{"id":4590,"date":"2007-02-15T00:00:00","date_gmt":"2007-02-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-insuccesso-promettente\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:02","slug":"un-insuccesso-promettente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/02\/un-insuccesso-promettente\/","title":{"rendered":"Un insuccesso promettente"},"content":{"rendered":"<p>Il 2006 \u00e8 stato per l\u2019Afghanistan il peggiore anno dal 2001, ovvero dal momento del rovesciamento del regime dei Talebani. Questo in sintesi l\u2019amaro commento del ministro della Difesa del Governo Karzai al recente vertice Nato di Siviglia: e in Spagna il ministro ha chiesto alla comunit\u00e0 euro-atlantica di rinforzare l\u2019impegno dell\u2019alleanza in Afghanistan. \u00c8 per\u00f2 possibile che dopo anni di impegno internazionale le sorti di questo Paese chiave nel confronto internazionale post-11 settembre siano ancora cos\u00ec in bilico?<\/p>\n<p><b>Un paese impenetrabile<\/b><br \/>Un autorevole osservatore del \u201cgrande gioco\u201d anglo-russo nell&#8217;area, nel XIX secolo, notava che se non potevano penetrare in Afghanistan gli inglesi nessuno sarebbe riuscito nell\u2019impresa. Il fallimento militare sovietico nel 1979-1989 \u00e8 sembrato confermare la predizione. Oggi le truppe della Nato, nel quadro della missione Isaf (giunta oramai alla conclusione della fase di \u201cespansione\u201d nel sud e nell\u2019est del paese), fronteggiano una situazione militare rischiosa in cui al pari dei sovietici si alternano fasi positive e momenti di maggiore difficolt\u00e0. <\/p>\n<p>Nel meeting Nato di Siviglia, che ha riunito l\u20198 febbraio i ministri della difesa dei 26 Paesi membri, non era solo il segretario alla difesa americano Robert Gates, ma anche il nuovo comandante in capo delle forze Usa in Europa generale Bantz Craddock a chiedere un maggiore impegno bellico, sia di mezzi che di uomini (due battaglioni, per oltre 2 mila soldati). In particolare, la lettera del comandante inviata precedentemente richiedeva aerei da combattimento, forze speciali ed elicotteri per interventi in montagna. <\/p>\n<p>Gli osservatori giudicano in gran parte insufficiente lo sforzo militare dell\u2019Alleanza Atlantica nei confronti dell\u2019insorgenza talebana: soltanto americani, canadesi, britannici, danesi, estoni e olandesi e, occasionalmente, romeni sono impegnati direttamente in azioni di combattimento, mostrando una pericolosa asimmetria all\u2019interno dei compiti dell\u2019Alleanza. L\u2019aspetto pi\u00f9 critico dal punto di vista militare sembra risiedere nell\u2019instabilit\u00e0 del confine afgano-pakistano e nella difficolt\u00e0 del governo Musharraf nel controllare i \u201csantuari\u201d pakistani delle forze talebane. <\/p>\n<p>Nonostante dunque le estreme difficolt\u00e0 di carattere militare, in Afghanistan il livello di drammaticit\u00e0 non raggiunge i livelli dell&#8217;Iraq.  Basti pensare, dal punto di vista strettamente militare, come le truppe della coalizione presenti in Iraq siano cinque volte superiori a quelle Isaf presenti in Afghanistan e che il numero delle vittime militari in Iraq sia quasi sette volte superiore a quello in Afghanistan, dove il conflitto \u00e8 cominciato ben 18 mesi prima di quello iracheno. Tra l\u2019altro, a differenza dei gruppi della resistenza antisovietica, i talebani \u2013 anche per i risultati della lotta al terrorismo internazionale \u2013 possono contare su un sostegno internazionale sempre pi\u00f9 ridotto.<\/p>\n<p><b>Obiettivo ricostruzione ed il ruolo dell&#8217;Italia<\/b><br \/>La ricostruzione civile, poi, \u00e8 strettamente connessa alle sorti dell\u2019intervento militare Isaf sia per lo stato di guerra di alcune aree del paese, sia per la peculiare forma scelta dagli americani di unificare l\u2019intervento militare e quello civile in delle strutture regionali guidate dai diversi Paesi della coalizione: i Prt (<i>Provincial Reconstruction Team<\/i>). <\/p>\n<p>Il ruolo italiano \u00e8 esercitato sia come nazione al comando delle truppe Isaf della regione occidentale del Paese sia come <i>Lead Nation<\/i> del Prt di Herat, una delle province pi\u00f9 stabili dell&#8217;intero Afghanistan. Sebbene non completamente pacificata la relativa maggiore stabilit\u00e0 della provincia di Herat ha permesso al contingente italiano di concentrarsi maggiormente sui progetti di ricostruzione e sui rapporti politici e culturali con la popolazione locale di quanto abbiano potuto fare altri contingenti in altri Prt. <\/p>\n<p>L&#8217;impegno italiano non si limita soltanto all&#8217;attivit\u00e0 dei circa 2000 militari dislocati tra Kabul e Herat, ma ha prodotto risultati importanti in diversi campi: fra tutti quello della cooperazione giudiziaria, che ha visto l&#8217;Italia guidare la ricostruzione del sistema giuridico afgano. Tra il 2003 e il 2004 Roma ha sostenuto per intero la spesa per ricostruire tribunali, formare personale, riscrivere i codici penale e civile del Paese. <\/p>\n<p>La spesa italiana \u00e8 nella fascia alta dei paesi che contribuiscono alla ricostruzione afgana (56 milioni di dollari nel 2004) superando Spagna, Olanda e Francia, ma tutti questi contributi scompaiono di fronte alle cifre dell&#8217;impegno americano che, sempre per rimanere nel 2004, \u00e8 stato quasi di 1 miliardo e 400 milioni  di dollari. L&#8217;intero impegno europeo, dell&#8217;Unione e degli Stati membri, in cinque anni non \u00e8 riuscito ad eguagliare lo sforzo americano (prevalentemente rivolto all&#8217;impegno militare).<\/p>\n<p><b>L\u2019economia dell\u2019oppio<\/b><br \/>Un aspetto strettamente legato al profilo economico-produttivo del Paese asiatico \u00e8 il forte aumento della produzione di oppio da papavero, che ha raggiunto il livello dell&#8217;87% della produzione mondiale di oppio, da cui deriva l\u2019eroina. Un approccio come quello avuto in questi anni ignora sostanzialmente il problema, lasciando ai tentativi di riconversione agricola l\u2019alibi di non affrontare la cultura dell\u2019oppio tradizionale del paese, cosa che porta facilmente ad un\u2019incapacit\u00e0 di penetrazione nella societ\u00e0 da parte dell\u2019Alleanza. La recente proposta avanzata del ministro francese Mich\u00e8le Alliot-Marie, che prevede il pre-acquisto dei raccolti dei papaveri, di fronte a questa situazione sembra pi\u00f9 che altro un palliativo. <\/p>\n<p>Nell&#8217;economia di guerra afgana la coltivazione dell&#8217;oppio riveste un&#8217;importanza crescente: ben il 12,6% della popolazione \u00e8 direttamente coinvolto nella produzione di oppio, che arriva a toccare le 6000 tonnellate annue. Se la produzione di oppio continua ad avere una tale importanza nell&#8217;economia nazionale, il rischio che l&#8217;Afghanistan si trasformi rapidamente in un altro &#8220;narcostato&#8221; diventa sempre pi\u00f9 concreto. Anche da questo punto di vista occorre dunque un impegno maggiore e soprattutto diverso, che non si concentri soltanto sugli aspetti repressivi della lotta alla produzione di oppio.<\/p>\n<p>Occorre, infine, un cambio di rotta dal punto di vista geopolitico. La stabilizzazione dell\u2019Afghanistan passa inevitabilmente per la stabilizzazione dell\u2019intera area circostante, fortemente influenzata dalla Russia. Il vero nodo mai sciolto a livello internazionale, infatti, \u00e8 il ruolo di Mosca. Sia nel XIX secolo e sia, tragicamente, in occasione dell&#8217;invasione del 1979, Mosca \u00e8 stata una dei soggetti che pi\u00f9 di altri ha determinato la situazione interna e internazionale dell&#8217;Afghanistan. A quasi 20 anni di distanza dal ritiro delle truppe sovietiche, \u00e8 dunque necessario che la Russia assuma un ruolo pi\u00f9 attivo nella stabilizzazione dell&#8217;Afghanistan.<\/p>\n<p> Questo fattore potrebbe essere fondamentale, perch\u00e9 l\u2019anno cruciale per le sorti del paese, indicato nel 2007, possa prendere una piega favorevole alla missione Isaf. L\u2019intervento del Presidente Putin tenuto a Monaco durante la conferenza annuale per la sicurezza del 10 febbraio, in cui denuncia la visione di un \u201cmondo unipolare\u201d e delle \u201cazioni unilaterali\u201d nel mondo, \u00e8 il segno del malessere che la Russia post comunista dimostra di soffrire nei confronti di Washington.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2006 \u00e8 stato per l\u2019Afghanistan il peggiore anno dal 2001, ovvero dal momento del rovesciamento del regime dei Talebani. 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