{"id":36970,"date":"2016-11-16T00:00:00","date_gmt":"2016-11-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-uomo-senza-diga-al-proprio-potere\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:02","slug":"un-uomo-senza-diga-al-proprio-potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/un-uomo-senza-diga-al-proprio-potere\/","title":{"rendered":"Un uomo senza diga al proprio potere"},"content":{"rendered":"<p>Due anni di tempo per realizzare due programmi: quello del presidente eletto Donald Trump e quello dei repubblicani. L\u2019agenda del magnate \u00e8 pi\u00f9 fluida, funzione dell\u2019umore e del momento; quella del partito \u00e8 pi\u00f9 prevedibile.<\/p>\n<p>Ci sono punti di contatto: la revoca, almeno parziale, dell\u2019Obamacare, la riforma sanitaria dell\u2019Amministrazione democratica. Ci sono punti d\u2019attrito: l\u2019attuazione del \u2018piano migranti\u2019, l\u2019erezione del muro e l\u2019espulsione d\u2019irregolari. Ci sono concessioni ai fondamentalisti: la restituzione agli Stati del potere di decisione sull\u2019aborto, riportando indietro gli Stati Uniti di oltre quarant\u2019anni &#8211; questo \u00e8 compito della Corte Suprema, che deve correggere l\u2019impatto di una sentenza del 1973.<\/p>\n<p>Indicazioni che gli analisti esprimono con cautela, dopo che sondaggisti, esperti, giornalisti, tutti siamo stati persino peggio degli economisti, che non ci azzeccano mai, nel leggere l\u2019orientamento degli americani in vista dell\u2019Election Day l\u20198 Novembre: la vittoria di Hillary Clinton, largamente pronosticata, s\u2019\u00e8 tramutata in una disfatta, nonostante l\u2019ex first lady abbia ottenuto pi\u00f9 voti popolari del suo rivale &#8211; ma, nel sistema federale Usa, contano i Grandi Elettori.<\/p>\n<p>Stavolta, gli elettori statunitensi hanno addirittura perso il loro senso dell\u2019equilibrio paradigmatico: Trump e i repubblicani si trovano nelle mani tutto il potere, la Casa Bianca, il Congresso &#8211; Camera e Senato -, una netta maggioranza di governatori e di parlamenti statali; e possono inoltre imprimere alla Corte Suprema un orientamento decisamente conservatore \u2013 un giudice va nominato al pi\u00f9 presto, per riempire il vuoto lasciato dalla morte di Antonin Scalia; e un altro posto sta per rendersi disponibile.<\/p>\n<p>L\u2019unico frangiflutti alla marea repubblicana \u00e8 quello rappresentato da Yanet Yellen, che guida la Federal Reserve dal febbraio 2014 e che non pu\u00f2 essere rimossa fino a fine mandato: nominata da Barack Obama, rispettata da tutti, la Yellen non \u00e8 per\u00f2 una democratica d\u2019ordinanza, ma piuttosto una tecnica.<\/p>\n<p><b>Le proteste tardive di giovani (e donne) schizzinosi<\/b><br \/>Dopo il voto, l\u2019America anti-Trump s\u2019\u00e8 messa in marcia e non s\u2019\u00e8 ancora fermata: ci sono state manifestazioni in decine di citt\u00e0 e universit\u00e0, centinaia di arresti, un fiume in piena di giovani, donne, neri, ispanici che scandiscono lo slogan \u2018Not My President\u2019: sono reduci di Occupy Wall Street e militanti di Black lives matter, sono i Millennials, la cui neghittosit\u00e0 nel giorno del voto, per\u00f2, \u00e8 stata determinante, a favore del magnate. Ora vogliono smacchiarsi la coscienza. Ma \u00e8 tardi.<\/p>\n<p>Se i giovani &#8211; e le donne &#8211; l\u20198 Novembre avessero votato numerosi come nel 2008 e nel 2012, oggi Hillary sarebbe il presidente eletto e loro non sarebbero in strada. Invece, la schizzinosit\u00e0 di chi &#8211; certo che Trump non ce l\u2019avrebbe fatta &#8211; non \u00e8 andato alle urne perch\u00e9 orfano di Bernie Sanders o perch\u00e9 non in sintonia con l\u2019ex first lady ha messo le sorti dell\u2019America nella mani di baby-boomers ormai pensionati o quasi, bianchi e maschi, consegnando la vittoria allo showman e alla sua cerchia di familiari, lobbisti e razzisti.<\/p>\n<p>New York e Los Angeles hanno registrato le contestazioni pi\u00f9 numerose, Portland in Oregon quelle pi\u00f9 virulente. Il movimento coinvolge meno il Sud, le Grandi Pianure, le Montagne Rocciose, l\u2019America pi\u00f9 conservatrice ed evangelica, che Trump presidente l\u2019ha voluto o se n\u2019\u00e8 fatta subito una ragione.<\/p>\n<p>In chi manifesta, e in chi ne condivide la protesta, c\u2019\u00e8 il timore che Trump possa tradurre in pratica la deriva xenofoba, razzista e sessista sventolata durante la campagna elettorale. Si teme anche che prendano ulteriore vigore i gruppi suprematisti bianchi: il Ku Klux Klan, esagerando, si attribuisce un ruolo decisivo nell\u2019elezione del magnate e annuncia un meeting a Charlotte, North Carolina, mentre sui muri delle citt\u00e0 compaiono scritte inquietanti, ma non sorprendenti: &#8220;Rendiamo l&#8217;America bianca grande di nuovo&#8221;, versione razzista dello slogan presidenziale.<\/p>\n<p><b>I repubblicani fanno bingo, i democratici senza leader<\/b><br \/>La stampa americana risale indietro nel tempo, anche di un secolo, chiedendosi se e quando, vi sia mai stato un tale allineamento partitico dei tre poteri, l\u2019esecutivo, il legislativo, il giuridico. Va, per\u00f2, detto che i confronti sono difficili ed aleatori: il numero degli Stati varia, le modalit\u00e0 elettive del Senato pure. Nel recente passato, \u00e8 accaduto a tutti e tre gli ultimi presidenti di avere dalla loro, almeno per un biennio, tutto il Congresso.<\/p>\n<p>Il partito repubblicano, che pareva a pezzi, condannato alla minoranza dall\u2019evoluzione demografica e diviso al proprio interno fra moderati, Tea Party, evangelici si ritrova padrone di tutto: con Trump, che doveva esserne l\u2019esecutore testamentario, \u00e8 risorto e ha fatto bingo, raccogliendo consensi che non aveva mai avuto (e che forse non avr\u00e0 mai pi\u00f9).<\/p>\n<p>Il partito democratico, che pareva destinato a tenere la presidenza e a riprendersi almeno il Senato, si ritrova con zero potere e senza squadra dirigente, perch\u00e9 nessuno dei suoi leader sar\u00e0 spendibile nel 2020: Hillary Clinton \u00e8 bruciata, dopo i flop 2008 e 2016; John Kerry \u00e8 bruciato dal 2004; Bernie Sanders sar\u00e0 troppo vecchio, come Joe Biden. E, se il mantra \u00e8 il cambiamento, bisogna trovare qualcuno che lo rappresenti: Elizabeth Warren ha il volto giusto, ma l\u2019et\u00e0 \u00e8 un handicap &#8211; avr\u00e0 71 anni, uno in pi\u00f9 di Trump oggi.<\/p>\n<p>Il New Yorker s\u2019interroga su come il partito democratico possa uscire da questo incubo. La riscossa non potr\u00e0 venire, se verr\u00e0, prima delle elezioni di mid term del 2018, quando le carte del Congresso potrebbero rimescolarsi.<\/p>\n<p><b>Cambio di passo tra candidato e presidente?<\/b><br \/>Altroch\u00e9 cambio di passo, tra il candidato e il presidente: Trump, nella terra di mezzo tra l\u2019elezione e l\u2019insediamento, non abbandona il populismo. E l\u2019ipotesi di un disimpegno degli Usa dagli accordi sul clima crea ansia e panico a livello planetario, proprio quando l\u2019Onu diffonde i dati pi\u00f9 allarmanti sul riscaldamento globale.<\/p>\n<p>Preso in un vortice di interviste e telefonate, il presidente eletto annuncia che il suo stipendio sar\u00e0 d\u2019un dollaro l\u2019anno, mentre anche i think tank conservatori s\u2019interrogano su fattibilit\u00e0 ed efficacia d\u2019alcune sue ricette, come il muro e le espulsioni.<\/p>\n<p>Nel suo dire e fare post-voto, Trump fa il pendolo tra conferma della linea anti-establishment e ricerca di compromesso con i moderati: blandisce il presidente Obama, ma vuole smantellarne l\u2019eredit\u00e0; lusinga a modo suo Bill Clinton (\u201cHa talento\u201d) e tranquillizza Hillary (l\u2019inchiesta per sbatterla in carcere, minacciata nei dibattiti, non \u00e8 una priorit\u00e0); sceglie una colomba come capo dello staff alla Casa Bianca &#8211; Reince Priebus, uomo del partito &#8211; e un falco come \u201cstratega e consigliere\u201d &#8211; Stephen Bannon, un razzista.<\/p>\n<p>Trump esce confortato da un colloquio telefonico con Vladimir Putin: rispetto reciproco e reciproca non ingerenza negli affari interni sarebbero i punti fermi del nuovo rapporto Usa-Russia. Invece, non d\u00e0 eco ai messaggi dei leader dell\u2019Ue e della Nato e riceve a casa sua il dandy euro-scettico Nigel Farage, l\u2019artefice della Brexit, mentre il presidente Obama trova in Europa interrogativi cui non sa rispondere e inquietudini che non pu\u00f2 stemperare.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due anni di tempo per realizzare due programmi: quello del presidente eletto Donald Trump e quello dei repubblicani. L\u2019agenda del magnate \u00e8 pi\u00f9 fluida, funzione dell\u2019umore e del momento; quella del partito \u00e8 pi\u00f9 prevedibile. Ci sono punti di contatto: la revoca, almeno parziale, dell\u2019Obamacare, la riforma sanitaria dell\u2019Amministrazione democratica. 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