{"id":4110,"date":"2007-01-03T00:00:00","date_gmt":"2007-01-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/medio-oriente-fra-caos-e-iniziative-diplomatiche\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:07","slug":"medio-oriente-fra-caos-e-iniziative-diplomatiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/01\/medio-oriente-fra-caos-e-iniziative-diplomatiche\/","title":{"rendered":"Medio Oriente fra caos e iniziative diplomatiche"},"content":{"rendered":"<p>Il 2006 \u00e8 stato un anno di estreme tensioni in Medio Oriente \u2013 l\u2019emergere di un governo islamista in Palestina, l\u2019evidente precipitare dell\u2019Iraq in una crudele guerra civile, il conflitto fra Israele e il Partito di Dio nel sud del Libano, il ritorno dei talebani in Afghanistan, il riemergere di un nazionalismo aggressivo a Teheran. L\u2019anno si chiude con l\u2019esecuzione di Saddam Hussein e il sopravvenire di un\u2019ennesima grave crisi nel Corno d\u2019Africa, crisi radicata ovviamente in questa regione africana, ma strettamente collegata al tumulto che percuote il Medio Oriente ormai dall\u2019inizio del decennio. In queste crisi l\u2019Occidente \u00e8 pesantemente coinvolto, nella regione stessa e, per via dell\u2019immigrazione, sul suo stesso territorio. Perci\u00f2, parlare del destino del Medio Oriente oggi significa parlare anche di quello dell\u2019Occidente. Come continueranno a svolgersi nel 2007 tutti questi eventi?<\/p>\n<p><b>Gli Usa via dall\u2019Iraq<\/b><br \/>Il 2007 sar\u00e0 marcato dalla ritirata americana dall\u2019Iraq e da come questa ritirata avverr\u00e0. Il saldo dell\u2019operazione avviata nel 2003 con l\u2019invasione dell\u2019Iraq \u00e8 oggi difficilmente definibile in termini di vittoria o sconfitta. Di sicuro, per\u00f2, non \u00e8 una vittoria e s\u2019impone la necessit\u00e0 di un drammatico ripiego e della sua gestione. A Washington \u00e8 di questo che si sta discutendo. Il proposito condiviso \u00e8 quello di un cambio della guardia fra forze americane e irachene in un quadro politico e costituzionale il pi\u00f9 coeso possibile. Come garantire questo quadro \u00e8 per\u00f2 il vero problema.<\/p>\n<p>L\u2019Amministrazione non sembra avere una specifica strategia in proposito e anche le decisioni quotidiane continuano a mostrare una singolare mancanza di perspicacia. Cos\u00ec, la decisione dell\u2019Amministrazione di consegnare Saddam Hussein alle autorit\u00e0 irachene perch\u00e9 eseguissero la sua condanna a morte appare, nelle attuali condizioni dell\u2019Iraq, inevitabilmente destinata a rientrare nella logica dello scontro civile in atto, quindi ad apparire o un atto di ostilit\u00e0 verso i sunniti o una dimostrazione della forza dei curdi e degli sciiti. Pi\u00f9 appropriata sarebbe stata una sospensione della consegna del condannato. <\/p>\n<p>A fronte dell\u2019inerzia del Presidente, la classe politica, nel quadro della commissione bipartisan Baker-Hamilton, ha pi\u00f9 sensatamente proposto di negoziare la ritirata dall\u2019Iraq con i veri protagonisti del conflitto, cio\u00e8 i paesi vicini. Tutti i vicini hanno interessi nazionali e politici fortissimi nel conflitto e sono perci\u00f2 interessati a trattare. Dal negoziato potrebbe uscire un nuovo assetto regionale stabile che permetterebbe agli USA di andarsene senza lasciarsi dietro il caos e conservando una qualche influenza.<\/p>\n<p>La commissione Baker-Hamilton ha anche sottolineato la connessione che esiste fra i vari conflitti regionali in corso, connessione che \u00e8 sempre esistita ma che negli ultimi anni \u00e8 diventata \u2013 per usare il suo aggettivo \u2013 inestricabile. L\u2019inconcludente intervento in Iraq ha allargato a macchia d\u2019olio l\u2019anti-occidentalismo della regione, che il governo radicale di Teheran ora cavalca saldando forze anche fra loro eterogenee. La regione \u00e8 oggi spaccata da uno scontro che viene dipinto fra sciiti e sanniti, ma che avviene in realt\u00e0 fra anti e filo-occidentali, radicali e moderati. In vista di questa saldatura, la commissione Baker-Hamilton sottolinea la necessit\u00e0 che gli USA tornino ad occuparsi del conflitto israelo-palestinese e dei suoi dintorni, la Siria e il Libano.<\/p>\n<p><b>Opzioni alternative<\/b><br \/>Due scenari appaiono perci\u00f2 possibili. Il 2007 potrebbe vedere un rafforzamento della presenza militare americana oppure un confuso e disastroso ritiro dall\u2019Iraq. Troppo tardi per inseguire una vittoria ormai mancata. Questo primo scenario in ogni caso indebolirebbe Usa e paesi occidentali. Potrebbero, in un secondo scenario, farsi strada strategie d\u2019iniziativa politica e diplomatica, come quella suggerita da Baker e Hamilton, che rappresentano umori trasversali di buona parte della classe politica americana e una loro saldatura con gli europei e gli altri alleati occidentali.<\/p>\n<p>Occorre per\u00f2 sottolineare che, mentre l\u2019orientamento a negoziare sembra quello giusto, esso costituisce il riconoscimento che la vittoria \u00e8 mancata, che \u00e8 necessario ripiegare e che conviene limitare i danni di tale ripiego. I negoziati non sono un surrogato della vittoria ma la via a dei compromessi. Perci\u00f2, un costo \u00e8 comunque da mettere in conto. In ogni caso, i compromessi necessari non scontano certo un risultato positivo n\u00e9 una facile attuazione. <\/p>\n<p>\u00c8 giusto aprire il dialogo con l\u2019Iran, ma \u00e8 assai difficile pensare \u2013 nelle condizioni di debolezza in cui gli Usa e l\u2019Occidente si trovano a farlo \u2013 che Teheran contribuirebbe ad assicurare un qualche interesse occidentale nella regione senza contropartita. Similmente, gli interessi del regime siriano sono pi\u00f9 complessi di quelli che appaiono nelle correnti cronache diplomatiche occidentali: la buona volont\u00e0 a trattare del regime di Damasco \u00e8 oggi dettata dall\u2019urgenza di ricevere una garanzia di stabilit\u00e0 nel quadro dell\u2019inchiesta Hariri. Appena pi\u00f9 in l\u00e0, \u00e8 ingenuo pensare che, ricevendo indietro il Golan, Damasco tiri i remi in barca nel Libano e nella regione. La sopravvivenza del regime \u00e8 anche legata alla sua proiezione regionale e gli equilibri interni siriani sono assai pi\u00f9 delicati di quelli libici.<\/p>\n<p><b>Il ruolo di Israele<\/b><br \/>In tutto questo, occorre fare i conti anche con Israele. Nel paese c\u2019\u00e8 una forte corrente favorevole a negoziare con la Siria, basata in genere sulla valutazione che ci\u00f2 rafforzerebbe i palestinesi secolari e moderati e renderebbe possibile raggiungere un compromesso. Il richiamo di Baker e Hamilton sul conflitto israelo-palestinese ha suscitato invece un quasi unanime rigetto, essendo visto come un\u2019ipoteca coercitiva sulle prospettive di risoluzione del conflitto pi\u00f9 che come un fattore volto a rinsaldare la coalizione degli interessi anti-iraniani e filo-occidentali. La disponibilit\u00e0 israeliana a diventare un fattore positivo dell\u2019equazione diplomatica \u00e8 perci\u00f2 condizionata a garanzie sull\u2019esito di una arrangiamento coi palestinesi. La novit\u00e0 \u00e8 che questa disponibilit\u00e0 rispunta, dopo l\u2019eclissi del periodo sharoniano, ma questa novit\u00e0 non rende pi\u00f9 facile il compito dell\u2019eventuale iniziativa diplomatica occidentale.<\/p>\n<p>Dunque, nel 2007 potrebbe esserci uno sviluppo diplomatico stabilizzatore, ma il suo successo non \u00e8 certo scontato: si tratta quasi della quadratura di un cerchio. Due elementi occorrer\u00e0 tenere presenti nell\u2019affrontare un\u2019eventuale iniziativa diplomatica di grande respiro come quella che la commissione Baker-Hamilton e molti governi europei suggeriscono. In primo luogo, sar\u00e0 necessario negoziare senza dare impressioni di debolezza o rassegnazione. <\/p>\n<p>L\u2019uscita dall\u2019Iraq deve essere costruita come la trasformazione dell\u2019occupazione in una alleanza di sicurezza. Una pi\u00f9 forte partecipazione europea a questa trasformazione ne accrescerebbe la credibilit\u00e0. Allo stesso modo, non deve essere abbassata la guardia in sede di Consiglio di Sicurezza. In secondo luogo, come sottolinea il rapporto Baker-Hamilton, gli Usa devono agire di concerto con gli alleati, in particolare quelli occidentali. Questo sforzo comune sarebbe utile in Iraq, ma soprattutto nel Levante, dove \u00e8 necessario agire sul conflitto arabo-isrealiano e dove le circostanze danno agli europei, nei confronti di arabi e israeliani, nuove e proficue possibilit\u00e0 di azione e mediazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2006 \u00e8 stato un anno di estreme tensioni in Medio Oriente \u2013 l\u2019emergere di un governo islamista in Palestina, l\u2019evidente precipitare dell\u2019Iraq in una crudele guerra civile, il conflitto fra Israele e il Partito di Dio nel sud del Libano, il ritorno dei talebani in Afghanistan, il riemergere di un nazionalismo aggressivo a Teheran. 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