{"id":36870,"date":"2016-11-09T00:00:00","date_gmt":"2016-11-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lapproccio-di-trump-al-mondo\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:06","slug":"lapproccio-di-trump-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/lapproccio-di-trump-al-mondo\/","title":{"rendered":"L\u2019approccio di Trump al mondo"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019approccio del neo eletto presidente Donald Trump alla politica estera e di difesa, alle alleanze e alle crisi in corso, \u00e8 al momento poco prevedibile. <\/p>\n<p>Tre elementi emersi negli ultimi mesi costituiscono per\u00f2 il punto di partenza per ipotizzare come si muover\u00e0 il prossimo presidente repubblicano sulla scena internazionale: nazionalismo estremamente realista; preferenza per accordi bilaterali con le potenze regionali e riluttanza a intervenire militarmente su larga scala. <\/p>\n<p> <b>Trump, presidente imprevedibile<\/b><br \/> La prossima amministrazione \u00e8 al momento poco prevedibile per almeno cinque fattori: l\u2019estraneit\u00e0 di Trump all\u2019establishment della politica statunitense; la conseguente incertezza su chi nominer\u00e0 nel suo staff, dal Pentagono al Dipartimento di Stato e oltre; la mancanza di un\u2019efficace opposizione democratica nella Camera e nel Senato controllati dai repubblicani, che accresce quindi il suo margine di manovra; il fatto che Trump abbia vinto ampiamente queste elezioni, anche in stati democratici, proprio grazie a una posizione di rottura con le tradizionali linee guida della politica statunitense, anche all\u2019estero; il suo temperamento sanguigno.<\/p>\n<p> <b>Nazionalismo e realismo innanzi a tutto (finch\u00e9 dura)<\/b><br \/> Il nuovo presidente ha meno fiducia dei suoi predecessori nelle istituzioni internazionali e nel sistema di alleanze che gli Stati Uniti hanno costruito nei decenni. Non \u00e8 contro di essi in quanto tali, ma li ritiene un mero strumento al servizio degli interessi nazionali Usa e che pu\u00f2 essere abbandonato (o modificato) se non assolve pi\u00f9 a questo scopo. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, Trump \u00e8 soprattutto un nazionalista, quindi anche la globalizzazione o l\u2019ordine internazionale liberale non sono ritenuti elementi positivi per s\u00e9, ma solo nella misura in cui beneficiano gli Stati Uniti quanto a immediati interessi nazionali, economici e di sicurezza.<\/p>\n<p> L\u2019elemento nazionalista e realista non era certo assente nelle precedenti amministrazioni, ma i suoi predecessori hanno ritenuto che gli Stati Uniti beneficiassero strutturalmente da un sistema internazionale basato sul libero scambio ed i valori democratici, mentre Trump intende valutare questa convenienza caso per caso. <\/p>\n<p>Trump non avr\u00e0 letto Lord Palmerston, ma potrebbe ben riconoscersi nell\u2019affermazione del premier britannico dell\u2019800 secondo cui \u201cnon abbiamo alleati eterni n\u00e9 nemici permanenti, solo i nostri interessi sono eterni e permanenti ed \u00e8 nostro dovere perseguirli\u201d. <\/p>\n<p> Bisogner\u00e0 vedere come il sistema internazionale reagir\u00e0 a un tale approccio da parte della potenza che ne rimane comunque il perno, e quindi se Trump dovesse correggere la rotta in corso d\u2019opera.<\/p>\n<p><b>Accordi bilaterali non alleanze<\/b><br \/>Il secondo elemento dell\u2019approccio di Trump sta nel ritenere che gli accordi bilaterali con le grandi e medie potenze siano il mezzo migliore per ottenere risultati pi\u00f9 vantaggiosi per gli Stati Uniti, nel campo dell\u2019economia come della sicurezza. <\/p>\n<p>Accordi da ricercare in primo luogo con gli stati maggiori, in grado a loro volta di assicurare una minima situazione di stabilit\u00e0 regionale funzionale agli interessi Usa. Questo pu\u00f2 portare anche a sacrificare la posizione degli alleati minori, la coesione delle alleanze e il funzionamento delle organizzazioni multilaterali di cui Washington fa parte, se il gioco vale la candela alla luce degli interessi statunitensi. <\/p>\n<p> Anche questo elemento non \u00e8 certo nuovo nella storia della Guerra Fredda e del periodo successivo, ma con Trump \u00e8 probabile venga accentuato rispetto all\u2019amministrazione Obama &#8211; che pure ha chiuso un accordo sostanzialmente bilaterale con Teheran in contrasto con gli alleati sauditi e israeliani. <\/p>\n<p> La fiducia negli accordi bilaterali deriva anche dall\u2019esperienza di Trump nel settore privato, ma potrebbe scontrarsi con la complessit\u00e0 di teatri in cui attori regionali sono in conflitto tra loro a geometria variabile, e un accordo bilaterale con il pi\u00f9 forte non necessariamente riduce la conflittualit\u00e0. <\/p>\n<p><b>Meno interventismo militare (forse)<\/b><br \/> Coerentemente con i precedenti due punti, Trump promette meno interventismo all\u2019estero dei suoi predecessori repubblicani e democratici. Lontano anni luce dall\u2019idea di <i>Responsibility to Protect<\/i>, Trump ha anche criticato la condotta repubblicana della guerra al terrorismo basata sull\u2019impiego della forza militare su larga scala in Iraq e Afghanistan. <\/p>\n<p> In questo, il nuovo presidente si avvicina paradossalmente ad Obama, che negli ultimi otto anni ha cercato di porre fine alla presenza di truppe Usa sul terreno iracheno, di ridurla su quello afgano, e di evitarla del tutto in Libia e Siria.<\/p>\n<p>L\u2019aumento di instabilit\u00e0 e conflittualit\u00e0 dovuto anche al relativo disimpegno militare ha poi portato l\u2019amministrazione democratica ad una parziale marcia indietro, avviando campagne aeree, inviando significative forze speciali e ricorrendo agli assassini mirati di sospetti terroristi nella regione del Medio Oriente e Nord Africa. <\/p>\n<p> Trump si \u00e8 detto pronto ad intervenire militarmente dove e quando dovesse sorgere una minaccia diretta agli interessi e alla sicurezza americana: \u00e8 probabile che lo farebbe in modo simile ad Obama contando primariamente sull\u2019uso del potere aereo e delle forze speciali, senza quindi l\u2019impiego di truppe di terra, ma non si pu\u00f2 escludere una escalation militare se la situazione lo richiedesse. <\/p>\n<p> Non bisogna infatti dimenticare che anche George W. Bush aveva vinto le elezioni presidenziali del 2000 con una esplicita e forte promessa di ridurre l\u2019impegno militare all\u2019estero, dopo le \u201cguerre umanitarie\u201d condotte dall\u2019amministrazione Clinton, ma poi gli attentati dell\u201911 settembre hanno cambiato radicalmente la sua politica estera e di difesa. <\/p>\n<p> In generale, non tutto quello che un candidato alla Casa Bianca promette in campagna elettorale viene poi perseguito, e men che meno realizzato, una volta che esasperare le proprie posizioni in campagna elettorale \u00e8 servito a raccogliere voti. \u00c8 quindi opportuno <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/sites\/default\/files\/italia-nato_161117.pdf\" target= \"blank\"><b><u>riflettere a mente fredda<\/u><\/b><\/a> sugli scenari che la presidenza Trump apre per la sicurezza euro-atlantica, la Nato e l\u2019Italia. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019approccio del neo eletto presidente Donald Trump alla politica estera e di difesa, alle alleanze e alle crisi in corso, \u00e8 al momento poco prevedibile. 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