{"id":4220,"date":"2007-01-11T00:00:00","date_gmt":"2007-01-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-seduzioni-del-nazionalpopulismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:06","slug":"le-seduzioni-del-nazionalpopulismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/01\/le-seduzioni-del-nazionalpopulismo\/","title":{"rendered":"Le seduzioni del nazionalpopulismo"},"content":{"rendered":"<p>Erano  anni che Hugo Chavez, l\u2019ex para diventato presidente del Venezuela nel 1998 e confermato in carica per la seconda volta nel novembre scorso con 23 punti di vantaggio sul suo avversario conservatore Rosales, predicava l\u2019instaurazione di un \u201csocialismo bolivariano\u201d, edizione riveduta e corretta per l\u2019America latina del socialismo reale. Ci\u00f2 nonostante, quando nel suo discorso inaugurale dell\u20198 gennaio il vulcanico leader ha annunciato la prossima nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica e delle telecomunicazioni, oggi controllate da societ\u00e0 statunitensi, \u00e8 stato un po\u2019 un fulmine a ciel sereno.<\/p>\n<p><b>Retorica anti-americana<\/b><br \/>Fino a quel momento infatti Chavez, nonostante la sua sempre pi\u00f9 caustica retorica antiamericana, si era limitato ad aumentare la partecipazione della Compagnia di Stato nelle operazioni delle compagnie petrolifere straniere che gli garantiscono una produzione di 3 milioni di barili al giorno, senza interferire con un\u2019economia che obbedisce tuttora alle regole del mercato. Ora, imbaldanzito dal successo elettorale, ha evidentemente deciso di passare alla fase due che, stando alle sue dichiarazioni, comprender\u00e0 anche il passaggio della Banca centrale sotto l\u2019autorit\u00e0 governativa, ulteriori interventi nel settore petrolifero e una legge \u2013 sicura di passare in un Parlamento in cui il presidente controlla, per il boicottaggio elettorale delle opposizioni, tutti i 167 deputati \u2013 che gli conferir\u00e0 il potere di procedere alle nazionalizzazioni per decreto. Non \u00e8 chiaro se Chavez prevede di indennizzare le societ\u00e0 espropriate o se, sfidando le inevitabili ritorsioni, proceder\u00e0 a una nazionalizzazione alla sovietica.<\/p>\n<p>La reazione dei mercati \u00e8 stata immediata: la Borsa di Caracas ha perso il 15% e il bolivar si \u00e8 svalutato del 17 per cento. Ma, pi\u00f9 ancora delle conseguenze economiche, a destare preoccupazione sono le possibili  ricadute politiche di questa fuga in avanti. Con la \u201csparata\u201d dell\u20198 gennaio, Chavez ha infatti cercato di ribadire la sua leadership del movimento nazionalpopulista, antiliberista e antiamericano che, sia pure tra alti e bassi, si sta diffondendo in America Latina, resuscitando antichi fantasmi. <\/p>\n<p>\u00c8 concepibile \u2013 ci si chiede a Washington &#8211; che quel comunismo che con tanta fatica \u00e8 stato sconfitto in Europa e perfino in Cina rinasca \u2013 sia pure con aspetti abbastanza diversi &#8211; in un\u2019America Latina dove la presenza di un establishment quasi feudale accanto a masse di diseredati spesso di origine india, le grandi differenze tra ricchi e poveri e la mancanza di una classe politica qualificata sembrano offrire un adatto brodo di cultura?  \u00c8 verosimile che, dopo la promettente svolta verso la democrazia liberale degli anni Novanta, il subcontinente torni a scivolare verso il predominio di regimi che, pur essendosi affermati attraverso le urne, tendono poi ad assumere connotati dittatoriali? Come \u00e8 possibile che la lezione di Cuba, ridotta alla miseria dal regime castrista, non sia servita a nulla e un Fidel ormai fuori gioco abbia ancora tanti ammiratori?<\/p>\n<p><b>Minaccia da ridimensionare<\/b><br \/>La minaccia indubbiamente esiste, anche se il quadro \u00e8 meno inquietante di quanto possa apparire a prima vista. Nonostante l\u2019uso spregiudicato dei  petrodollari, la campagna di Chavez per creare un vasto fronte antiamericano e assumere a tutti gli effetti la successione di Castro non ha finora avuto il successo che egli sperava. Al momento, soltanto due Paesi si sono schierati senza riserve dalla sua parte: la Bolivia, dove l\u2019elezione alla presidenza dell\u2019indio Evo Morales ha portato a una svolta radicale, compresa la nazionalizzazione delle risorse di idrocarburi e l\u2019adozione della stessa retorica antiyankee in voga a Caracas, e l\u2019Ecuador, dove la vittoria a sorpresa dell\u2019economista marxista Rafael Correa sembra preludere a uno sviluppo similare. <\/p>\n<p>Anche le elezioni in Nicaragua hanno portato al potere un esponente della sinistra, quello stesso Daniel Ortega Saavedra che aveva guidato la rivoluzione sandinista degli anni Ottanta, ma l\u2019uomo sembra avere messo molta acqua nel suo vino ed \u00e8 comunque condizionato dal fatto di avere ottenuto meno del 40% dei suffragi. Negli altri Paesi in cui gli alleati di Chavez speravano di conquistare il potere nel 2006, hanno invece prevalso i moderati: in Messico Rafael Calderon, uomo vicino agli Stati Uniti, ha sconfitto di misura Andres Lopez Obrador, e in Per\u00f9 il socialdemocratico Garcia ha avuto ragione pi\u00f9 facilmente del previsto di Ollanta Humala, un ex ufficiale di sangue indio che sperava di emulare l\u2019impresa di Morales cavalcando il malcontento delle popolazioni andine.<\/p>\n<p>Altri importanti Paesi dell\u2019America Latina sono governati da uomini di sinistra, animati da una ostilit\u00e0 di fondo nei confronti dell\u2019America di Bush, ma poco disposti ad aggregarsi al carro di Chavez. Nonostante le sue origini marxiste, il presidente brasiliano Lula da Silva, rieletto alcuni mesi fa per un secondo mandato, si \u00e8 rivelato un leader prudente,  poco ideologico e pi\u00f9 interessato allo sviluppo dell\u2019economia che alle crociate internazionali. Pi\u00f9 disponibile a giocare la partita anti-Washington \u00e8 apparso l\u2019argentino Nestor Kirchner, l\u2019uomo che ha rinnegato il debito estero infliggendo un enorme danno ai nostri risparmiatori e che ha costruito la sua popolarit\u00e0 su uno sciovinismo economico che ricorda il peggiore peronismo: ma, come il suo collega e vicino uruguaiano Tabar\u00e9 Vazquez, arrivato al potere con il sostegno degli ex-Tupamaros, evita prese di posizione che possano ritorcersi contro di lui e bada soprattutto a preparare la sua rielezione. Quanto a Michelle Bachelet, la prima donna arrivata alla presidenza del Cile, si \u00e8 mossa finora con grande cautela: nonostante la sua matrice di sinistra, ha evitato di interferire con una economia cilena che continua a beneficiare delle riforme liberiste introdotte durante la dittatura di Pinochet e ha tenuto Chavez e i suoi alleati a debita distanza.<\/p>\n<p>Chi teme (o spera) che, sotto la spinta di un presidente venezuelano che si \u00e8 impegnato \u2013 sono parole sue \u2013 \u201ca salvare il mondo dalla voracit\u00e0 dell\u2019imperialismo yankee\u201d, un\u2019onda rossa possa sommergere l\u2019intera America Latina esagera probabilmente la presa che un uomo come Chavez pu\u00f2 avere sul continente. \u00c8 vero che, sotto la sua spinta, Bush ha visto miseramente fallire il suo progetto per una zona di libero scambio dall\u2019Alaska a Capo Horn e, a sud del Canale di Panama, pu\u00f2 ormai contare su due soli alleati, il colombiano Uribe e il paraguayano Frutos. Ma molti trovano il suo estremismo inaccettabile e, se continuer\u00e0 la discesa dei prezzi del greggio, non disporr\u00e0 pi\u00f9 nella misura attuale di quella che \u00e8 stata finora la sua arma migliore: il danaro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Erano anni che Hugo Chavez, l\u2019ex para diventato presidente del Venezuela nel 1998 e confermato in carica per la seconda volta nel novembre scorso con 23 punti di vantaggio sul suo avversario conservatore Rosales, predicava l\u2019instaurazione di un \u201csocialismo bolivariano\u201d, edizione riveduta e corretta per l\u2019America latina del socialismo reale. 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