{"id":4650,"date":"2007-02-19T00:00:00","date_gmt":"2007-02-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-donne-afgane-il-sostegno-italiano-e-indispensabile\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:01","slug":"le-donne-afgane-il-sostegno-italiano-e-indispensabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/02\/le-donne-afgane-il-sostegno-italiano-e-indispensabile\/","title":{"rendered":"Le donne afgane: il sostegno italiano \u00e8 indispensabile"},"content":{"rendered":"<p>Per l\u2019altra met\u00e0 del cielo, in Afghanistan, non splende mai il sole e la vita si svolge sotto la cappa plumbea dell\u2019oppressione, della povert\u00e0 e della paura. Ogni due ore una donna afgana muore per banali problemi di salute, il 90% \u00e8 analfabeta e il 96% vive in una povert\u00e0 cos\u00ec radicale da mettere l\u2019Afghanistan al 175\u00b0 posto su 177 paesi del mondo per la mortalit\u00e0 femminile. La disperazione, spesso, \u00e8 la norma, al punto che il 65% delle vedove di Kabul \u2013 e dopo 30 anni di guerra civile ce ne sono oltre 50mila \u2013 vede il suicidio come unica via d\u2019uscita.<\/p>\n<p>Ma anche se spesso disperate, rassegnate non sono. Le rappresentanti del popolo femminile dell\u2019Afghanistan, a Roma nei giorni scorsi per la <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/sections\/convegni\/conferenze\/conf070216.asp\" target= \"blank\"><b><u> conferenza IAI-Ministero degli Esteri su \u201cAfghanistan. Democrazia, giustizia e sviluppo: il ruolo delle donne\u201d<\/u><\/b><\/a>, hanno espresso in modo gentile, ma assertivo che la condizione femminile nel loro paese deve cambiare e che, in qualche modo, sta gi\u00e0 cambiando. Non per nulla, ha ricordato la vicepresidente della Camera Fawzia Koofi, nel Parlamento eletto lo scorso anno siedono per il 27% le donne (in Italia? Il 15%). L\u2019alfabetizzazione \u00e8 bassa, ma crescer\u00e0, grazie al nuovo accesso femminile alle scuole e alle universit\u00e0. Sono ancora poche, e spesso osteggiate, ma le prime crepe nel monolite del maschilismo tradizionalista e dell\u2019estremismo islamico sono state aperte. Con fatica, certo, e con dolore, visto che solo lo scorso anno ben 50 insegnanti sono state uccise. Ma la strada \u00e8 stata aperta e, se la comunit\u00e0 internazionale non le abbandoner\u00e0, saranno sempre pi\u00f9 numerose le afgane che la percorreranno.<\/p>\n<p>I problemi, ci dice la Koofi, sono comunque immensi, nonostante il grande supporto dei paesi che sono intervenuti in Afghanistan con oltre 240 miliardi di dollari di aiuti. Le persone comuni, uomini e donne, per ora ne avvertono poco l\u2019impatto: il 60% del popolo vive con meno di 2 dollari al giorno, ben sotto il limite di povert\u00e0, la corruzione \u00e8 diffusa, l\u2019insicurezza permane, le minacce talebane incombono. In queste condizioni, dicono le donne di Afghanistan, un minore impegno della comunit\u00e0 internazionale sarebbe una catastrofe. Un messaggio sobrio, ma molto preciso, a coloro che in Italia, a pochi giorni dal voto parlamentare sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, premono per ritirare le truppe italiane.<\/p>\n<p>E l\u2019Italia, lo hanno detto le donne e lo ha ribadito al termine della conferenza il presidente Karzai, ha un ruolo di primaria importanza, poich\u00e9 si \u00e8 assunta la responsabilit\u00e0 della riforma del diritto nel paese, un pilastro non solo per la costruzione democratica ma, ancora una volta, per la sopravvivenza stessa di molte donne, private di ogni possibilit\u00e0 di accedere alla giustizia. Ne ha parlato in modo chiaro Hangama Angari, commissario della Afghanistan Independent Human Right Commission. <\/p>\n<p>Alle donne troppo spesso non viene consentito, da un sistema medievale e diffusamente corrotto, di avere la pi\u00f9 elementare difesa dei propri diritti. Donne stuprate che vedono il loro violentatore andare libero senza sanzioni, bambine in tenera et\u00e0 unite in matrimonio a vecchi sconosciuti, donne nel mondo del lavoro cui non viene riconosciuto il reddito da loro prodotto. <\/p>\n<p>Per cambiare questo stato di cose al primo posto della lunga lista delle necessit\u00e0 del paese stanno la pace e la sicurezza. Ambedue minacciate dalle sollevazioni talebane nel sud del paese, da irriducibili signori della guerra, da attacchi alle frontiere con il vicino Pakistan. La violenza sulle donne \u00e8 il paradigma di una societ\u00e0 ancora diffusamente arcaica e violenta e questo dice che la libert\u00e0 e il benessere delle donne sono, e sempre pi\u00f9 saranno, il segno e il simbolo della riconquistata libert\u00e0 dell\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p>Presenti alla conferenza i rappresentanti del Ministero degli Esteri, dal sottosegretario Vernetti allo stesso ministro D\u2019Alema, hanno riconfermato l\u2019impegno dell\u2019Italia per l\u2019Afghanistan, ma \u00e8 ben noto che il Governo fronteggia la prospettiva annunciata di una fortissima opposizione interna da parte di Rifondazione e Verdi, che non saranno nelle prossime settimane meno battaglieri dopo l\u2019esito sostanzialmente pacifico della manifestazione di Vicenza.<\/p>\n<p>Le donne afgane hanno ringraziato l\u2019Italia per il grande contributo portato finora e chiedono in modo esplicito che non venga meno, n\u00e9 in termini di sicurezza, n\u00e9 di aiuto civile ed economico. Non \u00e8 stato il punto centrale della conferenza, ma l\u2019aspetto di collaborazione economica ha avuto comunque un grande peso nelle testimonianze sia delle rappresentanti afgane, sia del mondo imprenditoriale italiano. Shahla Nawabi, giovane imprenditrice tornata nel suo paese dopo un lungo esilio in Inghilterra, ha indicato con franchezza sia i progressi compiuti finora dalle donne, sia gli immensi ostacoli che ancora si frappongono. <\/p>\n<p>Spesso, la stessa cultura familiare si oppone a che le donne entrino in un modo o nell\u2019altro nel mondo del lavoro. Ma, ha detto la Nawabi, la crescita economica \u00e8 forte e apre nuove prospettive, specie per le attivit\u00e0 basate sulle risorse naturali del paese, dalla lana alle pietre e, in prospettiva, anche dal turismo nelle bellissime vallate afgane. Purtroppo, hanno sottolineato molti interventi, sull\u2019economia del paese incombe lo spettro della coltivazione del papavero, che rappresenta la base di sussistenza per moltissime famiglie e che difficilmente si riesce a sostituire con coltivazioni di tipo diverso. Papavero, oppio ed eroina sono minacce gravissime perch\u00e9 sostengono un\u2019economia criminale e una diffusa corruzione. Ma anche in questo, hanno detto le rappresentanti dell\u2019Aghanistan, le donne intendono condurre una battaglia in prima linea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per l\u2019altra met\u00e0 del cielo, in Afghanistan, non splende mai il sole e la vita si svolge sotto la cappa plumbea dell\u2019oppressione, della povert\u00e0 e della paura. 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