{"id":4130,"date":"2007-01-03T00:00:00","date_gmt":"2007-01-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/grande-e-il-disordine\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:08","slug":"grande-e-il-disordine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/01\/grande-e-il-disordine\/","title":{"rendered":"Grande \u00e8 il disordine\u2026"},"content":{"rendered":"<p>Crisi della leadership o crisi di leadership? Le due espressioni sono identiche solo a prima vista. Riformulate, la prima si domanda se sia la figura stessa del leader in crisi nel mondo intero, con la conseguenza di un grado decrescente di governabilit\u00e0, mentre la seconda si chiede se siamo di fronte solo a una temporanea mancanza di leader efficaci, capaci di porre le tensioni sotto controllo e di avviare a soluzione i problemi complessi che il 2006 ci ha lasciato in eredit\u00e0.<\/p>\n<p>Nei fatti, il mondo soffre oggi sia di una crisi del concetto stesso di leadership, sia della mancanza di leader credibili in tutte le situazioni pi\u00f9 importanti. La conseguenza \u00e8 che il disordine sotto il cielo aumenta e che le tensioni internazionali, in primo luogo di carattere politico, ma anche nel campo economico e commerciale, si aggravano anzich\u00e9 tendere a soluzione.<\/p>\n<p><b>Quadro politico complesso<\/b><br \/>\u00c8 probabilmente ingiusto attribuire a Bush la responsabilit\u00e0 del fallimento della strategia americana in Iraq, la sostanziale incomprensione del quadro strategico, la mancanza di soluzioni di carattere politico. Nei fatti, la responsabilit\u00e0 dell\u2019insuccesso deve essere ripartita anche sui principali collaboratori, alcuni dei quali hanno gi\u00e0 pagato di persona la sconfitta elettorale repubblicana di novembre, e sugli alleati europei, che una volta di pi\u00f9 si sono illusi di potere fronteggiare con soluzioni semplici problemi complessi. Dunque, la mancanza di una leadership efficace riguarda oggi l\u2019America, ma anche un\u2019Unione europea ancora alla ricerca di una propria coesione interna in funzione di una presenza internazionale.<\/p>\n<p>Il 2007 ripropone il caos mediorientale con poche varianti. L\u2019influenza americana \u00e8 in calo e quella europea \u00e8 solo apparentemente in ascesa. Questioni come il Libano, nonostante la presenza delle truppe di interposizione tra Israele e Hezbollah, o come l\u2019Iran, malgrado alcuni timidi segnali di opposizione interna, non presentano facili appigli. Nell\u2019infinito confronto tra Israele e palestinesi, Olmert rimane un leader debole, ma lo scontro tra Abu Mazen e Hanieh allontana le prospettive di un negoziato. Nella confusione, la Siria di Assad e l\u2019Iran di Ahmadinejad possono continuare a perseguire i propri obiettivi di potenza regionale e i seguaci di Bin Laden hanno buon gioco per gettare olio sul fuoco.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 internazionale, di fronte al lungo elenco di questioni calde e di punti di tensione, guarda talvolta con speranza alle Nazioni Unite. Ma \u00e8 in realt\u00e0 chiaro a tutti che nei casi di vera crisi l\u2019Onu ha poco da proporre: lo si \u00e8 visto nel caso del conflitto israelo-libanese; in quello della proliferazione nucleare posto da Iran e Corea del Nord; o nelle situazioni drammatiche come il Darfur o la recente crisi della Somalia. <\/p>\n<p>La crisi di leadership dell\u2019America, l\u2019inconsistenza dell\u2019Europa, l\u2019attendismo della Russia e l\u2019ambiguit\u00e0 della Cina si compongono, nel quadro globale, con la perdurante debolezza dell\u2019Onu per creare un vuoto di potere nel quale continueranno a inserirsi i paesi o le organizzazioni che puntano, tramite guerre e terrorismo, ad accentuare le tensioni e l\u2019instabilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Crescita e ineguaglianze<\/b><br \/>Dal punto di vista dell\u2019economia le prospettive del 2007 si presentano, invece, molto pi\u00f9 rosee, al punto che il decennio in corso potrebbe rivelarsi il pi\u00f9 dinamico del dopoguerra, quanto e forse pi\u00f9 dei decenni del boom, i mitici anni Cinquanta e Sessanta. Si parla in media di una crescita di oltre il 3% all\u2019anno, ma tra 2006 e 2007 di uno sviluppo superiore al 5 per cento. Il problema che, per\u00f2, continua a porsi \u00e8 quello delle disuguaglianze, sia tra paesi, sia all\u2019interno dei diversi paesi.<\/p>\n<p>Occorre, certamente, apprezzare il fatto che dalle aree sviluppate, e cio\u00e8 da Usa, Giappone ed Europa occidentale, il primato della crescita si stia spostando altrove. Questo sar\u00e0 un nuovo anno boom di Cina e India, di diversi paesi dell\u2019Europa dell\u2019Est, dell\u2019America Latina e in minor misura dell\u2019Africa. Ma la crescita resta fortemente squilibrata e lo sviluppo reale concentrato su settori limitati della popolazione. La formula del capitalismo di mercato si \u00e8 affermata, dopo il crollo del socialismo reale, come unica e insostituibile e come molla straordinaria di sviluppo. Ma allo stesso tempo si \u00e8 dimostrata incapace di attenuare le disuguaglianze e di anticipare le crisi.<\/p>\n<p>Il 2007 si presenta dunque come anno di crescita forte, ma si trascina dietro problemi vecchi e nuovi. Solo a titolo esemplificativo, dobbiamo tenere presente la situazione di squilibrio commerciale degli Usa e la debolezza del dollaro, che mantiene intatto il potenziale di una crisi monetaria devastante; l\u2019instabilit\u00e0 degli equilibri energetici, sia nel mercato petrolifero sia in quello del gas, dove oltre al ruolo dei paesi mediorientali va tenuto presente lo spregiudicato atteggiamento della Russia di Putin; il fallimento dei tentativi di riordino del commercio mondiale nel quadro Wto e le tendenze neo-protezioniste che ne scaturiscono; gli effetti della ipertrofica crescita industriale cinese sulla domanda mondiale di energia ma anche, e forse soprattutto, sulla produzione di gas serra e sui cambiamenti climatici globali.<\/p>\n<p>Il 2007 non sar\u00e0, dunque, un anno pi\u00f9 facile del trascorso 2006. Per fronteggiare le gravi questioni poste dal quadro geo-politico internazionale e i potenziali rischi insiti in una crescita economica dinamica ma squilibrata occorreranno forte consapevolezza e determinazione, e soprattutto forti dosi di coraggio nelle leadership di tutti i pi\u00f9 importanti paesi e delle organizzazioni internazionali. Ma \u00e8 probabilmente proprio la capacit\u00e0 di leadership la vera risorsa scarsa con la quale dovremo fare i conti nell\u2019anno che viene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Crisi della leadership o crisi di leadership? Le due espressioni sono identiche solo a prima vista. 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