{"id":37060,"date":"2016-11-22T00:00:00","date_gmt":"2016-11-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/obiettivo-il-riflusso-della-marea\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:00","slug":"obiettivo-il-riflusso-della-marea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/obiettivo-il-riflusso-della-marea\/","title":{"rendered":"Obiettivo: il riflusso della marea"},"content":{"rendered":"<p>Nei prossimi mesi saranno prodotte raffinate analisi del clamoroso voto dell\u20198 novembre in America; tuttavia, disponiamo gi\u00e0 ora di molti dati che ci aiutano a cominciare a capire quali siano i meccanismi che consentono ai populisti di vincere in modo clamoroso e a volte inaspettato.<\/p>\n<p><b>La politica della post-verit\u00e0<\/b><br \/>In primo luogo, lo si era gi\u00e0 visto a proposito di Brexit, l\u2019uso sistematico e deliberato della menzogna.Solo le anime candide possono credere che essa sia normalmente assente dalla lotta politica.<\/p>\n<p>Tuttavia il fenomeno cui assistiamo, definito \u201cla politica della post-verit\u00e0\u201d, comporta un uso non strumentale ma strategico della menzogna; lo scopo, facilitato dal carattere sempre pi\u00f9 frammentato e polarizzato dell\u2019informazione, \u00e8 di indurre quante pi\u00f9 persone a credere in un mondo di relativismo assoluto in cui la verit\u00e0 non esiste. L\u2019obiettivo non \u00e8 di proporre un programma, ma di delegittimare una classe dirigente.<\/p>\n<p>Il populismo non esisterebbe se l\u2019occidente non avesse attraversato una lunga crisi economica, accompagnata da grandi mutamenti sociali, da profonde trasformazioni degli equilibri internazionali e da una rivoluzione tecnologica.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha prodotto l\u2019emarginazione di alcuni settori della popolazione e un aumento delle disuguaglianze: fenomeni in parte inevitabili, in parte prodotto di scelte politiche sbagliate. La scommessa che ha portato Trump alla vittoria \u00e8 consistita nel riuscire ad aggiungere in alcuni Stati chiave queste persone, in buona parte tradizionali elettori democratici, alla massa dei tradizionali elettori repubblicani.<\/p>\n<p><b>Trump il candidato e Trump il presidente <\/b><br \/>Se la coalizione di Trump \u00e8 eterogenea, il programma lo \u00e8 ancora di pi\u00f9. Ovviamente dovremo aspettare che emerga l\u2019inevitabile differenza fra il candidato e il presidente, ma alcune indicazioni cominciano a delinearsi.<\/p>\n<p>In primo luogo, sembrano confermati i timori di una svolta radicale rispetto a un ormai lungo percorso di evoluzione politica e culturale per l\u2019affermazione dei diritti civili intesi in senso largo; evoluzione consacrata dall\u2019elezione del primo presidente afro-americano. Per quanto riguarda la politica estera, bisogner\u00e0 capire se saranno confermate, di fronte a una realt\u00e0 internazionale che rifiuta di lasciarsi semplificare, alcune indicazioni di forte rottura con la tradizione internazionalista che dura dalla fine della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Per la politica economica, se si esaminano le indicazioni programmatiche enunciate durante la campagna, sembrano quasi emergere due Trump. Uno \u201creaganiano\u201dche promette un forte taglio alle imposte, deregolamentazione in campo finanziario e ambientale, aumento delle spese militari e ridimensionamento di \u201cobamacare\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 anche un Trump \u201crooseveltiano\u201d che per risollevare la classe media emarginata promette un grande programma d\u2019infrastrutture, il cui finanziamento \u00e8 peraltro ancora vago. I due Trump sono palesemente incompatibili fra loro perch\u00e9 l\u2019insieme del programma farebbe esplodere un debito pubblico gi\u00e0 oltre i livelli di guardia.<\/p>\n<p>Accanto a ci\u00f2, c\u2019\u00e8 la promessa di un radicale freno all\u2019immigrazione e di una decisa svolta protezionista. Non sappiamo fino a dove vorr\u00e0 spingersi, ma anche l\u2019America dovr\u00e0 inevitabilmente fare in conti con l\u2019effetto del protezionismo che, per proteggere settori non competitivi, provoca ritorsioni e tarpa le ali alla parte pi\u00f9 dinamica dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Del resto, la principale minaccia a parte dell\u2019economia tradizionale non viene dalla globalizzazione, ma dalla tecnologia che nessuno riuscir\u00e0 a fermare. Per il momento, l\u2019unica certezza che abbiamo \u00e8 che tutto ci\u00f2 dovr\u00e0 essere negoziato con un Congresso a maggioranza repubblicana. \u00c8 quindi legittimo avanzare la previsione che il risultato finale sar\u00e0 pi\u00f9 \u201cReagan\u201d, forse con pi\u00f9 protezionismo, e meno \u201cRoosevelt\u201d, con buona pace di chi aveva votato contro \u201cla candidata di Wall Street\u201d.<\/p>\n<p>Se questa analisi \u00e8 corretta e tenendo anche conto che alcuni elementi del programma di Trump (per esempio infrastrutture e protezionismo) erano presenti anche in quello dei democratici, \u00e8 facile indulgere alla tentazione di pensare che una parte degli elettori che gli hanno dato la vittoria,abbiano votato \u201ccontro il proprio interesse\u201d.<\/p>\n<p>Chi solleva questo dubbio \u00e8 immediatamente accusato di elitismo e di arroganza.C\u2019\u00e8 tuttavia un altro modo di leggere il voto. Contrariamente a una semplificazione diffusa, i democratici non hanno \u201cperso la classe media\u201d. La maggioranza di quelli che hanno redditi medio-bassi, della popolazione urbana e delle minoranze ha votato per la Clinton.Trump \u00e8 stato portato alla Casa Bianca dall\u2019elettorato bianco di ogni categoria sociale, donne comprese.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza concreta di molte di queste persone \u00e8 quella di mutamenti economici repentini con la conseguente necessit\u00e0 di accettare impieghi meno qualificati, di crescita delle minoranze mentre i propri figli sono confrontati ad aspettative decrescenti, della messa in discussione di tradizioni e di valori religiosi, dell\u2019arrivo massiccio di immigrati.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, in un mondo che pu\u00f2 sembrare un universo parallelo, buona parte della classe media urbana cavalca con profitto il progresso tecnologico e combatte battaglie vincenti per la legalizzazione della  marijuana e dei matrimoni omosessuali.<\/p>\n<p>Non importa che molti di questi fenomeni abbiano scarso impatto sulla situazione economica di coloro che si sentono emarginati; non importa che le misure promesse da Trump non serviranno a ridurre le disuguaglianze, ma probabilmente contribuiranno ad allargarle.<\/p>\n<p>La rabbia che irrompe nelle urne ha motivazioni identitarie e culturali prima ancora che economiche. L\u2019errore compiuto dai democratici (e non solo da loro) \u00e8 stato di non aver capito che di fronte a un cambiamento tumultuoso, la forbice del divario culturale si allargava nella societ\u00e0 oltre la soglia di pericolo; in questo senso, l\u2019accusa di arroganza rivolta a un\u2019intera classe dirigente \u00e8 almeno in parte giustificata.<\/p>\n<p>La lunga crisi economica ha fatto il resto. La coalizione democratica che doveva riunire le donne, le minoranze e la classe media urbana si \u00e8 rivelata difficile da mobilitare, mentre esplodeva la rabbia della coalizione populista. Si \u00e8 tentati di pensare ai versi di Yeats: \u201cI migliori non hanno convinzioni \/ mentre i peggiori sono pieni d\u2019intensa passione\u201d.<\/p>\n<p><b>Europa debole davanti alla sfida ai suoi valori<\/b><br \/>Quanto precede \u00e8 solo in parte un\u2019analisi specificamente americana, ma si pu\u00f2 largamente applicare anche all\u2019Europa. \u00c8 in gioco l\u2019intero sistema di valori interni e internazionali su cui si \u00e8 retto l\u2019occidente dalla fine della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, assume un forte significato il gesto con cui a Berlino Obama, forse scoprendo tardivamente l\u2019Europa, ha consegnato simbolicamente ad Angela Merkel la bandiera della difesa dei valori dell\u2019internazionalismo liberale.<\/p>\n<p>Mai come oggi sarebbe necessaria una risposta unitaria, ma l\u2019Europa affronta questa sfida in condizioni di particolare debolezza. La prevedibile fine della lunga stagione dei bassi tassi d\u2019interesse e le minacce protezioniste renderanno ancora pi\u00f9 difficile l\u2019uscita dalla crisi, con il rischio di danneggiare particolarmente i paesi pi\u00f9 fragili come l\u2019Italia. Analoghe considerazioni si possono fare per la politica estera sul futuro della Nato, i rapporti con la Russia, l\u2019accordo con l\u2019Iran. I rapporti transatlantici resteranno stretti, ma dovranno essere ridefiniti.<\/p>\n<p>Il cammino perch\u00e9 l\u2019Europa possa completare il processo di riforma, affrontare la sfida dell\u2019immigrazione e la necessit\u00e0 di assumere maggiori responsabilit\u00e0 internazionali, sar\u00e0 arduo e non scontato. C\u2019\u00e8 per\u00f2 una premessa senza la quale nulla sar\u00e0 possibile: i moderati di destra e di sinistra devono acquisire la consapevolezza che la fiducia reciproca non potr\u00e0 essere ristabilita in assenza, almeno nei principali paesi, di governi stabili al riparo dall\u2019ondata populista.<\/p>\n<p>Nella sua storia della seconda guerra mondiale, Churchill intitol\u00f2 il capitolo che precede Stalingrado \u201cLa loro ora pi\u00f9 bella\u201d. Il capitolo seguente ha per titolo \u201cIl riflusso della marea\u201d. I prossimi mesi sono pieni di scadenze elettorali in numerosi paesi. Bisogna prepararsi a perderne alcune, ma la nostra Stalingrado sar\u00e0 probabilmente nel maggio prossimo a Parigi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei prossimi mesi saranno prodotte raffinate analisi del clamoroso voto dell\u20198 novembre in America; tuttavia, disponiamo gi\u00e0 ora di molti dati che ci aiutano a cominciare a capire quali siano i meccanismi che consentono ai populisti di vincere in modo clamoroso e a volte inaspettato. 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