{"id":37150,"date":"2016-11-28T00:00:00","date_gmt":"2016-11-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-maoismo-e-leuropa-ieri-e-oggi\/"},"modified":"2017-11-03T15:14:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:57","slug":"il-maoismo-e-leuropa-ieri-e-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/il-maoismo-e-leuropa-ieri-e-oggi\/","title":{"rendered":"Il maoismo e l\u2019Europa: ieri e oggi"},"content":{"rendered":"<p>La Rivoluzione culturale \u00e8 stata uno degli elementi salienti del maoismo e sicuramente l\u2019aspetto che pi\u00f9 ha affascinato gli intellettuali europei di sinistra (ma non solo) dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Lanciata nel 1966, la Grande rivoluzione culturale proletaria aveva l\u2019obiettivo di eliminare i \u201cborghesi\u201d infiltrati nel Partito e nello Stato. Le Guardie rosse si mobilitarono contro il cosiddetto revisionismo di destra (identificato, tra gli altri, in persone quali Deng Xiaoping) e il revisionismo di sinistra.<\/p>\n<p>E mentre il libretto rosso di Mao veniva brandito durante le manifestazioni studentesche del Sessantotto europeo, pensatori quali Jean-Paul Sartre, Samir Amin e Frantz Fanon &#8211; tutti vicini al Partito comunista francese e cantori della cosiddetta \u201ccontestazione\u201d ai valori occidentali borghesi &#8211; guardavano con simpatia, se non con vera e propria ammirazione in alcuni casi, a ci\u00f2 che ritenevano accadesse in Cina sotto l\u2019egida di Mao.<\/p>\n<p><b>Enlai, Mao e l\u2019Europa<\/b><br \/>\nL\u2019Europa degli anni Sessanta non era soltanto il luogo dove le idee del Grande timoniere venivano discusse nelle universit\u00e0 e i suoi slogan gridati nei cortei degli studenti, ma anche il luogo dove il processo di integrazione europea confermava la sua concezione delle relazioni internazionali dell\u2019epoca, ovvero di un mondo diviso in tre: gli Stati Uniti e l\u2019Unione sovietica nel primo mondo, l\u2019Europa nel secondo mondo e la Cina nel terzo.<\/p>\n<p>Per Mao, una pi\u00f9 stretta collaborazione con gli europei del secondo mondo in funzione anti-egemonica (ovvero contro le due superpotenze) era non solo possibile, ma auspicabile. Fu infatti con Mao ancora vivo (anche se gi\u00e0 malato) che Zhou Enlai, allora primo ministro, e Christopher Soames, all\u2019epoca vice presidente della Commissione europea, stabilirono nel maggio del 1975 le relazioni diplomatiche tra la Repubblica popolare cinese e la Comunit\u00e0 europea.<\/p>\n<p>La morte di Mao nel 1976 mise fine alla Rivoluzione culturale, ma non al maoismo. Se da una parte l\u2019uscita di scena di Mao permise al suo successore, Hua Guofeng, di dichiarare conclusa l\u2019esperienza della Rivoluzione culturale, dall\u2019altra il ruolo del Partito comunista e il suo controllo sulla societ\u00e0 &#8211; le vere eredit\u00e0 di Mao &#8211; non furono mai messi in discussione, nemmeno da Deng Xiaoping e dagli altri riformatori succedutisi alla testa del Partito nei decenni seguenti. Il maoismo non solo sopravvive oggi, ma con Xi Jinping sembra godere di una nuova vita.<\/p>\n<p><b>Il filo, rigorosamente rosso, con il passato<\/b><br \/>\nIl cinquantenario dell\u2019inizio della Rivoluzione culturale ha riaperto il dibattito sull\u2019eredit\u00e0 del maoismo all\u2019epoca di Xi Jinping. Xu Youyu, filosofo e intellettuale cinese di stampo liberista, ha scritto sulle pagine di <i>Foreign Affairs<\/i> &#8211; l\u2019influente rivista del Council on Foreign Relations &#8211; che a livello dell\u2019\u00e9lite politica, la Cina \u00e8 ancora sotto l\u2019influenza degli eventi di mezzo secolo fa. Xu ritiene, infatti, che alcuni aspetti della campagna anti-corruzione di Xi Jinping siano molto simili &#8211; se non identici &#8211; ai metodi utilizzati da Mao durante la Grande rivoluzione culturale (1).<\/p>\n<p>Gli ha fatto eco Suisheng Zhao, professore alla Josef Korbel School of International Studies dell\u2019Universit\u00e0 di Denver. In un articolo pubblicato nell\u2019ultimo numero del <i>Journal of Democracy<\/i>, l\u2019accademico cinese (naturalizzato americano) spiega come ci sia un filo rosso che lega gli eventi di mezzo secolo fa alla politica di Xi Jinping. Per Zhao, il presidente cinese ha lanciato la pi\u00f9 grande campagna ideologica che la Cina abbia visto dai tempi di Mao.<\/p>\n<p><b>Il Maoismo di ritorno nell\u2019era Jingping<\/b><br \/>\nL\u2019ideologia di Xi Jinping sarebbe un misto di comunismo, nazionalismo e leninismo che ha lo scopo di rafforzare e disciplinare il Partito, mantenerlo al potere, garantire la stabilit\u00e0 interna e costruire il \u201csogno cinese\u201d di rinascita nazionale.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 il soffocamento di ogni serio tentativo da parte della societ\u00e0 civile cinese di crearsi spazi autonomi dal controllo del Partito, inibendo in tal modo quelle aperture democratiche che, seppur limitate &#8211; come le elezioni a livello di villaggio &#8211; erano state iniziate dai suoi predecessori negli ultimi anni, sotto la spinta della crescita economica e dell\u2019apertura del paese alle forze della globalizzazione (2).<\/p>\n<p>La perdurante vitalit\u00e0 del maoismo in Cina solleva opinioni contrastanti in Europa. Da una parte, il ruolo centrale del Partito comunista cinese e il suo controllo sulla societ\u00e0 continuano a essere visti con favore da alcuni settori economici, in particolare le grandi multinazionali che hanno investito massicciamente nel paese negli ultimi decenni, in quanto il regime cinese a partito unico garantisce stabilit\u00e0, un elemento tradizionalmente ben visto dal mondo degli affari.<\/p>\n<p>Inoltre, il progetto di Xi Jinping di una nuova <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/it\/node\/5953\" target=\"blank\"><b><u>Via della seta<\/u><\/b><\/a> e la sua capacit\u00e0 di mobilitare le risorse del paese al fine di esportare prodotti e capitali in grande quantit\u00e0 &#8211; cosa resa possibile dal ferreo controllo del Partito sulle attivit\u00e0 produttive e finanziarie della Cina &#8211; rappresenta una grande opportunit\u00e0 per le \u00e9lite politiche ed economiche dei paesi attraversati da questo grandioso progetto, che sperano di attirare investimenti cinesi sul loro territorio.<\/p>\n<p><b>Maoismo 2.0 e ripensamenti europei<\/b><br \/>\nAllo stesso tempo, per\u00f2, il maoismo di ritorno \u201cstile Xi Jinping\u201d sta mettendo in crisi la politica di apertura costruttiva (<i>constructive engagement<\/i>) che ha caratterizzato l\u2019Occidente &#8211; e soprattutto l\u2019Europa &#8211; dalla met\u00e0 degli anni Novanta.<\/p>\n<p>Questa politica era basata sulla speranza che la crescita economica e l\u2019incremento degli scambi a tutto campo con il resto del mondo avrebbero via via facilitato l\u2019apertura della Cina e la sua democratizzazione, creando spazi per la nascente societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Questo non \u00e8 avvenuto e a Bruxelles si sta assistendo a un ripensamento della politica da adottare nei confronti di una Cina che in campo politico e riguardo alle libert\u00e0, invece di evolvere, appare regredire.<\/p>\n<p>Il cambio di marcia si \u00e8 cominciato a vedere questa estate, con la pubblicazione dell\u2019ultimo <a href=\"http:\/\/europa.eu\/rapid\/press-release_IP-16-2259_it.htm\" target=\"blank\"><b><u>documento<\/u><\/b><\/a> dell\u2019Ue sulla Cina, dove sono chiaramente indicate le preoccupazioni dell\u2019Europa per la lentezza &#8211; se non il vero e proprio arresto &#8211; del processo di apertura democratica del paese. Non \u00e8 ancora un cambio di politica, ma semplicemente un primo avvertimento. Il maoismo di ritorno non favorisce certo le relazioni politiche tra Bruxelles e Pechino, anche se sul piano economico e culturale le opinioni sono pi\u00f9 sfaccettate.<\/p>\n<p>I giovani europei di oggi non brandiscono pi\u00f9 il libretto rosso di Mao, ma vogliono piuttosto andare in Cina a trovare quelle opportunit\u00e0 che troppo spesso mancano nel vecchio continente. Senza dimenticare che la Cina \u00e8 ormai diventata un investitore importantissimo per un\u2019Europa che stenta a uscire dalla crisi economica. Nel vecchio continente non si sventola pi\u00f9 il libretto rosso, ma il libretto degli assegni.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: xx-small;\">(1) Xu Youyu, \u201cThe Cultural Revolution, Fifty Years Later\u201d, <i>Foreign Affairs<\/i>, 15 maggio 2016, https:\/\/www.foreignaffairs.com\/node\/1117491.<br \/>\n(2) Suisheng Zhao, \u201cXi Jinping\u2019s Maoist Revival\u201d, <i>Journal of Democracy<\/i> 27 (2016) 3: 83-97, http:\/\/www.journalofdemocracy.org\/sites\/default\/files\/Zhao-27-3.pdf. Vedi anche: Jamil Anderlini, \u201cThe Return of Mao: A New Threat to China\u2019s Politics\u201d, <i>Financial Times<\/i> (supplemento Life &amp; Arts), 1-2 ottobre 2016, pp. 1-2, https:\/\/www.ft.com\/content\/63a5a9b2-85cd-11e6-8897-2359a58ac7a5.<\/p>\n<p><i>Articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sites\/default\/files\/orizzontecina_16_03.pdf\" target=\"blank\"><b><u>OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali<\/i><\/span>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Rivoluzione culturale \u00e8 stata uno degli elementi salienti del maoismo e sicuramente l\u2019aspetto che pi\u00f9 ha affascinato gli intellettuali europei di sinistra (ma non solo) dell\u2019epoca. Lanciata nel 1966, la Grande rivoluzione culturale proletaria aveva l\u2019obiettivo di eliminare i \u201cborghesi\u201d infiltrati nel Partito e nello Stato. Le Guardie rosse si mobilitarono contro il cosiddetto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":64586,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[73,77,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37150"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37150"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37150\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64587,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37150\/revisions\/64587"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/64586"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37150"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37150"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37150"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}