{"id":4150,"date":"2007-01-04T00:00:00","date_gmt":"2007-01-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/e-in-mano-alla-russia-il-futuro-energetico-delleuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:07","slug":"e-in-mano-alla-russia-il-futuro-energetico-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/01\/e-in-mano-alla-russia-il-futuro-energetico-delleuropa\/","title":{"rendered":"\u00c8 in mano alla Russia il futuro energetico dell\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>La scena politico\/energetica internazionale di fine 2006\/inizio 2007 si \u00e8 dipanata secondo il medesimo copione che vivemmo amaramente un anno fa: con esiti meno eclatanti ma di non minore, ancorch\u00e9 inavvertita, rilevanza. Esiti di cui, prima o poi, l\u2019Europa pagher\u00e0 costi salati.<\/p>\n<p><b>Russia spregiudicata<\/b><br \/>Esattamente un anno fa, si ricorder\u00e0, assistemmo alla capitolazione dell\u2019Ucraina al ricatto di Mosca sulle forniture di metano. Quest\u2019anno, la Bieolorussia ha ceduto alla sola minaccia di rivivere la stessa sorte. Il 1\u00b0 gennaio 2006 la Russia di Valdimir Putin non esit\u00f2, infatti, mentre imperversava un freddo polare, a tagliare le forniture di metano a Kiev &#8211; e quindi ai paesi europei che da quelle forniture dipendono per 1\/3 dei consumi &#8211; per costringerla ad accettare l\u2019aumento dei \u201cprezzi politici\u201d applicati sin dai tempi dell\u2019ex-Urss, ma, ancor prima, per altre due ragioni di natura squisitamente politica. In primo luogo, per ricondurre a ubbidienza il Governo (allora) filo-occidentale di Kiev e dare una severa lezione anche per ammonire gli altri recalcitranti paesi ex-satelliti, in primis Bielorussia e Georgia. In secondo luogo, per fiaccare le resistenze dei paesi europei verso l\u2019entrata del monopolista Gazprom &#8211; \u201cle bras arm\u00e8 du Kremlin\u201d secondo Le Monde del 5 luglio 2006 &#8211; nei loro mercati finali. Un\u2019armata, a sottolinearne la forza, che controlla un 30% delle riserve mondiali di gas, 1\/5 della sua produzione mondiale, 300 mila addetti, 270 miliardi di dollari di capitalizzazione, pari all\u20198% del Pil russo. <\/p>\n<p>Su entrambi i fronti la Russia ha stravinto. Su quello ucraino, il cui Governo fu costretto, dopo debole resistenza, ad accettare il diktat di Mosca di un raddoppio dei prezzi, per essere poi di l\u00ec a poco destituito e dover subire lo stop alla sua entrata nella Nato e nella World Trade Organization. Non minore successo sul fronte europeo. I tre mercati pi\u00f9 importanti, Germania, Italia, Francia, hanno sottoscritto accordi bilaterali che prevedono l\u2019entrata di Gazprom nei loro mercati di consumo &#8211; cos\u00ec rafforzandone la posizione dominante &#8211; pur di vedersi garantite forniture di metano nel lungo termine a prezzi, peraltro, maggiorati, non potendone fare a meno per la mancanza di consistenti alternative.<\/p>\n<p><b>Europa senza difesa<\/b><br \/>La vittoria di Putin \u00e8 la sconfitta dell\u2019Europa. Una Europa pronta a far la voce grossa con i paesi membri quando si tratti del Patto di Stabilit\u00e0, ma silenziosa e pusillanime quando si debba affrontare la pi\u00f9 delicata e spinosa questione della \u201csicurezza energetica\u201d. A cui sono s\u00ec legati i nostri futuri destini. La lunga marcia di Mosca va ottenendo, battaglia dopo battaglia, vittorie forse insperate allo stesso Putin. Per coglierne appieno il senso \u00e8 utile tornare a un documento strategico del Cremlino del 2003 in cui si affermava che \u201cpetrolio e metano sono i principali strumenti della politica interna e internazionale della Russia e che dal ruolo che essa sapr\u00e0 guadagnare sui mercati energetici mondiali dipender\u00e0 la sua influenza geopolitica\u201d. <\/p>\n<p>In queste parole \u00e8 condensata la \u201cdottrina energetica\u201d e l\u2019offensiva della Russia lanciata nei confronti dell\u2019Europa, forte del rialzo dei prezzi di petrolio e metano (di 3-4 volte dal 2002) che le ha consentito di recuperare una piena indipendenza finanziaria: con l\u2019anticipato (e passato sotto silenzio) rimborso al mondo occidentale (il 21 agosto 2006) di 22,5 miliardi di dollari <i>cash<\/i> di debiti contratti dall\u2019Unione Sovietica con i 17 paesi riuniti nel \u201cClub di Parigi\u201d. Un\u2019offensiva che si \u00e8 andata sviluppando su un duplice fronte: il mercato interno europeo (e degli ex-paesi satelliti) e il mercato internazionale da cui l\u2019Europa sempre pi\u00f9 dipende. <\/p>\n<p>Duplice l\u2019obiettivo. In primo luogo, controllare l\u2019intera catena del valore del gas metano &#8211; dall\u2019estrazione al consumatore finale &#8211; cos\u00ec da accrescere potere di mercato, profitti, certezza della domanda. Se poi intender\u00e0 sfruttare questo potere per conseguire obiettivi d\u2019altra natura, come ha dimostrato di poter fare con Ucraina e Bielorussia, \u00e8 l\u2019interrogativo che ci si dovrebbe porre. In secondo luogo, \u201caccerchiare\u201d il mercato europeo con un \u201cpatto di ferro\u201d siglato nell\u2019agosto scorso con l\u2019Algeria, con cui assicura il 70% delle importazioni e il 50% del consumo europeo.<\/p>\n<p><b>Forniture insostituibili<\/b><br \/>L\u2019insostituibilit\u00e0 (verso altri fornitori e verso altre fonti energetiche) delle forniture russe e algerine (se non nel lunghissimo periodo) conferisce a questi paesi un potere oggi difficilmente contrastabile. Lo si doveva e lo si poteva fare in modo lungimirante molto tempo addietro: evitando che i bilanci energetici europei, specie le centrali elettriche (con massimi nel nostro paese), andassero letteralmente \u201ca tutto gas\u201d. Una volta che la riconversione \u00e8 avvenuta, l\u2019impiego del metano \u00e8 obbligato e insostituibile. <\/p>\n<p>Sono le nostre scelte, dunque, ad avere rafforzato il potere negoziale della Russia. A questa prioritaria ragione se ne aggiungono altre tre. Primo: l\u2019assoluta latitanza dell\u2019Unione Europea, impossibilitata a conseguire una qualsiasi comune linea di politica estera in campo energetico e incapace di una qualsiasi azione interna volta a rafforzare la sicurezza dei rifornimenti. Non una sola iniziativa \u00e8 stata adottata dai Governi e dalle burocrazie di Bruxelles dopo l\u2019allarmante crisi del metano di inizio 2006. Molti documenti, un qualche (del tutto inutile) vertice, ma nessuna decisione sulla messa in comune delle scorte strategiche di metano, sull\u2019adozione di meccanismi di mutuo soccorso (come gi\u00e0 avviene col petrolio), sul rafforzamento delle capacit\u00e0 di stoccaggio. Semplicemente e amaramente: nulla! <\/p>\n<p>Secondo: forte disomogeneit\u00e0 degli interessi (in mancanza di una comune politica) tra gli stessi paesi europei, abilmente sfruttata dalla Russia: con la conclusione di accordi bilaterali che di fatto ne rafforzano il potere negoziale. I concreti timori di una futura scarsit\u00e0 dell\u2019offerta di metano &#8211; con la previsione di un raddoppio delle sue importazioni entro il 2020 a oltre 670 miliardi di metri cubi, circa il 90% dei consumi &#8211; hanno innescato una costosa competizione (l\u2019unica di cui vi sia traccia nel mercato europeo) tra i paesi europei per garantirsi \u201crapporti preferenziali\u201d con la Russia, senza alcuna considerazione degli effetti che ne sarebbero potuti derivare sugli altri paesi europei (o ex-satelliti). <\/p>\n<p>Terzo. l\u2019asimmetria degli assetti istituzionali del sistema energetico europeo rispetto a quello russo: col primo ampiamente liberalizzato e privatizzato, e quindi contendibile sul piano sia del mercato che della propriet\u00e0 delle imprese, e il secondo chiuso in un impenetrabile monopolio, ribadito in una legge approvata dalla Duma nel 2006, sotto un sempre pi\u00f9 stretto controllo politico\/proprietario del Cremlino. <\/p>\n<p>Emblematico il netto rifiuto di Mosca a ratificare il Trattato sulla \u201cCarta dell\u2019Energia\u201d del 1991, che fissava regole per la reciproca apertura dei mercati, per il transito del metano, per la tutela degli investitori. Un\u2019asimmetria che finisce per rafforzare la Russia sui mercati europei attraverso quello che, lo scorso 30 settembre, l\u2019<i>International Herald Tribune<\/i> ha definito il \u201ccavallo di Troia\u201d di Gazprom. La vittoria di questi giorni sulla Bieolorussia rafforza ulteriormente la posizione di Mosca che ha ottenuto non solo, e non tanto, il raddoppio nel 2007 dei prezzi delle sue forniture, ma soprattutto di acquisire il 50% della impresa energetica locale Beltransgaz (per 2,5 miliardi di dollari) cos\u00ec guadagnando uno stretto controllo dei sistemi di gasdotti che veicolano il gas verso la Polonia e la Germania. <\/p>\n<p>Il disarmante commento della Commissione di Bruxelles, secondo cui gli importanti stoccaggi di metano accumulati quest\u2019anno &#8211; non certo per particolare lungimiranza, ma soprattutto per l\u2019insperato buon clima di questo inverno &#8211; mettevano l\u2019Europa al riparo dagli effetti di una nuova \u201cemergenza gas\u201d, o il compiaciuto commento di un responsabile politico di primo piano che sottolineava come l\u2019impatto di una nuova eventuale crisi metanifera sulle nostre forniture sarebbe stato marginale \u201cvisto che il nostro import \u00e8 interessato solo parzialmente dalle infrastrutture di trasporto bielorusse\u201d conferma una volta di pi\u00f9 l\u2019inconsapevolezza nella classe politica europea dei rischi che all\u2019intera Europa possono derivare dalla dipendenza estera delle forniture di metano. Un\u2019inconsapevolezza cui corrisponde una ancor pi\u00f9 colpevole irresponsabilit\u00e0 sui modi con cui farvi concretamente fronte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scena politico\/energetica internazionale di fine 2006\/inizio 2007 si \u00e8 dipanata secondo il medesimo copione che vivemmo amaramente un anno fa: con esiti meno eclatanti ma di non minore, ancorch\u00e9 inavvertita, rilevanza. Esiti di cui, prima o poi, l\u2019Europa pagher\u00e0 costi salati. 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