{"id":4300,"date":"2007-01-22T00:00:00","date_gmt":"2007-01-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-mediterraneo-prossima-frontiera\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:05","slug":"il-mediterraneo-prossima-frontiera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/01\/il-mediterraneo-prossima-frontiera\/","title":{"rendered":"Il Mediterraneo prossima frontiera"},"content":{"rendered":"<p>Il tentativo di pensare al Mediterraneo come a un elemento di unione piuttosto che ad un ostacolo alla continuit\u00e0 territoriale non passa solamente per la cooperazione economica e finanziaria finalizzata alla realizzazione di una zona di libero scambio. Contempla, al contrario, anche una profonda riforma delle istituzioni e delle societ\u00e0 civili. Con la Dichiarazione di Barcellona, infatti, i paesi della sponda sud del Mediterraneo si sono impegnati a rendere i propri sistemi istituzionali pi\u00f9 democratici e partecipativi: \u201cliberi\u201d nel senso pi\u00f9 ampio del termine. <\/p>\n<p>Tale libert\u00e0 non va intesa solamente come fruizione dei diritti civili e politici, gi\u00e0 presenti almeno sulla carta in tutti gli Stati della regione, bens\u00ec, cosa assai pi\u00f9 difficile, come \u201cliberazione dell\u2019individuo da tutti quei fattori che sono in contrasto con la dignit\u00e0 umana come la fame, le malattie, l\u2019ignoranza, la povert\u00e0 o la paura\u201d. Resta comunque il fatto che questi paesi si sono riservati la facolt\u00e0 di salvaguardare le proprie specificit\u00e0, mantenendo il diritto a sviluppare liberamente la propria struttura politica, economico-giudiziaria e socio culturale.<\/p>\n<p><b>Forti criticit\u00e0<\/b><br \/>A dodici anni dalla firma della Dichiarazione di Barcellona  molte ancora sono le perplessit\u00e0 e molti non esitano a definire l\u2019intero processo un fallimento. I maggiori ostacoli all\u2019attuazione del programma si possono riassumere con tre criticit\u00e0: (i) l\u2019effettiva capacit\u00e0 e volont\u00e0 delle societ\u00e0 civili di adeguarsi alle riforme richieste e indotte dal Partenariato Euro-Mediterraneo (PEM); (ii) l&#8217;adeguamento delle \u201cnuove\u201d istituzioni alle realt\u00e0 locali: vi \u00e8 il rischio cio\u00e8 che, nel tentativo di riforma, vengano introdotti modelli istituzionali di stampo occidentale, che non necessariamente si rivelino \u201ctagliati\u201d per sistemi governativi come quelli arabi; (iii) il pericolo di un rapporto troppo \u201csbilanciato\u201d tra i paesi firmatari la Dichiarazione anche alla luce dell\u2019allargamento ad est dell\u2019Unione Europea. <\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo punto merita un approfondimento. Si \u00e8 molto parlato degli strumenti finanziari adottati dalla Ue per agevolare il processo di transizione dei paesi dell&#8217;Area; ebbene, questi aiuti potrebbero divenire un forte strumento di pressione nei confronti dei Governi locali, soprattutto di quelli che hanno difficolt\u00e0 nel reperire in altro modo le risorse finanziarie necessarie per realizzare il piano di riforme richiesto dal PEM. Di conseguenza, contribuirebbero ad accentuare la normale divisione tra paesi donatori e riceventi, in quanto i primi detentori del &#8220;corretto&#8221; know-how, e i secondi bisognosi di riforme strutturali.<\/p>\n<p>Il rischio, quindi, si materializzerebbe nella concreta sensazione di un rapporto squilibrato, nel quale la partnership \u00e8 solamente subita e non anche condivisa, e le riforme politiche, sociali ed economiche, che dovrebbero nascere e svilupparsi in modo autonomo dal tessuto interno del Paese, sono guidate e stimolate pi\u00f9 dalla prospettiva di ottenere un flusso consistente di aiuti economici, piuttosto che da un\u2019effettiva consapevolezza della loro necessit\u00e0. Bench\u00e9 il programma di cooperazione nasca con un approccio paritario, nei fatti si trasforma in una forma di pressione indiretta che pone i paesi della sponda sud davanti alla sostanziale scelta di accettare la cooperazione e le proposte di riforma o cavarsela con i propri mezzi.<\/p>\n<p><b>Un partenariato ineguale<\/b><br \/>Il processo in s\u00e9 ha, infatti, una natura sostanzialmente bilaterale il che permette ad un\u2019Unione Europea compatta di negoziare con ogni stato della sponda sud a livello individuale. Questo fa si che l\u2019Unione Europea metta sul piatto della bilancia una forza economica e un approccio coordinato in fase di negoziazione non paragonabile a quello di nessuno Stato del mediterraneo preso singolarmente. Inoltre tale approccio finisce per impedire agli Stati della sponda sud di aggregarsi in un unico blocco economico regionale che consenta loro di rafforzare il proprio peso negoziale. Infine, il recente allargamento ad est dell\u2019Unione Europea crea nuove fondamentali problematiche per la cooperazione Euro-Mediterranea. <\/p>\n<p>In primo luogo \u00e8 da notare come le economie dei paesi arabi viaggino su binari simili per quanto riguarda la produzione di beni, sia in termini di composizione che di tecniche manifatturiere, oltre che negli standard qualitativi e dell\u2019uso della tecnologia. Inoltre la base industriale di questi paesi, sul totale dell\u2019economia nazionale, \u00e8 molto ridotta il che si traduce in una quota molto esigua di merci proiettata sul mercato globale. Questi due fattori rappresentano un ostacolo ad una riforma economica degli stati arabi in vista di un\u2019integrazione in una zona di libero scambio globalizzata quale si prospetta nel 2010.<\/p>\n<p><b>L\u2019ostacolo dell\u2019allargamento Ue<\/b><br \/>L\u2019entrata degli Stati dell\u2019Europa orientale nella Ue porter\u00e0 sicuramente i loro prodotti ad aumentare di valore in concordanza con le varie specifiche qualitative, tecniche, di sicurezza e sanitarie imposte da Bruxelles. Il conseguente allargamento del mercato dei prodotti agricoli provenienti dai nuovi Stati membri porter\u00e0 la Ue a essere sempre pi\u00f9 autosufficiente per quanto riguarda l\u2019approvvigionamento di beni primari. Tali prodotti, inoltre, dovranno necessariamente godere di trattamenti preferenziali a danno di quelli provenienti dai paesi della sponda sud del mediterraneo. Paesi questi ultimi che sono grandi esportatori di frutta e verdura, ora posti in diretta competizione con i neo membri della Ue. <\/p>\n<p>Con un approccio del genere, mentre l\u2019Ue vede nel processo di Barcellona un\u2019opportunit\u00e0 di ulteriore sviluppo economico da raggiungere tramite la ristrutturazione in termini di liberalizzazione dei mercati interni e delle strutture economiche dei paesi della sponda sud, gli Stati arabi vedono l\u2019applicazione della dichiarazione di Barcellona portare molti svantaggi economici alla luce della propria rigida struttura economica. Inoltre il rapporto di partenariato \u00e8 visto in realt\u00e0 come una relazione eurocentrica e non come paritaria come il nome suggerirebbe.<\/p>\n<p><b>La politica delle riforme<\/b><br \/>Dal punto di vista psicologico inoltre, dopo gli attacchi dell\u201911 settembre la scelta di campo \u00e8 diventata ancor pi\u00f9 marcata. Non accettare la cooperazione e le direttive per una \u201ccorretta\u201d riforma pu\u00f2 essere interpretata dall\u2019Occidente come una scelta di campo piuttosto che una normale volont\u00e0 di cercare una terza via di sviluppo della societ\u00e0 nazionale. Le intenzioni della cooperazione Europea e della Dichiarazione di Barcellona di un programma finalizzato alla pace ed alla crescita del Mediterraneo possono facilmente essere fraintese. <\/p>\n<p>Il varo di una serie di riforme comporta quindi un profondo cambiamento dello Stato, della societ\u00e0 civile e del settore privato, in modo che il principio di una corretta amministrazione della cosa pubblica possa attecchire a tutti i livelli del sistema di governo.<\/p>\n<p>Senza alcun dubbio, nello scorso decennio i paesi mediterranei hanno fatto un primo importante passo verso gli obiettivi di Barcellona, viste le molte riforme avviate in vari campi di vitale importanza per la rinascita democratica di questi Paesi. Riforme avviate e varate con l\u2019intento di rendere i sistemi di governo il pi\u00f9 compatibili possibile con le strutture politico-economico-amministrative dei paesi occidentali. Tuttavia, nella maggioranza dei casi si tratta di riforme che si trovano ancora a uno stadio embrionale, ovvero ancora molto frammentate per risultare pienamente efficaci. Inoltre, la mancanza di un\u2019autorit\u00e0 capace di far applicare le leggi riformate in maniera rapida ed affidabile favorisce comportamenti scorretti ed ostacola la formazione di un ambiente favorevole ad incentivare l&#8217;iniziativa privata domestica ed estera. <\/p>\n<p>Riforme dei settori bancario, finanziario e giudiziario non possono che essere propedeutiche per l\u2019obiettivo fissato nel 2010 di una zona di libero scambio. Al momento le riforme in questi settori proseguono a rilento per la difficolt\u00e0 del sistema paese di assorbirle fino in fondo e per la mancanza delle strutture logistiche e funzionali necessarie ad un\u2019applicazione corretta delle regole che queste riforme comportano. Sullo stesso piano si trovano le riforme del sistema pensionistico e del diritto familiare che trova ostacoli in altri settori delle societ\u00e0 dei paesi della sponda sud.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tentativo di pensare al Mediterraneo come a un elemento di unione piuttosto che ad un ostacolo alla continuit\u00e0 territoriale non passa solamente per la cooperazione economica e finanziaria finalizzata alla realizzazione di una zona di libero scambio. Contempla, al contrario, anche una profonda riforma delle istituzioni e delle societ\u00e0 civili. 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