{"id":36680,"date":"2016-10-26T00:00:00","date_gmt":"2016-10-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nuove-mode-lue-non-serve-piu\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:11","slug":"nuove-mode-lue-non-serve-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/nuove-mode-lue-non-serve-piu\/","title":{"rendered":"Nuove mode: l\u2019Ue non serve pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>Si sta sviluppando una politologia della disgregazione europea. Sull\u2019ultimo numero di <i>Foreign Affairs <\/i>\u00e8 comparso un articolo la cui tesi \u00e8 che \u201cun\u2019Europa degli stati-nazione sarebbe preferibile alla disarticolata e inefficace Unione Europea di oggi\u201d(1). <\/p>\n<p><b>La forza del patriottismo<\/b><br \/>L\u2019autore, Jakub Grygiel del <i>Center for European Policy Analysis<\/i>, dopo aver condotto un\u2019ampia rassegna delle difficolt\u00e0 del processo di integrazione e della crescita dei movimenti euroscettici nei diversi paesi, si concentra sulla questione della sicurezza vista dall\u2019angolo americano, per affermare che \u201cWashington non deve temere una dissoluzione dell\u2019Ue. [\u2026] Stati pienamente sovrani potrebbero rivelarsi pi\u00f9 capaci di un\u2019unione ad affrontare le varie minacce alle loro frontiere. <\/p>\n<p>Solo il patriottismo ha l\u2019attrattiva forte e popolare per mobilitare i cittadini europei contro i pericolosi vicini\u201d. Piuttosto, argomenta il testo, \u201cmentre l\u2019unione si dissolve, crescer\u00e0 la funzione della Nato nel mantenere la stabilit\u00e0 e dissuadere le minacce esterne\u201d.<\/p>\n<p>Ma la tesi non si limita al campo della difesa. \u201cIn un\u2019Europa dei rinati stati-nazione, i paesi continueranno a formare alleanze basate su interessi comuni\u201d. L\u2019esempio portato \u00e8 quello dei paesi Visegrad che \u201channo riunito le forze per opporsi ai piani dell\u2019Ue che li avrebbero costretti ad accogliere migliaia di rifugiati\u201d. In conclusione, \u201cl\u2019Europa sar\u00e0 capace di affrontare le pi\u00f9 pressanti sfide di sicurezza quando abbandoner\u00e0 le fantasie di un\u2019unione continentale e far\u00e0 proprio il pluralismo geopolitico\u201d. <\/p>\n<p><b>La nazione baluardo contro la globalizzazione<\/b><br \/>   In un altro saggio, tratto questo da <i>The International Spectator<\/i>, Federico Romero, professore all\u2019Istituto Universitario Europeo di Firenze, muove dall\u2019analisi del \u201cdecrescente ruolo dell\u2019Italia nell\u2019arena internazionale\u201d per osservare che questa \u201cmedia potenza\u201d ha sempre condotto una politica estera mirante a farsi accogliere nei circoli multilaterali (2). <\/p>\n<p>Solo che, con la fine della guerra fredda, questo approccio ha perso molti dei suoi vantaggi ed \u00e8 stato compensato \u201cda una grande illusione integrazionista che scontava il declino dello stato-nazione e la crescita di pi\u00f9 ampie istituzioni fondate su un\u2019interdipendenza regolata, fra le quali l\u2019Ue allargata emergeva come un modello luminoso\u201d.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 venuta la crisi finanziaria con le sue conseguenze per noi difficili, quali la pressione deflazionista in omaggio all\u2019austerit\u00e0, il nuovo ruolo dominante della Germania e il difficile consenso sulla politica estera fra i diversi stati membri dell\u2019Unione a 28. <\/p>\n<p>Per cui, secondo Romero, dobbiamo \u201cripensare in che misura certe grandi convinzioni rispondono alla nostra situazione attuale e prevedibile\u201d. Donde \u201cla possibilit\u00e0 che il nostro stato-nazione, per quanto debole e inefficiente, sia non tanto l\u2019ultima, quanto forse la principale, o anche la sola risorsa per cavalcare le onde della globalizzazione, o almeno resistervi\u201d.<\/p>\n<p><b>Ripieghiamo con il piano B<\/b><br \/>Pi\u00f9 soft la tesi del terzo testo qui preso a campione: un articolo del noto commentatore Angelo Panebianco apparso sulla rivista <i>Il Mulino<\/i> (3). Che uno condivida o no, dice l\u2019autore, la sua tesi che un\u2019ulteriore integrazione verso uno stato federale sarebbe \u201cimpossibile e persino indesiderabile\u201d perch\u00e9 tale stato potrebbe non essere compatibile con la democrazia, si deve riconoscere che oggi l\u2019Unione Europea \u00e8 destinata al fallimento.<\/p>\n<p>Quindi occorre un \u201cPiano B\u201d, quale \u201cun\u2019evoluzione in senso schiettamente confederale che, sperabilmente arrivi un giorno a gestire, con metodo intergovernativo, la sicurezza europea [\u2026] in una <i>co-partnership <\/i>con gli Stati Uniti, a controllare i confini comuni, a preservare quel preziosissimo bene che \u00e8 il mercato comune\u201d. Insomma. dice Panebianco, \u201csi tratta di sperare che la crisi diventi un\u2019opportunit\u00e0 di cambiamento\u201d.<\/p>\n<p><b>Ma la crisi va ben oltre l\u2019Ue<\/b><br \/>Le fantasie e le illusioni devono dunque cedere il passo al realismo. Ma il realismo non \u00e8 esente dall\u2019imperativo di tener conto del contesto complessivo. Il quale ci dice chiaramente che la crisi dell\u2019Unione Europea non \u00e8 un fenomeno a s\u00e9 stante, ma \u00e8 parte e sintomo di una crisi pi\u00f9 generale, quella del sistema liberal-democratico, che si manifesta sia nel funzionamento degli stati che a tale sistema appartengono, sia nella coesione multilaterale fra di essi realizzata nella seconda met\u00e0 del secolo scorso e sia infine nel modo e nella misura in cui si vuole essere modello per altre parti del mondo. <\/p>\n<p>Evidenti sono le patologie di cui soffrono, anche se in misure diverse, le democrazie. A cominciare da quella del paese leader dell\u2019Occidente, dove le campagne elettorali per la primarie e per le presidenziali hanno rivelato atteggiamenti nell\u2019opinione pubblica che non scompariranno quando, a meno di eventi critici che possano influenzare il voto alla sua vigilia, vincer\u00e0 il candidato rappresentativo della continuit\u00e0. <\/p>\n<p>Nella circostanza \u00e8 stata coniata l\u2019espressione \u201c<i>post-truth politics<\/i>\u201d per illustrare la prassi della distorsione della realt\u00e0 al fine di catturare consensi. Altro esempio significativo di tale pratica si \u00e8 avuto nella dialettica che ha portato una maggioranza di inglesi (ma non dei giovani, non degli scozzesi o degli irlandesi del nord) a votare per la Brexit sulla base di slogan non rispondenti, appunto, a verit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Il gioco del rifiuto, contro la democrazia<\/b><br \/>La diffusa retorica del rigetto non si limita alle istituzioni di Bruxelles. Ai numeri decrescenti che le indagini di opinione rivelano in materia di consenso all\u2019idea europea, di sostegno dei cittadini alle sue realizzazioni e di fiducia nei meccanismi (comunitari e intergovernativi) dell\u2019Ue, \u00e8 da accostare il calo di popolarit\u00e0, talvolta anche maggiore, che stanno subendo i corrispondenti contesti nazionali. <\/p>\n<p>E negli Stati Uniti il grado di sfiducia, quando non di rifiuto, dei cittadini nei confronti della classe dirigente (le famose \u00e9lites), dei media e delle istituzioni \u00e8 rilevante quasi quanto in Europa.<\/p>\n<p>Il valore stesso di democrazia \u00e8 in gioco. Non \u00e8 un caso che quei paesi dell\u2019est dell\u2019Unione che, con il compiacimento di Grygiel, si alleano contro il principio della solidariet\u00e0 tradotto dalla Commissione europea in quote di disperati da accogliersi nei paesi membri, siano gli stessi dove si verificano serie derive autoritarie. <\/p>\n<p>N\u00e9 che oltre oceano i fan di un Trump, che mette in dubbio la regolarit\u00e0 del processo elettorale a cui partecipa, alzino cartelli invocanti l\u2019impiccagione della Clinton. <\/p>\n<p><b>E poi c\u2019\u00e8 la questione del futuro dell\u2019Occidente<\/b><br \/>E veniamo allora al legame transatlantico. L\u2019istituto di opinione Pew ha riscontrato che meno della met\u00e0 di italiani, francesi e tedeschi \u00e8 disposta a difendere un paese Nato attaccato dalla Russia. E i populisti tanto citati quando si parla di anti-Europa sono in prevalenza anche anti-americani, non disdegnando alcuni partiti, come quello della Le Pen, i finanziamenti di Putin in cambio di simpatie geopolitiche. Quella di compensare il collasso dell\u2019Ue, o la sua diluizione in formule confederali, con una pi\u00f9 salda alleanza con gli Usa sembra s\u00ec essere una fantasia.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi di uscita dall\u2019Euro e le riserve contro il mercato unico e le sue quattro libert\u00e0 fondamentali si confondono con il rigetto della globalizzazione, per investire l\u2019intero libero scambio, che si cerca di regolare con la <i>governance <\/i>multilaterale. Donde il formarsi di eterogenee alleanze fra destra e sinistra estreme, nonch\u00e9 di movimenti confusamente trasversali quali il nostro Cinque Stelle.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea non sar\u00e0 pi\u00f9 un modello luminoso &#8211; sempre che lo sia mai stato &#8211; ma i liberal democratici che al suo interno sono a rischio di estinzione, come in Polonia e Ungheria, o al suo esterno sono a rischio di galera, come in Turchia, guardano pur sempre ad essa come riferimento di riscatto. <\/p>\n<p>Il nazionalismo \u00e8 crescente nel mondo intero.Il fallimento del pi\u00f9 avanzato esperimento di composizione e condizionamento delle sovranit\u00e0 nazionali ne rappresenterebbe la vittoria decisiva, con l\u2019esito di confinare l\u2019Europa &#8211; quella degli stati-nazione, a s\u00e9 stanti o confederati che siano &#8211; nell\u2019irrilevanza geopolitica e di limitare seriamente l\u2019influenza americana, dunque rimettendo in questione il futuro dell\u2019Occidente. <\/p>\n<p><font size=\"1\">(1) J. Grygiel, \u201cThe Upside to the EU\u2019s Crisis\u201d, <i>Foreign Affairs<\/i>, Sept\/Oct 2016.<br \/>(2)  F. Romero, \u201cRethinking Italy\u2019s Shrinking Place in the International Arena\u201d, <i>The International Spectator<\/i>, 51\/1, March 2016.<br \/> (3)   A. Panebianco, \u201cUn piano B per l\u2019Europa\u201d, <i>Il Mulino<\/i>, 4\/16. <\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si sta sviluppando una politologia della disgregazione europea. Sull\u2019ultimo numero di Foreign Affairs \u00e8 comparso un articolo la cui tesi \u00e8 che \u201cun\u2019Europa degli stati-nazione sarebbe preferibile alla disarticolata e inefficace Unione Europea di oggi\u201d(1). 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