{"id":4120,"date":"2007-01-03T00:00:00","date_gmt":"2007-01-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ancora-un-anno-di-instabilita-politica-internazionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:08","slug":"ancora-un-anno-di-instabilita-politica-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/01\/ancora-un-anno-di-instabilita-politica-internazionale\/","title":{"rendered":"Ancora un anno di instabilit\u00e0 politica internazionale"},"content":{"rendered":"<p>Il 2007 sar\u00e0 un anno importante, che definir\u00e0 le grandi tendenze del futuro sistema globale. Verranno al pettine i nodi delle principali crisi internazionali in atto.<\/p>\n<p>In Iraq scopriremo se il Presidente Bush avr\u00e0 il coraggio e l\u2019immaginazione necessari per abbracciare un deciso cambio di strategia o se continuer\u00e0 a seguire la strada gi\u00e0 intrapresa, magari preparandosi a gestire un ritiro pi\u00f9 o meno affrettato e disastroso. In ambedue i casi le sue scelte condizioneranno profondamente il futuro del Medio Oriente.<\/p>\n<p>Qualcosa del genere si delinea per l\u2019Afghanistan. Anche in questo caso \u00e8 necessario affrontare il problema della scarsa credibilit\u00e0 del governo centrale e la sotterranea politica di destabilizzazione condotta da quel preoccupante vicino che \u00e8 il Pakistan. In Afghanistan si gioca la credibilit\u00e0 stessa della Nato, e questo dovrebbe preoccupare seriamente noi europei, per il futuro del nostro attuale sistema di sicurezza.<\/p>\n<p>In Somalia, come in Sudan, in Nigeria e in numerosi altri paesi africani si giocano partite spietate per il controllo di territori sterminati e di importanti risorse energetiche e minerarie. Gli interventi della comunit\u00e0 internazionale sono stati sinora sporadici e limitati. In alcuni casi (vedi Somalia) hanno persino peggiorato la situazione. In altri (vedi Darfur e l\u2019insieme delle crisi centro africane) sembrano attendere che si sviluppi un disastro transnazionale di proporzioni epiche, che potrebbe mettere in crisi contemporaneamente pi\u00f9 governi e pi\u00f9 paesi, rimettendo in discussione persino le stesse frontiere ex-coloniali.<\/p>\n<p>La frammentazione protezionista che si delinea nel mercato energetico si aggiunge a queste crisi complicandole e approfondendole. Cos\u00ec anche le tendenze alla proliferazione nucleare, certamente rafforzate dal comportamento contraddittorio degli Stati Uniti (vedi l\u2019accordo con l\u2019India sulla tecnologia nucleare civile e il comportamento pi\u00f9 che accomodante nei confronti del Pakistan) e dall\u2019apparente incapacit\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale di gestire efficacemente le crisi dell\u2019Iran e della Corea del nord.<\/p>\n<p><b>La tentazione di un disimpegno<\/b><br \/>Tutto farebbe pensare alla necessit\u00e0 di un impegno molto pi\u00f9 incisivo e coerente nella gestione delle crisi da parte dei maggiori paesi. Ma gli Stati Uniti e le altre maggiori potenze hanno in questi anni subito gravi perdite e temono di restare impantanate in situazioni incontrollabili. Il rischio maggiore, dunque, \u00e8 che, nel corso del 2007, si vada affermando un crescente isolazionismo delle maggiori potenze, disposte forse a sponsorizzare missioni del tipo \u201cmordi e fuggi\u201d, per tamponare un rischio immediato, o risolvere una minaccia precisa nei confronti della loro sicurezza, ma sempre meno disponibili a impegnarsi in lunghe, costose e incerte operazioni peace-making e state-building (magari bilanciando politicamente questo ritorno al \u201csacro egoismo\u201d con un incremento delle politiche di aiuto umanitario di emergenza).<\/p>\n<p> Qualcosa del genere sembra delinearsi in queste ore in Somalia, dove la guerra contro le Corti Islamiche \u00e8 stata delegata all\u2019esercito etiope e ai suoi alleati somali, senza dimostrare grandi preoccupazioni sul futuro degli equilibri locali e regionali. In passato, un atteggiamento simile port\u00f2 all\u2019occupazione siriana del Libano: premessa per gravissimi futuri sconquassi politici e di sicurezza (basti pensare agli Hezbollah e ad Hamas).<\/p>\n<p><b>Aumenta la minaccia fondamentalista<\/b><br \/>Il terrorismo internazionale di stampo fondamentalista islamico ha subito dure sconfitte, specie quando si \u00e8 esposto in campo aperto (come in Afghanistan e in Somalia), ma si \u00e8 adattato e trasformato, trovando nuove strutture e alleati: \u00e8 probabile che abbia perso di potenza, ma in compenso ha guadagnato in estensione, diffondendosi non solo in Medio Oriente e in Asia, ma anche in Africa e in Europa. La strategia militare imposta dagli Stati Uniti si \u00e8 dimostrata incapace di bloccare questa trasformazione e di conseguire risultati decisivi. Un nuovo approccio si impone, ma deve ancora fare i conti con la frammentazione delle strategie seguite nei vari paesi.<\/p>\n<p>Molto potrebbe dipendere dagli sviluppi dell\u2019Ue. Questa nuova gigantesca realt\u00e0 economica e politica \u00e8 minacciata direttamente ai suoi confini dalle crisi in atto, subisce la crescita del nuovo terrorismo fondamentalista ed \u00e8 fortemente esposta alle crisi del mercato energetico: il suo stesso tradizionale quadro di sicurezza, garantito dall\u2019Alleanza Atlantica, \u00e8 oggi sempre meno credibile e utile per affrontare le nuove minacce. Esso non sembra neanche in grado di fornire un efficace quadro di riferimento nei confronti delle evoluzioni in atto in Russia.<\/p>\n<p>Governi deboli ed equilibri politici interni instabili hanno spinto i paesi europei ad abbracciare politiche di temporeggiamento e rinvio. Il 2007 difficilmente conceder\u00e0 ancora a lungo un simile lusso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2007 sar\u00e0 un anno importante, che definir\u00e0 le grandi tendenze del futuro sistema globale. Verranno al pettine i nodi delle principali crisi internazionali in atto. 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