{"id":36890,"date":"2016-11-10T00:00:00","date_gmt":"2016-11-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/da-mosul-a-raqqa-la-turchia-tra-curdi-buoni-e-cattivi\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:06","slug":"da-mosul-a-raqqa-la-turchia-tra-curdi-buoni-e-cattivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/da-mosul-a-raqqa-la-turchia-tra-curdi-buoni-e-cattivi\/","title":{"rendered":"Da Mosul a Raqqa, la Turchia tra curdi buoni e cattivi"},"content":{"rendered":"<p>Da Mosul a Raqqa c\u2019\u00e8 un percorso di 470 km, che, in aree prevalentemente abitate dai curdi, scorre da est a ovest in modo parallelo al confine con la Turchia, lungo un migliaio di chilometri. <\/p>\n<p>A Est di quest\u2019ultimo c\u2019\u00e8 l\u2019Iran, a Ovest il Mediterraneo, a Sud quattro territori un tempo indistinti, ma divenuti poi Libano, Siria, Iraq e Giordania a seguito della spartizione dell\u2019Impero ottomano. All\u2019epoca, a dire il vero, veniva anche ventilata la promessa di costituire, proprio in quella fascia, uno Stato patria dei curdi. Promessa dimenticata dai pi\u00f9, ma non da loro.<\/p>\n<p><b>Un peccato geopolitico<\/b><br \/>Questo breve stacco storico-geografico pu\u00f2 aiutare ad orientarci in una situazione conflittuale a dir poco inestricabile. Le foglie di fico per giustificare tutto ci\u00f2 che sta accadendo sono almeno due: la fantomatica \u201cresponsabilit\u00e0 di proteggere\u201d, lanciata dall\u2019Onu, ma in realt\u00e0 mai recepita dagli Stati, e la salvaguardia delle attuali frontiere, ancorch\u00e9 artificiali, che configurano l\u2019attuale Medioriente. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi una terza foglia di fico, la guerra all\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d, che in realt\u00e0 interessa solo ad alcuni. Sotto questa copertura, i grandi registi cercano di perseguire, attraverso la proxi-war in atto, finalit\u00e0 tutte proprie. <\/p>\n<p>L\u2019Isis, con la proclamazione del Califfato nelle regioni a maggioranza sunnita dell\u2019Iraq e della Siria, ha di fatto tentato di cancellare l\u2019arbitraria architettura escogitata da inglesi e francesi per la spartizione di quella parte dell\u2019Impero ottomano. Al di l\u00e0 delle ideologie e delle religioni, questo \u00e8 un \u201cpeccato geopolitico\u201d che andava senz\u2019altro punito.<\/p>\n<p><b>La Turchia vuole impedire l\u2019unificazione dei curdi in uno Stato-Nazione<\/b><br \/>La recente \u201ccacciata\u201d dello \u201cstato islamico\u201d, dalla mitica Dabiq e la decisione della Coalizione di procedere alla riconquista di Mosul (Iraq) e di Raqqa (Siria), sono eventi che consentono di chiarire, almeno in una certa misura, schieramenti e finalit\u00e0. \u00c8 bene partire dagli attori regionali, Turchia ed Iran, prima di prendere in esame gli attori esterni, ovvero Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.<\/p>\n<p>Il primo obiettivo di Ankara \u00e8 impedire l\u2019unificazione dei curdi in uno Stato-Nazione, che alla distanza verrebbe ovviamente a comprendere anche una parte della Turchia meridionale. A questo fine, per i turchi non tutti i curdi sono uguali: quelli iracheni sono \u201cbuoni\u201d, quelli siriani \u201ccattivi\u201d. Con i primi, quelli della Regione autonoma curda governata da Masud Barzani, intrattengono rapporti accettabili, se non cordiali. <\/p>\n<p>E qui entra in ballo il secondo obiettivo, quello che il presidente turco Erdogan non confessa, ovvero il perseguimento di una sorta di ritorno all\u2019Impero, riportando nella propria orbita, oltre a Mosul, anche le aree petrolifere di Erbil e Kirkuk. Quindi, lo schieramento del loro esercito, che sconfina in territorio iracheno a nord di Mosul, per ora \u00e8 solo di attesa. Ma Usa e Russia li tengono a freno.<\/p>\n<p>L\u2019ingresso in citt\u00e0 dei peshmerga turco-iracheni, piuttosto che dell\u2019esercito (a maggioranza sciita) di Bagdad e dei pasdaran iraniani \u00e8 un segnale assai chiaro di quale sar\u00e0 l\u2019assetto futuro della regione.<\/p>\n<p>In Siria, l\u2019interesse turco per la conquista di Raqqa conferma il tentativo di Ankara di impedire l\u2019unificazione dei tre cantoni curdi e rompere la continuit\u00e0 territoriale dei curdi siriani, mandando in frantumi il sogno di un\u2019intera regione curda del Rojava lungo il confine settentrionale.<\/p>\n<p><b>Il ritorno al passato di Trump in Medio Oriente<\/b><br \/>L\u2019Iran, gran patron di Damasco e del governo di Bagdad, \u00e8 interessato a mantenere la propria presenza in entrambi i Paesi, ma lo fa con discrezione, assieme agli Hezbollah libanesi, in modo da non turbare troppo gli interessi di Usa, Regno Unito e Francia, che compartecipano al sostegno dei curdi dell\u2019Ypg, alleati dell\u2019Sdf (<i>syrian democratic forces<\/i>). Per Erdogan \u00e8 un pugno in un occhio.<\/p>\n<p>La Russia ha un solo vero interesse: sostenere al-Assad per conservare le concessioni gi\u00e0 ottenute dal padre Hafez: porti e aeroporti sul Mediterraneo. La testa di ponte per un\u2019eventuale nuova proiezione verso i \u201cmari caldi\u201d, ambizione geopolitica atavicamente perseguita sin dai tempi degli Zar, ed ereditata oggi da Vladimir Putin. In pratica, i russi bombardano senza discriminare tutti coloro che si oppongono agli alawiti di Assad, siano essi curdi \u201cbuoni\u201d, curdi \u201ccattivi\u201d, miliziani dell\u2019Isis o truppe sunnite contrarie al regime.<\/p>\n<p>Passando agli Stati Uniti, Barack Obama in questi ultimi anni ci ha mostrato in politica estera una certa variet\u00e0 di atteggiamenti, non sempre allineati. Ora, pare che lo zelo (ereditato da Bush) nel voler cacciare dal Medio Oriente ogni dittatore, ovviamente caldeggiato dalle lobby degli armamenti e del petrolio, visti i risultati, stia esaurendo la spinta. <\/p>\n<p>L\u2019ottimo, da quanto si pu\u00f2 percepire, sarebbe riuscire a ripristinare nella regione un rassicurante ritorno al passato, e questa &#8211; possiamo affermarlo con una certa sicurezza &#8211; sar\u00e0 anche la tendenza del Presidente designato Donald Trump.<\/p>\n<p>Il Presidente uscente in politica estera forse ha preso numerosi abbagli, ma ha anche affermato qualcosa di molto saggio. Ce lo racconta Jeffrej Goldberg, in un articolo pubblicato questa primavera su <i>The Atlantic<\/i>: \u201c \u2026 Barack Obama ha ormai maturato la convinzione che il Medio Oriente non possa essere aggiustato n\u00e9 sotto il suo mandato, n\u00e9 per la prossima generazione\u201d. Trump ringrazia per l\u2019assist.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Mosul a Raqqa c\u2019\u00e8 un percorso di 470 km, che, in aree prevalentemente abitate dai curdi, scorre da est a ovest in modo parallelo al confine con la Turchia, lungo un migliaio di chilometri. 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