{"id":4770,"date":"2007-03-02T00:00:00","date_gmt":"2007-03-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-lungo-cammino-della-conferenza-sulliraq\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:00","slug":"il-lungo-cammino-della-conferenza-sulliraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/03\/il-lungo-cammino-della-conferenza-sulliraq\/","title":{"rendered":"Il lungo cammino della Conferenza sull\u2019Iraq"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019annuncio di qualche giorno fa della convocazione di una conferenza regionale sull\u2019Iraq da parte del governo di Baghdad potrebbe segnare una svolta nel tumulto che si \u00e8 ormai istallato in Medio Oriente e l\u2019inizio di una fase di normalizzazione. Anche se cos\u00ec fosse, al punto in cui sono arrivate le cose, diciamo subito che la strada si paleser\u00e0 assai in salita. Tuttavia, potrebbe aprirsi una via.<\/p>\n<p><b>Il ruolo cruciale degli Usa<\/b><br \/>Di conferenza regionale si parl\u00f2 specialmente in Europa subito dopo il cessate il fuoco fra Israele e l\u2019Hizbollah nel sud del Libano, nel pieno dell\u2019agosto 2006. Lo IAI e l\u2019IPALMO organizzarono su questa prospettiva un seminario internazionale nel novembre 2006. Il governo italiano mostr\u00f2 interesse per l\u2019ipotesi, ma in Europa la conferenza veniva pensata pi\u00f9 nel Vicino Oriente che nel Golfo, cio\u00e8 focalizzata sulla questione israelo-palestinese e araba piuttosto che sull\u2019Iraq. <\/p>\n<p>Il documento del seminario IAI-IPALMO proponeva una conferenza omnicomprensiva, che includesse o almeno non lasciasse fuori anche l\u2019Iraq, e questo perch\u00e9 occorreva tenere conto del fatto che gli Stati Uniti sarebbero stati indispensabili all\u2019eventuale conferenza e, com\u2019\u00e8 noto, il focus dell\u2019amministrazione non \u00e8 sulla Palestina ma sull\u2019Iraq. Dunque per avere gli Usa bisognava avere anche l\u2019Iraq (se non  solo l\u2019Iraq). Ma della conferenza non se ne fece nulla, n\u00e9 nel Levante n\u00e9 nel Golfo, perch\u00e9 senza gli americani una conferenza regionale non ha senso e, come \u00e8 stato appena ricordato, il governo Usa non ha sin qui mostrato nessun interesse per un\u2019ipotesi del genere. <\/p>\n<p>Non ha mostrato interesse neppure quando la conferenza regionale, con l\u2019inclusione di Iran e Siria, \u00e8 stata una delle proposte di spicco dell\u2019<a href=\" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=385\"><b><u>   Iraq Study Group <\/u><\/b><\/a>, il gruppo \u201cbipartisan\u201d guidato dai senatori Baker e Hamilton.<\/p>\n<p>L\u2019annuncio della conferenza regionale convocata da al-Maliki potrebbe dunque segnare un cambiamento, poich\u00e9 non sembra possibile che Baghdad si sia mossa senza una concertazione con Washington e, anche se l\u2019ha fatto, ci\u00f2 che conta \u00e8 che Washington ha accettato. La previsione \u00e8 di una riunione nella prima met\u00e0 di marzo a livello di rappresentanti diplomatici e una seconda in aprile a livello di ministri degli Esteri.<\/p>\n<p><b>Obiettivo stabilizzazione<\/b><br \/>La conferenza sar\u00e0 strettamente e solamente dedicata all\u2019Iraq e alla sua stabilizzazione. Ne restano dunque fuori la questione palestinese, quella libanese e le molti voci in favore della ripresa di un negoziato fra Israele e Siria. Ne rimane escluso anche il contenzioso sempre pi\u00f9 aspro con l\u2019Iran. Tuttavia, un\u2019intesa sulla stabilizzazione dell\u2019Iraq non potrebbe che ripercuotersi su tutte queste questioni. Allo stesso modo, nel puntare alla normalizzazione irachena, non pu\u00f2 mancare una considerazione delle altre questioni regionali. Tutto \u00e8 legato in Medio Oriente.<\/p>\n<p>Come si presenta la conferenza? La risposta dipende molto dalla valutazione che si pu\u00f2 oggi dare sulla direzione della politica estera americana verso questa regione: la direzione non \u00e8 chiara, nel senso che ci sono segni di un cambiamento verso il maggior realismo invocato da vecchie glorie repubblicane come Kissinger e Baker, ma questi segni non sono per ora facilmente decifrabili. Il portavoce della Casa Bianca ha detto, a chi interpretava l\u2019\u201dengagement\u201d della Siria e dell\u2019Iran come un cambiamento, che invece nella politica estera americana non c\u2019\u00e8 nessuna novit\u00e0. In realt\u00e0, una serie di cambiamenti ci sono, il pi\u00f9 rilevante dei quali sembra essere una condotta assai articolata che nel passato da parte dell\u2019Amministrazione. Questa articolazione d\u00e0 una profondit\u00e0 strategica alla politica mediorientale americana che finora le \u00e8 mancata.<\/p>\n<p>Questo non significa che l\u2019Amministrazione si \u00e8 convinta a essere meno unilaterale, perch\u00e9 cos\u00ec non \u00e8. Quello che si vuol dire \u00e8 che, in breve tempo, una politica di pressioni fatta solo della minaccia di attaccare militarmente l\u2019Iran \u00e8 stata dapprima affiancata dal successo diplomatico in seno al Consiglio di Sicurezza, che ha erogato sanzioni, per quanto leggere, e, poi, dalle forti pressioni sulla presenza iraniana in Iraq (l\u2019autorizzazione a colpire agenti di Teheran, gli attacchi a esponenti delle brigate Al Quds, le accuse di fornire armi letali agli sciiti, etc.). <\/p>\n<p>A questi passi si aggiunge oggi la conferenza, cio\u00e8 un approfondimento della prospettiva diplomatica. Ma questo approfondimento diplomatico avviene in un contesto di forza, soprattutto grazie alla porta socchiusa dal Consiglio di Sicurezza alla sanzioni. La scadenza fissata nella risoluzione \u00e8 passata qualche giorno fa senza che l\u2019Iran si sia conformato a quanto richiesto dalla risoluzione stessa. Non c\u2019\u00e8 dubbio che gli Usa andranno alla conferenza, ma continueranno nelle loro pressioni in Iraq e rafforzeranno i loro sforzi perch\u00e9 il Consiglio di Sicurezza approvi una risoluzione pi\u00f9 severa. Le pressioni sugli alleati per una nuova e pi\u00f9 dura risoluzione sono gi\u00e0 iniziate, fra gli altri sull\u2019Italia (in un momento in cui per vari motivi le relazioni non sono molto felici).<\/p>\n<p>Alla conferenza, dunque, gli americani non  vanno in condizioni di debolezza, ma come a una tappa di una pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 efficace strategia di pressione. Sappiamo, d\u2019altra parte, che in Iran la condotta del presidente Ahmadi-Nejad suscita opposizioni e soprattutto preoccupazioni. In Siria, inoltre, la necessit\u00e0 di avere un colloquio con gli Usa e un allentamento della pressione sul regime \u00e8 urgente. Vero \u00e8 che la Siria risponde con molta abilit\u00e0 e con perizia, usando tutte le carte in suo possesso, ma il regime si sente molto insicuro e preferirebbe che le pressioni americane avessero un termine. Si sa che l\u2019obiettivo di Damasco \u00e8 solo molto secondariamente di riavere il Golan e in primissimo luogo, invece, di avere una sorta di \u201cclausola Gheddafi\u201d (ma la questione non \u00e8 cos\u00ec semplice come per la Libia).<\/p>\n<p>Dunque, la conferenza tratter\u00e0 dell\u2019Iraq, ma su uno sfondo regionale che dominer\u00e0 le questioni propriamente irachene. \u00c8 difficile che la conferenza raggiunga subito dei risultati, sia per quanto riguarda l\u2019Iraq sia per quanto riguarda l\u2019insieme della regione; \u00e8 pi\u00f9 probabile che si palesi come una tappa di un processo \u2013 probabilmente lungo e difficile \u2013 di ricomposizione degli equilibri regionali. Sarebbe comunque un\u2019auspicabile e utile inversione di tendenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019annuncio di qualche giorno fa della convocazione di una conferenza regionale sull\u2019Iraq da parte del governo di Baghdad potrebbe segnare una svolta nel tumulto che si \u00e8 ormai istallato in Medio Oriente e l\u2019inizio di una fase di normalizzazione. 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