{"id":37240,"date":"2016-12-05T00:00:00","date_gmt":"2016-12-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-ricollocazione-non-decolla-e-ce-chi-torna-indietro\/"},"modified":"2017-11-03T15:14:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:55","slug":"la-ricollocazione-non-decolla-e-ce-chi-torna-indietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/12\/la-ricollocazione-non-decolla-e-ce-chi-torna-indietro\/","title":{"rendered":"La ricollocazione non decolla \u2026 e c\u2019\u00e8 chi torna indietro"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019entrata in vigore del discusso accordo di cooperazione tra la Turchia e l\u2019Unione europea, Ue, per fermare il flusso di migranti irregolari lungo la rotta balcanica ha aggravato il sistema di recezione dei richiedenti asilo in Grecia, un Paese gi\u00e0 condannato dalla Corte di Strasburgo nel 2011 per le degradanti condizioni di accoglienza.<\/p>\n<p>In 60 mila attendono il completamento del processo di richiesta asilo nel Paese, di cui 13 mila vivono nelle isole del Mar Egeo, bloccati dal sopracitato accordo in campi fatiscenti. Dal canto suo, il governo greco lamenta di essere stato lasciato solo dall\u2019Ue e da quegli stati membri che hanno esposto l\u2019esistente crisi di solidariet\u00e0 rifiutandosi di accogliere alcuni dei migranti ospitati in Grecia.<\/p>\n<p><b>I Paesi del nord non assolvono le loro responsabilit\u00e0<\/b><br \/>\nUna delle prime e pi\u00f9 discusse misure Ue per contrastare la cosiddetta crisi migratoria \u00e8 stato il piano di ricollocazione di 160 mila richiedenti asilo, che, secondo un sistema di quote, avrebbe dovuto diminuire la pressione sui Paesi ai confini dell\u2019Unione, distribuendo i migranti tra gli stati membri.<\/p>\n<p>Secondo la decisione del Consiglio europeo del settembre 2015, la Grecia avrebbe dovuto beneficiare del ricollocamento di 66.400 richiedenti asilo in due anni, ma ad oggi poco pi\u00f9 di 5 mila persone sono state effettivamente trasferite, numeri ben lontani dall\u2019obiettivo della Commissione di trasferire 6 mila migranti al mese.<\/p>\n<p>Il meccanismo di ricollocazione \u00e8 partito con estrema lentezza a causa dell\u2019opposizioni di alcuni stati membri: la pi\u00f9 chiassosa \u00e8 stata quella del Primo Ministro ungherese Viktor Orb\u00e0n, che si \u00e8 spinto fino a promuovere un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3636\" target=\"blank\"><b><u>referendum<\/u><\/b><\/a>, che non ha raggiunto il quorum, per dimostrare l\u2019opposizione del popolo ungherese al piano di Bruxelles e mettendo il discussione la supremazia del diritto comunitario su quello nazionale.<\/p>\n<p>Anche gli altri Paesi del gruppo Visegrad &#8211; Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia &#8211; si sono uniti al coro di proteste contro questa misura, proponendo un alternativo sistema basato sulla \u201csolidariet\u00e0 flessibile\u201d.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte dello schieramento, Italia e Grecia sono sempre pi\u00f9 risolute nel denunciare la grave mancanza di solidariet\u00e0 sulla gestione dei profughi. Yannis Mouzales, ministro greco per le politiche migratorie, ha recentemente esortato la Commissione ad un maggiore impegno, appoggiando al contempo la proposta del Primo Ministro Italiano Matteo Renzi di imporre sanzioni sugli stati che rifiutano di accogliere migranti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 tuttavia chiaro in che modo tali \u201cmulte per poca solidariet\u00e0\u201d potrebbero contribuire alla risoluzione della questione, mentre \u00e8 evidente produrrebbero una disparit\u00e0 di trattamento tra gli stati che possono e quelli che non possono permettersi di pagare.<\/p>\n<p><b>Discriminazioni tra i migranti<\/b><br \/>\nGli ostacoli alla buona riuscita del piano non sono solo di natura politica. Oggi, in Grecia sono tre le alternative a disposizione dei richiedenti asilo presenti sul territorio: restare in Grecia, essere deportati in Turchia o nei loro Paesi d\u2019origine o riuscire ad andare verso un altro Paese dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Per quest\u2019ultima e pi\u00f9 desiderata opzione, il migrante pu\u00f2 far richiesta di ricongiungimento familiare, posto che abbia un familiare di primo grado in un altro Paese membro, o sperare nella ricollocazione. Atene non tiene il passo e la sua arrugginita macchina burocratica arranca nei vari iter burocratici, determinando una diluizione nei tempi di permanenza dei migranti in Grecia.<\/p>\n<p>Ad esempio, la procedura di ricollocazione dovrebbe svolgersi entro due mesi da quando gli Stati comunicano la disponibilit\u00e0 di posti, ma nella realt\u00e0 ci sono migranti che aspettano anche sei o sette mesi in appositi centri d\u2019accoglienza.<\/p>\n<p>La tempistica \u00e8 motivata anche dal fatto che i Paesi membri che danno disponibilit\u00e0 di posti per la ricollocazione hanno la possibilit\u00e0 di valutare caso per caso ed eventualmente negare il trasferimento, senza dover motivare tale scelta.<\/p>\n<p>A peggiorare ulteriormente la situazione, secondo dati del governo greco, un migrante su sette ha rifiutato di trasferirsi o ha abbandonato il programma, un rifiuto definito oltraggioso e inaccettabile dal Presidente della Commissione Jean-Claude Junker.Molti richiedenti asilo sono riluttanti a trasferirsi in Paesi considerati poveri, o hanno paura di finire lontani da amici e parenti, in una nazione di cui non conoscono neanche la lingua.<\/p>\n<p>Questo dato nasconde uno dei limiti pi\u00f9 evidenti del sistema, che non tiene conto delle preferenze dei migranti. Inoltre, la procedura di ricollocazione \u00e8 aperta per persone appartenenti a nazionalit\u00e0 il cui tasso di riconoscimento di protezione \u00e8 pari o superiore al 75% sulla base dei dati Eurostat, al momento solo siriani ed eritrei.<\/p>\n<p>Questa norma ha aggravato il clima di discriminazione tra nazionalit\u00e0 di migranti, con i siriani avvantaggiati e altre nazionalit\u00e0, come quella afgana, cui viene negato di beneficiare di eguali opportunit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Violenza nelle isole greche<\/b><br \/>\nSecondo Dora Oikonomou, responsabile del progetto per il ricollocamento di Praksis (una sorta di Caritas nostrana), alcuni dei richiedenti accolti presso le strutture dell\u2019associazione hanno deciso di tornare illegalmente in Turchia dopo che la loro richiesta di ricollocamento era stata rigettata dal paese membro dell\u2019Ue o dopo essere stati accettati da alcuni Paesi, quali la Romania o la Bulgaria.<\/p>\n<p>Il fenomeno di traffico di essere umani \u201cal contrario\u201d, cio\u00e8 verso la Turchia invece che verso l\u2019Europa, non \u00e8 ancora ben documentato, ma sono in aumento le persone che decidono di perseguire questa strada.<\/p>\n<p>Mentre sono sempre pi\u00f9 evidenti i limiti della procedura di ricollocazione, la Grecia continua ad impegnarsi nella buona riuscita dell\u2019accordo Ue-Turchia, costringendo nelle isole, ormai trasformatesi in carceri a cielo aperto, tutti i migranti arrivati dopo il 20 di marzo.<\/p>\n<p>I recenti attacchi contro i campi nell\u2019isola di Chios dimostrano che la situazione \u00e8 incandescente e rischia di esplodere da un momento all\u2019altro, se non si trovano soluzioni di lungo periodo. Con l\u2019accordo in bilico a causa del raffreddamento nelle relazioni Ue-Turchia, potremmo presto sentire parlare di una nuova crisi e la Grecia si troverebbe proprio tra l\u2019incudine e il martello.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019entrata in vigore del discusso accordo di cooperazione tra la Turchia e l\u2019Unione europea, Ue, per fermare il flusso di migranti irregolari lungo la rotta balcanica ha aggravato il sistema di recezione dei richiedenti asilo in Grecia, un Paese gi\u00e0 condannato dalla Corte di Strasburgo nel 2011 per le degradanti condizioni di accoglienza. 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