{"id":37160,"date":"2016-11-29T00:00:00","date_gmt":"2016-11-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/arriva-linverno-e-bene-coprirsi\/"},"modified":"2017-11-03T15:14:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:56","slug":"arriva-linverno-e-bene-coprirsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/arriva-linverno-e-bene-coprirsi\/","title":{"rendered":"Arriva l\u2019inverno: \u00e8 bene coprirsi"},"content":{"rendered":"<p>Le linee programmatiche volte ad attuare la Strategia Globale (SG) della Politica estera, di sicurezza e difesa europea (Pesd) approvate dal Consiglio affari esteri nei giorni scorsi confermano il carattere limitato, e per dir cos\u00ec sussidiario, di tale politica, ma potrebbero rivelarsi rapidamente obsolete.<\/p>\n<p><b>Quali sono le minacce?<\/b><br \/>Tutto ruota attorno alla individuazione delle minacce alla sicurezza dell\u2019Europa e al ruolo che potr\u00e0 o vorr\u00e0 giocare la Nato (in questo caso essenzialmente gli americani) per contrarle e dissuaderle. <\/p>\n<p>Da sempre la costruzione europea si \u00e8 sviluppata in un quadro di sicurezza garantito dalla Nato e dalle forze convenzionali e nucleari che gli Stati Uniti hanno dedicato alla difesa del vecchio continente. Ci\u00f2 era vero quando si pensava di istituire la Comunit\u00e0 europea di difesa (Ced) negli anni \u201950, ed \u00e8 rimasto a maggior ragione vero negli anni successivi quando la costruzione europea si \u00e8 indirizzata in campo politico-economico. <\/p>\n<p>Ora si riparla di difesa europea, ma in sostanza si parte ancora dai limitati \u201ccompiti di Petersberg\u201d identificati dall\u2019Unione europea occidentale nel 1992, poi incorporati, dal 1997, nei Trattati dell\u2019Unione europea (Ue). Allargati e approfonditi, essi riguardano essenzialmente le missioni di gestione delle crisi al di fuori dell\u2019Europa e lasciano la difesa vera e propria alla competenza della Nato.<\/p>\n<p>Naturalmente l\u2019Ue contribuisce alla difesa: alcune sue politiche (sorveglianza delle frontiere, compiti di addestramento e di intelligence, missioni di sicurezza interna e di sicurezza cibernetica, eccetera) svolgono importanti funzioni di supporto. Inoltre l\u2019Unione sta progressivamente sviluppando una sua politica industriale, di ricerca e sviluppo e di integrazione dei mercati europei che potr\u00e0 contribuire a mantenere l\u2019importante vantaggio tecnologico occidentale nei confronti del resto del mondo.<\/p>\n<p><b>Guardiamo bene agli scenari<\/b><br \/>Tuttavia queste politiche devono ora fare i conti con l\u2019arrivo dell\u2019inverno. Gli sviluppi in Russia e nei paesi dell\u2019ex-Unione Sovietica possono mettere a rischio la stabilit\u00e0 strategica europea. L\u2019importante riarmo nucleare e convenzionale della Russia si accompagna ad una politica espansionista, dal Mediterraneo ai territori ex-sovietici, e forse anche in Asia, se ad esempio venisse confermata l\u2019intenzione russa di riaprire una base navale in Vietnam. <\/p>\n<p>A questo aggiungiamo gli equilibri asiatici gi\u00e0 sottoposti a forti stress dal riarmo nucleare della Corea del Nord, dalle rivendicazioni marittime della Cina e dalla confusissima situazione in Medio Oriente, dove si delinea un confronto a quattro tra Turchia, Iran, Arabia Saudita e Israele (con impliciti rischi di proliferazione nucleare).<\/p>\n<p>L\u2019Europa ha sinora guardato a questi scenari con un certo distacco, ritenendosi garantita dal baluardo dissuasivo della Nato. \u00c8 possibile che il nuovo Presidente americano confermi la solidit\u00e0 di questo impianto (pagato per circa \u00be degli stessi americani), ma \u00e8 anche possibile che la Nato cominci a mostrare crepe pericolose.<\/p>\n<p><b>Che far\u00e0 la Russia?<\/b><br \/>Sinora Vladimir Putin si \u00e8 limitato a piccole punture di spillo (come i sorvoli non autorizzati da parte di aerei militari), ma non ha esercitato significative pressioni militari contro l\u2019Alleanza, ma in compenso \u00e8 pi\u00f9 volte caduto nella tentazione della escalation retorica e soprattutto ha abbracciato con entusiasmo la politica di liquidazione degli accordi di disarmo e controllo degli armamenti, improvvidamente iniziata da Washington con la denuncia del Trattato sui sistemi antimissile (Abm) e l\u2019introduzione di nuove tecnologie destabilizzanti. <\/p>\n<p>Ora egli annuncia che considera decaduto anche il Trattato che bandiva i missili a medio raggio (Inf), che preoccupano in primo luogo l\u2019Europa, e non rimpiange certo la perdita, dal 2007, del Trattato che regolava le dislocazioni e i livelli delle forze militari convenzionali in Europa. <\/p>\n<p>Egli sta conducendo un processo unilaterale di riarmo, che l\u2019Europa sembra guardare con un eccesso di compiacenza, senza reagire, anche se in ballo ci sono paesi partner di una certa importanza come la Georgia e l\u2019Ucraina, e l\u2019equilibrio di aree strategicamente significative, dal Caucaso all\u2019Asia centrale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non servir\u00e0 certo ad influenzare positivamente il nuovo Presidente americano: al contrario lo confermer\u00e0 nella sua convinzione che, in questo campo, gli europei siano sostanzialmente dei saprofiti.<\/p>\n<p><b>Una svolta positiva, ma incompleta<\/b><br \/>La svolta che l\u2019Unione sta dando alla Pesd \u00e8 certamente positiva e potr\u00e0 contribuire, se ben sviluppata, sia alla sua buona salute che a quella della Nato. Tuttavia le sue limitazioni, che un tempo erano state concepite anche per renderla pi\u00f9 accettabile agli occhi dell\u2019Alleanza Atlantica (per non entrare in competizione e duplicazione con la Nato) ora delineano uno scenario del tutto insufficiente e rischiano di apparire come l\u2019ennesimo tentativo di sfuggire alle proprie responsabilit\u00e0 parlando d\u2019altro. Non possiamo ignorare la minaccia pi\u00f9 importante che esiste ai nostri confini, e sperare di essere presi sul serio.<\/p>\n<p>Certamente la questione della Russia non \u00e8 solo militare, ma anche politica. \u00c8 mancata una strategia coerente e lungimirante nei confronti di Mosca che aprisse la strada ad una reale partnership continentale. Ma un simile sviluppo non potr\u00e0 basarsi sulla debolezza militare e sulla crisi della dissuasione. Il rischio che corriamo \u00e8 quello di un progressivo indebolirsi della credibilit\u00e0 dell\u2019Alleanza che potrebbe incoraggiare sia pericolose scelte avventuriste russe sia reazioni improvvisate e caotiche in Europa. <\/p>\n<p>Come ad esempio quando, nel commentare l\u2019elezione di Donald Trump e la possibilit\u00e0 di un ritiro americano dall\u2019Europa, il portavoce dei Cristiano-democratici tedeschi, Roderich Kiesewetter, ha dichiarato che al limite lo scudo nucleare americano avrebbe potuto essere sostituito da uno scudo nucleare anglo-francese. <\/p>\n<p>Non \u00e8 la prima volta che queste idee sono state fatte circolare (anche se in genere riguardano pi\u00f9 la Francia che il Regno Unito, le cui forze nucleari sono quasi integralmente dipendenti da quelle americane), ma non hanno mai dato frutti, soprattutto perch\u00e9 i paesi nucleari europei sono inerentemente pi\u00f9 vulnerabili degli Usa, e hanno molte meno opzioni operative. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che un deterrente europeo, nazionale o collettivo, sia impossibile, ma che per avere una credibilit\u00e0 sufficiente a coprire gli attuali paesi membri dell\u2019Unione, richiederebbe importanti investimenti e soprattutto un livello di coesione e solidariet\u00e0 oggi tutt\u2019altro che evidente.<\/p>\n<p>Prima di tentare disperate fughe in avanti \u00e8 dunque opportuno che l\u2019Europa mostri, con urgenza, la sua volont\u00e0 di essere all\u2019altezza delle sfide reali, e che accetti di dimensionare il suo sforzo militare ai livelli della minaccia (e non di sottolineare solo quelle minacce che il suo attuale livello di impegno le permette di contrare).<\/p>\n<p>Qualcosa si muove, ma \u00e8 una grave debolezza il fatto che, nella strategia globale e nelle sue linee programmatiche, questo punto non venga affrontato di petto. Possiamo capire le ragioni politiche e di opportunit\u00e0 che hanno portato a questo, ma non possiamo accettarle.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le linee programmatiche volte ad attuare la Strategia Globale (SG) della Politica estera, di sicurezza e difesa europea (Pesd) approvate dal Consiglio affari esteri nei giorni scorsi confermano il carattere limitato, e per dir cos\u00ec sussidiario, di tale politica, ma potrebbero rivelarsi rapidamente obsolete. 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