{"id":4910,"date":"2007-03-28T00:00:00","date_gmt":"2007-03-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/loro-verde-che-piace-a-bush\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:58","slug":"loro-verde-che-piace-a-bush","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/03\/loro-verde-che-piace-a-bush\/","title":{"rendered":"L\u2019oro verde che piace a Bush"},"content":{"rendered":"<p>Il viaggio di Bush in America Latina \u00e8 fortemente correlato al cambio di rotta che il Presidente aveva gi\u00e0 manifestato qualche tempo fa in materia di politica energetica. L\u2019improvvisa \u201cfotosintesi clorofilliana\u201d che ha visto il presidente americano assumere colorazioni tendenti al verde ha motivazioni non solo ambientaliste. Infatti gi\u00e0 da qualche tempo influenti politici americani come l\u2019ex vice presidente Al Gore e il governatore della California Arnold Swarzenegger, e pi\u00f9 recentemente le grandi <i>corporation<\/i> americane, avevano dato un chiaro segnale al governo centrale di cambiare rotta.<\/p>\n<p><b>La spinta del business<\/b><br \/>In America infatti un gruppo di aziende di importanza mondiale si \u00e8 unito in una lobby sotto il nome di <i>US Climate Action Partnership<\/i> il cui scopo \u00e8 di fare pressione sul governo affinch\u00e9 faccia passare una legislazione per una riduzione drastica delle emissioni. Il capitalismo americano si \u00e8 reso conto della necessit\u00e0 che la pi\u00f9 grande potenza economica e tecnologica, oltre alla pi\u00f9 inquinante, prenda la leadership del mercato. La riduzione delle emissioni \u00e8 un business verde che il mercato richiede e le aziende non vogliono aspettare che Bush prenda le misure necessarie.<\/p>\n<p>Le dichiarazioni del presidente americano in merito della volont\u00e0 di ridurre i consumi di carburanti del 20% nel giro di 10 anni, \u00e8 sicuramente il primo effetto di questa attivit\u00e0 di lobbying e consensus building. Dall\u2019altro lato c\u2019\u00e8 la spina nel fianco rappresentata dal presidente venezuelano Hugo Chavez che, pur di destabilizzare i due governanti anglosassoni Bush e Blair, a pi\u00f9 riprese definiti criminali di guerra, ha stretto accordi con il sindaco di Londra da una parte e con alcuni governatori di Stati americani come il Massachussets dall\u2019altra, fornendo loro a prezzo scontato petrolio da destinare alle necessit\u00e0 delle fasce pi\u00f9 povere della popolazione. <\/p>\n<p>Aiutare gli americani poveri era chiaramente una critica implicita al sistema americano che notoriamente non eccelle nel <i>welfare<\/i>. Inoltre \u00e8 risaputa la volont\u00e0 americana di affrancarsi da una troppo stretta dipendenza del petrolio mediorientale e dello stesso Venezuela. <\/p>\n<p>Sommando il tutto si ottiene un viaggio verso il primo produttore di etanolo mondiale, il Brasile. <\/p>\n<p>Nel paese di Lula infatti oltre il 70% dei mezzi di trasporto viaggiano ad alcool, etanolo prodotto dalla lavorazione degli scarti della canna da zucchero. Assieme, i due Stati rappresentano il 72% della produzione mondiale di etanolo. Un accordo fra le prime della classe quindi sarebbe pi\u00f9 che naturale se non fosse per le marcate differenze politiche dei due presidenti. <\/p>\n<p>Negli Usa la produzione di etanolo deriva principalmente dalla coltivazione del mais che ha un tasso di efficienza energetica molto basso rispetto alla canna da zucchero. Quest\u2019ultima infatti rende ben 5 volte di pi\u00f9 in termini di energia. Insomma con lo stessa quantit\u00e0 di materiale, la canna da zucchero produce 5 volte l\u2019energia che produce il mais. Inoltre non va sottovalutato il fatto che l\u2019etanolo prodotto da canna da zucchero non incide sul prezzo dell\u2019alimento corrispondente, come invece incide l\u2019etanolo prodotto dal mais.<\/p>\n<p>Per produrre il carburante dalla canna infatti si utilizzano principalmente gli scarti derivanti dalla raffinazione dello zucchero estratto. Inoltre il mercato dello zucchero di canna ha minore importanza rispetto a quello del mais, soprattutto in certi paesi del Centro e Sud America.<\/p>\n<p><b>La guerra della tortilla<\/b><br \/>A questo proposito quella che \u00e8 stata chiamata \u201cla guerra della tortilla\u201d potrebbe rappresentare un campanello d\u2019allarme di uno scenario futuro. A febbraio scorso circa 70.000 persone sono scese in piazza a Citt\u00e0 del Messico per protestare contro l\u2019improvviso e brusco aumento del prezzo della tortilla, una spianata a base di farina di mais che rappresenta uno degli alimenti pi\u00f9 popolari e a buon mercato del paese. L\u2019impennata del prezzo, quadruplicato sul mercato nel giro di pochissimo tempo, pare fosse dovuta a un aumento del prezzo del mais negli Stati Uniti dovuto a sua volta, secondo alcuni analisti, al boom del biocarburante.<\/p>\n<p>L\u2019accordo tra Bush e Lula del marzo scorso prevede l\u2019abbattimento dei dazi doganali che gli Stati Uniti impongono all\u2019importazione di biocarburante brasiliano. Il Brasile, in quanto leader mondiale anche per quanto riguarda il know-how della produzione di biocarburante, si far\u00e0 carico anche del trasferimento tecnologico a livello continentale, ampliando cos\u00ec un mercato di cui gli Stati Uniti ha decisamente bisogno.<\/p>\n<p>Il presidente Chavez, che ha criticato molto il viaggio di Bush in America Latina, ha portato alla ribalta le obiezioni che molti scienziati pongono sull\u2019etanolo quale carburante del futuro. Secondo il presidente venezuelano \u201cgli Stati Uniti, per sostenere il loro stile di vita, dovrebbero ricoprire con piantagioni di mais una superficie pari a sei volte quella  terrestre\u201d.<\/p>\n<p>In effetti la prospettiva di una monocultura estensiva destinata a usi energetici non pu\u00f2 che sottrarre terra coltivabile per scopi alimentari provocando allo stesso tempo, secondo le logiche di mercato, un\u2019impennata dei prezzi degli alimenti. Inoltre, una crescente domanda di terre coltivabili potrebbe spingere a una ulteriore deforestazione del pianeta. Con uno scenario del genere \u00e8 facile capire perch\u00e9 in Brasile, e non solo, il presidente Lula sia stato fortemente criticato da vari movimenti di lavoratori, di ambientalisti e di socialisti, lo zoccolo duro di quanti lo hanno portato al potere.<\/p>\n<p> <b>Obiettivi geopolitica<\/b><br \/>Un altro aspetto che ha spinto gli Stati Uniti nell\u2019avventura verde (oro) sudamericana \u00e8 la strategia geopolitica per ridurre l\u2019influenza di Paesi \u201cnon allineati\u201d come il Venezuela di Chavez e la Bolivia di Evo Morales. Il progetto di integrazione regionale e la costruzione di un gasdotto che porti il gas venezuelano dai Caraibi fino a Buenos Aires non va gi\u00f9 agli Stati Uniti, soprattutto se la mano sul rubinetto la dovesse tenere un personaggio come Chavez. Il continente sudamericano si trova al momento, almeno a livello geopolitico, spaccato in due. A un asse Brasile, Cile, Uruguay e Colombia che appoggiano la politica statunitense nell\u2019area, se ne  contrappone uno formato da Venezuela, Argentina e  Bolivia che fanno dell\u2019antiamericanismo e della nazionalizzazione delle risorse energetiche caratteri fondamentali della loro politica interna ed estera. La spaccatura \u00e8 stata evidente durante la stessa visita di Bush in Brasile; nello stesso momento infatti, il presidente venezuelano Chavez era in visita in Argentina da dove lanciava feroci critiche agli Stati Uniti e al nuovo accordo sulla politica energetica brasiliana. <\/p>\n<p>Per bilanciare la sua apertura agli Usa con la sua vecchia amicizia politica con Chavez, Lula cerca di far entrare il Venezuela, accompagnato dalla Bolivia, nel Mercosur, il mercato comune creato dall\u2019accordo fra Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.Il presidente Lula, ex sindacalista proveniente dallo zoccolo duro del Partito dei Lavoratori, non pu\u00f2 non avere una naturale simpatia per la politica socialista di Chavez, ma nonostante questo, in una politica del doppio binario, cerca di salvaguardare gli interessi di crescita e le ambizioni del Brasile, che gi\u00e0 da qualche anno sembra abbia tutte le intenzioni di sfruttare quelle immense risorse naturali di cui dispone. <\/p>\n<p>I verde-oro sono sicuramente gi\u00e0 la potenza regionale del continente sudamericano, e gli accordi commerciali ed energetici con gli Usa non possono che evidenziare questo fatto. Una equilibrata politica \u201csu due livelli\u201d con i partner regionali, se gestita con intelligenza, potrebbe mantenere la situazione geopolitica attuale e rafforzare ulteriormente la leadership brasiliana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il viaggio di Bush in America Latina \u00e8 fortemente correlato al cambio di rotta che il Presidente aveva gi\u00e0 manifestato qualche tempo fa in materia di politica energetica. L\u2019improvvisa \u201cfotosintesi clorofilliana\u201d che ha visto il presidente americano assumere colorazioni tendenti al verde ha motivazioni non solo ambientaliste. 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