{"id":4860,"date":"2007-03-20T00:00:00","date_gmt":"2007-03-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/linsormontabile-scoglio-del-diritto-al-ritorno\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:58","slug":"linsormontabile-scoglio-del-diritto-al-ritorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/03\/linsormontabile-scoglio-del-diritto-al-ritorno\/","title":{"rendered":"L\u2019insormontabile scoglio del \u201cdiritto al ritorno\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Qualunque sia il percorso che si scelga per rimettere in moto il processo di pace tra israeliani e palestinesi \u2013 la <i>road map<\/i>, il piano saudita del 2002 o quant\u2019altro possa escogitare la diplomazia \u2013 a un certo punto ci si imbatte sempre in un ostacolo apparentemente insormontabile: l\u2019insistenza palestinese sul diritto al ritorno alle loro case d\u2019origine dei profughi della guerra del \u201848 e dei loro discendenti. In tutto, si tratta dai 4 ai 5 milioni di persone, che oggi vivono in parte nei campi gestiti dall\u2019Onu in Giordania, in Siria, in Libano, a Gaza o nei Territori, in parte sparsi per il resto del mondo arabo, dove sono in genere mal tollerati e raramente hanno ottenuto la pienezza dei diritti civili. <\/p>\n<p>Quanti di costoro siano effettivamente interessati a tornare a citt\u00e0 e villaggi che oggi sono parte integrante dello Stato ebraico, a case che non esistono pi\u00f9 e a campi che magari sono diventati insediamenti abitativi o distretti industriali, non \u00e8 dato di sapere, ma viste le condizioni in cui oggi sono costretti a vivere la percentuale \u00e8 probabilmente molto alta. Bisogna considerare, inoltre, che questi profughi (o meglio, visti che sono passati quasi sessant\u2019anni, figli, nipoti e addirittura pronipoti di profughi) sono stati \u201cistruiti\u201d dai loro leader e dagli stessi Paesi arabi a rimanere tali, in modo da potere essere utilizzati  come un\u2019arma nel conflitto con lo Stato ebraico.<\/p>\n<p><b>Condizione inaccettabile<\/b><br \/>Il cosiddetto diritto al ritorno, sancito in maniera abbastanza generica da una vecchia risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, \u00e8 gi\u00e0 stato una delle ragioni del fallimento dei negoziati di Camp David ed \u00e8 stato sempre invocato dalla dirigenza palestinese nei momenti in cui era pi\u00f9 sotto pressione internazionale perch\u00e9 raggiungesse un accordo con lo Stato ebraico. Si tratta, infatti, di una delle poche, se non dell\u2019unica condizione che nessun governo israeliano, n\u00e9 di destra, n\u00e9 di centro, n\u00e9 di sinistra, potr\u00e0 mai accettare, perch\u00e9 il suo accoglimento comporterebbe, nel giro di una generazione o anche meno, la fine dello Stato ebraico come \u00e8 stato concepito. <\/p>\n<p>A parte gli enormi problemi logistici e di disponibilit\u00e0 di spazio fisico che comporterebbe, a parte l\u2019infinito contenzioso relativo alla propriet\u00e0 delle terre e a parte anche i giganteschi problemi di sicurezza, il ritorno di uno o due milioni di palestinesi molto pi\u00f9 prolifici degli ebrei ribalterebbe infatti gli attuali equilibri demografici e trasformerebbe gli arabi da minoranza relativamente integrata in potenziale maggioranza. In parole povere, Israele finirebbe di essere Israele, cio\u00e8 la patria in cui il popolo ebraico pu\u00f2 vivere in sicurezza dopo venti secoli di diaspora forzata e di persecuzioni e il sogno sionista, realizzato a prezzo di molto sangue, tornerebbe a svanire.<\/p>\n<p>Gli israeliani sono convinti che la storia sia dalla loro parte: \u00e8 infatti una prassi abbastanza consolidata, anche se non certificata in termini di diritto internazionale, che le popolazioni che abbandonano \u2013 perch\u00e9 espulse o di loro spontanea volont\u00e0 \u2013 le proprie terre in seguito a una guerra perduta non possano rivendicare, per giunta due generazioni dopo, il diritto al ritorno. Per fare solo due esempi, l\u2019Italia non chiede che i 350.000 esuli giuliano-dalmati e i loro discendenti \u2013 ammesso che lo vogliano \u2013 possano tornare con pieni diritti nei loro luoghi d\u2019origine che oggi fanno parte di Slovenia e Croazia; n\u00e9 la Germania pretende che la Polonia riammetta i dieci milioni di tedeschi a suo tempo cacciati da Prussia Orientale, Pomerania e Slesia, o che la Cecoslovacchia accolga i due milioni e mezzo di Sudeti cacciati dopo il 1945. <\/p>\n<p>\u00c8 vero che questa rinuncia \u00e8 stata sanzionata da trattati di pace, mentre il contenzioso tra palestinesi e israeliani \u00e8 ancora aperto, ma per il resto il precedente resta valido. Le terre abbandonate o forzatamente cedute sono ora abitate da altri, e una reversibilit\u00e0 di queste situazioni \u00e8 difficilmente concepibile.<\/p>\n<p><b>Compensazione finanziaria<\/b><br \/>Israele \u00e8 peraltro conscia che, nel quadro di un ipotetico accordo di pace con il mondo arabo che ottenga anche il consenso della maggioranza dei palestinesi, il problema dei profughi non potr\u00e0 essere ignorato. Oltre tutto i campi in cui essi sono attualmente ammucchiati sono attualmente nel mirino di Al Qaeda, e rischiano di diventare terreno privilegiato per il reclutamento di nuovi terroristi. La proposta attualmente sul tavolo \u00e8 che i profughi, anche se originari di Jaffa o di Tel Aviv, siano accolti nello Stato palestinese che dovrebbe nascere a Gaza e in Cisgiordania, ma \u00e8 evidente che \u2013 considerato anche lo stato di arretratezza economica e l\u2019affollamento di questi territori &#8211; non ci sarebbe spazio per tutti. <\/p>\n<p>Altra ipotesi alternativa, a suo tempo avanzata, \u00e8 che una parte rilevante dei profughi venisse assorbita dai Paesi arabi, che avrebbero spazio a sufficienza e potrebbero anche fare buon uso delle loro capacit\u00e0. Ma tutti hanno i loro problemi e, soprattutto, i Paesi del Golfo non hanno ancora dimenticato che in occasione della invasione del Kuwait da parte degli iracheni nel 1991 Arafat ebbe la sciagurata idea di schierarsi dalla parte di Saddam Hussein.<\/p>\n<p>La soluzione pi\u00f9 semplice, e cui tutti i grandi Paesi occidentali sarebbero felici di contribuire, sarebbe quella della compensazione finanziaria, ma i profughi \u2013 dal loro punto di vista giustamente, visto che i soldi senza un Paese in cui vivere servono a poco \u2013 non sembrano disponibili. Altre finora non ne sono emerse, ma qualcosa bisogner\u00e0 escogitare: altrimenti il processo di pace, dato e non concesso che possa essere rimesso in moto visto il rifiuto di Hamas di riconoscere Israele, si fermer\u00e0 sempre all\u2019ultima (o alla penultima, se si considera anche il problema di Gerusalemme est) tappa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualunque sia il percorso che si scelga per rimettere in moto il processo di pace tra israeliani e palestinesi \u2013 la road map, il piano saudita del 2002 o quant\u2019altro possa escogitare la diplomazia \u2013 a un certo punto ci si imbatte sempre in un ostacolo apparentemente insormontabile: l\u2019insistenza palestinese sul diritto al ritorno alle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4860"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4860"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4860\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67025,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4860\/revisions\/67025"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4860"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4860"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4860"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}