{"id":4680,"date":"2007-02-20T00:00:00","date_gmt":"2007-02-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tra-spinte-euro-atlantiche-e-pressioni-nazionalistiche\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:01","slug":"tra-spinte-euro-atlantiche-e-pressioni-nazionalistiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/02\/tra-spinte-euro-atlantiche-e-pressioni-nazionalistiche\/","title":{"rendered":"Tra spinte euro-atlantiche e pressioni nazionalistiche"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultimo mese la Serbia \u00e8 stata al centro di avvenimenti rilevanti sia per il suo futuro che per quello dell\u2019intera regione balcanica: le elezioni per il rinnovo del Parlamento e la presentazione del piano Ahtisaari per la definizione dello status del Kosovo.<\/p>\n<p><b>Dopo le elezioni<\/b><br \/>Le elezioni parlamentari dello scorso 21 gennaio hanno dato risultati non molti lontani dalle aspettative: il Partito radicale serbo si \u00e8 confermato come la formazione politica pi\u00f9 forte in termini di consensi (28,5%), ma ad emergere \u00e8 stato il cosiddetto \u201cblocco democratico\u201d, composto dal Partito democratico (22,8%), dal Partito democratico serbo (16,3%) e dal Partito G17 plus (6,8%). In Parlamento sono presenti anche rappresentanti del Partito socialista serbo e del Partito liberale democratico, soggetti politici che hanno superato il quorum del 5% di pochissimo; inoltre vi sono anche otto rappresentanti delle diverse minoranze etniche, tra le quali per la prima volta in assoluto la minoranza Rom. <\/p>\n<p>Le consultazioni ufficiali del Presidente Tadic con i diversi leader politici per la formazione del nuovo governo sono iniziate il 14 febbraio, e dovranno chiudersi al massimo entro tre mesi. La possibilit\u00e0 di un governo guidato dagli ultranazionalisti sembrerebbe da escludersi, infatti gli stessi dirigenti di partito hanno dichiarato di non esser disposti ad allearsi con nessun altra forza politica, in quanto tutte pro-europeiste quindi avverse agli interessi serbi.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 convincente sembrerebbe l\u2019ipotesi di un governo liberale, riformista e filoeuropeo composto dal Partito democratico, dal Partito democratico serbo e dal Partito G17 plus. Ma anche questa strada \u00e8 tutta in salita: la politica economico-liberale costituisce un importante punto in comune tra le varie forze, ma al loro interno sussistono rilevanti differenze politiche e vanit\u00e0 personali non facili da appianare. Potrebbero costituire ostacoli di non poco conto la scelta del premier, la posizione da assumere riguardo il nuovo status del Kosovo e l\u2019instaurazione di una pi\u00f9 stretta collaborazione con il Tribunale Penale Internazionale (Tpi). <\/p>\n<p>Senza dubbio tali questioni rappresentano nodi difficili da sciogliere per i due partiti democratici. Ko\u0161tunica difficilmente accetter\u00e0 di perdere il governo a favore di Djeli&#263; (leader della seconda forza pi\u00f9 votata) secondo il principio dell\u2019alternanza. Inoltre nonostante entrambi i partiti si dichiarino aperti all\u2019Europa e allo stesso tempo contrari alla secessione del Kosovo, tra loro permangono differenze non secondarie: il Partito democratico si \u00e8 dichiarato pronto a stringere una pi\u00f9 seria collaborazione con il Tpi e allo stesso tempo ha dimostrato una discreta propensione al dialogo e al confronto riguardo il Kosovo. Il Partito democratico serbo, invece, continua a mantenere un atteggiamento timido verso il Tpi e una posizione di forte chiusura rispetto alle possibilit\u00e0 di autonomia della provincia albanese.  Ci\u00f2 lascia presagire una lunga fase negoziale prima che si giunga alla formazione del nuovo governo.<\/p>\n<p><b>Il problema del Kosovo<\/b><br \/>Il 2 febbraio il commissario dell\u2019Onu Martii Athisaari ha presentato, prima a Belgrado poi a Pristina, le sue proposte di soluzione sulla questione del futuro status del Kosovo, provincia serba popolata per oltre il 90% da popolazione albanese. Il piano prevede un Kosovo democratico e multietnico che abbia simboli nazionali propri, possa contare su una sua forza di sicurezza e abbia il diritto a negoziare e sottoscrivere accordi internazionali. Non potr\u00e0 avanzare alcuna pretesa territoriale nei confronti di altri stati, n\u00e9 potr\u00e0 congiungersi ad altri paesi. Avr\u00e0 l\u2019obbligo di tutelare le minoranze tradizionalmente presenti sul suo territorio ed il dovere di proteggere i luoghi di culto e le propriet\u00e0 della chiesa ortodossa interni ai suoi confini. La comunit\u00e0 internazionale deterr\u00e0 tutti i poteri necessari per garantire un&#8217;effettiva ed efficace implementazione di quanto previsto dal piano.<\/p>\n<p>La risposta di Belgrado non si \u00e8 fatta attendere: un coro di niet spezzato dal solo Jovanovi&#263;, il cui Partito liberale democratico filo-occidentale si \u00e8 sempre dichiarato disposto ad accettare la secessione del Kosovo. La reazione delle altre forze politiche, specie di Ko\u0161tunica, e della Chiesa ortodossa serba \u00e8 stata molto dura: la provincia kosovara rappresenta la culla della fede e della civilt\u00e0 serba e, come previsto dalla Costituzione varata lo scorso ottobre, \u00e8 parte integrante della stessa Serbia. <\/p>\n<p>Qualche timido cenno di apertura da parte serba sembra essere giunto negli ultimi giorni, in seguito alla visita dell\u2019Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell\u2019Ue, Solana, quando il Presidente Tadi&#263;, ha dichiarato la propria partecipazione ai negoziati di Vienna. La versione del piano stilata da Athisaari in seguito alle consultazioni con le parti verr\u00e0 poi presentata al Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu che dovr\u00e0 definire la questione.<\/p>\n<p><b>Le pressioni internazionali<\/b><br \/>Gli stati europei e la stessa Ue hanno valutato positivamente i risultati elettorali raggiunti in Serbia, per\u00f2 la politica da adottare nei confronti di Belgrado rimane oggetto di discussione. A favore della fermezza e del rigore sono Belgio, Olanda e Finlandia e in misura leggermente pi\u00f9 moderata anche Gran Bretagna, Francia e Germania. Tali paesi chiedono quanto gi\u00e0 ribadito da Carla Del Ponte, Procuratore Generale del Tribunale Penale Internazionale: la consegna da parte delle autorit\u00e0 serbe del fuggitivo Mladi&#263; \u00e8 condizione necessaria per riaprire i negoziati per l\u2019Accordo di Associazione (Asa) e stabilizzazione con Belgrado. Invece il Ministro degli Esteri italiano Massimo D\u2019Alema si \u00e8 dichiarato propenso alla politica del dialogo fondata su una strategia del bastone e della carota, sulla riapertura immediata dei negoziati Asa e sulla firma dell\u2019accordo solo in seguito alla consegna di Mladi&#263;. Posizioni analoghe sono state assunte anche da Spagna, Austria, Slovenia e Slovacchia. <\/p>\n<p> In Europa anche il piano Athisaari \u00e8 stato accolto con generale consenso: l\u2019Ue sta impegnando tutta la propria pressione diplomatica per indurre le parti alla flessibilit\u00e0 e al compromesso. Forte sostegno giunge anche dagli Usa, da sempre sostenitori dell\u2019indipendenza kosovara. Posizioni tendenzialmente contrarie provengono invece sia dalla Russia che dalla Cina, tradizionalmente molto vicini alla Serbia e soprattutto preoccupati che l\u2019indipendenza del Kosovo possa costituire un precedente pericoloso per regioni interne ai loro confini in cui sono presenti spinte secessioniste.<\/p>\n<p><b>Verso quale futuro<\/b><br \/>     Attualmente il futuro della Serbia \u00e8 legato a un dilemma: politica euro-atlantica vs politica nazionalista. Un <i>aut aut<\/i> che ha caratterizzato la vita serba durante l\u2019intera evoluzione statuale jugoslava, avvenuta per scissioni inizialmente violente, oggi pacifiche.<\/p>\n<p>In questi anni il nazionalismo \u00e8 stato assorbito a livello politico secondo una logica fluida che va al di l\u00e0 dell\u2019asse destra-sinistra, per cui si assiste al paradosso dell\u2019esistenza di una formazione partitica filo europea, quale il Partito democratico serbo, che per\u00f2 detiene forti connotati nazionalisti in riferimento al Kosovo.<\/p>\n<p>Il futuro di questa regione rappresenta per la Serbia l\u2019ultimo nodo da sciogliere. Riconoscerne l\u2019indipendenza sul piano interno sar\u00e0 una scelta dal costo altissimo per il nuovo governo (in termini sia di reazioni parlamentari, sia di consensi popolari), ma la pressione internazionale la render\u00e0 inevitabile. Al riguardo, per\u00f2, sar\u00e0 estremamente rilevante il comportamento assunto dall\u2019Ue: la Serbia costituisce il centro nevralgico dei Balcani, quindi per la stabilit\u00e0 dell\u2019intera area \u00e8 necessario sia sostenuta da una politica europea di dialogo, mediazione ed incentivi, affinch\u00e9 non venga lasciata sola in un momento cos\u00ec delicato, ma rimanga invece proiettata verso l\u2019Europa.<\/p>\n<p>I cittadini serbi il 21 gennaio hanno espresso una chiara opzione per le forze politiche democratiche, liberali e filo-europee: ora spetta al nuovo governo farsi carico dell\u2019impegno demandatogli dai suoi cittadini, riuscendo anche a spiegare loro scelte impopolari, ma necessarie per raggiungere l\u2019obiettivo pi\u00f9 ambito: la democratizzazione della Serbia e la sua adesione alla Ue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultimo mese la Serbia \u00e8 stata al centro di avvenimenti rilevanti sia per il suo futuro che per quello dell\u2019intera regione balcanica: le elezioni per il rinnovo del Parlamento e la presentazione del piano Ahtisaari per la definizione dello status del Kosovo. 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