{"id":4880,"date":"2007-03-28T00:00:00","date_gmt":"2007-03-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-peso-della-siria-negli-equilibri-regionali\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:58","slug":"il-peso-della-siria-negli-equilibri-regionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/03\/il-peso-della-siria-negli-equilibri-regionali\/","title":{"rendered":"Il peso della Siria negli equilibri regionali"},"content":{"rendered":"<p>Alcuni anni fa era comune in Medio Oriente l\u2019affermazione che gli arabi non potevano fare la guerra senza l\u2019Egitto e non potevano fare la pace senza la Siria. Attualmente il conflitto pi\u00f9 violento \u00e8 in Iraq e la nazione inevitabilmente centrale in quella area \u00e8 l\u2019Iran, paese di gran lunga pi\u00f9 grande demograficamente e geograficamente della Siria, inoltre importante produttore di petrolio. Ma i problemi della regione sono interconnessi e la Siria, una nazione importante nel contesto della crisi irachena, \u00e8 assolutamente centrale nel conflitto tra Israele e il mondo arabo. Per noi italiani, inoltre, le sorti del nostro contingente militare in Libano dipendono molto da decisioni prese a Damasco.<\/p>\n<p><b>Un vertice di potere misterioso<\/b><br \/>Il presidente Bashar al Assad \u00e8 certamente al centro del governo siriano, ma fino a che punto \u00e8 il responsabile delle principali azioni siriane degli ultimi anni? \u00c8 veramente lui che ha ordinato l\u2019uccisione di Hariri in Libano o \u00e8 stata questa una decisione indipendente, presa da altri membri del governo? La liberalizzazione politica \u00e8 ferma per sua volont\u00e0 o \u00e8 una pausa da lui accettata per mantenere l\u2019equilibrio tra le varie anime del regime? Di tutto ci\u00f2 poco a Damasco si sa ed ancor meno se ne parla. Nel corso del trentennale potere di Hafez al Assad, il padre dell\u2019attuale presidente, la classe politica siriana ha imparato a tacere e la popolazione a ubbidire. Ma una efficace dittatura non \u00e8 sufficiente a spiegare la stabilit\u00e0 di questo regime.<\/p>\n<p>Un elemento da considerare \u00e8 il nazionalismo. Una forza pi\u00f9 potente in Siria che altrove, perch\u00e9 risale lontano nella storia dell\u2019Islam. I siriani vogliono essere gli eredi del primo grande impero islamico, quello degli omayyadi di Damasco, nel corso del quale gli arabi estesero il loro potere raggiungendo la Francia da un lato e l\u2019India dall\u2019altro. Venendo a tempi pi\u00f9 recenti, il movimento di rinascita araba iniziata da Nasser negli anni Cinquanta, nel quadro di regimi social-nazionali come quello di Damasco, \u00e8 stato sconfitto militarmente da Israele e abbandonato dagli egiziani, paghi di aver recuperato il loro territorio nazionale. <\/p>\n<p>Ma per i siriani la questione non \u00e8 chiusa. Col tempo, come nei secoli scorsi con i crociati, un moderno Saladino convincer\u00e0, nuovamente da Damasco, le forze migliori del mondo arabo a seguirli per porre fine all\u2019anomalia di un potere estraneo che venendo dall\u2019occidente si \u00e8 installato con la forza in terre che erano ormai loro da quasi 1400 anni. <\/p>\n<p>Si tratta di miti, certo. Ma presenti nella psiche dei siriani e che hanno dato al regime laico di Damasco una legittimit\u00e0 simile a quella di cui usufruisce il governo saudita, su basi pi\u00f9 strettamente religiose. Anche perch\u00e9 il mito \u00e8 stato incarnato e utilizzato dal pi\u00f9 intelligente, abile e tenace capo di Stato del mondo arabo, il defunto presidente Hafez al Assad.<\/p>\n<p><b>Stabilit\u00e0 del regime<\/b><br \/>Hafez al Assad ha usato in alcune occasioni la forza in politica interna. Nel 1982 Assad affront\u00f2 con l\u2019esercito la ribellione degli estremisti islamici che avevano occupato al nord la citt\u00e0 di Hama. Interi quartieri della citt\u00e0 furono distrutti, i morti furono forse 10.000 con la perdita anche di 5.000 soldati; una manifestazione di ferocia che faceva per\u00f2 da <i>pendant <\/i>ad altrettanta ferocia da parte dei ribelli. <\/p>\n<p>A parte questo caso, per\u00f2, il regime esercita il suo controllo essenzialmente mediante una estesissima rete di spionaggio e di polizia, evitando tuttavia quei metodi brutalmente criminali che caratterizzavano il regime ideologicamente gemello dell\u2019Iraq. Timore, sicuramente, ma non terrore \u00e8 quello che esisteva ed esiste in Siria. Inoltre chi non si occupa di politica, ma di agricoltura, commercio ed industria ha potuto occuparsi liberamente dei suoi affari. Infine gli Assad, in applicazione della ideologia \u201csocialista\u201d del regime, hanno cercato, con qualche successo, di alleviare gli aspetti pi\u00f9 estremi di povert\u00e0 assoluta, cos\u00ec presenti in tanti altri paesi della regione.<\/p>\n<p>Attualmente la situazione economica \u00e8 discreta. Sono cessati gli aiuti economici che l\u2019Arabia Saudita aveva pi\u00f9 volte dato alla Siria, campione della resistenza a Israele, ed \u00e8 venuto a mancare il reddito derivante dalla ricostruzione del Libano. Esso dava lavoro a un milione di emigranti siriani impegnati nelle imprese edili di quel paese, a parte poi i guadagni derivanti da ruberie personali o altre forme di corruzione di cui beneficiavano gli alti esponenti del regime che avevano a che fare con il controllo del Libano. <\/p>\n<p>Ma la Siria \u00e8 autosufficiente per il petrolio, i processi di liberalizzazione economica, a differenza di quelli politici, proseguono a piccole tappe, l\u2019agricoltura \u00e8 fiorente e un boom edilizio in piena espansione evita problemi gravi di disoccupazione. Contrariamente all\u2019Iran, dunque, le sanzioni economiche e altre restrizione imposte al paese dagli Stati Uniti non hanno effetti politici rilevanti.<\/p>\n<p><b>Gli equilibri politici fondamentali <\/b><br \/>La Siria ha una popolazione di circa 19 milioni di abitanti e il regime al potere unisce, nella comune ideologia baathista, l\u201980% della popolazione sunnita con le altre minoranze mussulmane. Tra di esse la pi\u00f9 numerosa \u00e8 quella alauita degli Assad, che domina l\u2019esercito e si richiama a un filone religioso sciita, ma forse meglio definibile come autonomo. Il predominio alauita \u00e8 rassicurante per le altre minoranze religiose, 15% della popolazione (di cui ben 9% di cristiani) a loro vicine psicologicamente e in pi\u00f9 occasioni anche politicamente. Esso \u00e8 per\u00f2 anche accettato dalla maggioranza sannita, sia perch\u00e9 associata al potere nei suoi vertici, sia perch\u00e9 i ricchi sunniti, ben allarmati dalle vicende dei loro fratelli libanesi, e adesso anche da quelli iracheni, non hanno alcun desiderio di cambiamenti sconvolgenti e sicuramente sanguinosi. <\/p>\n<p>Il collasso dello Stato iracheno ha, per\u00f2, riversato in Siria forse un milione di profughi iracheni. Molti di questi fuggiaschi hanno potuto vivere con i propri mezzi, tuttavia col tempo la loro situazione diventa uguale a quella degli altri giunti senza mezzi di sostentamento. Problemi dunque di accoglimento e di una nascente criminalit\u00e0 comune sconosciuta nel paese, affiancati a preoccupazioni politiche di fondo. Se questi iracheni dovessero rimanere stabilmente nel paese, la presenza cos\u00ec numerosa di un aggiuntivo elemento sunnita, portatore di un desiderio di rivincita anti-sciita ed estremista in politica estera, scuoterebbe gli equilibri del paese.<\/p>\n<p><b>Coinvolgere la Siria<\/b><br \/>Gli Stati Uniti, eliminato Saddam Hussein, volevano sottrarre il Libano alla tutela siriana e \u201cdemocratizzare\u201d anche la Siria. Per evitare questi sviluppi Hariri viene allora ucciso a Beirut nel febbraio 2005, ma la vicenda si conclude rovinosamente per Damasco con il ritiro delle sue truppe da quel paese. Anzi, i siriani, oltre a compiere questo sacrificio per loro gravissimo, fanno capire agli occidentali di essere disposti a cambiare campo. Con scarsi risultati a Washington, dove il clima era decisamente bellicoso. Tuttavia la situazione in Iraq peggiora inarrestabilmente, il tentativo israeliano di risolvere con la forza il problema degli Hezbollah riporta il Libano a una situazione di mortale debolezza e le elezioni parlamentari Usa del novembre 2006 segnalano le insoddisfazioni dell\u2019elettorato americano. <\/p>\n<p>In effetti la Commissione Baker-Hamilton aveva realisticamente teorizzato una soluzione negoziale della crisi irachena, con la partecipazione della Siria, ma il presidente Bush ha preso tempo e si \u00e8 adesso impegnato in un estremo tentativo di risolvere con le armi la crisi irachena. La Siria era dunque presente la settimana scorsa alla Conferenza di Bagdad, accanto all\u2019Iran, ma il momento di negoziati fondamentali con gli Stati Uniti non sembra ancora giunto.<\/p>\n<p>Damasco perci\u00f2 aspetta. I siriani, spesso isolati nel mondo arabo e maestri in questa arte, attendono che la situazione in Iraq, in Libano e magari in Israele degeneri sino al punto di divenire insostenibile. Naturalmente si adoperano anche perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga, apertamente con alleanze singolari per un regime come il loro, come quella con l\u2019Iran, e nascostamente con altre azioni. Comunque i termini di un possibile accordo con loro sono noti. Innanzitutto cessazione delle attivit\u00e0 che minacciano il regime, come il processo internazionale per l\u2019individuazione degli assassini di Hariri. Richiesta non difficile da accettare, visto che la diffusione della democrazia in Medio Oriente non \u00e8 pi\u00f9 all\u2019ordine del giorno. \u00c8 poi la restituzione del Golan che ridarebbe al Governo legittimit\u00e0 e prestigio, quei titoli appunto persi con la ritirata dal Libano. In cambio, collaborazione ampia per la stabilizzazione dell\u2019Iraq, cessazione degli aiuti agli estremisti palestinesi e controllo sulle attivit\u00e0 degli Hezbollah. <\/p>\n<p>La Siria \u00e8 un paese arabo storicamente aperto all\u2019occidente, dove d\u2019altronde i favorevoli ai  negoziati con Damasco sono numerosissimi. In Europa, infatti, si tiene conto che il regime degli Assad \u00e8 laico, mantiene la pace interna tra le diverse componenti religiose anche cristiane e ha pi\u00f9 volte mostrato di saper mantenere con efficacia le sue promesse, in caso di accordi. <\/p>\n<p>Israele, da parte sua, ha pi\u00f9 volte stabilito patti con la Siria, anche se solo taciti. Le grandi linee di un accordo sul Golan sono stabilite da tempo, facilitate dal fatto che l\u00ec non esiste un serio problema di coloni israeliani. Ma Israele \u00e8 immersa in scandali di vario genere e aspetta i risultati della Commissione di inchiesta sulla guerra in Libano, che non lascer\u00e0 certo indenne i vertici delle forze armate. Olmert, poi, con il suo 2% di popolarit\u00e0 nei sondaggi \u00e8 in grado solo di sopravvivere. Per nuovi e grandi patti nella regione bisogner\u00e0 dunque aspettare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni anni fa era comune in Medio Oriente l\u2019affermazione che gli arabi non potevano fare la guerra senza l\u2019Egitto e non potevano fare la pace senza la Siria. 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