{"id":3690,"date":"2006-11-22T00:00:00","date_gmt":"2006-11-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-trasformazione-ancora-senza-direzione\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:11","slug":"una-trasformazione-ancora-senza-direzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/11\/una-trasformazione-ancora-senza-direzione\/","title":{"rendered":"Una trasformazione ancora senza direzione"},"content":{"rendered":"<p>Il tema centrale del prossimo vertice della Nato di Riga (28-29 novembre) sar\u00e0 nuovamente quello della \u201ctrasformazione\u201d dell\u2019alleanza. Non si arriver\u00e0 per\u00f2 a decisioni di portata storica ed \u00e8 probabile, anzi, che i risultati siano alquanto modesti. C\u2019\u00e8 anche il rischio che il vertice si concluda in un sostanziale fallimento, se l\u2019alleanza non trover\u00e0 il modo di rilanciare la sua missione in Afghanistan, dove la situazione si \u00e8 andata gravemente deteriorando negli ultimi mesi. La realt\u00e0 \u00e8 che, nonostante si siano fatti notevoli sforzi per sanare la frattura del 2003 sulla guerra in Iraq, rimangono sostanziali divergenze strategiche tra gli alleati.<\/p>\n<p><b>Una Nato globale?<\/b><br \/>\nNegli ultimi anni la Nato ha realizzato vari interventi fuori del territorio europeo. Ci\u00f2 pare aver messo la parola fine al dibattito sulle cosiddette operazioni \u201cfuori area\u201d. \u201cLa questione \u00e8 chiusa\u201d, ha affermato perentorio il Segretario Generale in un\u2019intervista dell\u2019aprile scorso. In realt\u00e0, numerosi sono gli ostacoli che l\u2019alleanza ha incontrato sulla via dell\u2019affermazione di un ruolo globale.<\/p>\n<p>Se operazioni di soccorso come quelle realizzate dalla Nato in occasione dell\u2019uragano Katrina e del terremoto in Pakistan sono state ovviamente ben accolte dalla popolazione locale, notevoli controversie sono sorte invece quando l\u2019intervento \u00e8 stato ipotizzato, o anche effettivamente realizzato, in aree problematiche dal punto di vista politico e strategico.<\/p>\n<p>In Iraq, dati i profondi contrasti tra gli alleati, non \u00e8 stato possibile attivare la Nato, se non dopo molte discussioni e per funzioni peraltro abbastanza marginali. In Afghanistan, le difficolt\u00e0 sono venute crescendo. Inoltre. alcuni alleati \u2013 francesi in testa \u2013 contestano che l\u2019alleanza possa aver un ruolo di primo piano in Medio Oriente, specialmente nella gestione del conflitto israelo-palestinese. In Africa poi non \u00e8 chiaro se e quando dovrebbe intervenire la Nato e quando l\u2019Unione europea. Insomma, mentre nelle aree critiche dell\u2019Europa, nei Balcani in particolare, la Nato ha un ruolo consolidato perch\u00e8 c\u2019\u00e8 non solo una strategia comune, ma anche una divisione di responsabilit\u00e0 sufficientemente chiara tra Nato e Unione europea, fuori dall\u2019Europa, la situazione sembra molto pi\u00f9 complessa.<\/p>\n<p>L\u2019idea di una progressiva globalizzazione della Nato piace soprattutto ad americani e britannici (anche se i primi hanno in realt\u00e0 non poche riserve sull\u2019efficacia dell\u2019alleanza quando si tratta di attuare interventi coercitivi). \u00c8 loro, fra l\u2019altro, la proposta, di cui si discuter\u00e0 a Riga, di creare delle partnership tra l\u2019alleanza e alcuni paesi extra-europei, come l\u2019Australia, la Nuova Zelanda, la Corea del Sud e il Giappone, che gi\u00e0 contribuiscono in modo sostanziale alle missioni dell\u2019alleanza nel mondo, a cominciare da quella in Afghanistan.<\/p>\n<p>La tesi dei \u201cglobalisti\u201d \u00e8 che, di fronte alle nuove sfide alla sicurezza occidentale, i criteri per stabilire con chi cooperare sono sempre meno di carattere geografico e sempre pi\u00f9 di natura politica. Ma anche sotto questo profilo \u00e8 improbabile che al vertice si facciano grandi passi avanti. Verr\u00e0 certamente ribadito l\u2019interesse a rafforzare le nuove forme di cooperazione con i paesi extraeuropei summenzionati, ma non si arriver\u00e0 a una vera e propria istituzionalizzazione di questi rapporti. Molti paesi europei d\u2019altronde guardano con diffidenza a iniziative che possano indebolire la peculiare identit\u00e0 euroatlantica dell\u2019alleanza.<\/p>\n<p>Riga non passer\u00e0 alla storia neppure come un vertice sull\u2019allargamento, come fu invece quello di Praga del 2002 che apr\u00ec le porte dell\u2019alleanza a sette nuovi paesi. \u00c8 improbabile infatti che un invito formale sia esteso ai tre paesi &#8211; Albania, Croazia e Macedonia &#8211; che sono gi\u00e0 parte del cosiddetto \u201cMembership Action Plan\u201d (Map), un programma volto a sostenere le riforme necessarie per l\u2019ingresso nell\u2019alleanza. Bush si \u00e8 di recente impegnato pubblicamente a sostenere l\u2019ingresso della Croazia, ma, bench\u00e8 in effetti quest\u2019ultima sia notevolmente pi\u00f9 avanti degli altri due paesi balcanici, \u00e8 probabile che a Riga ci si limiti a ribadire la cosiddetta \u201cpolitica della porta aperta\u201d a nuovi membri. In realt\u00e0 nella Nato, come nell\u2019Unione Europea, si fa sempre pi\u00f9 sentire quella \u201cfatica da allargamento\u201d che sta di fatto bloccando nuovi ingressi.<\/p>\n<p>Poco si discuter\u00e0 dei delicati rapporti tra Nato ed Unione europea. L\u2019accordo pi\u00f9 avanzato tra le due organizzazioni rimane il cosiddetto accordo \u201cBerlin plus\u201d del 2002, che d\u00e0 agli europei la possibilit\u00e0 di condurre missioni proprie utilizzando risorse e mezzi della Nato. Sullo sfondo rimane, tuttavia, il problema della \u201cduplicazione\u201d . In particolare, fuori dai confini europei, dove la divisione di responsabilit\u00e0 e ruoli tra Nato ed Unione europea rimane incerta, le due organizzazioni rischiano di duplicare inutilmente i propri sforzi o, peggio, di entrare in competizione.<\/p>\n<p><b>L\u2019assenza di una nuova sintesi strategica<\/b><br \/>\nAl vertice non sar\u00e0 approvato un nuovo \u201cconcetto strategico\u201d, anche se quello in vigore risale al 1999 e da allora il quadro strategico di riferimento \u00e8 notevolmente cambiato per effetto in particolare delle nuove forme assunte dal terrorismo internazionale e degli sviluppi nel campo della proliferazione delle armi di distruzione di massa.<\/p>\n<p>A Riga ci si pu\u00f2 aspettare al massimo l\u2019apertura di un processo formale di revisione del concetto strategico. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha insistito sulla necessit\u00e0 di tale revisione, proponendo il 2009, quando l\u2019alleanza compier\u00e0 sessant\u2019anni, come data per il suo completamento. Bush vorrebbe per\u00f2 aver pronto il nuovo documento per il 2008, l\u2019ultimo anno della sua presidenza. Al vertice sar\u00e0 in ogni caso approvato un documento di poche pagine, la \u201cComprehensive Political Guidance\u201d (Cpg), in cui si cercano di definire le minacce comuni alla sicurezza occidentale. Sar\u00e0 un primo passo, ancorch\u00e8 timido, verso una pi\u00f9 complessiva revisione strategica che appare oggettivamente indispensabile.<\/p>\n<p>Limitati saranno anche i progressi sul piano dello sviluppo delle capacit\u00e0 militari. Sar\u00e0 tra l\u2019altro annunciata la piena operativit\u00e0 della Forza di reazione rapida (Nato Response Force), una forza di circa 25.000 uomini, altamente integrata e tecnologicamente avanzata, in grado di essere dispiegata in teatri lontani da quello europeo con soli pochi giorni di preavviso. Sull\u2019esatto tipo di missioni per cui questa forza sar\u00e0 impiegata non vi \u00e8 per\u00f2 ancora pieno consenso tra gli alleati.<\/p>\n<p><b>L\u2019ombra dell\u2019Afghanistan<\/b><br \/>\nSul vertice incomber\u00e0 inevitabilmente l\u2019ombra della situazione in Afghanistan che si \u00e8 andata gravemente deteriorando, mentre i Governi non sembrano disposti a mandare i rinforzi per la missione Nato insistentemente chiesti dal Segretario generale dell\u2019alleanza e dal comandante della missione. Il rifiuto di gran parte degli alleati di accrescere il loro impegno di fronte all\u2019inasprirsi delle ostilit\u00e0 ha riportato in primo piano il problema cruciale della condivisione dei rischi e delle responsabilit\u00e0. Si tratta di un problema con cui l\u2019alleanza ha dovuto sempre misurarsi, ma che oggi si presenta in modo pi\u00f9 acuto e potenzialmente destabilizzante che in passato. In Afghanistan \u00e8 in gioco peraltro il ruolo globale di sicurezza della Nato, poich\u00e9 si tratta della sua prima missione militare su larga scala fuori dall\u2019Europa. Anche per questo, il Segretario generale della Nato, parlando delle missioni dell\u2019alleanza, ha definito quella in Afghanistan \u201cla priorit\u00e0 assoluta\u201d. Al vertice verr\u00e0 rinnovato l\u2019impegno a portare a compimento la missione e potrebbero anche essere annunciate alcune nuove misure per rafforzarla, tra cui l\u2019invio di nuovi mezzi, se non di truppe. Non \u00e8 chiaro per\u00f2 se saranno discusse anche nuove iniziative politiche \u2013 l\u2019Italia ha proposto per esempio una conferenza internazionale sull\u2019Afghanistan \u2013 e se, pi\u00f9 in generale, verr\u00e0 avviata una riflessione collettiva sui problemi che la missione si trova ad affrontare in vista di un eventuale cambiamento di strategia.<\/p>\n<p><b>Un\u2019irrisolta crisi esistenziale<\/b><br \/>\nInsomma, fuori dai confini dell\u2019Europa e fuori dall\u2019ambito delle sue prerogative tradizionali, la Nato fa molta fatica ad affermare un suo ruolo perch\u00e9 gli alleati non hanno una visione strategica comune su molte questioni. Se le fosche previsioni dei primi anni \u201990, che davano la Nato per defunta dopo la scomparsa della minaccia sovietica, sono state ampiamente smentite, la questione ormai classica della \u201cragione d\u2019essere\u201d della Nato rimane quanto mai aperta. I risultati modesti che, tutto fa pensare, verranno raggiunti al vertice di Riga ne offriranno probabilmente un\u2019ulteriore dimostrazione.<\/p>\n<p><u>Per saperne di pi\u00f9:<\/u><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=372\"><b><u>Transforming Nato. A primer for the Nato Summit in Riga 2006<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=376\" target=\"blank\"><b><u> La trasformazione della Nato e il Vertice di Riga<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema centrale del prossimo vertice della Nato di Riga (28-29 novembre) sar\u00e0 nuovamente quello della \u201ctrasformazione\u201d dell\u2019alleanza. Non si arriver\u00e0 per\u00f2 a decisioni di portata storica ed \u00e8 probabile, anzi, che i risultati siano alquanto modesti. 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