{"id":4290,"date":"2007-01-22T00:00:00","date_gmt":"2007-01-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-debole-europa\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:05","slug":"una-debole-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/01\/una-debole-europa\/","title":{"rendered":"Una debole Europa"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Unione Europea \u00e8 un attore relativamente nuovo sulla scena internazionale e gi\u00e0 deve confrontarsi con sfide importanti. Il suo spazio geostrategico si \u00e8 notevolmente allargato nel giro di pochi anni, sino a includere aree difficili quali il Mediterraneo, il Caucaso, l\u2019Asia centrale e meridionale, l\u2019intero continente africano, la Cina, il Giappone e le due Coree. Si delineano nuove minacce, dalla proliferazione delle armi di distruzione di massa, alla crescente possibilit\u00e0 che scoppino conflitti regionali di grande intensit\u00e0.<\/p>\n<p>Le questioni della sicurezza energetica sono strettamente collegate a quelle del nuovo scenario internazionale. Si tratta di affrontare tre diversi gruppi di problemi: a) la sicurezza degli approvvigionamenti, che include anche la garanzia della protezione del trasporto delle materie prime energetiche e quella delle reti di distribuzione dell\u2019energia; b) la stabilit\u00e0 o quanto meno la prevedibilit\u00e0 dell\u2019andamento dei prezzi; c) la difesa dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Sempre nello stesso spazio geostrategico \u00e8 necessario porre mano ai crescenti problemi legati alla criminalizzazione dei rapporti internazionali: il crimine organizzato, il terrorismo internazionale, l\u2019immigrazione illegale, il riciclaggio del denaro ed altri crimini sono legati in modo inestricabile ai problemi di gestione delle crisi, di ricostruzione degli stati nazionali e in genere ad ogni politica volta ad assicurare una migliore capacit\u00e0 di governo della globalizzazione.<\/p>\n<p><b>La vulnerabilit\u00e0 europea<\/b>L\u2019Ue \u00e8 particolarmente esposta a questo insieme di rischi e di minacce: essa \u00e8 priva sia di istituzioni in grado di gestire strategie politiche complesse e di lungo termine, sia dei mezzi tecnici necessari per raccogliere le informazioni necessarie a un\u2019azione pronta ed efficace.<\/p>\n<p>Cinquant\u2019anni dopo la firma dei Trattati di Roma, la celebrazione di questo anniversario inizier\u00e0 con due riunioni separate, a illustrare l\u2019attuale stato di divisione dell\u2019Unione: la prima riunir\u00e0 i paesi che hanno ratificato il Trattato Costituzionale, mentre la seconda vedr\u00e0 la partecipazione di quelli che ancora non l\u2019hanno fatto (da un lato, separati, resteranno i due paesi che lo hanno respinto).<\/p>\n<p>Ma la vera tragedia non \u00e8 la divisione in s\u00e9, quanto il fatto che essa sembra essere del tutto irrilevante. Non siamo di fronte ad uno scontro tra Federati e Confederati: la formazione di questi tre gruppi \u00e8 dovuta pi\u00f9 a eventi occasionali, in genere di politica interna, che a scelte precise, bene informate e coerenti.<\/p>\n<p>Non abbiamo alcun de Gaulle che conduce la sua battaglia contro l\u2019Europa sopranazionale, n\u00e9 alcun Spinelli (neanche un Delors) che prepara schemi di maggiore integrazione. Ci si \u00e8 divisi su di un testo che in massima parte \u00e8 solo la prosaica ripetizione di misure gi\u00e0 in atto da tempo e che contiene solo alcune limitatissime novit\u00e0, in genere intese a rafforzare le competenze intergovernative dell\u2019Ue. Per di pi\u00f9, il voto contrario espresso in Francia e nei Paesi Bassi \u00e8 stato motivato, pi\u00f9 che dal rifiuto delle novit\u00e0, dall\u2019opposizione a ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste ed \u00e8 stato da tempo concordato e ratificato.<\/p>\n<p>Inoltre, queste divisioni si sono sovrapposte a un\u2019altra precedente, tra \u201cvecchia\u201d e \u201cnuova\u201d Europa, causata dalla decisione unilaterale americana di attaccare l\u2019Iraq. La composizione dei vari gruppi cos\u00ec formatisi (quello dei s\u00ec e quello dei no, quello dei nuovi e quello dei vecchi), non coincide, ma alcuni paesi chiave della politica europea hanno giocato il ruolo dei guastafeste in ambedue i casi: l\u2019esempio migliore \u00e8 quello della Francia e del Regno Unito. <\/p>\n<p>Anche se i disastrosi sviluppi della crisi irachena hanno finito per colmare, almeno in parte, la prima divisione, rimane comunque un alto livello di sfiducia reciproca, e si \u00e8 rafforzata la percezione popolare che non esiste una vera identit\u00e0 politica europea e che l\u2019Ue \u00e8 ancora molto lontana dal poter giocare un ruolo globale di primo piano.<\/p>\n<p>Se aggiungiamo a tutto questo la constatazione che l\u2019Ue non sembra ancora capace di avere un approccio unitario su alcuni aspetti cruciali di politica economica, quali il mercato del lavoro, i servizi sociali eccetera, \u00e8 facile capire perch\u00e9, malgrado siano stati raggiunti molti e importanti successi, si affermi nell\u2019elettorato europeo un sentimento di fatica, critico verso il processo di integrazione.<\/p>\n<p><b>Carenza di leadership<\/b><br \/>C\u2019\u00e8 un problema di leadership. Chiaramente, una Comunit\u00e0 di 27 paesi \u00e8 pi\u00f9 difficile da gestire di una di 6. Tuttavia i problemi maggiori discendono dalla mancanza di volont\u00e0 unitaria di un piccolo numero di paesi pi\u00f9 importanti. Non \u00e8 certo Cipro che blocca i negoziati con la Turchia, ma le incertezze e i sospetti della Germania e della Francia. Lo stesso vale per molte altre decisioni chiave (con poche variazione marginali sul numero e sul nome dei principali responsabili), inclusa la politica estera, di difesa e di sicurezza. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 in parte dovuto al periodo di debolezza che vivono molti governi nazionali. Ne sono chiari esempi l\u2019impallidirsi della leadership di Tony Blair, la lotta senza esclusione di colpi in atto per le elezioni presidenziali in Francia, la difficile coabitazione del governo tedesco e la risicatissima maggioranza parlamentare esistente in Italia. In parte, per\u00f2, ci\u00f2 \u00e8 dovuto anche alle difficolt\u00e0 che l\u2019Europa incontra per adeguarsi agli sviluppi internazionali.<\/p>\n<p>Si delinea una rapida crescita degli impegni internazionali: l\u2019Europa risponde alle domande pressanti che giungono da ogni angolo del suo nuovo spazio geo-strategico senza avere un disegno globale e coerente. In troppe occasioni inviamo soldati o importanti aiuti finanziari senza avere alcuna idea di cosa realisticamente possiamo sperare di realizzare, come e a quale prezzo, sperando in bene, e senza alcun piano per che cosa fare se le cose dovessero andare male. <\/p>\n<p>L\u2019Ue non \u00e8 certamente isolata in questa brutta situazione. Uno degli spettacoli pi\u00f9 desolanti cui ci \u00e8 dato di assistere \u00e8 quello della litigiosit\u00e0 perenne tra l\u2019Ue e la Nato su chi debba avere il sopravvento. Possiamo mettere sullo stesso piano l\u2019estrema povert\u00e0 delle decisioni prese dal Vertice della Nato a Riga e la modestia dei successi europei. Se da un lato la Nato annunciava che la sua nuova Forza di Risposta era divenuta operativa, dall\u2019altro l\u2019Ue faceva sapere che lo stesso si poteva affermare per i suoi Gruppi di Combattimento: peccato per\u00f2 che nessuna delle due organizzazioni sia in grado di dirci se, quando e come queste nuove capacit\u00e0 potranno essere impiegate (se pure lo saranno mai).<\/p>\n<p><b>Tempo di decidere<\/b><br \/>\u00c8 importante e urgente prendere alcune decisioni. Il dibattito sul futuro del Trattato Costituzionale rischia di andare per le lunghe e di essere caratterizzato da confusioni e ambiguit\u00e0. L\u2019Europa non pu\u00f2 aspettare ancora a lungo. \u00c8 ormai tempo per alcune decisioni coraggiose, che probabilmente potranno essere prese solo da un gruppo ristretto di paesi membri dell\u2019Ue, nell\u2019attesa che gli altri si aggiungano al loro ritmo. I paesi che hanno ratificato il Trattato, o quelli che sono gi\u00e0 uniti tra loro da patti pi\u00f9 stringenti (come l\u2019Euro, Schengen, o altri ancora) dovrebbero prendere l\u2019iniziativa di applicare immediatamente, per quel che li riguarda, alcune delle novit\u00e0 pi\u00f9 importanti contenute o suggerite dal Trattato, come il Ministro Europeo degli Esteri e della Sicurezza, un Comando e uno Stato Maggiore comune europeo militare e di sicurezza, e altre idee dello stesso tenore. <\/p>\n<p>Questi paesi dovrebbero varare una \u201ccooperazione strutturata\u201d per la Sicurezza Energetica e potrebbero delegare maggiori compiti e competenze a strutture comuni per la lotta alla criminalit\u00e0 internazionale. La cosa importante \u00e8 cominciare, dimostrando nei fatti che \u00e8 possibile andare avanti. L\u2019alternativa \u00e8 quella di un progressivo svuotamento dell\u2019Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Unione Europea \u00e8 un attore relativamente nuovo sulla scena internazionale e gi\u00e0 deve confrontarsi con sfide importanti. Il suo spazio geostrategico si \u00e8 notevolmente allargato nel giro di pochi anni, sino a includere aree difficili quali il Mediterraneo, il Caucaso, l\u2019Asia centrale e meridionale, l\u2019intero continente africano, la Cina, il Giappone e le due Coree. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4290"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4290"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4290\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62712,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4290\/revisions\/62712"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4290"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4290"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4290"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}