{"id":4330,"date":"2007-01-23T00:00:00","date_gmt":"2007-01-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/prove-generali-di-occupazione\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:04","slug":"prove-generali-di-occupazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/01\/prove-generali-di-occupazione\/","title":{"rendered":"Prove generali di occupazione"},"content":{"rendered":"<p>Subito dopo il lancio del primo Sputnik, la disputa sullo Spazio extra-atmosferico (\u201cres nullius\u201d o \u201cres comunis omnium\u201d?) si era provvisoriamente composta con l\u2019accettazione del concetto di Spazio come bene comune. Ci\u00f2, tuttavia, ha lasciato carattere di precariet\u00e0 al prosieguo della disputa, quello sulla \u201cqualit\u00e0 e tipo\u201d di utilizzazione dello \u201cSpazio esterno\u201d, oggi ancora considerato ufficialmente \u201cvietato all\u2019uso per finalit\u00e0 militari\u201d. Malvolentieri veniva tuttavia accettato, anche dai pi\u00f9 pavidi, il concetto che qualcuno prima o poi avrebbe almeno in parte realizzato uno scudo difensivo, capace di intercettare e distruggere le testate dei missili balistici nella fase di transizione extra-atmosferica, mentre nessuno muoveva pi\u00f9 obiezioni alla realizzazione di satelliti militari o destinati alle comunicazioni militari. <\/p>\n<p>Ultimamente, il discorso di Bush sulla \u201cnecessit\u00e0 di negare ai potenziali avversari l\u2019utilizzo di capacit\u00e0 spaziali ostili agli interessi degli Stati Uniti\u201d e il recentissimo esperimento condotto dai cinesi con il lancio di un satellite killer di altri satelliti, hanno rimesso in discussione l\u2019intera questione.<\/p>\n<p><b>Gli Usa e lo Spazio<\/b><br \/>Negli Stati Uniti, anche al di l\u00e0 dei progetti strettamente militari, un certo grado di controllo sulle attivit\u00e0 spaziali da parte del DoD (Department of Defense) c\u2019\u00e8 sempre stato e oggi, ovviamente, si va fortemente accentuando. I personaggi chiave solitamente provengono dall\u2019Aeronautica e spesso sono ex-astronauti, comunque provenienti dalle Forze Armate. I comandanti di ogni missione spaziale hanno tutti, rigorosamente, precedenti come piloti collaudatori sperimentatori dell\u2019Usaf, della Navy o dell\u2019Usmc (Marines). <\/p>\n<p>La stessa dottrina aerospaziale statunitense va modificando le proprie priorit\u00e0, tanto che, secondo gli esperti, non lontano nel secolo appena iniziato lo Spazio comincer\u00e0 ad occupare un ruolo preminente nel contesto del concetto americano di Air Power. Ritengo indicativo che a capo della Nasa sia stato chiamato quale Amministratore titolare  Michael D. Griffin, capo del Dipartimento Spazio della John Hopkins, riconfermando come Vice il pilota-astronauta dell\u2019Usaf Fred Gregory. <\/p>\n<p>Griffin \u00e8 un fisico che conosce bene l\u2019industria aerospaziale statunitense, ma che ha una grande familiarit\u00e0 anche con il mondo aerospaziale militare e le sue ambizioni, essendo stato a suo tempo vicedirettore per le tecnologie nell\u2019ambito dell\u2019Organizzazione dell\u2019Iniziativa Strategica di Difesa (Sdi), pi\u00f9 nota allora come lo \u201cScudo Stellare\u201d.  Ma, nelle attivit\u00e0 spaziali americane, la Nasa non \u00e8 tutto, e il suo assetto \u00e8 tutt\u2019altro che definitivo. Alcune semplici osservazioni ci possono forse aiutare a capire qualcosa di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Circa tre anni or sono c\u2019era gi\u00e0 stato ampio dibattito sulla nuova visione statunitense. L\u2019intendimento di mantenere l\u2019America all\u2019avanguardia nell\u2019esplorazione dell\u2019Universo certo \u00e8 un \u201csogno americano\u201d ben coerente con le \u201cgrandi idee\u201d dei neoconservatori, e, comunque, gradito sia ai repubblicani che ai democratici. D\u2019altra parte, come si \u00e8 visto, la questione spaziale \u00e8 ancora ben salda nelle mani dell\u2019Esecutivo, il cui vicepresidente, Cheney, \u00e8 anche presidente del Comitato di dieci saggi che regola la politica spaziale degli Stati Uniti. <\/p>\n<p>\u00c8 quindi assai improbabile che questo Comitato, specie dopo l\u2019esperimento cinese, prenda le distanze dal datato \u201cRapporto Rumsfeld sullo Spazio\u201d di qualche anno fa, dove si parlava esplicitamente di capacit\u00e0 routinaria di distruggere in orbita satelliti altrui e si raccomandava di intraprendere quanto prima sperimentazioni in materia, inclusi \u201clive fire tests in Space\u201d. \u00c8 infatti noto che gi\u00e0 da tempo l\u2019Usaf ha attivato su Shriver Afb due gruppi speciali dedicati allo Space Control, uno per studiare tattiche e mezzi di contrasto e, l\u2019altro, per sperimentare modelli e prototipi per la guerra nello Spazio. <\/p>\n<p> <b>Lo Spazio e l\u2019Europa<\/b><br \/>In Europa, pur se nella sua virginale timidezza in materia di Sicurezza e Difesa l\u2019Unione arrossisce alla sola pronuncia dell\u2019aggettivo \u201cmilitare\u201d quando riferito allo Spazio, qualcosa si sta comunque muovendo. Le attivit\u00e0 spaziali rientrano in genere in ambito Esa (Agenzia Spaziale Europea), il cui preambolo statutario ne definisce la missione come destinata a \u201cpeaceful purposes\u201d. Viene per\u00f2 in soccorso l\u2019uso \u201cnon aggressivo\u201d delle tecnologie, concetto di base per una pi\u00f9 profonda integrazione dell\u2019Esa nel contesto della politica di sicurezza europea. <\/p>\n<p>Nulla di rivoluzionario, ma oggi si accetta di parlare apertamente anche in ambito Ue di tecnologie \u201cduali\u201d, utili anche all\u2019uso militare, come dicono i civili, o utili anche all\u2019uso civile, come dicono i militari. Il tutto, ovviamente, dentro il perimetro ben delimitato dell\u2019Osservazione della Terra e Telerilevamento, della Meteorologia, delle Comunicazioni civili e militari e della Navigazione satellitare precisa. <\/p>\n<p>Un ulteriore piccolo passo verso una futura capacit\u00e0 autonoma <i<intelligence<\/i> satellitare europea \u00e8 stato ottenuto nell\u2019ambito di una conferenza specialistica periodica istituita nell\u2019ambito degli Stati Maggiori dei Paesi con maggior esperienza nel settore, Italia inclusa, dove \u00e8 stato predisposto un documento sulle esigenze operativa comuni e si \u00e8 molto pragmaticamente deciso di far colloquiare i segmenti terrestri dei futuri sistemi nazionali e multinazionali per ottenere entro la prima decade del secolo una visibilit\u00e0 pari all\u2019orizzonte dei sistemi in sviluppo. <\/p>\n<p>Va anche precisato che, per quanto riguarda l\u2019<i>intelligence<\/i>, il Regno Unito gode di un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti e ha sempre e comunque ci\u00f2 che serve. Per quanto riguarda il particolare rapporto tra Esa e Unione Europea, le attivit\u00e0 sono in lento, ma continuo sviluppo. Anche l\u2019Italia si era guadagnata nel tempo un\u2019ottima reputazione, con particolare riferimento al settore manifatturiero, civile-applicativo e dei segmenti terrestri, partecipando a tutti i maggiori programmi europei e internazionali. Siamo anche noi dotati di un Piano Spaziale Nazionale (Psn) elaborato dall\u2019Asi (Agenzia Spaziale Italiana), ma, diversamente da quanto accade negli Usa, in UK e in Francia, le esigenze spaziali militari non fanno parte del Psn, che si limita a citare l\u2019esistenza di un piano Spaziale della Difesa (Psd) e ad auspicare alcune sinergie. <\/p>\n<p>Esiste poi una Commissione Interministeriale per le attivit\u00e0 spaziali, istituita nel quadro e nello spirito dell\u2019art. 7 della legge n. 186\/88, nel cui ambito dovrebbe, tra l\u2019altro, essere valutata la coerenza delle attivit\u00e0 spaziali nazionali con la nostra politica estera, cui quella di sicurezza e difesa \u00e8 strettamente connessa. In ogni caso, da sola o in compagnia, la nostra Amministrazione della Difesa \u00e8 presente nello Spazio in modo attivo, con astronauti-cosmonauti e importanti programmi satellitari per osservazione, telerilevamento, meteorologia e comunicazioni.<\/p>\n<p><b>Una visione globale<\/b><br \/>Volendo esprimere una situazione di sintesi globale del settore <i>MilSpace<\/i>, si pu\u00f2 dire che  la politica spaziale statunitense sembra assumere oggi contorni assai nitidi, nel senso che appare evidente una suddivisione strategica di responsabilit\u00e0 tra la comunit\u00e0 scientifica che fa capo alla Nasa e quella di carattere pi\u00f9 marcatamente militare, che fa capo al DoD e all\u2019<i>intelligence<\/i>. I due perimetri andranno meglio delineandosi nei prossimi dieci anni, con l\u2019esaurimento naturale di quei programmi che al momento sono in comune alle due aree.<\/p>\n<p>La proposizione, per il futuro, potrebbe essere del tipo: \u201campio mandato alla Nasa per riguadagnare la leadership mondiale nel campo dell\u2019esplorazione scientifica dello Spazio lontano, e pieno controllo del DoD e della comunit\u00e0 <i>intelligence<\/i> per l\u2019accesso, l\u2019utilizzazione e la popolazione dello Spazio vicino, in questo comprendendo le orbite terrestri basse, medie e geostazionarie\u201d. <\/p>\n<p>Ci sarebbe, ovviamente, un periodo intermedio di una decina d\u2019anni in cui la \u201csaldatura\u201d delle due anime della politica spaziale statunitense si otterrebbe con un forte controllo della Nasa da parte di personale proveniente dal DoD\/Usaf. Nel frattempo il DoD, attraverso un ruolo preminente dell\u2019Agenzia militare Darpa, completerebbe l\u2019assunzione in proprio del controllo delle attivit\u00e0 scientifiche relative al trasporto spaziale (Rlv, Reusable Launch Vehicle), alle tecnologie orbitali ed alle costellazioni satellitari per le telecomunicazioni avanzate (Transformational Satellites, TS) e per la sorveglianza radar dello Spazio (Space Based Radar. Sbr). <\/p>\n<p>Il vantaggio di questa \u201cdoppia strategia\u201d per lo Spazio vicino e lontano avrebbe anche lo scopo di incanalare le cosiddette <i>BRIC Nations<\/i> (Brasile, Russia, India e Cina, oltre che la Ue) verso costosi sforzi di collaborazione con la Nasa per l\u2019esplorazione scientifica lontana, lasciando cos\u00ec libero il campo agli Usa per i problemi di Sicurezza e Difesa. Il recente esperimento cinese sembra, tuttavia, porsi come un \u201cincidente di percorso\u201d di questa politica. <\/p>\n<p>In Europa, l\u2019Esa dispone di tutta l\u2019esperienza necessaria per condurre programmi spaziali di qualsiasi tipo. Sinora, la sua capacit\u00e0 di condurre programmi significativi nel quadro del sistema di Sicurezza e Difesa della Ue ha trovato un limite nel riferimento agli \u201cesclusivi compiti di pace\u201d stabiliti nello Statuto, ma silenziosamente ha raggiunto una capacit\u00e0 autonoma di \u201caccesso allo Spazio\u201d e ha anche saputo conseguire risultati non marginali nell\u2019<i>intelligence<\/i> dall\u2019orbita. Considerato, tuttavia, che il concetto di Spazio Militare Europeo \u00e8 ancora abbastanza vago e che solo ora sta movendo i primi passi, sembrerebbe essere ancora troppo presto per capire se e in quale misura l\u2019Esa potr\u00e0 davvero divenire Agenzia Spaziale unica per tutti i 27 Paesi dell\u2019Unione. <\/p>\n<p>In Italia, abbiamo recuperato con iniziative isolate il tempo perduto per l\u2019inerzia del sistema e oggi, in Europa, non siamo gli ultimi della classe. C\u2019\u00e8 per\u00f2 da auspicare che in futuro il Piano Spaziale Nazionale si sviluppi in modo pi\u00f9 coordinato, secondo direttive politiche chiare, comprendendo in un tutto armonico anche le esigenze generali prospettate dal Piano Spaziale della Difesa. Se vogliamo crescere, \u00e8 necessario abbandonare, in Italia come in Europa, almeno parte dei nostri pur comprensibili pudori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Subito dopo il lancio del primo Sputnik, la disputa sullo Spazio extra-atmosferico (\u201cres nullius\u201d o \u201cres comunis omnium\u201d?) si era provvisoriamente composta con l\u2019accettazione del concetto di Spazio come bene comune. 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