{"id":4310,"date":"2007-01-22T00:00:00","date_gmt":"2007-01-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/processo-di-pace-gli-errori-che-non-si-rifaranno\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:05","slug":"processo-di-pace-gli-errori-che-non-si-rifaranno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/01\/processo-di-pace-gli-errori-che-non-si-rifaranno\/","title":{"rendered":"Processo di pace: gli errori che non si rifaranno"},"content":{"rendered":"<p>Se veramente Abu Mazen e Olmert si incontreranno sotto gli auspici di Condoleezza Rice, vorr\u00e0 dire che in Medio Oriente qualcuno una volta tanto ha imparato dagli errori del passato. Il processo di pace tra Israele e i palestinesi, iniziato a Oslo nei primi anni Novanta e conclusosi a Taba nel gennaio del 2001, aveva lasciato alcune \u201clessons learned\u201d: l&#8217;inutilit\u00e0 degli accordi temporanei, la necessit\u00e0 di un coinvolgimento americano e il collegamento tra accordo di pace e sopravvivenza delle elite moderate di entrambi i paesi.<\/p>\n<p><b>Basta accordi temporanei<\/b><br \/>Non \u00e8 un caso che Abu Mazen abbia ripetuto anche a Condoleezza Rice che si sieder\u00e0 al tavolo delle trattative solo per firmare un accordo definitivo. Il processo di Oslo ha dimostrato che gli accordi temporanei danno fiato agli estremisti delle due parti e rendono il negoziato finale pi\u00f9 difficile. Una lezione ribadita anche dalla sorte della Road Map, gradualista per definizione e rimasta quasi del tutto inattuata.<\/p>\n<p>L&#8217;illusione degli anni Novanta \u00e8 stata che una serie di accordi \u201cinterinali\u201d avrebbe costituito la base di fiducia sulla quale poi si sarebbe potuto costruire un accordo complessivo sulle questioni pi\u00f9 spinose. Ma la fase transitoria si reggeva su alcune ambiguit\u00e0 di fondo da una parte e dall&#8217;altra. In Israele met\u00e0 dello spettro politico non voleva uno Stato palestinese. Proprio nel 1996, anno in cui sarebbero dovuti iniziare i colloqui sullo status finale, gli israeliani scelsero come primo ministro Benjamin Netanyahu, un uomo che nel suo libro \u201cA Place Among Nations\u201d di qualche anno prima scriveva di un unico Stato (ebraico) dal Mediterraneo al Giordano in cui i palestinesi avrebbero potuto chiedere col tempo la cittadinanza.<\/p>\n<p>Anche dall&#8217;altra parte della linea verde c&#8217;erano dei \u201cmalintesi\u201d. Gli stessi israeliani che negoziarono a Camp David nel 2000 raccontano che tra i palestinesi c&#8217;era la convinzione che, gi\u00e0 durante il periodo degli accordi interinali, avrebbero ricevuto l&#8217;equivalente di oltre il 90% dei territori occupati. Tuttavia, al momento di iniziare le trattative sullo status finale, l&#8217;Anp esercitava direttamente la sua sovranit\u00e0 solo sul 13,5% della Cisgiordania e sul 70% della striscia di Gaza mentre gli abitanti delle colonie ebraiche erano raddoppiati negli anni successivi agli accordi di Oslo.<\/p>\n<p>Ma queste ambiguit\u00e0 di fondo, probabilmente, non sarebbero bastate da sole a far fallire gli accordi. La struttura graduale del processo di Oslo, dava spazio agli attentati di Hamas e al movimento dei coloni: due forze che si aiutavano vicendevolmente nel diminuire il grado di fiducia tra le due popolazioni.<\/p>\n<p>I sostenitori del processo di pace, Fatah e i laburisti israeliani, arrivarono al 2000 politicamente stremati dagli estremisti. Barak part\u00ec per Camp David privo di una maggioranza parlamentare in grado di approvare qualsiasi accordo egli avesse raggiunto. Arafat e Fatah, contestati dalla giovane guardia convinta che oramai solo le armi potessero risolvere la situazione, avevano bisogno di \u201cvincere la pace\u201d se non volevano la fine del loro gruppo dirigente.<\/p>\n<p><b>Senza gli Usa non si pu\u00f2 stare<\/b><br \/>Tuttavia la dannosit\u00e0 degli accordi temporanei non \u00e8 l&#8217;unica lezione del processo di Oslo. Le trattative sullo status finale possono essere suddivise in 3 dossier: confini del nuovo Stato palestinese, sorte di Gerusalemme, profughi. Su tutte e 3 le \u201clinee rosse\u201d di entrambe le parti non coincidono: basti pensare che c&#8217;\u00e8 una legge costituzionale del 2000 che vieta al premier israeliano di cedere anche parti del territorio di Gerusalemme ad altri Stati, mentre i palestinesi non considereranno mai il loro Stato \u201cdefinitivo\u201d se non avr\u00e0 come capitale la parte orientale della citt\u00e0.<\/p>\n<p>A Camp David manc\u00f2 qualcuno in grado di colmare questa distanza tra le parti, costringendole a firmare la pace. Quando il presidente Clinton fece la sua proposta a dicembre del 2000, la seconda intifada era gi\u00e0 cominciata, il suo mandato era in scadenza, le elezioni israeliane distanti solo un mese. Tre anni dopo, i reduci di quella stagione scrissero insieme il piano di Ginevra: un accordo di pace complessivo e realistico, ma che senza l&#8217;appoggio americano fin\u00ec presto nel dimenticatoio. <\/p>\n<p>Bush, memore dei fallimenti di Clinton, da presidente non ha mai visitato n\u00e9 Israele n\u00e9 i Territori Palestinesi. Ora per\u00f2, come nota il giornale palestinese al-Hayat al-Jadida, si \u00e8 reso conto che se vuole avere il sostegno degli arabi moderati deve mostrarsi attivo anche su questo fronte. Se la seconda lezione \u00e8 quindi che serve un ruolo degli Stati Uniti, non si pu\u00f2 non sperare che il nuovo coinvolgimento americano nella persona del Segretario di Stato porti buoni frutti.<\/p>\n<p><b>Senza negoziato i moderati muoiono<\/b><br \/>A dare maggiore speranza \u00e8 per\u00f2 la terza lezione che sia Fatah che le \u201ccolombe\u201d israeliane hanno imparato dopo il 2001: entrambi i gruppi dirigenti non possono sopravvivere senza un accordo, solo Hamas e il Likud possono fare a meno di un interlocutore dall&#8217;altra parte.<\/p>\n<p>Fatah ha vissuto dal 2001 una lunga agonia, culminata con la sconfitta elettorale dell&#8217;anno scorso: dopo gli accordi di Oslo si era strutturato sempre di pi\u00f9 sul modello dei partiti-stato presenti in altri paesi arabi, in grado di costruire consenso attraverso la gestione della spesa pubblica e la garanzia della stabilit\u00e0 per i propri cittadini. Con il fallimento delle trattative del 2000-2001, Fatah \u00e8 rimasto un partito-stato senza Stato. <\/p>\n<p>Dall&#8217;altro lato della barricata, i laburisti israeliani hanno vissuto una crisi di consensi molto profonda, culminata con la scissione verso Kadima guidata dall&#8217;anziano leader Shimon Peres. Ehud Barak era uscito da Camp David dicendo che tra i palestinesi non c&#8217;era un soggetto credibile con cui trattare. Il suo successore Ariel Sharon aveva fatto dell&#8217;assenza di interlocutori il suo cavallo di battaglia e dell&#8217;unilateralismo la stella polare della sua politica: sia nella costruzione del muro, sia nel ritiro da Gaza (entrambe idee nate in campo laburista) il principio-guida era che Israele avrebbe fatto la pace da sola. <\/p>\n<p>Anche quell&#8217;idea si \u00e8 rivelata poco solida nello spazio della scorsa estate. Con il fallimento della via unilaterale alla pace anche Kadima rischia di estinguersi: secondo un sondaggio del quotidiano israeliano Ha&#8217;aretz se si votasse oggi il partito fondato da Sharon perderebbe l&#8217;80% dei suoi elettori, prendendo solo 12 dei 120 seggi della Knesset. Non \u00e8 un caso che da fine novembre Olmert sia alla ricerca di un accordo, questa volta bilaterale.<\/p>\n<p>Sia lui che Abu Mazen sono ci\u00f2 che \u00e8 sopravvissuto alla fine del processo di Oslo, se vogliono continuare ad esistere politicamente devono tornare al tavolo delle trattative. Ancora non sappiamo se hanno intenzione di fare sul serio o se pensano che basti recitare la parte di chi \u00e8 disponibile a negoziare per poter sopravvivere ancora un altro po&#8217;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se veramente Abu Mazen e Olmert si incontreranno sotto gli auspici di Condoleezza Rice, vorr\u00e0 dire che in Medio Oriente qualcuno una volta tanto ha imparato dagli errori del passato. Il processo di pace tra Israele e i palestinesi, iniziato a Oslo nei primi anni Novanta e conclusosi a Taba nel gennaio del 2001, aveva [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4310"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4310"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4310\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67036,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4310\/revisions\/67036"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4310"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4310"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4310"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}