{"id":36740,"date":"2016-10-31T00:00:00","date_gmt":"2016-10-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lurgenza-di-compiere-scelte-difficili\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:09","slug":"lurgenza-di-compiere-scelte-difficili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/lurgenza-di-compiere-scelte-difficili\/","title":{"rendered":"L\u2019urgenza di compiere scelte difficili"},"content":{"rendered":"<p>Il sistema internazionale si sta incrinando, consentendo la crescita del disordine e dei rischi di conflitto. Il comportamento bellicoso della Russia in Europa e ancora di pi\u00f9 in Medio Oriente e quello della Cina nei mari a lei circostanti sono preoccupanti, anche perch\u00e9 segnalano la scarsa propensione di queste grandi potenze a collaborare al mantenimento degli equilibri esistenti.<\/p>\n<p>Ma altrettanto grave \u00e8 il moltiplicarsi di guerre e crisi regionali volute e gestite in prima persona da una serie crescente di medie potenze regionali, in dura competizione tra loro.<\/p>\n<p>Le nuove tecnologie, in particolare quelle cibernetiche, hanno assunto un ruolo centrale nel campo economico, come in quello militare, ma \u00e8 sinora mancata la volont\u00e0 (e forse la capacit\u00e0) di regolarne l\u2019uso, cosicch\u00e9 quello che dovrebbe essere un bene comune \u00e8 invece un vero e proprio campo di concorrenza selvaggia: un luogo di anarchia e criminalit\u00e0 (oltre che di piccole guerre \u201csporche\u201d).<\/p>\n<p><b>Il ruolo chiave degli Usa<\/b><br \/>\n\u00c8 ancora in piedi il sistema di istituzioni e accordi internazionali creato dalla fine della II Guerra Mondiale, che garantisce quel che esiste di governo globale. Ma al suo centro sono e restano essenziali gli Stati Uniti e il loro impegno politico, economico e militare.<\/p>\n<p>Purtroppo il caos che caratterizza questa tornata elettorale americana rischia ora di perpetuarsi oltre l\u20198 novembre, giorno delle elezioni. La riapertura del caso delle e-mail da parte del Fbi potrebbe costare ad Hillary Clinton il successo sperato e al mondo la presidenza di Donald Trump.<\/p>\n<p>Ma anche se questo non avvenisse, il rischio di un\u2019incriminazione potrebbe pesare sino alla riunione del collegio dei grandi elettori (il 19 dicembre), che dovranno trasformare in effettiva elezione del nuovo Presidente le indicazioni politiche dei loro rispettivi stati, e forse anche oltre. Rischiamo insomma di avere a che fare con un Presidente dimezzato (ricattato?) oppure con un Presidente imprevedibile.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 renderebbe molto pi\u00f9 difficile agli Usa, anche se lo volessero, riprendere le fila della governabilit\u00e0 internazionale, consolidando le loro alleanze e ridando fiato e iniziativa alle grandi istituzioni globali, dalle Nazioni Unite al Fondo Monetario e alla Banca Mondiale (per non parlare dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio, sempre pi\u00f9 aggirata e svuotata dal moltiplicarsi di accordi bilaterali e multilaterali).<\/p>\n<p>Lo scetticismo diffuso e le numerose critiche (a volte fondate) nei confronti di queste istituzioni non dovrebbero far dimenticare la loro utilit\u00e0 di fondo nei confronti di un sistema che, senza di esse, sarebbe molto pi\u00f9 insicuro e squilibrato.<\/p>\n<p><b>Un interesse vitale europeo<\/b><br \/>\nTutto questo si ripercuote direttamente sull\u2019Europa, sulla sua sicurezza e sul suo futuro. L\u2019Ue \u00e8 insieme l\u2019esempio pi\u00f9 sviluppato e complesso di organizzazione internazionale, e il pi\u00f9 dipendente dal funzionamento complessivo delle regole e degli equilibri internazionali.<\/p>\n<p>Il montare della conflittualit\u00e0 ai suoi confini orientali e meridionali va in parallelo col crescere di gravi problemi politici interni, dalla Brexit al montare del populismo e del nazionalismo anti-europeo: gli attacchi ripetuti al principio di solidariet\u00e0 tra i membri dell\u2019Unione rischiano di tradursi in una crisi paralizzante, politica e istituzionale.<\/p>\n<p>In questa situazione sarebbe essenziale poter contare su una forte leadership (e garanzia) americana, ma purtroppo siamo lungi dal poter esserne certi. Al contrario, si delinea un difficile scenario in cui potrebbero dover essere gli europei a sospingere, incoraggiare ed aiutare gli americani ad esercitare il loro ruolo.<\/p>\n<p><b>Quando un cieco guida un altro cieco<\/b><br \/>\nIl rischio, come nel bel quadro di Peter Brueghel il Vecchio che illustra la parabola dei ciechi, \u00e8 che l\u2019uno porti l\u2019altro a cadere assieme nel fosso. Forse mai come in questo periodo si sente l\u2019esigenza di una forte e consapevole politica estera, di sicurezza e difesa dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>La cosa \u00e8 resa pi\u00f9 difficile dalla Brexit, non solo o non tanto perch\u00e9 priva l\u2019Ue di un importante e sperimentato attore internazionale (che peraltro non \u00e8 mai stato molto disponibile al gioco di squadra in questo campo) ma perch\u00e9 aggiunge forti elementi di distrazione e di incertezza rispetto ai veri problemi che la politica estera europea dovrebbe affrontare.<\/p>\n<p>Il documento di strategia globale europea preparato dall\u2019Alto Rappresentante e accettato dal Consiglio europeo \u00e8 sostanzialmente ottimista sulle capacit\u00e0 europee e sulle evoluzioni globali. In ci\u00f2 non vi \u00e8 nulla di male, al contrario, \u00e8 un incentivo a procedere perch\u00e9 il successo \u00e8 possibile, anche se tutt\u2019altro che scontato. Tuttavia il rischio \u00e8 che in questo modo venga sottovalutata l\u2019urgenza di prendere le decisioni necessarie e la drammaticit\u00e0 di alcune di esse.<\/p>\n<p><b>Un elenco preoccupante<\/b><br \/>\nCi aspettano decisioni difficili. In Siria ed in Iraq dobbiamo decidere cosa fare con governi ancora al potere, ma che in realt\u00e0 sono parte del problema. Quale ruolo giocare tra Turchia, Iran e Arabia Saudita? Cosa intendiamo fare di fronte alla prospettiva di una crescente presenza militare russa, con nuove basi nel Mediterraneo?<\/p>\n<p>A parte la Crimea, come affrontare la divisione in due dell\u2019Ucraina? Come rispondere al riarmo nucleare della Russia? Come intendiamo procedere in Libia? Pu\u00f2 esistere un ruolo europeo per la gestione dei conflitti in Africa (e per affrontare la questione degli stati falliti)? Intendiamo avere una politica e una presenza negli equilibri dell\u2019Asia meridionale e dell\u2019Asia-Pacifico?<\/p>\n<p>Abbiamo lavorato in questi anni per accrescere la cooperazione tra l\u2019Ue e organizzazioni come l\u2019Onu, l\u2019Unione Africana e l\u2019Asean. Ora bisogna capire se abbiamo le capacit\u00e0 e la volont\u00e0 per costruire su questo patrimonio una politica di proiezione della sicurezza.<\/p>\n<p>Queste non sono scadenze a tempo indeterminato. Altre potenze sono attive in questi quadranti, da quelle regionali alla Russia e alla Cina. Gli Stati Uniti, con i loro alleati europei ed asiatici, sono riusciti sino ad ora, bene o male, a garantire un quadro stabile di sicurezza in tutte queste aree, ma \u00e8 tutt\u2019altro che certo che potranno o vorranno farlo ancora a lungo. \u00c8 necessario e urgente incoraggiarli ed aiutarli in tal senso, per la nostra stessa tranquillit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sistema internazionale si sta incrinando, consentendo la crescita del disordine e dei rischi di conflitto. 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