{"id":4640,"date":"2007-02-19T00:00:00","date_gmt":"2007-02-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-significato-di-una-presenza\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:01","slug":"il-significato-di-una-presenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/02\/il-significato-di-una-presenza\/","title":{"rendered":"Il significato di una presenza"},"content":{"rendered":"<p>Il 25 gennaio il Consiglio dei Ministri ha varato il Decreto di rifinanziamento per l\u2019anno 2007 delle operazioni militari italiane all\u2019estero     (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/rubriche.asp?categoria=Sicurezza%20e%20Difesa\"><b><u>   Proroga della partecipazione italiana a missioni umanitarie e internazionali <\/u><\/b><\/a>), ivi compresa la partecipazione alla missione in Afghanistan, Isaf (<a href= \"http:\/\/www2.hq.nato.int\/isaf\/media\/pdf\/placemat_isaf.pdf\" target= \"blank\"><b><u>International Security Assistance Force<\/u><\/b><\/a>), ovvero forza internazionale di supporto alla sicurezza). Si tratta di una missione nell\u2019ambito dell\u2019Alleanza Atlantica, autorizzata da una serie di otto Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, su richiesta del Governo locale eletto.<\/p>\n<p>La Nato, e con essa l\u2019Italia, \u00e8 presente in Afghanistan dal 2002; attualmente 37 paesi forniscono truppe per un totale di circa 35.000 uomini. I militari italiani attualmente sono circa 2.000, divisi fra Kabul e Herat (dal marzo 2005), capoluogo della provincia a Ovest della capitale, di cui garantiscono il coordinamento. La missione Isaf, come evidenziato dall\u2019acronimo, si propone di assistere le legittime autorit\u00e0 afgane nel loro difficile compito di ricostruzione, garantendo un quadro di sicurezza nel quale esse possano agire, insieme agli operatori delle Nazioni Unite e delle innumerevoli organizzazioni governative e non, attualmente impegnate nel difficile compito di risollevare un paese in ginocchio. <\/p>\n<p>Ben prima dell\u2019intervento occidentale, l\u2019Afghanistan \u00e8 infatti precipitato nella categoria dei paesi pi\u00f9 poveri, provato da decenni di conflitti, che hanno determinato la distruzione (sistematica, soprattutto da parte russo-sovietica, come ben ha potuto vedere chi ha visitato il paese) delle infrastrutture essenziali (ad esempio, irrigazione e trasporti) e l\u2019impoverimento economico ed educativo della popolazione.<\/p>\n<p><b>Il decreto di finanziamento delle missioni<\/b><br \/>Per quanto riguarda il solo Afghanistan, accanto ai 310 milioni di euro che coprono le spese vive della componente militare, il Decreto prevede 30 milioni di euro per interventi di cooperazione guidati dal Ministero degli Esteri, 127.800 euro per l\u2019organizzazione di una conferenza sulla giustizia in Afghanistan e 7 milioni di euro a disposizione dei comandanti militari per \u201cesigenze di prima necessit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Come di consuetudine, non sono coperti da questi fondi aggiuntivi i costi relativi all\u2019usura anticipata di mezzi e materiali; il costo effettivo della missione \u00e8 quindi pi\u00f9 alto e le Forze Armate si debbono fare carico di questi carichi nascosti, che incidono negativamente sulle voci gi\u00e0 depresse degli investimenti e dell\u2019esercizio e manutenzione. <\/p>\n<p>Il Decreto di rifinanziamento, attualmente all\u2019esame del Parlamento, chiamato ad approvarlo entro il 1\u00ba aprile, non determina modifiche alle finalit\u00e0 e modalit\u00e0 dell\u2019apporto italiano e potrebbe senz\u2019altro ricondursi ad un (pur importante) atto tecnico su cui ci si potrebbe aspettare una facile approvazione da parte di un\u2019ampia maggioranza bipartisan.<\/p>\n<p>La gestazione del Decreto e la sua sorte hanno invece determinato una situazione di crescente tensione nel Governo e nella maggioranza che lo sostiene, dando luogo ad un dibattito i cui termini e metodo paiono talvolta incomprensibili ad un attore razionale, in particolare non italiano, tanto da determinare maldestri tentativi di influenza esterna destinati ad aggravare la situazione anzich\u00e9 risolverla.<\/p>\n<p>Quali sono dunque i cambiamenti intervenuti che determinano tale situazione? A ben guardare, uno \u00e8 relativo al teatro afgano, l\u2019altro \u00e8 pi\u00f9 legato alla politica interna italiana.<\/p>\n<p><b>La dimensione internazionale<\/b><br \/>Iniziamo dal primo: nel corso del 2006 la Nato ha provveduto a espandere la propria presenza in due vaste aree, a Sud e Est della capitale Kabul, su cui il governo centrale e le forze occidentali non avevano il controllo. In alcuni settori di quelle aree \u00e8 stata presente la missione a guida americana di contrasto al terrorismo \u201cEnduring Freedom\u201d, cui l\u2019Italia ha partecipato dal dicembre 2001 al 3 dicembre 2006, dapprima con una componente aeronavale, in seguito anche con un impegno di forze di terra.<\/p>\n<p>La natura di quella missione per\u00f2 non ha determinato un controllo pervasivo del territorio, come invece previsto dall\u2019istituzione dei cosiddetti Prt (Provincial Reconstruction Team), strutture che legano la presenza militare della Nato alle opere di riabilitazione delle popolazioni locali. Ci\u00f2, insieme alla difficolt\u00e0 incontrate nel processo di ricostruzione nelle aree gi\u00e0 sotto controllo, in cui non \u00e8 stato possibile rompere il circolo vizioso che lega la produzione di droga ai potentati locali anti-governativi, ha determinato un\u2019accresciuta situazione di pericolosit\u00e0 e la ripresa di scontri in campo aperto e attentati contro militari occidentali e afgani e la popolazione.<\/p>\n<p>Al vertice tenuto dalla Nato a Riga a fine novembre 2006 i paesi pi\u00f9 impegnati nei nuovi settori, maggiormente esposti al combattimento con i guerriglieri talebani e agli attentati terroristici, hanno sollecitato un maggior impegno da parte degli alleati, in termini di uomini e mezzi, ma soprattutto hanno richiesto l\u2019attenuazione di quelle regole nazionali (note come \u201ccaveat\u201d) che limitano l\u2019impiego delle forze gi\u00e0 presenti di alcuni paesi (Italia, Germania e Francia in particolare) a determinate zone o tipologie d\u2019azione, cos\u00ec da poter contrastare con maggior forza il crescente attivismo della guerriglia e del terrorismo.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, gi\u00e0 uno dei maggiori contributori di Isaf, pur confermando i limiti del mandato assegnato alle proprie truppe, ha dato la propria disponibilit\u00e0 ad agire in caso di emergenza. Inoltre, all\u2019incontro dei Ministri della difesa della Nato a Siviglia l\u20198 febbraio l\u2019Italia ha comunicato la disponibilit\u00e0 di un aereo da trasporto C-130 \u201cHercules\u201d, particolarmente importante in una situazione in cui le comunicazioni avvengono essenzialmente per via aerea, e di 2 velivoli da ricognizione non pilotati (Uav) \u201cPredator\u201d, mezzi essenziali per il controllo del territorio. Per inciso, diversamente da quanto erroneamente riportato da alcuni mezzi d\u2019informazione, gli Uav non sono armati in alcun modo (l\u2019Aeronautica Militare Italiana non dispone dei relativi kit per l\u2019impiego di missili \u201cHellfire\u201d, adottati invece su alcuni velivoli simili americani).<\/p>\n<p>Nonostante questi maggiori impegni, la Nato si trova ad affrontare una situazione difficile, a causa del troppo parziale avvio di iniziative di ricostruzione, che peraltro fanno solo limitatamente capo ad essa; si prevede una forte ripresa delle ostilit\u00e0 in primavera, quando le condizioni climatiche renderanno i movimenti sul campo pi\u00f9 facili, e i comandi militari vorrebbero poter affrontare la minaccia da una situazione di forza.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, quella in Afghanistan non \u00e8 una missione qualunque per l\u2019Alleanza Atlantica: \u00e8 \u201cla missione\u201d. La sua importanza quindi trascende il semplice risultato operativo locale; un fallimento avrebbe un impatto sistemico sull\u2019Alleanza e sul rapporto transatlantico.<\/p>\n<p><b>Il dibattito politico italiano<\/b><br \/>Il secondo fattore \u00e8 invece di natura interna. Il vero punto da chiarire \u00e8 relativo alle finalit\u00e0 dei decisori politici chiamati a votare in Parlamento. Se i loro obiettivi sono evitare lo scivolamento progressivo dell\u2019Afghanistan verso il caos, aiutare la popolazione locale, contenere il fenomeno droga-criminalit\u00e0, ridurre gli spazi operativi di cellule terroristiche, garantire una partecipazione corretta del Paese alla Nato, contribuire alla sicurezza internazionale e aumentare la credibilit\u00e0 della \u201cgovernance\u201d multilaterale, la risposta non pu\u00f2 che essere un maggior coinvolgimento sia sul piano militare e di sicurezza che politico, tramite iniziative che facilitino la soluzione della permeabilit\u00e0 delle frontiere con il Pakistan e il maggior impegno delle istituzioni europee, come gi\u00e0 sta avvenendo in alcuni settori.<\/p>\n<p>A tal proposito, il 12 febbraio l\u2019Unione Europea ha promosso una missione nell\u2019ambito della Pesd (Politica Europea di Sicurezza e Difesa), finalizzata all\u2019accompagnamento delle strutture afgane di polizia e giustizia, settore in cui \u00e8 gi\u00e0 impegnata anche l\u2019Italia, pur con risultati ancora lungi dall\u2019essere conclusivi. A questo maggior impegno di lungo periodo deve corrispondere un adeguato controllo e peso decisionale ed un\u2019attenta e continua valutazione delle prospettive strategiche. Un\u2019escalation militare non accompagnata da un\u2019adeguata strategia politica complessiva non pu\u00f2 infatti risolvere la situazione, anzi potrebbe persino aggravarla.<\/p>\n<p>Se invece le finalit\u00e0 sono alienare il Paese dalla Nato, sua principale alleanza politico-militare di riferimento, sostenere un irenismo di principio senza badare alle sue conseguenze ed assecondare l\u2019anti-americanismo di settori minoritari dell\u2019elettorato, si rende necessario promuovere il ritiro non solo delle truppe dalla missione Isaf, ma dell\u2019Italia dalle sue alleanze politico-militari e dalle Nazioni Unite e la dissoluzione del suo apparato di politica estera e di difesa.<\/p>\n<p>In ogni caso, la presenza italiana in Afghanistan dovrebbe essere comunque garantita da una maggioranza ampia, seppure diversa da quella di governo attuale. Ci\u00f2 potrebbe implicarne la caduta, ma la credibilit\u00e0 e la partecipazione del Paese alla comunit\u00e0 e alle istituzioni internazionali \u00e8 un bene prezioso che deriva da impegni di lungo periodo, ben al di l\u00e0 della lotta politica interna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 25 gennaio il Consiglio dei Ministri ha varato il Decreto di rifinanziamento per l\u2019anno 2007 delle operazioni militari italiane all\u2019estero ( Proroga della partecipazione italiana a missioni umanitarie e internazionali ), ivi compresa la partecipazione alla missione in Afghanistan, Isaf (International Security Assistance Force), ovvero forza internazionale di supporto alla sicurezza). 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