{"id":4020,"date":"2006-12-25T00:00:00","date_gmt":"2006-12-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-think-tank-del-mondo-contro-il-negazionismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:08","slug":"i-think-tank-del-mondo-contro-il-negazionismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/12\/i-think-tank-del-mondo-contro-il-negazionismo\/","title":{"rendered":"I think-tank del mondo contro il negazionismo"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 facile n\u00e9 comodo prendere decisioni che ostracizzano un altro istituto di studi. Una delle funzioni degli istituti internazionalistici \u00e8 sempre stata infatti quella di mantenere aperti i canali di comunicazione e di dialogo con gli ambienti intellettuali e accademici degli altri paesi, quali che siano i regimi o le politiche condotte dai rispettivi governi. Questo atteggiamento di completa indipendenza ha spesso dati frutti importanti e comunque ha contribuito a mantenere viva una rete di rapporti internazionali, conoscenze e scambio di opinioni e di analisi di primaria importanza per la comprensione degli eventi internazionali. A volte questi contatti \u201cneutrali\u201d hanno anche permesso di aprire importanti canali di comunicazione politica.<\/p>\n<p>Questo abbiamo fatto per anni anche con l\u2019IPIS, l\u2019Istituto collegato con il Ministero degli Esteri iraniano, ricavandone utili indicazioni e ottimi contatti. Non solo. Spesso gli Istituti di alcuni paesi sono in realt\u00e0 parte dell\u2019Amministrazione e debbono quindi obbedire ai loro Governi, ma al loro interno ospitano voci e opinioni diverse che, senza quel canale, sarebbe probabilmente impossibile ascoltare e comprendere. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto in passato con lo stesso IPIS e con molti altri istituti (compresi quelli dei paesi comunisti, al tempo della Guerra Fredda).<\/p>\n<p>Per questo non \u00e8 certo a cuor leggero che cos\u00ec tanti istituti e personalit\u00e0 hanno comunque deciso di sottoscrivere la dichiarazione che qui alleghiamo. Tuttavia sembrava ai firmatari che in questo caso non fosse possibile scindere le responsabilit\u00e0 e il ruolo dell\u2019IPIS da quelle del suo Governo e soprattutto non fosse possibile ignorare una tale palese violazione degli standard minimi di quell\u2019onest\u00e0 intellettuale e scientifica che deve reggere i rapporti tra istituti e studiosi. La direzione dell\u2019IPIS, convocando e introducendo il convegno dei negazionisti dell\u2019Olocausto ha purtroppo creato una grave spaccatura nel mondo degli istituti internazionalistici che contribuisce a isolare ulteriormente l\u2019Iran e i suoi studiosi, anche i tanti che certamente non condividono quell\u2019iniziativa, dalla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Noi cercheremo in ogni modo di superare questa nuova spaccatura, ma non potevamo ignorare quella decisione.<\/p>\n<p><b>DICHIARAZIONE DEGLI ISTITUTI DI STUDI SULLA POLITICA INTERNAZIONALe SULLA CONFERENZA DI TEHERAN DI NEGAZIONE DELL\u2019OLOCAUSTO<\/b><br \/>Nei giorni 11 e 12 dicembre 2006 l\u2019istituto iraniano IPIS (Institute for Political and International Studies) ha organizzato a Teheran una conferenza dal titolo \u201cReview of the Holocaust: Global Vision\u201d (Rivedere l\u2019Olocausto: una visione globale).<\/p>\n<p>Per l\u2019occasione \u00e8 stato riunito un gruppo di negazionisti dell\u2019Olocausto, con la partecipazione delle pi\u00f9 alte autorit\u00e0 politiche della Repubblica Islamica dell\u2019Iran. L\u2019IPIS \u00e8 stato l\u2019organizzatore dell\u2019incontro, e ha svolto un ruolo sia logistico che sostanziale, invitando i negazionisti a presentare le loro analisi sull\u2019Olocausto. Il direttore generale dell\u2019IPIS, Rasoul Mousawi, ha pronunciato il discorso di apertura.<\/p>\n<p>L\u2019IPIS aveva, in precedenza, svolto un ruolo come principale interlocutore iraniano dei think-tank e dei centri di ricerca stranieri specializzati nelle questioni di politica internazionale. La complicit\u00e0 dell\u2019IPIS con i negazionisti di quel Male assoluto che fu l\u2019Olocausto fa perdere a questo istituto il suo status di interlocutore affidabile e la sua accettabilit\u00e0 come partner.<\/p>\n<p>In queste condizioni, i firmatari di questa Dichiarazione, come responsabili degli Istituti sulla politica internazionale, hanno deciso i seguenti passi:<\/p>\n<p>&#61567;\tSospendere tutti i programmi in corso con l\u2019IPIS, come meeting e seminari comuni, cos\u00ec come i programmi di scambi di studiosi e di pubblicazioni.<br \/>&#61567;\tRifiutare ogni partecipazione a qualunque meeting e seminario organizzato dall\u2019IPIS.<br \/>&#61567;\tDeclinare qualunque invito dell\u2019IPIS a recarsi in Iran.<br \/>&#61567;\tRifiutarsi di invitare i rappresentanti dell\u2019IPIS ai nostri incontri e seminari.<\/p>\n<p>Riteniamo di mantenere il principio del dialogo con l\u2019Iran. Ma non riterremo possibile riconsiderare le nostre decisioni relative all\u2019IPIS fino a quando questo istituto non decider\u00e0 di cambiare rotta, con un esplicito rifiuto della negazione dell\u2019Olocausto e con il ritorno ai riconosciuti standard accademici.<\/p>\n<p>21 dicembre 2006<\/p>\n<p><b>LISTA DEI FIRMATARI<br \/>Presidenti e direttori di istituto (aggiornata al 20 dicembre 2006)<\/b><\/p>\n<p>Ross Babbage, Director, Strategy International, Australia<br \/>Alyson Bailes, Director, SIPRI, Stockholm<br \/>Rafael Bardaji, Director-international policy, FAES, Spain<br \/>Dennis Blair, President, IDA, Virginia<br \/>Pascal Boniface, Director, IRIS, Paris<br \/>John Chipman, Director-general, IISS, London<br \/>Marta Dass\u00f9, Director, Aspen Italia, Rome<br \/>Th\u00e9r\u00e8se Delpech, Director, Strategic Affairs, CEA, France<br \/>Lawrence Freedman, King\u2019s College, London<br \/>Jeff Gedmin, Director, Aspen Institute Berlin<br \/>Dominique Giuliani, Chairman, Robert Schuman Foundation, Paris<br \/>Fran\u00e7ois Godement, Director, AsiaCentre, Paris<br \/>Nicole Gnesotto, Director European Union Institute for Security Studies,Paris<br \/>Doug Goold, Head of Canadian Institute fo International Affairs<br \/>Charles Grant, Director Centre for European Reform, London <br \/>Jeremy Greenstock, Director, Ditchley Foundation, UK<br \/>Daniel Gros, Director, CEPS, Bruxelles<br \/>Istvan Gyarmaty, Director, Centre for Democratic Transition, Budapest<br \/>Allan Gyngell, Director, Lowy Institute, Sidney<br \/>John Hamre, Chairman, CSIS, Washington DC<br \/>Fran\u00e7ois Heisbourg, Chairman, IISS, London, President, Geneva Centre for Security Policy<br \/>Nanna Hvidt, Director, Danish Institue for International Affairs <br \/>         Christophe Jaffrelot, Director, CERI, Paris<br \/>Fred Kempe, President and CEO, Atlantic Council, Washington DC<br \/>Craig Kennedy, President, German Marshall Fund, Washington DC<br \/>Ivan Krastev, Director, CLS, Sofia<br \/>Roman Kuzniar, Director, Polish Institute for International Affairs<br \/>Pierre L\u00e9vy, Director CAP, Paris<br \/>Sonja Licht, Director, BFPE, Belgrade<br \/>Ognyan Minchev, Director, Institute for Regional and International Studies,Sofia<br \/>Thierry de Montbrial, Director, IFRI, Paris<br \/>Robert O\u2019Neill, Director, US Studies Center, Sydney<br \/>Guillaume Parmentier, Director, CFE, Paris<br \/>Carlos Pascual, Director, Foreign Policy Studies Brookings, Washington DC<br \/>Volker Perthes, Director, Stiftung Wissenschaft und Politik, Berlin<br \/>Florentino Portero, Director, GEES, Spain<br \/>Bruno Racine, Chairman, FRS, Paris<br \/>Tomas Ries, Director, Swedish Institute for International Affairs<br \/>Adam Daniel Rotfeld, Director, Polish Institute for International Affairs<br \/>Enrico Sassoon, Editor-in-Chief, \u201cAffarInternazionali\u201d On-Line Review<br \/>Jiri Schneider, Prague Security Studies Institute<br \/>Guillaume Schlumberger, Director, FRS, Paris<br \/>Jiri Schneider, Prague Security Studies Institute<br \/>Stefano Sivestri, President, IAI, Rome<br \/>Gordon Smith, Centre for International Studies, Victoria, Canada<br \/>Eugeniusz Smolar, Director, Centre for International Relations, Warsaw<br \/>Fred Tanner, Director, Geneva Centre for Security Policy<br \/>Seyfi Tashan, Director, Foreign Policy Institute, Turkey<br \/>Loukas Tsoukalis, President, ELIAMP, Athens<br \/>Tapani Vaahtoranta, Finnish Institute of International Affairs<br \/>Alvaro Vasconcelos, Director, IEEI, Lisbon<br \/>Franz Vranitzky, President, Bruno Kreisky Forum for International Exchange,Vienna<br \/>Rob de Wijk, Director, Clingendael Security Programme, The Hague<\/p>\n<p><b>FIRMATARI INDIVIDUALI<\/b><\/p>\n<p>Ron Asmus, Christoph Bertram, Bernard Bob\u00e9, Paul Cornish, Ivo Daalder, Olivier Debouzy, Michael Emerson, Jozef Goldblat, Rita Hauser, Karl Kaiser, Catherine Kelleher, Marin Lessenski, Roberto Menotti, Klaus Naumann, Thomas Pickering, Fran\u00e7ois Rachline, Vasantha Raghavan, Bob Rae, Berel Rodal, Simon Serfaty, Lilia Shevtsova, Bruno Tertrais, Strobe Talbott<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 facile n\u00e9 comodo prendere decisioni che ostracizzano un altro istituto di studi. 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