{"id":37230,"date":"2016-12-04T00:00:00","date_gmt":"2016-12-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/venezuela-fuori-dal-mercosur-lagonia-del-chavismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:14:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:55","slug":"venezuela-fuori-dal-mercosur-lagonia-del-chavismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/12\/venezuela-fuori-dal-mercosur-lagonia-del-chavismo\/","title":{"rendered":"Venezuela fuori dal Mercosur: l\u2019agonia del ch\u00e1vismo"},"content":{"rendered":"<p>Il referendum revocatorio del mandato del presidente Nicol\u00e1s Maduro era uno degli ultimi, se non l\u2019ultimo, percorso pacifico e legale che rimaneva per il cambiamento di cui il Venezuela ha disperatamente bisogno.<\/p>\n<p>La sospensione da parte del Consiglio nazionale elettorale (Cne, controllato dal governo), della consultazione ha portato l\u2019Assemblea nazionale &#8211; dove gli oppositori dell\u2019esecutivo hanno la maggioranza &#8211; a parlare di un vero e proprio colpo di stato.<\/p>\n<p>Ma ha anche provocato una ferma opposizione da parte dei governi di Paesi vicini, in particolare Argentina, Uruguay, Brasile e Paraguay, che &#8211; come annunciato &#8211; il 2 dicembre hanno sospeso all\u2019unanimit\u00e0 il Venezuela dal Mercosur.<\/p>\n<p>Caracas &#8211; nell\u2019organizzazione latinoamericana da appena quattro anni &#8211; perde non solo il diritto di voto ma anche di partecipare ai vertici del Mercosur e ai negoziati commerciali con Paesi terzi o con altre organizzazioni internazionali.<\/p>\n<p>Non sono state imposte sanzioni economiche al Venezuela, ma la sospensione \u00e8 un segnale inequivocabile di come la situazione nel Paese stia precipitando, con il regime ch\u00e1vista sul viale del tramonto.<\/p>\n<p><b>Caracas e il mercato unico sudamericano<\/b><br \/>\nNon sorprende che il Mercosur abbia finalmente deciso di indurire il gioco con il Venezuela, dopo aver dato a Caracas, lo scorso settembre, tre mesi di tempo per ripristinare il rispetto dei diritti umani e la libert\u00e0 di stampa. A margine di un incontro a Buenos Aires con il suo omologo uruguaiano, il presidente argentino Mauricio Macri era stato incisivo: \u201cCos\u00ec come vanno le cose, il Venezuela non pu\u00f2 far parte del Mercosur e deve essere condannato da tutti i Paesi del continente e del mondo\u201d.<\/p>\n<p>I membri del blocco economico sudamericano, sollecitati anche da alcune Ong venezuelane, hanno cos\u00ec discusso della violazione, da parte di Caracas, della \u201cclausola democratica\u201d prevista dal Protocollo di Ushuaia del 1998. Inoltre, il Venezuela non avrebbe adattato al suo ordinamento interno ben 238 norme facenti parte dell\u2019<i>acquis <\/i>del Mercosur, tra cui la norma che garantiva la libera circolazione dei cittadini dei Paesi membri e il Protocollo di Asunci\u00f3n sul Compromesso con la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani del 2005. L\u2019accusa di violazione dei principi dell\u2019organizzazione potrebbe andare ben oltre la sospensione in atto, aprendo le porte all\u2019espulsione del Venezuela.<\/p>\n<p>L\u2019adesione del presidente uruguaiano Tabar\u00e9 V\u00e1squez alla decisione di sospendere Caracas \u00e8 stata ancora pi\u00f9 importante, dato che era l\u2019unico capo di stato del Mercosur che ancora faceva resistenze, per ragioni di politica interna, ad inquadrare il Venezuela come un regime antidemocratico. Per quanto riguarda gli altri partner sudamericani, Brasile e Paraguay hanno guidato l\u2019efficace opposizione alle pretese di Maduro di conquistare la presidenza rotativa dell\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>Per la ministra degli Esteri venezuelana Delcy Rodriguez la sospensione &#8211; che Caracas si rifiuta di riconoscere &#8211; \u00e8 una provocazione da parte di \u201cburocrati che stanno distruggendo il Mercosur\u201d che sono \u201ccompromessi con mandati imperiali\u201d. La Rodriguez ha promesso che parteciper\u00e0 ai prossimi vertici dell\u2019organizzazione, pur non essendo invitata, ed eserciter\u00e0 la presidenza \u201clegittima\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo vertice del Mercosul, tenutosi a Montevideo, la Rodriguez aveva personalmente \u201cinvaso\u201d la sala dove si teneva la riunione, reclamando la presidenza e portando i rappresentanti di Brasile e Paraguai ad abbandonare la stanza.<\/p>\n<p>Al fianco del disastrato regime ch\u00e1vista restano appena i pochi e reticenti alleati bolivariani, come l\u2019Ecuador e la Bolivia (associati al mercato unico sudamericano), oltre all\u2019archeologico comunismo cubano.<\/p>\n<p><b>Il \u201cgolpe del referendum\u201d<\/b><br \/>\nAnche la decisione del Cne di sospendere il referendum revocatorio del mandato presidenziale era attesa. Tenere la consultazione popolare prima del prossimo 10 gennaio, come chiesto dalle opposizioni (le quali avevano adempiuto alle contorte esigenze legali ordite appositamente per ostacolare il voto), avrebbe senza dubbio portato alla fine anticipata del mandato di Maduro, cos\u00ec come indicato da tutti i sondaggi di opinione. Risultato al quale sarebbero seguite nuove elezioni, che avrebbero definitivamente tolto di mezzo il <i>Partido Socialista Unido de Venezuela<\/i> (Psuv), dopo 17 anni di disastrosa gestione del potere.<\/p>\n<p>Se il referendum dovesse quindi aver luogo dopo il 10 gennaio e il presidente dovesse perdere &#8211; eventualit\u00e0 per nulla scontata &#8211; sarebbe sostituito dal suo vice, Arist\u00f3bulo Ist\u00fariz, o da un altro personaggio indicato dallo stesso Maduro. E cos\u00ec il regime bolivariano si manterr\u00e0 solido al comando del Venezuela. Cambiare tutto per non cambiare niente.<\/p>\n<p>Infine, non \u00e8 escluso che il Cne possa semplicemente annullare il referendum. E a quel punto, fine dei giochi.<\/p>\n<p>La denuncia di golpe da parte del Parlamento definisce i fatti con esattezza. L\u2019opposizione ha gi\u00e0 fatto i primi passi per aprire il processo di impeachment di Maduro. Un\u2019operazione tutt\u2019altro che semplice. Il presidente, nell\u2019ansia di sopravvivere a qualsiasi costo, utilizzer\u00e0 sicuramente tutte le risorse a sua disposizione, cos\u00ec come gi\u00e0 fatto pi\u00f9 volte in passato.<\/p>\n<p>E se tutte le manovre dovessero fallire, l\u2019erede di Ch\u00e1vez potrebbe fare appello alla sua ben addestrata militanza, che negli anni ha dato molte prove di ci\u00f2 di cui \u00e8 capace (da ultimo, la presa d\u2019assalto del palazzo dell\u2019Assemblea legislativa, il giorno dopo la denuncia del colpo di stato).<\/p>\n<p>Il referendum era l\u2019ultimo percorso pacifico e legale che restava per un cambiamento di cui il Paese ha disperato bisogno per non cadere definitivamente nell\u2019oscurit\u00e0 di una dittatura pura e semplice. Era l\u2019ultima occasione per superare la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3583\" target=\"blank\"><b><u>profonda crisi economica e sociale<\/u><\/b><\/a> in cui il ch\u00e1vismo ha immerso il Venezuela.<\/p>\n<p>A partire da questo momento, resta all\u2019opposizione solo l\u2019appello a manifestazioni popolari, alle quali ha gi\u00e0 chiarito che non rinuncer\u00e0. La grande manifestazione del 26 ottobre e lo sciopero generale del 28, entrambi repressi con brutalit\u00e0 dalle milizie ch\u00e1viste, ne sono una prova concreta. Il rischio di violenze tende solo ad aumentare.<\/p>\n<p><b>La mediazione vaticana<\/b><br \/>\nIndipendentemente dal risultato della crisi attuale in Venezuela, nulla nel Paese sar\u00e0 come prima. La mobilitazione popolare e la seguente repressione sottolineano ancora una volta il carattere autoritario del regime. Solo che questa volta non si torna indietro. Sar\u00e0 impossibile convincere i venezuelani e la comunit\u00e0 internazionale delle \u201cgrandi virt\u00f9 del processo bolivariano\u201d: la maschera della rivoluzione ch\u00e1vista e di un governo solo teoricamente a servizio dei poveri \u00e8 caduta.<\/p>\n<p>Il tentativo di papa Francesco di promuovere un dialogo tra Maduro e le opposizioni &#8211; con la mediazione del presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, monsignor Claudio Maria Celli, e del nunzio apostolico in Argentina, monsignor Emil Paul Tscherrig &#8211; potrebbe essere l\u2019ultima possibilit\u00e0 di uscita pacifica da una crisi che ha seminato solo miseria e odio in Venezuela. Ma il curriculum di Maduro, nel quale il golpe del referendum \u00e8 solo l\u2019episodio pi\u00f9 recente, non consente di alimentare questa speranza.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il referendum revocatorio del mandato del presidente Nicol\u00e1s Maduro era uno degli ultimi, se non l\u2019ultimo, percorso pacifico e legale che rimaneva per il cambiamento di cui il Venezuela ha disperatamente bisogno. 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