{"id":37280,"date":"2016-12-06T00:00:00","date_gmt":"2016-12-05T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/in-austria-londata-populista-non-passa\/"},"modified":"2017-11-03T15:14:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:54","slug":"in-austria-londata-populista-non-passa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/12\/in-austria-londata-populista-non-passa\/","title":{"rendered":"In Austria l&#8217;ondata populista non passa"},"content":{"rendered":"<p>Anche in Austria i sondaggi e i media non hanno colto nel segno, ma questa volta sopravvalutando il fattore \u201cpopulismo\u201d. L&#8217;effetto-Trump e l&#8217;effetto-Brexit ci sono stati, tuttavia non nel senso di un trascinamento bens\u00ec di uno stimolo a reagire.<\/p>\n<p>I sostenitori di van der Bellen si sono mobilitati (infatti la partecipazione ha superato le previsioni), alcuni di quelli di Hofer &#8211; troppo sicuri di essere maggioranza &#8211; sono rimasti a casa. Il travaso di voti da un campo all&#8217;altro ha avuto un ruolo secondario.<\/p>\n<p><b>L\u2019elettorato di van der Bellen<\/b><br \/>\nLa vittoria di Alexander van der Bellen, che assumer\u00e0 le sue funzioni il 26 dicembre, ha preso molti alla sprovvista, ma pi\u00f9 ancora ha sorpreso (proprio come in Italia) lo scarto di voti: quasi l&#8217;8% (a maggio era stato minimo).<\/p>\n<p>Se nei giorni scorsi l&#8217;Austria veniva vista da molti come il paese occidentale pi\u00f9 esposto alle sirene del nazionalismo xenofobo, oggi \u00e8 d&#8217;obbligo riconoscere che la societ\u00e0 austriaca ha saputo produrre i necessari anticorpi. E ha dato un forte segnale di conferma della scelta europeista.<\/p>\n<p>Il candidato moderato ha probabilmente beneficiato della relativa sdrammatizzazione del tema \u201cimmigrazione\u201d rispetto a sei mesi fa: l&#8217;ondata di piena del 2015 non si \u00e8 verificata quest&#8217;anno; il tetto fissato a 37.500 domande di asilo non \u00e8 stato superato (l&#8217;anno scorso l&#8217;Austria aveva accolto 90mila profughi, al netto del milione transitato verso la Germania); \u00e8 allo studio una legge pi\u00f9 severa sull&#8217;esecuzione dei decreti di espulsione e sulle sanzioni in caso di loro violazione.<\/p>\n<p>Solo per un aspetto il risultato elettorale presenta una forte analogia con l&#8217;America: una carta geografica dominata dal colore della destra (l\u00e0 rosso, qui azzurro), con isole o frange a forte concentrazione demografica (le citt\u00e0), e pi\u00f9 alto reddito medio e grado di istruzione. Ma rispetto allo scorso maggio queste isole moderate si sono allargate.<\/p>\n<p>Il verde van der Bellen ha vinto in tutti i capoluoghi di regione e in alcune altre citt\u00e0 medie. Nelle tre maggiori &#8211; Vienna, Graz e Linz &#8211; sfiora i due terzi dei voti; in tutti i distretti centrali della capitale e nei comuni circostanti il rapporto \u00e8 di almeno 70 a 30. Solo in tre regioni su nove Hofer conserva la maggioranza.<\/p>\n<p>Per lui ha votato solo il 17% dei laureati, mentre fra chi ha fatto un apprendistato ha ottenuto il 64% e nella categoria \u201coperai\u201d (che comprende gli agricoltori) l&#8217;85% . Due terzi degli elettori che hanno votato per posta (in media pi\u00f9 istruiti) si sono pronunciati contro Hofer. Si rileva dunque una forte correlazione fra livello di istruzione e voto per van der Bellen. Un dato interessante \u00e8 la forte differenziazione fra le preferenze di uomini e donne: fra i primi il 56% ha scelto Hofer, fra le seconde solo il 38%.<\/p>\n<p><b>Estrema destra vicina alla maggioranza<\/b><br \/>\nD&#8217;altra parte pu\u00f2 apparire preoccupante che il candidato di un partito di estrema destra si attesti a meno del 4% dalla maggioranza assoluta. Ma va ricordato che si tratta di una situazione<i> sui generis<\/i>: un ballottaggio, a seguito dell&#8217;eliminazione dei candidati dei due partiti di governo (11% dei voti ciascuno). Degli elettori democristiani, il 45 % risulta aver votato per Hofer (compreso il Capo del Gruppo Parlamentare); fra i socialisti sono il 10%. In una futura elezione parlamentare questi voti torneranno nelle rispettive orbite.<\/p>\n<p>Al netto di tali voti, l&#8217;FPOe oscilla intorno al 30%; alle prossime politiche pu\u00f2 ambire a conquistare non pi\u00f9 del 35% (quanto Hofer ha avuto al primo turno), ma molti si aspettano che l&#8217;elezione del 4 dicembre segni l&#8217;inizio del riflusso che dovrebbe riportarla ben al di sotto del 30%.<\/p>\n<p><b>Strache, il vero pericolo<\/b><br \/>\nNel primo caso avrebbe discrete probabilit\u00e0 di divenire il primo partito, e Heinz-Christian Strache (\u00e8 ormai noto che il pericolo \u00e8 lui, non Hofer) sarebbe il candidato naturale al Cancellierato; solo un compatto fronte OeVP-SPOe potrebbe sbarrargli la strada. Ma in entrambi i partiti, e soprattutto nel primo, non mancano personalit\u00e0 inclini ad entrare in una coalizione con Strache.<\/p>\n<p>Nel secondo caso quest&#8217;ultimo pu\u00f2 ancora sperare di entrare nel prossimo governo, sia pure nella posizione di <i>junior partner<\/i>, come fu il caso di Haider. L&#8217; alternativa sarebbe la prosecuzione della <i>grosse Koalition<\/i>, che per\u00f2 si \u00e8 assai logorata e viene generalmente considerata la causa di stagnazione, corruzione, inefficienza; o forse un&#8217;alleanza fra socialisti, verdi e neos, se ci saranno i numeri.<\/p>\n<p>A questo proposito, in una intervista, il neo-eletto presidente ha fatto una dichiarazione significativa: mentre vuole essere un capo dello stato non interventista, a differenza del rivale, e quindi respinge l&#8217;interpretazione letterale della Costituzione che gli conferirebbe il potere di licenziare il governo, ribadisce l&#8217;intenzione di fare il possibile per evitare di affidare la formazione di un governo a Strache; per prassi l&#8217;incarico viene dato a chi ha la maggioranza relativa ma, non trattandosi di una disposizione costituzionale, van der Bellen considera preminente l&#8217;interesse del Paese &#8211; l&#8217;ancoraggio alla costruzione europea &#8211; e intende far pieno uso della sua discrezionalit\u00e0.<\/p>\n<p>In sostanza, l&#8217;Austria ha dato un chiaro segnale che la deriva populista ed euroscettica non \u00e8 inevitabile. Per l&#8217;Italia \u00e8 una svolta positiva anche perch\u00e9 si allontana il pericolo di un ritorno di Vienna a pretese di un <i>droit de regard <\/i>sull&#8217;Alto Adige. Ma di quanto? Hofer intende ripresentarsi per la Hofburg nel 2022; il suo partito si prepara alle elezioni parlamentari del 2018; e anzi &#8211; altra coincidenza temporale con le vicende italiane &#8211; dice di auspicare elezioni anticipate al maggio 2017.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche in Austria i sondaggi e i media non hanno colto nel segno, ma questa volta sopravvalutando il fattore \u201cpopulismo\u201d. L&#8217;effetto-Trump e l&#8217;effetto-Brexit ci sono stati, tuttavia non nel senso di un trascinamento bens\u00ec di uno stimolo a reagire. 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