{"id":36700,"date":"2016-10-27T00:00:00","date_gmt":"2016-10-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nuovo-asse-renzi-obama-referendum-e-pd\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:11","slug":"nuovo-asse-renzi-obama-referendum-e-pd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/nuovo-asse-renzi-obama-referendum-e-pd\/","title":{"rendered":"Nuovo \u201casse\u201d Renzi-Obama, referendum e PD"},"content":{"rendered":"<p>Matteo Renzi \u00e8 tornato dalla cena di stato alla Casa Bianca con un importante capitale politico per il Partito Democratico (PD) riassumibile in tre punti. Primo, l\u2019endorsement di Barack Obama alla riforma costituzionale, in vista del voto referendario.<\/p>\n<p>Il Presidente ha ufficializzato il sostegno del governo americani al S\u00ec, elogiando inoltre le riforme elaborate dal governo italiano per aiutare l\u2019economia italiana a crescere.<\/p>\n<p>Secondo, Obama ha ribadito la propria opposizione alle misure di austerit\u00e0, considerate un freno alla ripresa all\u2019interno dell\u2019Unione europea (Ue), indicando l\u2019Italia come modello da seguire in aperta antitesi con le politiche economiche prevalenti oggi in Europa. Un sostegno simile \u00e8 arrivato anche riguardo alle proposte italiane in materia di migrazione.<\/p>\n<p> Infine, paragonando Matteo Renzi al primo ministro canadese Justin Trudeau, Obama ha dato una forte indicazione sulla futura leadership del movimento progressista e sulla \u201cTerza Via\u201d, sponsorizzando l\u2019italiano come un leader moderno, capace di motivare gli elettori e portare a compimento le riforme di cui ha bisogno il paese.<\/p>\n<p>Questo capitale politico non \u00e8 poca cosa. Il principio dei \u201cpatti chiari, amicizia lunga\u201d pone le basi per una relazione privilegiata tra Italia e Stati Uniti e aumenta la rilevanza strategica internazionale del paese. Il tutto naturalmente legato a doppio filo al voto dell\u20198 novembre negli Stati Uniti e del 4 dicembre in Italia. Ovvero: se vince Hillary, se vince il S\u00ec.<\/p>\n<p><b>Se vince Hillary<\/b><br \/>Renzi ha ottime possibilit\u00e0 di proseguire l\u2019intesa dei \u201cpatti chiari\u201d nel caso in cui l\u20198 novembre venga eletta Hillary Clinton, candidata per la quale ha preso posizione da tempo e a pi\u00f9 riprese. Le buone relazioni profittano anche del lavoro del think tank progressista <i>Center for American Progress<\/i>, fondato da John Podesta, il presidente (italo-americano) della campagna elettorale di Hillary. Il primo incontro ufficiale fra Renzi e Clinton potrebbe avvenire in occasione del G7 organizzato dall\u2019Italia a Taormina nel 2017.<\/p>\n<p>Difficile invece immaginare una simile intesa con Donald Trump alla Casa Bianca. Al contrario, in tal caso si teme che i nostri diplomatici, alle prese con l\u2019incontrollabile variabilit\u00e0 del neo-presidente, saranno sin troppo impegnati nel difficile compito di mantenere stabili le relazioni politiche e la cooperazione fra Washington e Roma, superando inevitabili e fondamentali divergenze di vedute.<\/p>\n<p><b>Il ruolo del Pd in Europa dopo il referendum<\/b><br \/>Il referendum costituzionale \u00e8 invece una variabile controllabile. Senza entrare in questa sede nel merito della riforma o analizzarne i cavilli giuridici, \u00e8 opportuno fare una considerazione relativa al carattere politico assunto da questo voto e alla frammentazione all\u2019interno del PD.<\/p>\n<p>La creazione di un fronte del NO interno al PD \u00e8 difficilmente comprensibile in una logica di opportunit\u00e0 politica verso l\u2019estero. Un voto compatto per il S\u00ec, infatti, rafforzerebbe notevolmente il PD in Europa, mettendo i nostri democratici in una posizione dominante all\u2019interno del gruppo socialista europeo, anche in considerazione dell\u2019indebolimento dei partiti progressisti in altri Paesi (Francia, Regno Unito, Spagna, Germania).<\/p>\n<p>L\u2019influenza sull\u2019agenda politica, sia a livello collettivo di partito, che dei singoli <i>decision-makers<\/i> italiani, ne uscirebbe rafforzata. Le implicazioni non sono da sottovalutare: il peso politico dei partiti ha un effetto su processi, politiche e decisioni  l\u2019adozione e l\u2019attuazione delle direttive comunitarie, le                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              nomine di funzionari in settori chiave della cooperazione europea, l\u2019elaborazione di nuove politiche comuni, per esempio in tema di emigrazione.<\/p>\n<p>Gianni Bonvicini ha giustamente evidenziato in un precedente <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3620\" target= \"blank\"><b><u>articolo<\/u><\/b><\/a> su <i>AffarInternazionali<\/i> i rischi per il nostro paese in caso di vittoria del NO, concludendo come un\u2019Italia pi\u00f9 forte sia una delle poche speranze per quel che resta del disegno unitario europeo.<\/p>\n<p>\u00c8 una previsione verosimile: gli scenari post-Brexit impongono una ridefinizione del cuore della governance Ue, in cui l\u2019Italia potrebbe giocare un ruolo di primo piano, assieme al motore franco-tedesco. In questo contesto, il PD, ove riuscisse a restare al governo del paese, potrebbe a sua volta giocare una sua partita politica a livello sovranazionale, nel quadro del processo di integrazione europea, ridando vigore all\u2019idea di un\u2019Ue solidale, orientata verso il progresso sociale, l\u2019uguaglianza economica e il rinnovamento politico. <\/p>\n<p> <b>Un\u2019intesa ideologica fra i democratici italiani e statunitensi<\/b><br \/>Sembra invece che il PD stia continuando a coltivare l\u2019antica e nobile arte del \u201ctirarsi la zappa sui piedi\u201d e si stia facendo opposizione da solo, pur essendo il partito politico che potrebbe maggiormente capitalizzare l\u2019approvazione della riforma costituzionale.<\/p>\n<p>In gioco, ci sono il ruolo di leadership all\u2019interno della famiglia socialista europea e del movimento progressista globale; e la possibilit\u00e0 di avere maggiore peso politico nelle sedi decisionali multilaterali &#8211; a cominciare da Bruxelles, in tema di austerit\u00e0 e di migrazione. Ma soprattutto, c\u2019\u00e8 in gioco la capacit\u00e0 di un partito di mostrarsi pi\u00f9 forte delle lotte intestine e agire nell\u2019interesse dei cittadini.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, la visita di Renzi alla Casa Bianca potrebbe essere vista e presentata come il riconoscimento di una importante nuova intesa ideologica fra i democratici italiani e statunitensi, e servire per porre le basi per un ricompattamento progressista anche in Europa.<\/p>\n<p>Bocciare la riforma nel merito e nel metodo \u00e8 una scelta dell\u2019elettorato che, a nostro avviso, sarebbe controproducente per il futuro della democrazia italiana. Ma la bocciatura politica, vista dalla prospettiva del PD, \u00e8 talmente controproducente da apparire come un atto di follia.<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Matteo Renzi \u00e8 tornato dalla cena di stato alla Casa Bianca con un importante capitale politico per il Partito Democratico (PD) riassumibile in tre punti. 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