{"id":4160,"date":"2007-01-05T00:00:00","date_gmt":"2007-01-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-sconfitta-sorprendentemente-rapida\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:06","slug":"una-sconfitta-sorprendentemente-rapida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/01\/una-sconfitta-sorprendentemente-rapida\/","title":{"rendered":"Una sconfitta sorprendentemente rapida"},"content":{"rendered":"<p>Poche settimane fa la Somalia stava evolvendo verso una nuova fase tragica della sua pi\u00f9 che decennale storia di anarchiche lotte. In aggiunta alle antiche divisioni tra clan, <i>warlords<\/i> e centri locali di affari, si era aggiunta la nuova autorit\u00e0 islamica che da Mogadiscio estendeva il suo potere inarrestabilmente, cos\u00ec almeno pareva, a spese di quello gi\u00e0 ridotto del Governo Federale Transitorio. Quest\u2019ultimo \u00e8 debolissimo, \u00e8 vero. Ma nella situazione somala era ed \u00e8 l\u2019organismo pi\u00f9 rappresentativo della popolazione del paese e per questo ritenuto legittimo dalla comunit\u00e0 internazionale. Il Governo Federale \u00e8 inoltre appoggiato, non solo per la sua legittimit\u00e0, dai governi di tutti i paesi confinanti e da quelli di molti altri paesi della regione. Tranne quello anomalo, del governo eritreo, il quale non ha altra politica estera che quella di appoggiare qualsiasi evoluzione politica contraria agli interessi di Addis Abeba. <\/p>\n<p>Con la sconfitta e la fuga, nei giorni scorsi, anche da Chisimaio, il potere degli estremisti islamici si \u00e8 sciolto in una decina di giorni ad una velocit\u00e0 a dir poco sorprendente. Sotto la pressione, certo, di un agguerrito contingente militare etiopico, ma anche per una evidente mancanza di solide basi nella societ\u00e0 somala e per una inattesa dimostrazione di potere politico, se non militare, da parte del Governo transitorio.<\/p>\n<p><b>Gli integralisti islamici in Somalia<\/b><br \/>Negli ultimi mesi l\u2019espansione degli integralisti islamici nel centro della Somalia aveva naturalmente preoccupato gli occidentali. Ancor pi\u00f9 spaventati erano etiopici, kenioti e numerosi altri governi dell\u2019area, per i riflessi che questo nuovo centro di irradiazione degli estremisti avrebbe avuto nei loro paesi. Ma questo nuovo potere islamico aveva sorpreso anche gli esperti di Somalia. Negli anni precedenti, infatti, questo paese aveva provato di essere un paese, si mussulmano, ma legato innanzitutto a delle fedelt\u00e0 di clan, a un nazionalismo passionale e, perch\u00e9 no, a una rimanente eredit\u00e0 culturale di lingua e di abitudini politiche laiche creatosi negli anni del colonialismo e rinforzatisi nella prima parte della sua vita di paese indipendente.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 negli anni Novanta, la propaganda religiosa, gli appelli e i cospicui fondi, giunti soprattutto dall\u2019Arabia Saudita, non erano riusciti a sormontare l\u2019ostacolo di questa particolare miscela locale. Dopo qualche iniziale successo, il movimento integralista islamico aveva subito in Somalia un movimento di riflusso. Anche in campo internazionale, negli attentati terroristici verificatesi nel Duemila, i militanti provenivano da altri paesi islamici, non dalla Somalia, come sarebbe stato logico attendersi, date le terribili condizioni di vita e le frustrazioni politiche e sociali l\u00ec esistenti. <\/p>\n<p>Certo, attacchi terroristici si erano verificati in Kenia, gli autori di essi e qualche altro ricercato in Yemen od in Arabia Saudita avevano trovato rifugio nel paese. Inoltre pare fossero in espansione minori centri di addestramento per militanti mussulmani della regione. Ma questi fenomeni sembravano pi\u00f9 conseguenza della situazione di anarchia esistente in Somalia, che non un\u2019effettiva presenza nel paese di un integralismo islamico in espansione. Come mai allora il movimento delle \u201cCorti islamiche\u201d, nato improvvisamente a Mogadiscio agli inizi del 2006, si era rapidamente esteso a macchia d\u2019olio tutto intorno abbattendo con facilit\u00e0 gli ostacoli che gli erano stati contrapposti?<\/p>\n<p>La presenza di stranieri, di addestratori militari eritrei e di considerevoli finanziamenti esterni contribuivano a spiegare questo fenomeno, specie sotto il profilo militare. Proprio quello, per\u00f2, che ha mostrato adesso di non potere resistere a un contingente militare altrettanto straniero di loro, ma pi\u00f9 numeroso e soprattutto ben armato ed addestrato come quello etiopico. La presenza straniera non \u00e8 tuttavia sufficiente a spiegare l\u2019appoggio notevole di cui le Corti islamiche hanno goduto, soprattutto a Mogadiscio. In effetti il loro punto di forza \u00e8 stato quello di avere mostrato la capacit\u00e0 di porre fine alla totale mancanza di qualsiasi controllo dell\u2019ordine pubblico. <\/p>\n<p>In particolare di essere impegnati a difendere il singolo individuo sia dalle continue esazioni imposte in punti determinati dai vari signori della guerra, sia da quelle effettuate a casaccio da bande o individui violenti e armati. Insomma gli estremisti islamici hanno beneficiato di un fondamentale desiderio di ordine e pace che non pu\u00f2 non essere fortissimo in Somalia, dopo tanti anni di conflitti e di privazioni.<\/p>\n<p><b>Una nuova politica da parte del Governo<\/b><br \/>Questo dato \u00e8 senza dubbio il primo elemento che il Governo transitorio dovrebbe ricordare nell\u2019esercitare il potere di cui, inaspettatamente, si trova a disporre in questo momento. Quando nel dicembre 2004 il Governo Federale Transitorio si \u00e8 costituito in Kenia, dopo oltre due anni di faticosa, interminabile negoziazione, il suo punto di forza era stato il fatto che alla preparazione delle nuove istituzioni statali somale, Costituzione, Governo e Parlamento, avevano partecipato anche i Signori della guerra. Purtroppo per\u00f2, nella fase di trasferimento dal Kenia alla Somalia delle nuove autorit\u00e0 provvisorie somale nel 2005, alcuni Signori della guerra, soprattutto quelli operanti appunto nell\u2019area della capitale, Mogadiscio, si ripresero la loro libert\u00e0 di azione, togliendo cos\u00ec in breve tempo al Governo transitorio una reale possibilit\u00e0 di azione. Ma quei <i>warlords<\/i> sono stati recentissimamente sconfitti e umiliati dalle milizie islamiche. Impedire ora la ricostituzione del loro potere \u00e8 il primo compito del Governo, passo indispensabile per procedere anche a un disarmo in tempi brevissimi di tutti gli armati, almeno nell\u2019area della capitale. <\/p>\n<p>Allora i somali perdoneranno forse al Governo anche una continuazione della presenza militare etiopica per un periodo limitato, se essa viene utilizzato a tal fine. Dopodich\u00e9 viene appunto la questione del loro ritiro. Il nazionalismo somalo ha ampiamente provato di non accettare prolungate presenze militari straniere. Meno che mai \u00e8 possibile quella etiope, dei soldati, cio\u00e8, del paese storicamente nemico della Somalia.<\/p>\n<p><b>Il potere degli anziani dei clan <\/b><br \/>Il momento magico della vittoria durer\u00e0 ovviamente pochissimo Ma nel condurre sia l\u2019una che l\u2019altra delle due indispensabili operazioni sopra indicate, i dirigenti del Governo dispongono di una carta di fondo importante e pi\u00f9 duratura nel tempo: quello di un possibile appoggio degli anziani capi-clan. Se si esaminano infatti nuovamente le cause del rapidissimo scioglimento delle capacit\u00e0 militare delle Corti islamiche, si trova la decisione degli anziani dei clan della zona centrale del paese di invitare i loro affiliati ad abbandonare la lotta. In effetti le forze militari etiopiche stavano facendo strage dei giovani e inesperti soldati associati affrettatamente dalle Corti islamiche alla loro organizzazione militare. \u201cI nostri figli venivano massacrati, e noi non lo potevamo accettare\u201d, ha dichiarato Abdi Hulow, un <i>elder<\/i> del secondo clan pi\u00f9 numeroso del paese, quello degli Hawive. \u00c8 certamente vero. Ma dietro questa frase si intravede anche l\u2019irritazione di questi indispensabili mediatori del potere in Somalia per la irresponsabilit\u00e0 e l\u2019impudenza con cui gli estremisti islamici si erano nei mesi precedenti serviti di giovani armati, perfino di dodici anni di et\u00e0, per rafforzare il loro potere.<\/p>\n<p>Forse in tale dato risiede la speranza che questa sconfitta delle forze estremiste nel paese meno governato al mondo, non si traduca per la Somalia in un inutile fuoco di paglia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poche settimane fa la Somalia stava evolvendo verso una nuova fase tragica della sua pi\u00f9 che decennale storia di anarchiche lotte. 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