{"id":3740,"date":"2006-11-23T00:00:00","date_gmt":"2006-11-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/alleanza-in-coma\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:10","slug":"alleanza-in-coma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/11\/alleanza-in-coma\/","title":{"rendered":"Alleanza in coma?"},"content":{"rendered":"<p>Il vertice atlantico di Riga non sembra destinato a fare notizia. Anche solo una rapida scorsa ai temi in discussione e alle decisioni pi\u00f9 probabili mostra con chiarezza come lo spostamento di tanti Capi di Stato e di Governo abbia pi\u00f9 che altro uno scopo cerimoniale. Al meglio, questo spettacolo di alto livello potr\u00e0 forse servire a rassicurare le Repubbliche baltiche, sottoposte a crescenti pressioni politiche e militari da parte di Mosca, circa la solidariet\u00e0 alleata. Pochi fatti purtroppo, ma in compenso molti simboli. Si fa quel che si pu\u00f2.<\/p>\n<p><b>Senza una chiara strategia<\/b><br \/>Il problema della Nato \u00e8 nella progressiva diminuzione della solidariet\u00e0 e della coesione politica tra gli alleati. Per carit\u00e0, l\u2019Alleanza ha funzionato ancora bene nei Balcani, ha assunto gravose responsabilit\u00e0 collettive in Afghanistan e ha svolto un fondamentale ruolo di stabilizzazione in Europa, dopo il crollo del blocco comunista. Tuttavia non ha elaborato una nuova strategia, non ha trovato una sua nuova ragion d\u2019essere sufficientemente forte e convincente da coagulare il consenso e l\u2019impegno di tutti gli alleati, vecchi e nuovi.<\/p>\n<p>Ha funzionato, in qualche modo, la struttura militare, sia pure senza elaborare un nuovo concetto strategico (di cui pure si sente il bisogno), riuscendo comunque a fornire il sostrato tecnico essenziale per consentire la conduzione di complesse operazione multilaterali, in ambito Nato o anche al di fuori di esso. Ma tale struttura \u00e8 oggi vista sempre pi\u00f9 comunemente come una sorta di patrimonio tecnico comune (gli americani parlano di \u201ccassetta degli strumenti\u201d, <i>toolbox<\/i>) da cui trarre di volta in volta i pezzi necessari: naturalmente, perch\u00e9 questi \u201cpezzi\u201d siano efficaci \u00e8 necessario tenerli in buono stato di servizio, oliarli, ammodernarli, aggiungere di tanto in tanto qualche nuovo gadget, eccetera, ma le decisioni vengono prese altrove, da chi decide quali pezzi vuole usare, non da chi tiene in ordine il magazzino.<\/p>\n<p>In parte questa \u00e8 una conseguenza dell\u2019unilateralismo americano, e potrebbe quindi evolvere nei prossimi anni se, come sembra dal risultato delle elezioni statunitensi del 7 novembre scorso, l\u2019era dei neocon \u00e8 ormai alla fine. Ma a parte il fatto che certe ferite non si sanano cos\u00ec facilmente o rapidamente, rimane anche il problema che comunque l\u2019Alleanza Atlantica, americani o meno, non sembra avere una chiara idea del suo ruolo futuro.<\/p>\n<p>In altri termini, la Nato, organizzazione militare, continua a esistere, ma il Consiglio Atlantico, l\u2019anima politica dell\u2019Alleanza, \u00e8 invece del tutto marginale rispetto alle grandi decisioni globali di sicurezza. Basta pensare al fatto che a Riga molto probabilmente non si parler\u00e0 a fondo del nuovo ruolo strategico della Russia, che pure resta il maggior possibile competitore dell\u2019Alleanza in Europa (chi si ricorda dell\u2019articolo V?). Ed \u00e8 difficile immaginare che in quella sede si riuscir\u00e0 a innovare profondamente la missione collettiva in atto in Afghanistan, che pure avrebbe bisogno di una forte nuova iniziativa, sia nel Paese che internazionale (ad esempio nei confronti del Pakistan). E poich\u00e9, sul piano militare, assistiamo ad un forte ridimensionamento della presenza e del ruolo militare americano in Europa, \u00e8 possibile immaginare che, senza un mutamento drastico di quadro politico, anche quello che oggi continua a funzionare lentamente scompaia.<\/p>\n<p><b>Visioni contrastanti<\/b><br \/>Nessuno \u00e8 contento di questa crisi. Certamente non lo sono gli europei che, con una Nato sempre meno credibile, si trovano di fronte al dilemma di cosa fare da soli: se cio\u00e8 sono pronti ad assumersi tutte quelle maggiori responsabilit\u00e0 e spese che un allontanamento degli americani e una crisi della Nato comporterebbero. Il problema degli europei non \u00e8 molto diverso da quello dell\u2019Alleanza nel suo complesso: anch\u2019essi non sanno bene cosa fare. Si impegnano in un numero crescente di missioni di pace e gestione delle crisi, corrono rischi sempre pi\u00f9 alti, ma non hanno una visione collettiva coerente di queste loro iniziative e soprattutto non hanno la certezza di una solida copertura strategica (autonoma o americana che sia). <\/p>\n<p>N\u00e9 la situazione piace agli americani, sia perch\u00e9 nel nuovo quadro globale della sicurezza hanno un bisogno assoluto e crescente di alleati affidabili e credibili (come solo gli europei e pochissimi altri possono essere), sia perch\u00e9 temono che in questa situazione, prima o poi, gli europei, volenti o nolenti, saranno costretti ad assumere una personalit\u00e0 e un ruolo autonomo pi\u00f9 pronunciato. E queste cose si sa come cominciano, ma non come finiscono.<\/p>\n<p>Tuttavia, malgrado vi sia una consapevolezza diffusa del problema, nessuno sembra ancora realmente pronto a provi riparo. Riemerge in alcuni l\u2019idea di una profonda riforma delle strutture dell\u2019Alleanza, esemplificata dalla proposta di nominare un Comandante in Capo Militare europeo e non pi\u00f9 americano, e un Segretario Generale americano, per affidare pi\u00f9 esplicitamente agli europei la responsabilit\u00e0 del loro nuovo ruolo globale e rinverdire l\u2019aspetto politico del legame atlantico. <\/p>\n<p>Altri puntano ad un rilancio del Consiglio Atlantico, condizionato ovviamente ad una maggiore disponibilit\u00e0 americana a coinvolgere gli alleati nella effettiva presa delle decisioni (cosa, a dire il vero, difficile da immaginare, visto il crescente interesse di Washington per l\u2019Asia e il Pacifico, pi\u00f9 che per l\u2019Europa). <\/p>\n<p>Altri, ancora, meno credibilmente, vorrebbero invece puntare ad un progressivo incremento delle missioni alleate ovunque ce ne sia bisogno, dall\u2019Africa alla protezione delle rotte dell\u2019energia, eccetera, ma devono fare i conti con la scarsit\u00e0 delle risorse e l\u2019assenza di un solido consenso politico di fondo. Altri infine pensano che l\u2019era della Nato cos\u00ec com\u2019\u00e8 sia semplicemente finita e che sia meglio ripensare l\u2019Alleanza Atlantica come una sorta di patto bilaterale tra gli Usa e l\u2019Ue e magari qualche altro Paese interessato a contribuire (come il Canada), ma anche questi ultimi devono fare i conti con la realt\u00e0 che l\u2019Unione Europea, anche a causa della mancata approvazione del Trattato Costituzionale, non \u00e8 ancora un soggetto militare pienamente credibile.<\/p>\n<p>Molta confusione dunque, durante la quale ci si contenta di vivacchiare alla giornata, con piccole decisioni pi\u00f9 o meno parziali e impegni limitati e condizionati da parte di qualche alleato, nella speranza che avvenga qualcosa che cambi la situazione. Non c\u2019\u00e8 fretta, sembra essere l\u2019idea, per cui non affrettiamo un dibattito per il quale non abbiamo gi\u00e0 una soluzione chiara da proporre. Limitiamoci a limitare i danni e soprattutto \u201cprimus vivere\u201d.<\/p>\n<p>Si potrebbe anche essere d\u2019accordo, se non ci fosse il grave rischio che, in una situazione tanto deteriorata, una eventuale crisi maggiore non abbia per effetto la rinascita della solidariet\u00e0 atlantica, bens\u00ec la sua definitiva e disastrosa scomparsa. In altri termini, sembra ormai giunto il momento di prendere una decisione. Aspettare ancora significa rassegnarsi a una (sperabilmente) lenta agonia di questa alleanza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vertice atlantico di Riga non sembra destinato a fare notizia. Anche solo una rapida scorsa ai temi in discussione e alle decisioni pi\u00f9 probabili mostra con chiarezza come lo spostamento di tanti Capi di Stato e di Governo abbia pi\u00f9 che altro uno scopo cerimoniale. 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