{"id":4600,"date":"2007-02-15T00:00:00","date_gmt":"2007-02-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-nuovo-ruolo-saudita-in-medio-oriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:02","slug":"il-nuovo-ruolo-saudita-in-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/02\/il-nuovo-ruolo-saudita-in-medio-oriente\/","title":{"rendered":"Il nuovo ruolo saudita in Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p>La formazione di un Governo di unit\u00e0 nazionale tra le due met\u00e0 della politica e della societ\u00e0 palestinesi \u00e8 la prima buona notizia che arriva da questa terra da molto tempo a questa parte: esse stavano scivolando sempre pi\u00f9 verso un terribile scontro armato che avrebbe portato distruzione in Palestina e insicurezza in Israele. L\u2019avvio di tale processo politico \u00e8 naturalmente solo l\u2019inizio verso una compiuta stabilizzazione e crescita politica del popolo palestinese e solo una pre-condizione per il miglioramento della situazione.<\/p>\n<p>Sono, per\u00f2, elementi di speranza il fatto che <a href= \"http:\/\/jerusalem.usconsulate.gov\/jerusalem\/Quartet_Statement_2_February_2007.html\" target= \"blank\"><b><u> tale accordo politico <\/u><\/b><\/a>contenga, sia pure in forma indiretta, il riconoscimento degli accordi siglati dall\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese e l\u2019accettazione delle norme internazionali. Ora compito della comunit\u00e0 internazionale \u00e8 aiutare il prosieguo di questo processo politico e civile, che per essere pienamente di successo, dovr\u00e0 necessariamente includere, e non in forma implicita, il riconoscimento di Israele e una pi\u00f9 convincente rinuncia all\u2019impiego della violenza.<\/p>\n<p><b>Assetto regionale<\/b><br \/>Dopo questo tenue raggio di luce dunque la domanda \u00e8: come far s\u00ec che esso non rimanga isolato e non venga oscurato dalle nubi della guerra e della disintegrazione del tessuto politico e civile palestinese? Insomma, che contributo deve dare la comunit\u00e0 internazionale? Non deve infatti sfuggire che questo accordo \u00e8 stato possibile solo con la mediazione di un attore regionale importante come l\u2019Arabia Saudita, che lo ha costruito sulla base di una sua interpretazione politica della attuale frammentazione regionale e della sua eventuale soluzione. In effetti, \u00e8 vero che la soluzione del conflitto israelo-palestinese \u2013 di cui lo scontro tra Hamas e Fatah degli ultimi mesi \u00e8 una variabile dipendente \u2013 passa necessariamente per una proposta di assetto regionale. <\/p>\n<p>Il Medio Oriente \u00e8 infatti una delle regioni del mondo dove pi\u00f9 alto \u00e8 il tasso di interdipendenza e dove pi\u00f9 politicamente pregnante \u00e8 la teoria delle catastrofi, per la quale se una farfalla batte le ali in Cina si potr\u00e0 avere un terremoto in America. Qui se un terrorista palestinese si fa saltare in aria con civili israeliani, oppure se si ha un omicidio mirato di un capo palestinese o una repressione israeliana contro un villaggio occupato, se ne parla a Damasco e lo si urla a Beirut, oltre che al Cairo, ad Amman e a Manama. <\/p>\n<p>Il dato paradossalmente pi\u00f9 positivo dell\u2019accordo, dunque, non \u00e8 forse l\u2019intesa tra Hamas e Fatah  &#8211; perch\u00e9 la realt\u00e0 palestinese rimane comunque abbastanza disgregata, e sono forti gli elementi di incertezza &#8211; bens\u00ec il ruolo dell\u2019Arabia Saudita. Paese da sempre centrale e insostituibile nella regione \u2013 sia per le sue riserve di idrocarburi sia per la sua custodia dei luoghi santi dell\u2019Islam \u2013 e per questo motivo pilastro della politica di status quo degli Usa per cinquant\u2019anni, l\u2019Arabia Saudita era finita nel mirino di Washington dopo l\u2019attacco dell\u201911 settembre: i neoconservatori argomentavano infatti \u2013 con qualche ragione &#8211; che era stato lo status quo ossificato e decrepito della regione a generare i mostri del terrorismo globale di marca jihadista.<\/p>\n<p><b>Proposta innovativa<\/b><br \/>Nel tentativo di frenare questa marginalizzazione, il nuovo Re Abdallah aveva nel 2002 avanzato una innovativa proposta di soluzione del conflitto israelo-palestinese conosciuta come il \u201cpiano Beirut\u201d, legandolo anche a qualche tentativo di rinnovamento all\u2019interno del proprio regno. Tuttavia, la proposta di \u201cterra in cambio di pace\u201d avanzata per la prima volta dal Custode dei luoghi santi dell\u2019Islam era stata per\u00f2 accantonata con indifferenza. L\u2019amministrazione Bush aveva infatti gi\u00e0 sintonizzato il suo lavoro sulla preparazione politica e militare dell\u2019invasione dell\u2019Iraq dell\u2019anno successivo. Che conteneva una diversa, e a suo modo innovativa, proposta di assetti regionali. <\/p>\n<p>Fallita quella strategia, oggi l\u2019Arabia Saudita pu\u00f2 uscire dall\u2019angolo dell\u201911 settembre con una propria proposta che prevede la costruzione di un rinnovato \u201casse sunnita\u201d  imperniato su Riyadh, che pu\u00f2 per\u00f2 attingere alla risorsa simbolica dei due luoghi santi. Non a caso l\u2019accordo \u00e8 stato discusso, imposto e firmato in un palazzo con vista sulla Kaba\u2019a, la pietra nera al centro del culto islamico custodita nella Moschea della Mecca. E non a caso Abu Mazen e Khaled Mesha\u2019al hanno paragonato re Abdallah al profeta Maometto \u201cper la sua abilit\u00e0 a portare la riconciliazione\u201d.<\/p>\n<p>Si tratta dunque di un accordo che pu\u00f2 rassicurare tutti sull\u2019esistenza di una terza via tra caos e asse sciita \u2013 soprattutto con il problema del nucleare iraniano ancora aperto \u2013 e dunque consentire di lavorare alla difficile e complicata soluzione del conflitto tra israeliani e palestinesi. A causa della concentrazione sull\u2019Iraq imposta dalla politica americana, questo conflitto aveva perso di peso e centralit\u00e0. Fallito il piano di Beirut del 2002, questo \u00e8 il primo successo di politica estera dell\u2019Arabia Saudita dopo quello, precedente all\u2019attentato alle Due Torri, degli accordi di Taef del 1989 che siglarono la fine della guerra civile in Libano.<\/p>\n<p>Gli accordi di Taef, alla luce degli eventi successivi all\u2019assassinio del presidente Hariri, si sono rivelati  alla lunga incapaci di generare stabilit\u00e0 in Libano. Pu\u00f2 darsi che questo sia dovuto a un limite intrinseco della diplomazia saudita e che lo stesso limite affligga ora gli accordi della Mecca. Tuttavia, questi accordi non vanno sottovalutati e potrebbero, indipendentemente dalla loro qualit\u00e0, innescare un circolo di eventi virtuosi a patto che la diplomazia occidentale, inclusa quella italiana, sappia e voglia prendere spunto da essi per uscire dal vicolo cieco in cui essa oggi si trova rispetto a questa regione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La formazione di un Governo di unit\u00e0 nazionale tra le due met\u00e0 della politica e della societ\u00e0 palestinesi \u00e8 la prima buona notizia che arriva da questa terra da molto tempo a questa parte: esse stavano scivolando sempre pi\u00f9 verso un terribile scontro armato che avrebbe portato distruzione in Palestina e insicurezza in Israele. 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