{"id":4740,"date":"2007-02-27T00:00:00","date_gmt":"2007-02-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/democrazia-musulmana-e-politica-estera\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:00","slug":"democrazia-musulmana-e-politica-estera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/02\/democrazia-musulmana-e-politica-estera\/","title":{"rendered":"Democrazia musulmana e politica estera"},"content":{"rendered":"<p>Il rapporto fra Islam e democrazia \u00e8 uno dei temi principali fra quelli che fanno da sfondo ai tumultuosi eventi del Medio Oriente e ai difficili rapporti fra quella regione e l\u2019Occidente. Mentre i jihadisti transnazionali ritengono che la democrazia sia un tema irrilevante, per gli islamisti \u201cnazionali\u201d &#8211; quelli su cui Roy e Kepel hanno attirato l\u2019attenzione del mondo occidentale &#8211; l\u2019instaurazione della democrazia \u00e8 un tema chiave. Grazie all\u2019importanza assegnata alla democrazia, c\u2019\u00e8 una convergenza oggettiva fra gli islamisti nazionali (per molti versi \u201cmoderati\u201d in rapporto ai jihadisti) e gli occidentali. Tuttavia, fra gli occidentali c\u2019\u00e8 di fatto molta diffidenza circa la democrazia degli islamisti.<\/p>\n<p><b>Diffidenze occidentali<\/b><br \/>In Algeria nel 1991 e in Palestina nel 2006, la vittoria di partiti islamisti in elezioni del tutto regolari ha dato luogo a reazioni ostili (l\u2019appoggio al colpo di stato dei militari algerini, le sanzioni al governo di Hamas). Fra queste due date, l\u2019incremento dell\u2019immigrazione musulmana in Europa ha allargato le preoccupazioni degli occidentali \u2013 in particolare degli europei &#8211; dall\u2019ambito internazionale a quello interno, poich\u00e9 se la democratizzazione dei musulmani come fattore di sicurezza internazionale appare importante, come fattore di sicurezza interna lo \u00e8 ancora di pi\u00f9. Le azioni terroristiche di Al Qaida negli Usa e in Europa e le complicit\u00e0 fra i residenti e gli immigrati musulmani hanno acuito le diffidenze occidentali. <\/p>\n<p>Di conseguenza, la ricerca e la riflessione su questa questione appaiono della massima importanza e attualit\u00e0. Sul tema, un importante convegno internazionale \u00e8 stato da ultimo organizzato a Napoli, il 23-24 febbraio 2007, a cura del progetto Meiad (Mediterranean, Europe and Islam: Actors in Dialogue), cui contribuiscono due istituzioni accademiche napoletane, la Fondazione Mediterraneo e l\u2019Universit\u00e0 \u201cL\u2019Orientale\u201d, e una di Washington,  il Centro Principe Alwaleed bin Talal per il Dialogo fra Musulmani e Cristiani della Georgetown University. <\/p>\n<p>Il convegno, intitolato \u201cGiving Voice to Muslim Democrats\u201d, ha inteso affrontare la questione in una prospettiva pi\u00f9 culturalista che politica. Nella prospettiva culturalista, il regime politico democratico \u00e8 visto essenzialmente come il risultato di un patrimonio culturale e del suo sviluppo. Essa carica di valori il regime politico democratico e quindi rende il dialogo fra paesi e popolazioni con diversi retroterra culturali pi\u00f9 arduo. <\/p>\n<p>In tale prospettiva, molti occidentali tendono a vedere la democrazia come risultato di valori (le libert\u00e0 individuali) e processi (la secolarizzazione) sviluppatisi in Occidente ma aventi una portata universale e quindi convenientemente adottabili da parte di altre culture, nel caso specifico da quelle fondate sull\u2019Islam. Nella stessa prospettiva, i musulmani, e altre popolazioni non occidentali, vedono la democrazia come un regime politico che pu\u00f2 essere sviluppato invece sulla base di valori e processi indigeni, quindi anche molto diversi da quelli occidentali. <\/p>\n<p>In realt\u00e0, la democrazia universale degli occidentali \u00e8 vista come una coda del colonialismo o una manifestazione di imperialismo. Perci\u00f2, nel convegno, il tema di fondo &#8211; \u201cGiving Voice to Muslims Democrats\u201d &#8211; \u00e8 apparso pi\u00f9 come necessit\u00e0 di dare spazio alle concezioni non occidentali e islamiche della democrazia che alla concreta azione politica dei partiti islamisti che si stanno oggi battendo per democratizzare i loro paesi. <\/p>\n<p>Mentre non si pu\u00f2 negare l\u2019interesse di un dibattito culturalista, \u00e8 evidente che esso rischia sempre di essere poco costruttivo sul piano pratico e politico. Il fatto \u00e8 che senza dubbio la democrazia agglomera valori nel suo divenire, ma non \u00e8 essa stessa un valore o un fattore culturale. Essa si \u00e8 formata storicamente nei paesi occidentali come un complesso e inestricabile insieme di fattori politici e culturali, ma \u2013 specialmente in una prospettiva di accelerata e forte integrazione internazionale \u2013 dovrebbe essere considerata per quello che \u00e8 il suo nucleo essenziale: un sistema di governo caratterizzato dalla partecipazione delle masse popolari e destinato, con i suoi strumenti di partecipazione e decisione, a prevenire e risolvere i conflitti della societ\u00e0. Tutto il resto \u00e8 necessariamente molto influenzato da fattori culturali e locali e, quindi, necessariamente diversificato. L\u2019opportunit\u00e0 di una maggiore omologazione culturale non deve certo essere scartata, ma la possibilit\u00e0 che essa si attui non pu\u00f2 che essere molto graduale e affidata pi\u00f9 al dialogo che allo scontro.<\/p>\n<p><b>Un approccio empirico<\/b><br \/>Se si discute della democrazia nei paesi musulmani e dei rapporti fra Occidente e Islam da una prospettiva pi\u00f9 empirica di quella culturalista, molte questioni a base essenzialmente morale sono destinate a cadere o, comunque, a non essere pertinenti (anche se su alcune questioni in tema di diritti umani sar\u00e0 difficile o impossibile transigere) e allora, almeno nella situazione presente, la questione principale non \u00e8 l\u2019astratta compatibilit\u00e0 di democrazia e Islam, ma il passaggio dai regimi autoritari che vigono oggi negli stati musulmani e arabi a sistemi di governo democratico, nel senso di un pieno accesso delle masse ai meccanismi rappresentativi e decisionali. <\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che se l\u2019attuazione di sistemi democratici si concreta nell\u2019accesso delle masse alla politica, tale accesso riguarder\u00e0 partiti e movimenti che si riferiscono all\u2019Islam, cio\u00e8 islamisti, perch\u00e9 le masse di quei paesi si riferiscono fondamentalmente all\u2019Islam, e solo marginalmente a gruppi che si riferiscono anche ad altre visioni o culture, come per esempio i liberali.  \u00c8 chiaro anche che i partiti islamisti democratici si qualificheranno come tali per le politiche elettorali, la trasparenza, l\u2019alternanza, la libert\u00e0 di espressione, in generale l\u2019accesso alle decisioni che garantiranno all\u2019insieme della popolazione, mentre per non poche altre scelte culturali e morali si differenzieranno dalle democrazie che vigono in Occidente. <\/p>\n<p>Il ruolo delle donne \u2013 del resto un processo di liberazione recente e tutt\u2019altro che completato anche in Occidente \u2013 sar\u00e0 inevitabilmente una di queste differenziazioni. Lo stesso varr\u00e0 per il peso del collettivo rispetto all\u2019individuale \u2013 come da ultimo ha riproposto Amartya Sen. La cultura ha resistito alla modernit\u00e0 anche in Occidente, e molto di pi\u00f9 di quanto in generale si ricordi. Lo stesso vale per le emergenti o future democrazie musulmane, cui occorre lasciare tutto il tempo e l\u2019agio di misurarsi con il cambiamento e accettarlo o contrastarlo attraverso i mezzi che la democrazia mette a disposizione. L\u2019importante \u00e8 che comincino ad avere a disposizione questi mezzi. <\/p>\n<p>\u00c8, dunque, in questo senso che \u00e8 necessario dare voce ai democratici musulmani, anche se hanno o sembrano avere visioni culturali e morali diverse o non coincidenti con quelle occidentali. A questo punto occorre sottolineare che la democrazia in quei paesi porter\u00e0 facilmente alla luce interessi diversi da quelli occidentali, pi\u00f9 intensamente diversi che non le diversit\u00e0 culturali o morali: non c\u2019\u00e8 dubbio, per esempio, che esse si schiereranno pi\u00f9 decisamente contro Israele e a favore di una qualche forma d\u2019indipendenza palestinese.<\/p>\n<p>Gran parte delle preoccupazioni occidentali nascono in realt\u00e0 da qui, dalla politica estera pi\u00f9 che dal regime politico di governo, e lo si vede bene dal fatto che non appena l\u2019Iraq si \u00e8 rivelato per la pericolosa avventura che \u00e8, e Hamas ha vinto regolari elezioni in Palestina, i commenti e le analisi dell\u2019Occidente, vuoi nell\u2019accademia vuoi nei media, hanno preso a far cadere le conclamazioni democratiche e ripreso in forte considerazione la necessit\u00e0 di guardare alle cose con realismo.<\/p>\n<p><b>Relazioni ambigue<\/b><br \/>Difficile dire se si tratta della solita ambiguit\u00e0 fra concezioni della sicurezza realiste e cooperative o se, come di consueto, abita un doppio nell\u2019uomo occidentale, il quale diventa altruista di giorno e torna egoista di notte. Come che sia, c\u2019\u00e8 pi\u00f9 che un seme di verit\u00e0 nelle proteste dei musulmani e di altre popolazioni non occidentali circa questa doppiezza dell\u2019Occidente. Per cui, occorre evitare un approccio culturalista al problema della democrazia, ma \u2013 se davvero si vuole l\u2019avvento della democrazia oltre l\u2019Occidente \u2013 occorre anche prepararsi a un necessario aggiustamento di fondo nelle relazioni internazionali. <\/p>\n<p>Qui l\u2019Unione Europea e l\u2019Europa, sostenendo l\u2019adozione di un multilateralismo rafforzato ed effettivo, hanno indicato la direzione giusta. L\u2019amministrazione Bush ha invece davanti ancora due anni di unilateralismo. Nell\u2019immediato, perci\u00f2, il problema di europei e musulmani, come di altre popolazioni non occidentali, \u00e8, da un lato, dialogare per dare maggior voce ai democratici nei paesi musulmani, senza cadere nelle trappole del culturalismo e dell\u2019ideologia; dall\u2019altro, contrastare e arginare l\u2019unilateralismo americano cercando in quel grande paese, di rafforzare la voce dei democratici e della ragione. Sar\u00e0 quindi auspicabile che le benemerite istituzioni che hanno promosso il convegno di Napoli continuino nella loro impresa, possibilmente aggiustando il tiro sulla politica piuttosto che l\u2019ideologia.<\/p>\n<p><i>Roberto Aliboni \u00e8 Vicepresidente dell\u2019Istituto Affari Internazionali<\/i><\/p>\n<p>Foto da <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto fra Islam e democrazia \u00e8 uno dei temi principali fra quelli che fanno da sfondo ai tumultuosi eventi del Medio Oriente e ai difficili rapporti fra quella regione e l\u2019Occidente. 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