{"id":4900,"date":"2007-03-28T00:00:00","date_gmt":"2007-03-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/leconomista-con-la-passione-per-la-politica-mondiale\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:58","slug":"leconomista-con-la-passione-per-la-politica-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/03\/leconomista-con-la-passione-per-la-politica-mondiale\/","title":{"rendered":"L\u2019economista con la passione per la politica mondiale"},"content":{"rendered":"<p>La scomparsa di Beniamino Andreatta ci porta a riflettere nuovamente, come abbiamo spesso fatto in questi sette lunghi anni del suo coma profondo, sul ruolo che grandi figure hanno avuto nel fare crescere la credibilit\u00e0 internazionale del nostro Paese. Soprattutto allo Iai, che ha avuto in Nino Andreatta un forte e convinto socio e un attivo membro del Comitato Direttivo, il tema della credibilit\u00e0 dell\u2019Italia \u00e8 stato ed \u00e8 molto sentito. Ne \u00e8 testimonianza l\u2019attenzione con cui nell\u2019Istituto si seguono le azioni del nostro Paese attraverso la pubblicazione dell\u2019annuario \u201cL\u2019Italia e la politica internazionale\u201d e i numerosi seminari e studi sull\u2019argomento. <\/p>\n<p>Di ci\u00f2 Andreatta era perfettamente cosciente e la sua partecipazione alla vita e alle iniziative dello Iai era dettata dalla sua ansia di vedere l\u2019Italia protagonista anche in politica estera. \u00c8 questo uno degli aspetti della vita politica e culturale di Beniamino Andreatta meno noto di altri: la sua grande passione per le questioni internazionali e per il ruolo dell\u2019Italia nel mondo.<\/p>\n<p><b>Cultore di politica estera<\/b><br \/>Il grande economista, il severo ministro del Tesoro all\u2019inizio degli anni \u201980 e l\u2019inventore della candidatura di Romano Prodi alla carica di premier nel 1996 era anche un grande cultore di politica estera. Questa poco nota propensione ebbe modo di concretizzarsi una prima volta nel 1993-94 come ministro degli Esteri nel governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi e successivamente al dicastero della Difesa con il primo governo Prodi.<\/p>\n<p>Come era suo costume nell\u2019affrontare i compiti che gli venivano affidati, Nino Andreatta cercava di dare una struttura sistematica alle proprie azioni: da buon economista guardava innanzitutto al quadro d\u2019assieme e da qui faceva discendere le soluzioni da adottare. La sua opera di ministro degli Esteri partiva quindi dall\u2019analisi dei grandi rivolgimenti seguiti al crollo del muro di Berlino nel 1989 e dal mutamento del quadro internazionale di riferimento. L\u2019Italia non poteva pi\u00f9 limitarsi a trovare riparo sotto il tetto protettivo della Nato e dell\u2019Unione Europea, delegando di fatto ad altri le scelte da fare, ma doveva svolgere un ruolo pi\u00f9 propositivo nel processo di trasformazione in atto. <\/p>\n<p>\u201cLa fine della guerra fredda &#8211; diceva Andreatta in un saggio de \u201cIl Mulino\u201d del 1993 &#8211; non ha determinato certo una revisione delle scelte fondamentali di appartenenza dell\u2019Italia alla Comunit\u00e0 europea e all\u2019Alleanza Atlantica. Ha bens\u00ec comportato la fine di ogni automatismo e di ogni rendita di posizione. Nelle nuove condizioni internazionali non basta pi\u00f9 appartenere: occorre operare, dimostrare, qualificarsi con la propria presenza e il proprio peso\u201d. <\/p>\n<p>Nella linea di questo pensiero, uno dei primi capitoli che volle affrontare riguardava la riforma del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, che si voleva allargare a Germania e Giappone (il cosiddetto \u201cquick fix\u201d), senza comprendervi l\u2019Italia. Questione di grande attualit\u00e0 ancora oggi e che Andreatta affront\u00f2 con una proposta alternativa, che nella sua fantasia creativa denomin\u00f2 \u201ctorta nuziale\u201d: un sistema a pi\u00f9 livelli e a centri concentrici, di membri permanenti, semipermanenti e a rotazione. \u00c8 una proposta ancora in discussione e un ricordo all\u2019interno della massima istituzione internazionale della sua volont\u00e0 di affrontare in modo innovativo le grandi questioni.<\/p>\n<p><b>Il ruolo dei paesi pi\u00f9 piccoli<\/b><br \/>Ma da buon economista non trascurava neppure i dettagli, tanto da avere inaugurato con l\u2019Austria e con il suo collega Alois Mock un sistema di incontri bilaterali al vertice, sul modello di quelli in uso con i maggiori partner, Germania e Francia, per discutere regolarmente le politiche europee e quelle bilaterali. Con ci\u00f2 Andreatta valorizzava anche i piccoli paesi dell\u2019UE, sfuggiva alla dipendenza dei grandi e accresceva il ruolo dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Quello fu infatti un periodo di eccellenti rapporti con Vienna, che non venne tuttavia compreso dal suo successore agli Esteri Antonio Martino, la cui attenzione ritorn\u00f2 a concentrarsi sugli Stati Uniti e sui grandi dell\u2019UE. La stessa opera di rinnovamento fu poi proseguita da Andreatta nella successiva esperienza alla Difesa, dove si batt\u00e8 per sostenere i primi passi dell\u2019Unione europea nel campo della sicurezza e avvi\u00f2 la riforma delle nostre forze armate verso un esercito professionale, sull\u2019esempio di quanto si stava facendo in altri paesi europei. <\/p>\n<p>Per di pi\u00f9, con lui prese il via una delle prime missioni militari europee, non ancora formalmente sotto cappello dell\u2019UE, nei confronti dell\u2019Albania, a quel tempo in una situazione di totale anarchia e fonte di un\u2019incontenibile immigrazione clandestina. L\u2019Operazione Alba dimostr\u00f2 anche un notevole protagonismo dell\u2019Italia, che ne assunse il comando malgrado la ritrosia e lo scetticismo di alcuni partner. Ma questa voglia di confronto internazionale e di partecipazione attiva fu un suo credo in ogni campo. Come abbiamo visto il suo motto era: \u201coccorre operare, dimostrare, qualificarsi con la propria presenza e il proprio peso\u201d. Parole da non dimenticare ora che ci ha definitivamente lasciato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scomparsa di Beniamino Andreatta ci porta a riflettere nuovamente, come abbiamo spesso fatto in questi sette lunghi anni del suo coma profondo, sul ruolo che grandi figure hanno avuto nel fare crescere la credibilit\u00e0 internazionale del nostro Paese. Soprattutto allo Iai, che ha avuto in Nino Andreatta un forte e convinto socio e un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4900"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4900"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4900\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63647,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4900\/revisions\/63647"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}