria per i sauditi rispetto alla competizione egemonica con l\u2019Iran. Inoltre, la scelta pro-elettorale dei tre rivoli della Fratellanza Musulmana in Giordania riflette un trend partecipativo che sta investendo l\u2019intero Golfo.<\/p>\n<p>In Kuwait, l\u2019<i>Islamic Constitutional Movement<\/i> (ICM o Hadas, non pi\u00f9 formalmente affiliato all\u2019organizzazione internazionale dei Fratelli) parteciper\u00e0 alle elezioni politiche che si svolgeranno il prossimo 26 novembre, dopo aver boicottato le passate consultazioni (2012 e 2013). E in Bahrain, l\u2019ala politica della Fratellanza, <i>al-Minbar<\/i>, \u00e8 addirittura una preziosa alleata della dinastia sunnita degli al-Khalifa, in un paese a maggioranza sciita.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inclusione e frammentazione: ecco le parole-chiave per comprendere le elezioni politiche recentemente svoltesi in Giordania. Tra bassa affluenza e persistenza del voto tribale, la strutturazione del sistema multipartitico giordano \u00e8 ancora lontana. 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