{"id":4810,"date":"2007-03-08T00:00:00","date_gmt":"2007-03-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-fragile-realta-di-una-potenza-regionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:00","slug":"la-fragile-realta-di-una-potenza-regionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/03\/la-fragile-realta-di-una-potenza-regionale\/","title":{"rendered":"La fragile realt\u00e0 di una potenza regionale"},"content":{"rendered":"<p>Il Professore Ariel Toaff ha pubblicato un libro nel quale si d\u00e0 credito all\u2019idea che in alcuni  ambienti ebraici, tra il XII ed il XV secolo, si siano verificati omicidi di bambini cristiani allo scopo di utilizzarne il sangue in riti pasquali. La polemica \u00e8 subito esplosa, si \u00e8 parlato di falso storico, ma anche di diritto accademico alla libert\u00e0 di opinione, questioni delicate che \u00e8 preferibile siano trattate da chi conosce la materia. Certo il titolo del libro, <i>Pasque di sangue<\/i>, e il suo ritiro fulmineo dalla circolazione da parte dell\u2019autore, condito da molte scuse, d\u00e0 adito al sospetto di una ricerca di pubblicit\u00e0 quale elemento non secondario nella sua redazione. Pubblicit\u00e0 in questo caso accresciuta dal fatto che l\u2019autore \u00e8 il figlio del Rabbino Emerito che per moltissimi anni \u00e8 stato lo stimato Rabbino capo di Roma. <\/p>\n<p>Ariel Toaff \u00e8 per\u00f2 anche docente alla Bar-Ilan University in Israele, paese dove la questione \u00e8 stata trattata soprattutto dal punto di vista della opportunit\u00e0 che gli ebrei nel mondo tengano molto conto, nelle loro azioni, della necessit\u00e0 di non indebolire lo Stato israeliano. Uno Stato, cio\u00e8, che anche a seguito della spaventosa vicenda dello sterminio perpetrato dai nazisti, ha la caratteristica di essere allo stesso tempo nazionale e geograficamente definito, ma con una componente \u201cestera\u201d non meno importante. Ragioni numeriche, politiche e morali sono alla base di questo dato, che \u00e8 centrale nel valutare i problemi di politica estera relativi ad Israele. Sul quale \u00e8 quindi opportuno fornire alcuni elementi di informazione.<\/p>\n<p><b>La diaspora nel mondo<\/b><br \/>Innanzitutto alcuni dati numerici. In Israele vivono 5.314.000 persone e negli Stati Uniti si dichiarano ebrei 5.650.000. La citt\u00e0 che ha il maggior numero di ebrei al mondo non \u00e8 Gerusalemme o Tel Aviv, ma New York. In Europa ve ne sono 1.440.000, in America Latina 398.000, nell\u2019ex-Unione Sovietica 378.000, in Asia ed Oceania 146.000 e in Africa 79.000. Sono dati forniti dalla <i>Jewish Agency for Israel<\/i>. Queste semplici cifre sono sufficienti a capire perch\u00e9 le questioni che riguardano Israele hanno un impatto immediato nella societ\u00e0 politica e civile degli Stati Uniti e dell\u2019Europa. E viceversa. <\/p>\n<p>Tutti sanno il ruolo centrale che i cittadini di origine ebraica svolgono nel mondo finanziario, culturale e delle comunicazioni in Nord America, ruolo che essi, grazie alle loro doti di lavoro e di organizzazione, si sono guadagnati, lentamente e non cos\u00ec facilmente come adesso si crede. Quanto all\u2019Europa, il numero \u00e8 pi\u00f9 basso proprio in conseguenza delle stragi naziste, ma appunto per questo compensato, per cos\u00ec dire, da un senso di colpa che \u00e8 presente, in modo pi\u00f9 o meno forte a seconda delle relative responsabilit\u00e0 storiche, in quasi tutte le nazioni europee.<\/p>\n<p> In Europa la colonia ebraica pi\u00f9 numerosa si trova in Francia, circa 750.000 persone. Oltre a essere la pi\u00f9 numerosa, essa mantiene rapporti stretti con Israele per la vicinanza geografica e i legami familiari con parenti ivi residenti. Cosicch\u00e9 essi si sentono spesso meno francesi di quanto gli ebrei in Gran Bretagna si sentano inglesi. Paradossalmente, per\u00f2, gli ebrei francesi si situano piuttosto a destra negli schieramenti politici in Francia e non hanno gradito l\u2019esplicito invito di Sharon ad emigrare in Israele, quale rimedio al persistere in Francia di sentimenti antisemiti. <\/p>\n<p>In Germania si \u00e8 ricostituita una presenza ebraica di 115.000 persone, in buona parte giunte dalla Russia dopo il crollo della cortina di ferro, grazie a una speciale legge che garantiva loro l\u2019automatica assegnazione della cittadinanza tedesca. Questa origine, nella quale le valutazioni economiche sono state dominanti, spiega lo scarso interesse che essi danno alle questioni riguardanti lo Stato di Israele. <\/p>\n<p>La Russia costituisce un caso a parte. Dopo il 1990, pi\u00f9 di un milione di russi si sono trasferiti in Israele, dove la loro presenza ha modificato profondamente il panorama politico e sociale del paese. Ma nello stesso tempo vi sono ancora alcune centinaia di migliaia di ebrei in Russia e si \u00e8 anche assistito ad un fenomeno di ritorno da Israele, circa centomila persone. Questo fenomeno \u00e8 legato al forte sviluppo economico di alcuni settori della economia russa, nella quale gli ex-emigranti spesso trovano in Russia, posizioni economiche migliori di quelle che essi avevano ottenuto in Israele. Interessante \u00e8 osservare che, mentre il livello di attaccamento allo Stato ebraico tende a diminuire, si assiste al contrario a un esteso revival di cultura ebraica, sia in America che in Europa. E questo ultimo fenomeno \u00e8 vistoso soprattutto in Russia.<\/p>\n<p><b>Gli ebrei negli Stati Uniti<\/b><br \/>Sin dalla sua fondazione lo Stato di Israele ha costituito un problema centrale per gli ebrei nel mondo. Se la sua creazione  aveva lo scopo di risolvere il problema di una nazionalit\u00e0 che non avrebbe potuto essere sicura o esprimere completamene se stessa in nessun altro posto, era ancora possibile per un ebreo, che si ritenesse assolutamente tale, permanere e prosperare \u201call\u2019estero\u201d, in ebraico nella <i>yeridadh<\/i>?  In mancanza della immigrazione in Israele, in ebraico <i>aliyah<\/i>, si \u00e8 in linea di massima ritenuto che la soluzione a questa questione fosse quella della non assimilazione totale nel paese ospite e nella identificazione pi\u00f9 completa possibile, anche se da lontano, con il nuovo Stato.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo aspetto \u00e8 stato particolarmente presente nella comunit\u00e0 ebraica degli Stati Uniti, la pi\u00f9 numerosa e intenzionata in grandissima maggioranza a rimanere nel paese dove i suoi membri hanno fatto fortuna. Le importantissime istituzione ebraiche in Nord America, infatti, nacquero e sono divenute politicamente influenti con l\u2019obiettivo soprattutto di difendere lo Stato ebraico e combattere in generale l\u2019antisemitismo nel mondo.<\/p>\n<p>Ancora adesso questa \u00e8 l\u2019azione che esse svolgono meglio. Specie in casi di conflitto, come in quello dell\u2019Intifada in Palestina, o quello recentissimo con gli Hezbollah in Libano. Anzi la loro capacit\u00e0 di pressione politica \u00e8 perfino aumentata, grazie all\u2019inaspettato appoggio che hanno avuto dagli evangelisti cristiani, entrati vigorosamente in politica nell\u2019ultimo decennio. Seguire le regioni teologiche invocate dagli evangelisti per giustificare questa novit\u00e0 storica \u00e8 un esercizio non facile. I risultati politici per Israele sono comunque stati ottimi nel corso dei due mandati del presidente Bush e anche i democratici, divenuti adesso maggioritari al Congresso, si sono guardati bene dall\u2019indicare un diverso orientamento in politica estera, per quanto riguarda l\u2019appoggio ad Israele. Ma nell\u2019ambito della comunit\u00e0 ebraica stessa questo modello mostra segni di debolezza.<\/p>\n<p>Gli ebrei americani delle generazioni pi\u00f9 recenti non hanno visto Israele, in pericolo mortale nel 1967, dover sbaragliare tre eserciti arabi contemporaneamente e hanno delle difficolt\u00e0 a guardare adesso alle sue azioni politiche e militari come eroiche, moralmente superiori e bisognose del loro incondizionato appoggio. <\/p>\n<p>Su di essi si riflette il dilemma fondamentale che esiste nei paesi occidentali nel giudicare le politiche dello Stato ebraico. Da un lato quelli che ritengono che la combinazione delle ambizioni nucleari iraniane, i missili degli Hezbollah, il potere di Hamas e del terrorismo internazionale metta pi\u00f9 che mai in pericolo la sopravvivenza di Israele. E dall\u2019altro lato coloro che, al contrario pensano che Israele \u00e8 l\u2019unica superpotenza militare e nucleare della regione, facilmente in grado di contrastare da sola qualsiasi Iran, dominante come mai prima una popolazione palestinese chiusa in recinti, che dopo l\u2019attentato di New York ha sfruttato l\u2019ansia anti-terroristica americana e che con la ininterrotta politica di allargamento delle sue colonie nella <i>West Bank<\/i>, renda di fondo impossibile un accordo sulla questione palestinese.<\/p>\n<p>In tale quadro non meraviglia che un sondaggio effettuato due anni fa dalla Hebrew Union College di New York rilevava che solo il 17%  degli ebrei americani si considera \u201csionista\u201d e che quelli che ritenevano rilevante per la loro identit\u00e0 ebraica appoggiare Israele sono scesi al 57% dal 73% del 1989. Le organizzazioni ebraiche tradizionali si sono ora impegnate a contrastare questo fenomeno, con qualche successo. Ma certo sembra in corso di formazione un&#8217;altra comunit\u00e0 ebraica, con idee meno monolitiche sui suoi doveri e sulle sue caratteristiche, le quali hanno poco da spartire tra l\u2019altro con quelle solidamente puritane dei loro attuali alleati evangelisti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Professore Ariel Toaff ha pubblicato un libro nel quale si d\u00e0 credito all\u2019idea che in alcuni ambienti ebraici, tra il XII ed il XV secolo, si siano verificati omicidi di bambini cristiani allo scopo di utilizzarne il sangue in riti pasquali. 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