{"id":36980,"date":"2016-11-16T00:00:00","date_gmt":"2016-11-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/europa-della-difesa-avanti-adagio\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:03","slug":"europa-della-difesa-avanti-adagio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/europa-della-difesa-avanti-adagio\/","title":{"rendered":"Europa della difesa, avanti adagio"},"content":{"rendered":"<p>La cooperazione nella difesa fa dei piccoli passi in avanti con le decisioni prese dal Consiglio Affari Esteri del 14 novembre, dimostrando consenso e unit\u00e0 su scelte non rivoluzionarie, ma comunque importanti. <\/p>\n<p> I 56 ministri degli esteri e della difesa dei 28 stati membri, poich\u00e9 i britannici partecipano come gli altri finch\u00e9 non metteranno in atto la Brexit, hanno preso decisioni rilevanti per attuare la <i>Global Strategy on Foreign and Security Policy<\/i> dell\u2019Ue, Eugs, presentata lo scorso giugno dall\u2019Alto Rappresentante Federica Mogherini. Decisioni che riprendono quattro elementi particolarmente rilevanti dall\u2019<i>Implementation Plan <\/i>della Eugs, proposto l\u2019altro ieri al Consiglio sempre dall\u2019Alto Rappresentante.<\/p>\n<p><b>Csdp, missioni pi\u00f9 ambiziose <\/b><br \/>Il primo elemento \u00e8 l\u2019articolazione del livello di ambizione politico-militare Ue, sulla base dei tre <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3521\" target= \"blank\"><b><u>obiettivi posti dalla Eugs<\/u><\/b><\/a>: fronteggiare crisi esterne, assistere i Paesi partner nello sviluppare le loro capacit\u00e0 di sicurezza e difesa, proteggere l\u2019Ue. <\/p>\n<p>Riguardo al primo obiettivo, il documento specifica una lista &#8211;  non esaustiva &#8211; di tipologie di interventi militari e civili, tra cui: operazioni in situazioni ad alto rischio nelle regioni circostanti l\u2019Ue; missioni di stabilizzazione, incluse le componenti aeree e di forze speciali; operazioni di reazione rapida, anche usando i Battlegroup Ue; operazioni aeree, sia di sorveglianza che di supporto aereo ravvicinato alle truppe di terra, o per la sicurezza marittima; missioni di addestramento delle forze militari e\/o di sicurezza locali, incluse polizia, guardia di frontiera, unit\u00e0 anti-terrorismo, strutture civili. <\/p>\n<p>L\u2019ultima tipologia \u00e8 strettamente legata al perseguimento del secondo obiettivo della Eugs, il <i>capacity building <\/i>dei partner, per aumentare la loro capacit\u00e0 di affrontare instabilit\u00e0 e conflitti in loco mitigandone l\u2019impatto sulla sicurezza europea. <\/p>\n<p>Quanto alla protezione dei cittadini Ue, si riafferma che la Nato rimane la pietra angolare della difesa collettiva dei suoi stati membri. L\u2019azione prevista dal Consiglio si articola piuttosto sulla sicurezza dei confini esterni dell\u2019Ue, anche nel contrasto ai trafficanti di esseri umani e nel gestire l\u2019immigrazione irregolare, sulla lotta al terrorismo, la sicurezza cibernetica, l\u2019accesso allo spazio e all\u2019alto mare, la protezione civile. <\/p>\n<p> Nel complesso, si tratta di un forte ampliamento delle tradizionali missioni della Common Security and Defence Policy, in due direzioni. Da un lato, verso l\u2019inclusione di operazioni pi\u00f9 pericolose e con compiti di combattimento, dall\u2019appoggio aereo ravvicinato all\u2019uso delle forze speciali. Dall\u2019altro, lungo il continuum tra sicurezza esterna ed interna per affrontare minacce e crisi non strettamente militari, ma rispetto alle quali le forze armate possono dare un contributo, come nel caso della lotta al terrorismo, della gestione dei flussi migratori, del controllo delle frontiere esterne dell\u2019Ue, della <i>cyber security<\/i>.<\/p>\n<p><b>Un quartier generale di fatto (ma non di nome)<\/b><br \/>Come condurre un cos\u00ec ampio ventaglio di operazioni europee? Il Consiglio ha deciso di adattare le \u201cstrutture e capacit\u00e0\u201d del Seae per la \u201cpianificazione e condotta permanente\u201d delle missioni, con due catene di comando militare e civile distinte, ma coordinate. <\/p>\n<p>Tali strutture devono essere in grado di gestire il livello operativo e strategico delle operazioni e di rispondere, al livello politico europeo, al Comitato Politico e di Sicurezza Ue. Di fatto, si tratta del quartier generale permanente chiesto negli ultimi mesi da <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3664\" target= \"blank\"><b><u>Francia, Germania, Italia e Spagna<\/u><\/b><\/a>, e approvato senza il suo vero nome probabilmente per non suscitare il veto britannico. L\u2019Alto Rappresentante \u00e8 incaricato di presentare proposte da attuare entro la primavera 2017 per iniziare la sua costituzione. <\/p>\n<p><b>Pesco, dalle parole ai fatti <\/b><br \/>Altro punto su cui avevano spinto i suddetti quattro Paesi <i>core<\/i> dell\u2019eurozona, nonch\u00e9 altri, era l\u2019avvio della Cooperazione strutturata permanente prevista dal Trattato di Libsona (<i>Permanent Structured Cooperation<\/i> &#8211; Pesco). Il Consiglio Affari Esteri, anche qui superando le obiezioni di Londra e non solo, ha dato luce verde alla Pesco, concordando di esplorarne il potenziale e chiedendo all\u2019Alto Rappresentante di fornire il prima possibile \u201celementi ed opzioni\u201d. <\/p>\n<p>Su cosa dovrebbe concentrarsi la Pesco? Il Consiglio parla genericamente di \u201cprogetti ed iniziative concrete\u201d, che giocoforza riguarderanno l\u2019acquisizione cooperativa di capacit\u00e0 militari e\/o il loro mantenimento. Ovvero programmi di ricerca tecnologica, sviluppo e produzione, ammodernamento, di piattaforme e sistemi necessari alle forze armate europee per svolgere le missioni previste. <\/p>\n<p>Ora tocca agli stati membri chiarire che cosa vogliono fare quanto ad investimenti nella difesa, con chi e come sviluppare nuovi programmi di ricerca, acquisizione o ammodernamento di capacit\u00e0, ma anche le istituzioni Ue hanno un ruolo al riguardo. <\/p>\n<p>Infatti, da un lato l\u2019Agenzia di difesa europea \u00e8 incaricata dal Consiglio di consultare gli stati membri ed il <i>Military Committee<\/i> Ue per formulare proposte sullo sviluppo cooperativo di capacit\u00e0 militari, e di rendere il suo <i>Capability Development Plan <\/i>uno strumento maggiormente in grado di servire a questo scopo. <\/p>\n<p>Dall\u2019altro la Commissione \u00e8 chiamata in causa per incentivare economicamente la cooperazione tra gli attori nazionali, in vista della presentazione del suo <i>European Defence Action Plan<\/i>. Diversi sono gli strumenti finanziari nel portafoglio dei commissari Ue che il Consiglio incoraggia, in modo pi\u00f9 o meno esplicito, a mettere in campo: un programma di ricerca tecnologica nella difesa da inserire nel prossimo bilancio settennale dell\u2019Unione; la possibilit\u00e0 per la Banca europea degli investimenti di finanziare l\u2019industria della difesa europea tramite lo <i>European Fund for Strategic Investments <\/i>(Efsi); la creazione del <i>European Defence Fund <\/i>ventilata recentemente, senza molta chiarezza, dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker.<\/p>\n<p>Le Conclusioni del Consiglio, e lo stesso <i>Implementation Plan<\/i>, non rappresentano il punto di arrivo del processo avviato dalla Eugs nel campo della difesa. <\/p>\n<p>Costituire il quartier generale, istituire la Pesco, avviare programmi cooperativi per lo sviluppo di capacit\u00e0 militari co-finanziati dall\u2019Ue, sono tutte azioni concrete e positive che richiedono per\u00f2 una costante guida e spinta politica. Cos\u00ec come la richiede, in generale, l\u2019avvicinamento delle politiche di difesa dei principali stati membri dell\u2019Ue se si vuole davvero contribuire alla sicurezza europea. Se son rose, fioriranno. Ma se non le si coltiva, appassiscono.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cooperazione nella difesa fa dei piccoli passi in avanti con le decisioni prese dal Consiglio Affari Esteri del 14 novembre, dimostrando consenso e unit\u00e0 su scelte non rivoluzionarie, ma comunque importanti. 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