{"id":36790,"date":"2016-11-03T00:00:00","date_gmt":"2016-11-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/hillary-e-donald-due-ricette-per-leconomia\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:08","slug":"hillary-e-donald-due-ricette-per-leconomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/hillary-e-donald-due-ricette-per-leconomia\/","title":{"rendered":"Hillary e Donald: due ricette per l&#8217;economia"},"content":{"rendered":"<p><i>This is not an ordinary time and this is not an ordinary election<\/i>. Queste parole, pronunciate da Hillary Clinton nel secondo dibattito televisivo con Donald Trump, ben sintetizzano la peculiarit\u00e0 di queste elezioni presidenziali.<\/p>\n<p>L\u2019intera campagna elettorale \u00e8 stata caratterizzata dallo scontro tra personalit\u00e0 piuttosto che dalla competizione tra due visioni diverse per il futuro degli Stati Uniti. Ciononostante, i programmi dei due candidati presentano forti differenze. Soprattutto nell\u2019agenda economica. E ci\u00f2 avr\u00e0 un peso nella scelta elettorale dei cittadini statunitensi.<\/p>\n<p><b>Gli statunitensi votano guardando al portafoglio<\/b><br \/>\nLo slogan di James Carville, consigliere di Bill Clinton nelle elezioni del 1992, \u00e8 sempre attuale. Gli statunitensi votano con il portafoglio. Secondo un recente sondaggio di <i>CBS News\/New York Times<\/i>, per un terzo degli elettori crescita e occupazione sono i temi che pi\u00f9 influenzeranno il voto.<\/p>\n<p>La preoccupazione per l\u2019economia potrebbe sembrare immotivata. Dopo la grave crisi finanziaria del 2008 e la contrazione del Pil l\u2019anno successivo, negli Stati Uniti \u00e8 tornata la crescita, sono stati creati quasi 10 milioni di posti di lavoro e l\u2019inflazione \u00e8 stabile intorno all\u20191,5%.<\/p>\n<p>Ciononostante, la ripresa presenta alcune fragilit\u00e0. Negli ultimi otto anni il tasso di disoccupazione \u00e8 passato dal 10% al 4,9%, ma 14 milioni di cittadini hanno abbandonato la forza lavoro. E la crescita media della produttivit\u00e0 si \u00e8 ridotta significativamente. Ancora una volta l\u2019economia sar\u00e0 importante nell\u2019urna.<\/p>\n<p>Il fenomeno pi\u00f9 preoccupante \u00e8 l\u2019aumento della diseguaglianza, economica e sociale. Anzich\u00e9 essere diffusa, la crescita si \u00e8 concentrata solo in certi settori, aree geografiche e classe sociali. Agli straordinari successi dell\u2019hi-tech della Silicon Valley e del biomedicale di San Diego si contrappongono la crisi dell\u2019<i>automotive <\/i>a Detroit e il declino del manifatturiero nella Rust Belt. I gap sono aumentati e con essi tensioni, ansie e senso d\u2019incertezza. Soprattutto della classe media.<\/p>\n<p>A fronte di indiscutibili storie di successo, negli ultimi decenni le condizioni economiche di molti statunitensi sono peggiorate. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti \u00e8 diminuito e le persone con un\u2019istruzione limitata faticano sempre di pi\u00f9 a trovare buoni posti di lavoro.<\/p>\n<p><b>Clinton vs. Trump: l\u2019agenda economica prevarr\u00e0 sugli scandali?<\/b><br \/>\nI tanti scandali personali e punti di debolezza dei due candidati, combinati con l\u2019azione dei SuperPacs &#8211; i <i>Political Action Committee <\/i>che possono raccogliere e spendere enormi quantit\u00e0 di denaro &#8211; e il crescente peso dei social networks, hanno contribuito a spostare l\u2019attenzione dai contenuti alle emozioni e a personalizzare eccessivamente lo scontro elettorale.<\/p>\n<p>Tuttavia, Trump e Clinton propongono risposte molto diverse su temi quali lavoro, crescita, tasse, spesa pubblica, immigrazione, commercio. Per creare posti di lavoro la candidata democratica punta su un aumento della spesa pubblica per investimenti in infrastrutture, formazione professionale, energia pulita.<\/p>\n<p>Clinton \u00e8 inoltre favorevole all\u2019aumento del salario minimo federale (oggi di 7,25 dollari l\u2019ora), a rivedere la legislazione sull\u2019immigrazione e a promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso un miglioramento delle condizioni di congedo parentale (Trump prevede solo il congedo di maternit\u00e0), dell\u2019offerta di servizi per l\u2019infanzia e la diminuzione delle spese per l\u2019istruzione, in primis quelle universitarie.<\/p>\n<p>Le proposte di Trump, meno articolate, prevedono massicci investimenti in difesa e infrastrutture promettendo un aumento del tasso di crescita fino al 3,5% e 25 milioni di nuovi posti di lavoro in dieci anni.<\/p>\n<p>Su tasse e spesa pubblica le differenze tra i due candidati sono in gran parte in linea con le tradizioni dei rispettivi partiti. I democratici prevedono investimenti pubblici e miglioramenti della previdenza finanziati con aumenti delle tasse; i repubblicani, strenui oppositori del <i>big government<\/i>, promettono un taglio delle imposte.<\/p>\n<p>La Tax Foundation stima che con Trump i contribuenti risparmierebbero in media 1.818 dollari l\u2019anno e con la Clinton ne verserebbero 176 in pi\u00f9. \u00c8 tuttavia interessante come nessuno dei due enfatizzi i rischi dell\u2019enorme debito pubblico.<\/p>\n<p>La proposta fiscale \u00e8 forse la parte pi\u00f9 dettagliata e chiara del programma di Trump. Prevede per le imprese un taglio drastico dell\u2019aliquota dal 35% al 15%. Alle persone fisiche si promette una forte semplificazione, con riduzione a sole tre aliquote: 12%, 25% e 33%.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 diminuirebbe il carico fiscale per i contribuenti in tutte le fasce di reddito &#8211; oggi l\u2019aliquota marginale pi\u00f9 elevata \u00e8 del 39.6% &#8211; ma ridurrebbe anche la progressivit\u00e0 del sistema. Inoltre il calo delle entrate fiscali &#8211; stimato tra 4,4 e 5,9 trilioni di dollari in dieci anni &#8211; avrebbe conseguenze pesanti sul debito pubblico.<\/p>\n<p>La Clinton invoca aumenti delle tasse per redditi superiori ai 250mila dollari e agevolazioni per le classi pi\u00f9 deboli. Sul lato<i> corporate<\/i>, agevolazioni per le imprese che condividono i profitti con i dipendenti, aumento delle imposte sulle plusvalenze a breve termine al fine di incoraggiare investimenti a lungo termine e sanzioni fiscali per le aziende che delocalizzano.<\/p>\n<p><b>Dal Nafta al Ttip, il commercio internazionale divide i candidati<\/b><br \/>\nIn campagna elettorale Trump ha accusato molti partner commerciali degli Stati Uniti di concorrenza sleale. Le soluzioni proposte sono introdurre dazi e tariffe, rinegoziare il trattato di libero scambio nordamericano Nafta e rimettere in discussione i progressi fatti su quelli con l\u2019Asia, Tpp, e l\u2019Europa, Ttip. Questa linea \u00e8 in chiara rottura con quella tradizionale repubblicana su globalizzazione e commercio internazionale.<\/p>\n<p>Le posizioni di Clinton in materia di libero scambio sono meno nette e per questo sono state attaccate con successo dal rivale. Da First Lady la candidata democratica ha sostenuto il Nafta e da segretario di Stato ha appoggiato il Tpp definendolo il nuovo<i> gold standard<\/i>, salvo poi dichiarare di non essere soddisfatta dell\u2019accordo raggiunto.<\/p>\n<p>Anche sul Ttip la Clinton \u00e8 divenuta pi\u00f9 critica rispetto al passato. Il suo equilibrismo cerca di mantenere il consenso degli elettori centristi e al contempo conquistare l\u2019ala liberal del partito che alle primarie ha sostenuto Bernie Sanders, molto critico degli accordi commerciali.<\/p>\n<p>Passando invece alla politica monetaria, negli ultimi anni, la Fed ha attirato le critiche di entrambi i partiti per il ruolo nel salvataggio delle banche dopo la crisi del 2008, per la presunta eccessiva sintonia con Wall Street e per l\u2019uso aggressivo e prolungato del <i>quantitative easing<\/i>.<\/p>\n<p>Tuttavia, le posizioni della Clinton e di Trump sulla Banca Centrale americana sono state ambigue e altalenanti. La prima non si \u00e8 espressa nel merito sulla politica monetaria ma si \u00e8 limitata a criticare la <i>revolving door<\/i> tra banche d\u2019affari e Fed che crea conflitti d\u2019interesse tra il settore bancario e i suoi regolatori.<\/p>\n<p>Il secondo, dopo aver accusato Janet Yellen d\u2019inadeguatezza e la Fed di mantenere i tassi d\u2019interesse bassi per motivazioni politiche, \u00e8 in seguito divenuto pi\u00f9 prudente nei suoi giudizi. Anche per non essere percepito come contrario alla politica monetaria espansiva, che aiuta la crescita e favorisce le esportazioni americane mantenendo il dollaro debole.<\/p>\n<p>Gli scandali hanno eccessivamente personalizzato questa campagna elettorale, ma l&#8217;agenda economica influenzer\u00e0 molto il voto degli americani. <i>It&#8217;s the economy, stupid <\/i>rimane di grande attualit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>This is not an ordinary time and this is not an ordinary election. 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