{"id":3830,"date":"2006-12-04T00:00:00","date_gmt":"2006-12-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-rischi-della-non-europa\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:10","slug":"i-rischi-della-non-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/12\/i-rischi-della-non-europa\/","title":{"rendered":"I rischi della non-Europa"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 parlato molto della Turchia nelle ultime settimane, essenzialmente in relazione alla visita del Pontefice romano e dei rapporti con l\u2019Islam. In realt\u00e0, della Turchia converrebbe parlare soprattutto in relazione alla sicurezza europea e alla grave crisi che tormenta le regioni mediorientali. La questione dell\u2019ingresso della Turchia nell\u2019Unione Europea non \u00e8 basata sui rapporti fra le religioni ma \u00e8 innanzitutto un problema di sicurezza dell\u2019Europa. A questo proposito, la Commissione ha appena reso nota una sua valutazione negativa discendente dai rapporti con Cipro.<\/p>\n<p><b>Preclusione all\u2019accesso<\/b><br \/>Nell\u2019emettere un segnale negativo verso l\u2019accessione della Turchia, la Commissione ha recepito l\u2019atteggiamento che complessivamente circola nella maggior parte dell\u2019Unione Europea e rischia di prevalere. Se \u00e8 troppo presto per dire che l\u2019ingresso della Turchia nell\u2019Unione \u00e8 precluso, \u00e8 in questa direzione, tuttavia, che le cose si stanno muovendo. La preclusione europea congiura con gli sviluppi in Iraq nel favorire il riaffermarsi del vetero-nazionalismo kemalista e nel soffocare, per contro, la coalizione di liberali e religiosi che negli ultimi anni, col governo Erdo&#287;an, ha portato avanti l\u2019adesione all\u2019Europa non per il vacuo prestigio della nazione turca, ma per porre le fondamenta di un regime politico democratico nel paese. Se i fattori che favoriscono la  recrudescenza nazionalista turca dovessero prevalere, l\u2019Unione non solo ne sarebbe in parte pi\u00f9 o meno rilevante responsabile ma, a conti fatti, la sua sicurezza ne subirebbe conseguenze non vantaggiose.<\/p>\n<p>Sin dalla fine della guerra del Golfo e dalla decisione anglo-americana di fare del Curdistan nord-iracheno una zona protetta e di fatto autonoma rispetto al governo centrale di Baghdad, gli storici timori della Turchia per l\u2019emergere di un\u2019entit\u00e0 curda e l\u2019attrazione che ci\u00f2 potrebbe esercitare verso i suoi curdi si sono moltiplicate. La forte tendenza alla frammentazione dell\u2019Iraq, che la caduta di Saddam Hussein ha comportato, ha poi reso pi\u00f9 concreti e vicini tali timori. La Turchia teme il rafforzamento di un\u2019entit\u00e0 curda indipendente o anche solo autonoma nel Curdistan iracheno, innanzitutto perch\u00e9 questo favorisce le operazioni militari e il terrorismo del Partito Curdo dei Lavoratori (Pkk) e ne accresce l\u2019influenza politica nel sud-est curdo della Turchia. <\/p>\n<p>L\u2019eventuale emergere di uno Stato curdo indipendente (o di uno stato fortemente autonomo inserito in una debole confederazione irachena) \u00e8, inoltre, considerato un fattore politico di grave turbativa per diversi motivi: <br \/>(a) questo Stato, come gi\u00e0 accennato, eserciterebbe un\u2019attrazione verso la diaspora curda in Turchia e negli altri Stati vicini della regione (Iran e Siria) e sarebbe quindi un fattore di instabilit\u00e0 nazionale e regionale; <br \/>(b) opprimerebbe i turcomanni presenti nel Curdistan (cio\u00e8 i turchi etnici restati nel paese dopo il ritiro degli ottomani) e, nella migliore delle ipotesi, ne farebbe una minoranza, mettendo la Turchia dinnanzi al dovere di difenderli; <br \/>(c) potrebbe arrivare a mettere in questione l\u2019assetto imposto nel 1926 dalla Lega delle Nazioni all\u2019Iraq e alla Turchia (l\u2019inclusione della ex provincia ottomana di Mosul, grosso modo l\u2019attuale Curdidstan iracheno) e costringere la Turchia a intervenire per ripristinarlo o colmare comunque il vuoto.<\/p>\n<p><b>Tra democrazia e nazionalismo<\/b><br \/>Si legge abbastanza facilmente nella filigrana di questi timori, l\u2019emergere di una classica tendenza nazionalista. Questa tendenza non \u00e8 certo nuova. Tuttavia, mentre fino all\u2019aprirsi della crisi irachena, si trattava di una nazionalismo in difesa, i compiti che le nuove preoccupazioni turche prospettano \u2013 la difesa dei turchi etnici (una missione che in precedenza nessuno si era posto) e l\u2019intervento diretto a garanzia dell\u2019integrit\u00e0 irachena \u2013 delineano invece un nazionalismo pi\u00f9 espansivo e aggressivo. Dove va la Turchia?<\/p>\n<p>La visione di una Turchia divisa fra democratici proeuropei e nazionalisti antieuropei non risponde al vero. Nel partito religioso al governo e fra i liberali, le preoccupazioni appena ricordate hanno in effetti un\u2019eco, anche se minore che presso i kemalisti. Se il vortice iracheno dovesse ancora avanzare e travolgere l\u2019unit\u00e0 del paese, tutti ne sarebbero attratti, nazionalisti e non, gli uni avendo quello che si aspettano, gli altri trascinati ineluttabilmente in esso. La Turchia \u00e8 su un crinale, fra un progetto democratico e un progetto nazionalista. <\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea, tenendosi al largo della crisi irachena non pu\u00f2 neppure lontanamente sperare di influenzarne il corso in modo da evitare che la frantumazione del paese faccia da levatrice al nazionalismo turco. Pu\u00f2 per\u00f2 includere la Turchia nella sua sfera politica. Tuttavia, lasciando libero corso ai confusi sentimenti identitari che agitano gli europei (e che i Governi strumentalizzano), non funziona certo da magnete e, tantomeno, da levatrice della democrazia turca. Ques\u2019ultima potrebbe perci\u00f2 pi\u00f9 facilmente scivolare nel conflitto iracheno, con la conseguenza di spingere le forze del nazionalismo e disperdere quelle della democrazia. <\/p>\n<p>L\u2019antidoto che l\u2019Unione pu\u00f2 provvedere a un nazionalismo turco lanciato sulle orme delle vestigia ottomane non pu\u00f2 essere la soluzione della crisi irachena &#8211; che molto probabilmente si compir\u00e0 senza che nessuno possa pi\u00f9 evitarla &#8211; ma una forte mano tesa a includere la Turchia nella sfera democratica europea.<\/p>\n<p>Conviene all\u2019Unione che la Turchia sia intrappolata nella crisi irachena? Se la Turchia dovesse davvero accorrere a proteggere i turcomanni e interferire negli equilibri interni dell\u2019Iraq, dapprima per garantirne l\u2019integrit\u00e0 e, quando questa si sar\u00e0 rivelata una chimera, per garantire con l\u2019occupazione la propria sicurezza e quella dei turchi (dovunque essi siano), l\u2019Unione si troverebbe un vicino nazionalista e aggressivo che aggraverebbe la crisi irachena (e potrebbe aprirne altre). Se il corso nazionalista turco venisse invece fermato in tempo, l\u2019Unione avrebbe un vicino democratico e cooperativo, in grado anche di contribuire alla soluzione della crisi irachena. <\/p>\n<p>L\u2019instabilit\u00e0 e l\u2019insicurezza dell\u2019Unione si avvicinerebbero nel primo caso e si allontanerebbero nel secondo. Per ora, preoccupazioni del genere sembrano aliene ai dirigenti politici europei e, di riflesso, la Commissione emette pronunce pi\u00f9 burocratiche che politiche. \u00c8 augurabile che presto ci sia un\u2019inversione di tendenza, perch\u00e9 l\u2019implosione irachena sembra piuttosto approssimarsi che allontarsi e il tempo \u00e8 perci\u00f2 limitato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 parlato molto della Turchia nelle ultime settimane, essenzialmente in relazione alla visita del Pontefice romano e dei rapporti con l\u2019Islam. In realt\u00e0, della Turchia converrebbe parlare soprattutto in relazione alla sicurezza europea e alla grave crisi che tormenta le regioni mediorientali. 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