{"id":36830,"date":"2016-11-06T00:00:00","date_gmt":"2016-11-05T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/hillary-vs-donald-finale-di-partita-velenoso\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:07","slug":"hillary-vs-donald-finale-di-partita-velenoso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/hillary-vs-donald-finale-di-partita-velenoso\/","title":{"rendered":"Hillary vs Donald, finale di partita velenoso"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 stata una campagna elettorale mediocre e cattiva. Ma il finale \u00e8 stato molto peggio di tutto quello che s\u2019era visto prima: colpi bassi; accuse personali; la discesa in campo di personaggi decisamente marginali, come il direttore dell\u2019Fbi James Comey e l\u2019uomo in boxer, Anthony Weiner, diventati protagonisti tanto inattesi quanto determinanti. <\/p>\n<p>Dopo il terzo dibattito in diretta televisiva, la partita tra la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump, era ancora aperta, ma orientata. Invece, la riapertura inopinata dell\u2019inchiesta dell\u2019Fbi, gi\u00e0 archiviata, sull\u2019emailgate ha rovesciato l\u2019inerzia dall\u2019avvicinamento al voto a favore del magnate, mentre l\u2019ex first lady fatica a mantenersi a galla. <\/p>\n<p>\u00c8 un po\u2019 come se l\u2019arbitro si sia messo a fischiare a senso unico, nelle ultime battute d\u2019un match non ancora deciso. Anche la decisione di sabato sull\u2019Arizona, uno degli stati in bilico, va contro Hillary e a favore di Donald: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha avallato la legge, voluta dai repubblicani e bloccata da una Corte d\u2019Appello federale, che proibisce il voto anticipato. <\/p>\n<p>Un handicap per i democratici, perch\u00e9 sono soprattutto neri e ispanici a ricorrere al voto anticipato: due \u2018constituencies\u2019 pro-Clinton cruciali in uno Stato potenzialmente decisivo.Ottobre di sorprese, nella campagna, non ne ha portate una sola; e la coda di novembre s\u2019\u00e8 pure rivelata velenosa. <\/p>\n<p><b>Una settimana frenetica, allarmi, paure, minacce<\/b><br \/>L\u2019ultima settimana prima dell\u2019ElectionDay, negli Stati Uniti \u00e8 stata tesa e frenetica. Queste sono divenute elezioni da paranoia: un incubo, tra chi grida ai brogli, chi apre inchieste, chi ne conduce di soppiatto, chi razzia mail e chi le diffonde &#8211; gli hacker e Wikileaks. Un clima che favorisce il candidato repubblicano, pi\u00f9 incline a gettarla in rissa, sulla rivale democratica, pi\u00f9 precisa sui contenuti e a disagio quando si gioca ad alzare i toni. .<\/p>\n<p>L\u2019Amministrazione statunitense si fa megafono del timore di un attacco di hacker massiccio, dalla Russia o da altrove, il giorno del voto, per gettare nel caos la democrazia Usa e mostrarne le fragilit\u00e0, almeno tecnologiche &#8211; quelle sostanziali le ha gi\u00e0 evidenziate la campagna. .<\/p>\n<p>L\u2019intelligence mette in guardia dal rischio di un attacco dei terroristi di Al-Qaida &#8211; una cellula, o dei lupi solitari &#8211; che potrebbero colpire luned\u00ec in Texas, o in Virginia, o a New York.<\/p>\n<p>E l&#8217;Fbi, da una settimana protagonista assoluto e schierato della campagna, starebbe indagando su falsi documenti volti a screditare la Clinton nell&#8217;ambito della pi\u00f9 ampia indagine sui presunte interferenze russe.<\/p>\n<p><b>Verso il 20 gennaio<\/b><br \/>Oltre18 mesi di campagna elettorale &#8211; il 22 marzo 2015, Ted Cruz, senatore del Texas, repubblicano, annunciava per primo la candidatura alla nomination -, quasi sei mesi di primarie e caucuses da gennaio a giugno, due convention, tre dibattiti presidenziali non condurranno, almeno formalmente, alla parola fine marted\u00ec prossimo.<\/p>\n<p>La sera dell\u2019ElectionDay, per\u00f2, si sapr\u00e0 chi sar\u00e0 il 45\u00b0 presidente degli Stati Uniti, salvo strascichi stile Florida 2000 tra George W. Bush e Al Gore: se per la prima volta una donna o per la prima volta una figura che non ha mai ricoperto un incarico pubblico n\u00e9 affrontato un voto popolare.<\/p>\n<p>Seguendo un preciso e complesso rituale costituzionale, le procedure per l\u2019elezione del presidente andranno comunque avanti, dopo l\u20198 Novembre: il giorno chiave sar\u00e0 mercoled\u00ec 19 dicembre, mentre l\u2019insediamento avverr\u00e0 venerd\u00ec 20 gennaio 2017.<\/p>\n<p><b>La procedura e i Grandi Elettori<\/b><br \/>La Costituzione statunitense prevede che le elezioni si svolgano il marted\u00ec che segue il primo luned\u00ec di novembre: dunque, quest\u2019anno, l\u20198. Si vota per il presidente e il vicepresidente e per rinnovare parzialmente il Congresso: tutta la Camera, 435 seggi &#8211; oggi, 247 repubblicani e 188 democratici -, e un terzo del Senato, 34 seggi &#8211; 24 repubblicani e 10 democratici &#8211; su 100 &#8211; oggi, 54 repubblicani, 44 democratici e due indipendenti che votano per lo pi\u00f9 democratico -, oltre a 12 governatori &#8211; sette democratici e cinque repubblicani &#8211; su 50.<\/p>\n<p>I mandati dei deputati durano due anni; quelli dei senatori sei: gli uni e gli altri sono rinnovabili senza &#8211; ma Trump vorrebbe rivedere questa norma. I mandati dei governatori durano quattro anni e sono rinnovabili una sola volta.<\/p>\n<p>Tradizionalmente, ci sono, inoltre, migliaia di consultazioni statali e locali e decine &#8211; o persino centinaia &#8211; di referendum statali e locali. Gli elettori, in genere, devono districarsi fra le schede, che siano moderne, elettroniche, o ancora con il vecchio, e contestato, sistema della punzonatura.<\/p>\n<p>Nei singoli Stati e nel Distretto di Colombia, dove sorge Washington, i votanti non eleggono direttamente il presidente, ma un collegio di Grandi Elettori in numero pari, per ogni Stato, alla somma dei senatori, due per ciascuno Stato, e dei deputati, variabili in funzione della popolazione.<\/p>\n<p>Il collegio elettorale si compone di 538 Grandi Elettori. Il numero minimo di Grandi Elettori per uno Stato \u00e8 tre: Alaska, Delaware, Montana, North e South Dakota, Vermont, Wyoming e Distretto di Columbia. Il numero massimo \u00e8 55 (California), davanti a Texas 38 e New York 29. I numeri dei Grandi Elettori Stato per Stato vengono periodicamente adeguati alle variazioni demografiche.<\/p>\n<p>I collegi dei Grandi Elettori si riuniscono Stato per Stato il primo luned\u00ec dopo il secondo mercoled\u00ec di dicembre: quest\u2019anno, il 19 dicembre. I Grandi Elettori procedono a votazioni separate per il presidente e il vicepresidente. La norma vuole che, in tutti gli Stati, tranne Maine e Nebraska, tutti i voti dei Grandi Elettori vadano ai candidati che hanno ottenuto pi\u00f9 voti popolari in quello Stato. Nel Maine &#8211; 4 &#8211; e nel Nebraska &#8211; 5 -, i voti sono contati nei singoli distretti elettorali.<\/p>\n<p>I risultati delle votazioni del 19 dicembre vengono trasmessi all&#8217;Ufficio del Registro federale, dove il Congresso li verifica entro la fine dell\u2019anno.All\u2019inizio di gennaio del 2017, il nuovo Congresso siede in sessione plenaria congiunta e procede al computo ufficiale dei voti elettorali. Il presidente del Senato annuncia l\u2019esito delle elezioni e proclama il presidente eletto, se \u00e8 stata raggiunta la maggioranza necessaria, cio\u00e8 270 Grandi Elettori su 538.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec non fosse, toccher\u00e0 alla Camera eleggere il presidente a maggioranza, votando per delegazioni di Stati, fra i tre candidati che hanno ottenuto pi\u00f9 voti, e al Senato eleggere il vicepresidente, scegliendo fra i due candidati che hanno avuto pi\u00f9 voti.<\/p>\n<p>Venerd\u00ec 20 gennaio, il processo si completa: il presidente e il vice-presidente prestano giuramento nelle mani del presidente della Corte Suprema ed entrano nel pieno delle loro funzioni. Saranno passate pi\u00f9 di dieci settimane dall\u2019ElectionDay. E chiss\u00e0 se l\u2019inchiesta dell\u2019Fbi sulle mail si sar\u00e0 conclusa.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3684\" target= \"blank\"><b><u> Hillary &#8211; Chi la vota, il bianco \u00e8 suo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3685\" target= \"blank\"><b><u> Donald &#8211; Chi lo vota, i bianchi sono suoi<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stata una campagna elettorale mediocre e cattiva. Ma il finale \u00e8 stato molto peggio di tutto quello che s\u2019era visto prima: colpi bassi; accuse personali; la discesa in campo di personaggi decisamente marginali, come il direttore dell\u2019Fbi James Comey e l\u2019uomo in boxer, Anthony Weiner, diventati protagonisti tanto inattesi quanto determinanti. 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