{"id":4800,"date":"2007-03-08T00:00:00","date_gmt":"2007-03-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/iran-perche-chirac-ha-torto\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:59","slug":"iran-perche-chirac-ha-torto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/03\/iran-perche-chirac-ha-torto\/","title":{"rendered":"Iran, perch\u00e9 Chirac ha torto"},"content":{"rendered":"<p>Recentemente il presidente francese Jacques Chirac si \u00e8 lasciato sfuggire che \u201cun Iran con una o due bombe nucleari non sarebbe un gran pericolo\u201d, anche se poi ha ritrattato. \u00c8 piuttosto diffusa in Europa l\u2019opinione che un Iran nucleare non costituirebbe di per s\u00e9 una minaccia grave o, perlomeno, che tale minaccia non sarebbe tanto grave da giustificare politiche che potrebbero essere destabilizzanti e portare, prima o poi, a uno scontro militare. Non si vede d\u2019altronde perch\u00e9, si argomenta, una strategia di dissuasione non dovrebbe funzionare con un Iran nucleare.<\/p>\n<p>Chirac ha fatto riferimento a Israele, che, a suo parere, se fosse fatto oggetto di un attacco nucleare iraniano, sarebbe in grado, con le sue armi  nucleari, di reagire \u201cradendo al suolo\u201d l\u2019Iran. Insomma tra Iran e Israele si potrebbe stabilire un rapporto di mutua dissuasione simile a quello che sussiste attualmente tra Pakistan e India. A maggior ragione, gli Usa sarebbero in grado di impedire con la dissuasione un attacco nucleare iraniano contro un paese occidentale, un\u2019ipotesi peraltro estremamente remota.<\/p>\n<p><b>Il pericolo \u00e8 reale<\/b><br \/>Questo ragionamento non tiene per\u00f2 sufficientemente conto della realt\u00e0 regionale. L\u2019Iran punta a rafforzare il suo potere e la sua influenza in Medio Oriente. Ritiene di averne anche la legittimazione ideologica. Ha cercato infatti di accreditarsi come il vero campione della causa palestinese e l\u2019unico credibile baluardo contro la presenza militare americana. Il sostegno a gruppi come Hezbollah e Hamas rientra in questo disegno. Non lo si pu\u00f2 definire un disegno espansionistico, visto che non punta ad annessioni territoriali. Ma certamente presenta almeno alcuni connotati tipici di un disegno egemonico, che preoccupa non poco i paesi limitrofi. Questi ultimi, per lo pi\u00f9 arabi e sunniti, vi vedono il tentativo di spostare gli equilibri regionali a favore degli sciiti. Ma soprattutto molti regimi arabi e sunniti dell\u2019area si sentono direttamente minacciati dalle politiche di Teheran di appoggio ai gruppi radicali.<\/p>\n<p>I recenti interventi occidentali nell\u2019area hanno indubbiamente avuto come effetto, fra gli altri, di accentuare queste rivalit\u00e0 regionali. Ma il problema delle mire egemoniche iraniane non \u00e8 nuovo. Si \u00e8 posto con il regime nato nel 1979, dato il suo carattere rivoluzionario e militante. Ma esisteva gi\u00e0 prima, con lo Sci\u00e0. Al di l\u00e0 delle caratteristiche peculiari dei vari regimi che si sono succeduti a Teheran, \u00e8 un problema di rapporti di forza all\u2019interno della regione. Un problema di lungo termine che va affrontato come tale.<\/p>\n<p>Anche al di l\u00e0 delle intenzioni iraniane, l\u2019arma nucleare in mano a Teheran sarebbe vista nella regione come suscettibile di essere usata a fini non tanto di deterrenza verso gli stati militarmente pi\u00f9 forti (gli Usa o Israele), quanto di intimidazione o di coercizione verso quelli pi\u00f9 deboli. Una corsa agli armamenti regionale \u2013 e non solo a quelli convenzionali &#8211; sarebbe difficilmente evitabile. <\/p>\n<p>L\u2019acquisizione di uno status nucleare da parte dell\u2019Iran avrebbe inoltre un effetto destabilizzante anche a livello globale, poich\u00e9 darebbe un colpo probabilmente mortale al regime di non proliferazione nucleare, gi\u00e0 molto traballante (l\u2019uscita della Corea del Nord lo ha indebolito non poco). Peraltro, fra i paesi che pi\u00f9 lo contestano ci sono proprio quelli mediorientali, come l\u2019Egitto, che, se i piani nucleari iraniani andassero avanti, si sentirebbero ulteriormente legittimati a rimetterlo in discussione (per ora la loro polemica si appunta soprattutto sul nucleare israeliano). <\/p>\n<p>Per i paesi occidentali la salvaguardia del regime di non proliferazione nucleare \u00e8 un obiettivo prioritario. L\u2019Ue in particolare lo ha posto al centro della sua strategia di sicurezza. Per queste ragioni non ci si pu\u00f2 rassegnare alla prospettiva di un Iran nucleare.<\/p>\n<p><b>Rassicurazioni e sanzioni<\/b><br \/>Esiste certamente una dialettica all\u2019interno della leadership iraniana in merito all\u2019opportunit\u00e0 \u2013 o almeno ai tempi e ai modi \u2013 di perseguire il programma nucleare. Su queste divergenze si pu\u00f2 far leva con una politica calibrata di incentivi e sanzioni. Al di l\u00e0 dell\u2019offerta di incentivi \u2013 e il pacchetto messo insieme dall\u2019Unione Europea ne contiene diversi &#8211;  \u00e8 importante, per le ragioni dette sopra, mandare almeno tre messaggi rassicuranti agli iraniani: che non si punta a un cambiamento del regime con la forza; che non si sta pianificando un intervento militare; che si \u00e8 pronti a riconoscere all\u2019Iran un ruolo di primo piano nella gestione degli affari regionali. <\/p>\n<p>Le prime due rassicurazioni possono contribuire a rendere meno cogente la finalit\u00e0 difensiva, se cos\u00ec la si pu\u00f2 definire, del programma nucleare; la terza a dare agli iraniani quel maggior ruolo e prestigio che stanno cercando di ottenere anche attraverso l\u2019acquisizione di un arsenale nucleare. Anche gli americani hanno di recente fatto significativi passi avanti, bench\u00e9 ancora insufficienti, nel fornire queste rassicurazioni.<\/p>\n<p>Sembra inoltre che le misure varate di recente contro l\u2019Iran stiano avendo un qualche impatto. \u00c8 quindi perlomeno prematuro decretare il fallimento della politica delle sanzioni, che ha peraltro l\u2019avallo del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, essendo sostenuta anche da Russia e Cina.<\/p>\n<p><b>La prospettiva di un cambiamento di regime <\/b><br \/>Ma in che misura bisogna prendere in considerazione la possibilit\u00e0 di un cambiamento di leadership o di regime in Iran? Anche qui bisogna evitare due errori speculari. Il primo \u00e8 quello che ha commesso fino a qualche tempo fa l\u2019amministrazione Bush: escludere ogni contatto diplomatico e forma di collaborazione fino a quando non ci sia un cambiamento di regime. L\u2019altro errore \u00e8 di precludersi ogni tipo di pressione o misura sanzionatoria nei confronti dell\u2019Iran nel timore che questo possa favorire i conservatori e impedire cos\u00ec un\u2019evoluzione democratica o liberale all\u2019interno. Entrambe queste linee tendono a portare alla paralisi dell\u2019azione politica e diplomatica. <\/p>\n<p>In Iran si possono effettivamente creare le condizioni per un cambiamento politico. Questa prospettiva deve essere quindi parte dell\u2019equazione strategica. Occorre evitare, per quanto possibile, iniziative che possano essere sfruttate dall\u2019attuale leadership contro i riformatori o contro l\u2019opposizione emergente. Di qui la necessit\u00e0 innanzitutto di fornire le rassicurazioni di cui sopra e di mostrarsi seriamente disponibili al dialogo diplomatico. Ma anche di attenersi a un metodo flessibile e graduale nell\u2019applicazione delle sanzioni.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 spazio agli europei<\/b><br \/>Per il momento tutto indica che gli americani abbiano accantonato l\u2019opzione militare e siano realmente disponibili sia ad aprire un dialogo con l\u2019Iran sul futuro dell\u2019Iraq \u2013 bench\u00e9 non a livello bilaterale, ma nell\u2019ambito di riunioni internazionali &#8211; sia a sedersi al tavolo della trattativa sul programma nucleare se l\u2019Iran accetter\u00e0 di sospendere l\u2019arricchimento dell\u2019uranio (\u00e8 questa, peraltro, la condizione posta anche dagli europei). <\/p>\n<p>Il cambiamento di approccio a Washington non sembra effimero. Con l\u2019uscita di scena di alcune figure chiave come Ronald Rumsfeld, e John Bolton e il parziale ridimensionamento di altre, come Dick Cheney, la linea favorevole a un rilancio dell\u2019azione diplomatica ha guadagnato decisamente terreno. Negli Usa si \u00e8 inoltre diffusa la convinzione che le sanzioni stiano avendo effetto. Il Congresso, da parte sua, non sembra disposto ad avallare alcun intervento militare contro l\u2019Iran. Infine, l\u2019opinione pubblica \u00e8 stanca di avventure militari.<\/p>\n<p>In questo contesto i paesi europei dovrebbero continuare a perseguire con coerenza la politica delle sanzioni graduali, ma senza escludere la possibilit\u00e0 di arrivare a un accordo che consenta di tornare a trattare, anche in assenza di una sospensione del programma di arricchimento, in cambio di una ripresa a pieno regime delle attivit\u00e0 di controllo della Aiea. Indubbiamente un compromesso difficile da raggiungere e, forse non meno, da attuare. Ma se gli iraniani abbandonassero gli atteggiamenti gladiatori e si mostrassero disponibili al compromesso, varrebbe la pena tentare. <\/p>\n<p>Gli europei hanno svolto un ruolo importante nel tenere insieme la coalizione internazionale. \u00c8 questa una delle funzioni principali che possono svolgere sia sollecitando gli americani a una maggiore flessibilit\u00e0, sia mostrandosi abbastanza fermi da mettere anche gli altri attori internazionali \u2013 a cominciare da russi e cinesi &#8211; di fronte alle loro responsabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recentemente il presidente francese Jacques Chirac si \u00e8 lasciato sfuggire che \u201cun Iran con una o due bombe nucleari non sarebbe un gran pericolo\u201d, anche se poi ha ritrattato. \u00c8 piuttosto diffusa in Europa l\u2019opinione che un Iran nucleare non costituirebbe di per s\u00e9 una minaccia grave o, perlomeno, che tale minaccia non sarebbe tanto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4800"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4800"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4800\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67028,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4800\/revisions\/67028"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4800"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4800"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4800"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}